Starlight Mints

starlight mints

Questi strani ragazzi dell'Oklahoma fanno una musica che combina le orecchiabili melodie del british pop (da quello più datato come i Kinks a quello più recente come i Supergrass e Boo Radleys) con il gusto dell'assurdo dell'alternative rock americano (i soliti Pixies e i compaesani Flaming Lips) e addirittura con qualche elemento di musica sudamericana e di western.

Immagino che se siete gente che pensa che è difficile tenere una candela nella fredda pioggia di Novembre non resisterete tre minuti ad ascoltarli.


Dream That Stuff Was Made Of - SeeThru Broadcasting, 2000



Ottimo debutto: un sacco di violini e suoni strani ad arricchire un campionario di ottimo pop rock.

È difficile parlare di questo gruppo, perchè è tutto talmente fottuto che è come cercare di descrivere una sbronza... non hanno uno schema particolare (anche se certe volte le intro delle canzoni si somigliano un po' l'una con l'altra) e spesso partono da un punto per arrivare ad un altro assolutamente imprevedibile; per esempio Submarine #3 (che apre l'album) inizia con un riff di violini e violoncelli da musica classