
The Last Hard
Men - Spitfire 2001 [1996-1997]




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Backing Vocals - Sebastian Bach (tracks: 12)
Drums - Jimmy Chamberlin
Drums [Additional] - Todd Johnson (2)
Engineer - Brent Sigmeth
Engineer [Additional] - Paul Crook
Guitar [Lead] - Sebastian Bach (tracks: 15)
Guitar, Vocals, Bass, Piano - Jimmy Flemion
Lead Vocals - Jimmy Flemion (tracks: 9, 17, 20) , Kelley Deal (tracks: 3, 5, 7, 9, 11, 12, 15, 18, 20, 21) , Sebastian Bach (tracks: 2, 3, 6, 8, 10, 11, 12, 13, 16, 23)
Mastered By - Eric Conn
Producer - Sebastian Bach
Vocals, Guitar, Bass - Kelley Deal
Vocals, Theremin, Guitar - Sebastian Bach
"Jingle Balls, jingle balls jingle all the waaaaaay..... "
Cantando questa lieta canzone, obeso ed imbottito di medicinali, riflettevo su quanto odio il Natale. L'alcolizzato idiota pensa che il Natale sia un'ottima occasione per mescolarsi in mezzo alla gente con relativa normalità: feste, festini, cene e cenoni sono un'ottima occasione per passare inosservato con un drink in mano... per non parlare delle odiose giocate a carte... bevi, bevi e bevi, e solo occasionalmente qualcuno noterà che quello non è il primo bicchiere di Johnny Walker etichetta nera che tieni in mano, ma l'undicesimo.
In realtà, un alcolizzato consapevole sa benissimo che non ti mimetizzi proprio per un cazzo... tra gli sguardi a metà fra l'incazzato e il rassegnato di chi ti vuole bene, e i mezzi sorrisetti di chi ti versa ancora un altro sorso di scotch sapendo che non rifiuterai, oltre che evitare qualunque tipo di mimetizzazione non fai altro che incrementare la tua ineffabile fama di testa di cazzo.
Ma l'alcolizzato consapevole è pur sempre un coglione, e i coglioni, si sa, non cambiano (da cui il vecchio detto siciliano "cu nasci tunnu non mori quattratu"); ergo, finisce per bere ugualmente ed odiare sè stesso, il cazzo di Natale, il panettone, le carte, e il fottutissimo cotechino con le lenticchie.
Il vantaggio di essere anche malato di mente, è che puoi fare altro e cercare in quell' "altro" soddisfazione.
Ad esempio, sono secoli che non compro un cd originale se non quando sono in viaggio (ed ultimamente nemmeno in quell'occasione), ma Natale mi dà l'occasione per girare nei negozi di dischi e di elettronica controllando e maneggiando di tutto senza dare troppo nell'occhio se non per quell'aspetto sfatto e i vestiti da "Mamma, mi è esploso l'armadio". In particolare, il mio gradevole OCD mi obbliga a controllare che non ci siano cd rari o presunti tali in giro per i negozi di Catania e provincia, e a controllare date, ristampe, boxset e stronzate varie.
Ma c'era un tempo in cui cercavo qualche cd in offerta speciale alla Elco nel quale investire il capitale derivato dal parentado per Natale e da quello che sembrava essere il mio futuro lavoro (le scommesse alla SNAI), ed i miei occhi di bimbo smarrito si andavano a posare sul boxset di 5 cd degli AC/DC (63 €, figli della cagna)... il mio brillante spirito di osservazione però, nonchè la mia monumentale conoscenza di qualunque cazzata sia mai stata prodotta nel business musicale mi costringevano ad imbattermi in una ridicola copertina con uno zombie che tiene in mano una chitarra... "THE LAST HARD MEN!!!" ho gridato felice e, mentre l'infermiera dell'ospedale psichiatrico pagava per me alla cassa, io stringevo felice il cd tra le mani.
I Last Hard Men, nacquero da un'idea della disoccupata Kelley Deal, bassista delle Breeders e sorella gemella della più famosa Kim Deal (Pixies, anyone?), che telefonò all'ex cantante degli Skid Row, il pazzo di catena Sebastian Bach, appena cacciato a pedate nel culo dai suoi compagnucci di scorribande, al fine di creare un "supergruppo" insieme a Jimmy Chamberlin, appena espulso dagli Smashing Pumkins dopo l'ennesima overdose di eroina (in cui morì, buonanima, il tastierista Jonathan Melvoin) e ad un altro pazzo di catena, lo sconosciuto (a voi, stupidi bastardi) Jimmy Flemion, mente malata dietro al gruppo altrettanto sconosciuto (sempre a voi, inutili fottuti) The Frogs, gruppo che vanta tra i numerosi fan Eddie Vedder, Billy Corgan, Kurt Cobain, Mark Arm, e tutto il gotha dell'alternatività anni '90 (cioè del mainstream, se avete ben prestato attenzione alla situazione).
Se vi sembra un "nelle puntate precedenti" di una soap opera tipo "La Valle dei Pini" o "Sentieri", avete ragione, ma ciò non toglie che dovreste vergognarvi.
Questa allegra congrega di spostati scostumati drogati (e, mi dicono dalla regia, comunisti) partì con l'idea di registrare una cover di "School's Out" di Alice Cooper (per la colonna sonora di "Scream", o, come lo chiamiamo nel business, "Un altro fottuto film dell'orrore in cui l'unico orrore è la recitazione dei protagonisti") ma, data la carenza d'impegni di ciascuno dei protagonisti, comu fu e comu non fu, ci si ritrovò come le star a bere del whiskey al Roxy Bar, e si incominciò a registrare un intero album con il nome di The Last Hard Men (ironicamente, scelto da Kelley, unica donna, ed ispirato ad un film del '76 con Charlton Heston).
L'idea dell'album era ottima, ma non devo certo dirlo io che la strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni: la registrazione del disco si trasformò in una battaglia colpo su colpo tra Kelley "Frantumattributi" Deal e Seb "Dio del Rock" Bach, soprattutto in relazione alla produzione... in realtà ci mise del suo la Atlantic, che pretendeva indietro un terzo di quanto speso per produrre il disco se i capoccia avessero deciso di non pubblicarlo (cosa probabile, dato i geniali testi di Flemion e l'idiozia dei vertici della buona parte di chi dirige una major)... chiaramente Chamberlin e Flemion, ormai navigati, rifiutano la proposta indecente, ed il gruppo si trova senza dindi... e quando ci si trova senza dindi, come nelle migliori famiglie, iniziano gli scazzi... il risultato è che abbiamo una versione del disco pubblicata da Bach quasi a sgamo attraverso tale Spitfire Records e pubblicizzata solo attraverso il sito di Bach... tutto ciò quattro anni dopo la registrazione dell'album, che aveva già visto la luce in una versione scacata tanto quanto quella di Bach, ma con pezzi e scaletta diversi e una tiratura limitata di sole mille copie, dal sito della Deal nel 1997.
Oltretutto, stando alla copertina la produzione dovrebbe essere di Bach, ma, sentendo il buon Jimmy Flemion, la produzione fu interamente a carico della Deal, che rifiutò tutte le proposte dei suoi nuovi compagni: portare l'altro genio Dennis Flemion, portare un grande produttore tipo Albini o Butch Vig, ricoprire i master di marmellata di mirtilli e fingere che fossero pancake, fare quel bel gioco in cui Kelley è davanti e di dietro invece ci sono tutti quanti... niente, manco a parlarne... la buona e amata Kelley si chiuse in camera a fumare una sigaretta dopo l'altra, a bere Mountain Dew e a fare cruciverba.
Il risultato (e finalmente parliamo di musica) è misteriosamente FANTASTICO.
Sebastian Bach è una specie di David Lee Roth con zero talento compositivo e il senso dell'umorismo di Martufello (cosa che lo distanzia da Roth, di cui suppongo vorrebbe essere emulo, dato che Roth, pur essendo matto come un cavallo, ha un senso dell'umorismo tagliente e quella capacità di far divertire che solo il compagno di classe buffone riesce ad avere). Forse vi ricorderete di lui per 18 and Life e I Remember You, splendide quanto melense hair metal ballads di stampo anni ottanta. Però, nonostante tutto, ha una voce INCREDIBILE, per estensione, timbro e, "digiamolo" [cit.], anche per interpretazione non se la cava mica male il ragazzo.
Affiancandolo al genio compositivo di Flemion (che qui scrive 12 pezzi su 17, nonostante lo abbiano trattato per tutto il tempo come uno che è seduto a tavola ad un banchetto molto raffinato ed ha pestato una merda gigante), il risultato si sente, eccome.
Flemion alla scrittura non era probabilmente previsto, ma infine si è imposto, e con buona ragione... questo tizio è un geniaccio, anche se lo nasconde molto bene: a dir la verità non ho mai capito se è totalmente malato di mente o uno dei genii comici dall'umorismo più grossolano ma allo stesso tempo tagliente che abbia mai avuto la fortuna di ascoltare; in verità vi dico, curiosamente lo scrittore più prolifico del neonato gruppo non aveva voce in capitolo su un beneamatissimo cazzo. Immagino sia per questo che non abbia mai superato lo status di mini-leggenda dell'underground americano.
Parlando di musica (infine e finalmente), l'album è un crogiuolo di generi incredibile: l'alterna-pop delle Breeders emerge in qualche occasione (naturalmente nei pezzi scritti da Kelley, ma, stranamente, non solo), l'hard rock di stampo Bachiano la fa da padrone nei pezzi migliori dell'album (The Most Powerful Man in The World e Who Made You Do It?, pezzo scritto riguardo alla buonanima di Cobain, e qui presente senza alcuna buona ragione in due versioni praticamente identiche alle mie sorde orecchie), ma davvero è difficile dare una descrizione unitaria di ciò che succede in questo bordello: abbiamo una School's Out che inizia come "Fever" (sì, quella classica cantata da Elvis e Peggy Lee), una "I Enjoy Being A Girl" (sì, quella di Hammerstein & Rogers III) con ritmo samba incorporato, una cover degli Scorpions d'altri tempi, una sottospecie di pezzo punk... un calderone bestiale di idee, insomma.
Ma la cosa più curiosa non è l'enorme calderone, forse comprensibile vedendo quanto eterogenei siano gli stessi membri del gruppo, ma quanto questo bordello senza senso funzioni alla grande! In tutta sincerità non credo che oltre me ci sia un solo coglione al mondo che abbia pensato di comprare quest'album ritenendolo aprioristicamente una figata; voglio dire... JIMMY FOTTUTO CHAMBERLIN??? Uno dei batteristi più grandiosi della sua generazione, per potenza, suono ed inventiva.
L'unica troiata immonda è una serie di interviste ai membri della band, infilate come apertura, chiusura e a spezzare l'album... le interviste sono fatte attraverso un walkie talkie, e oltre a non capirsi un cazzo, se uno facesse lo sforzo non parlano comunque di un cazzo.
Bah, pessima idea, fra l'altro odiata dai due Jimmy, Flemion e Chamberlin.
Un album quasi perfetto, anche con 'ste interviste (che tanto le possiamo saltare agevolmente grazie a quel meraviglioso tastino >>|), ma che comunque non rovinano l'eccezionale complesso di meravigliositudine.
Lo so, un vocabolario per me sarebbe un ottimo acquisto invece di inventare le parole, ma vuoi mettere il divertimento?
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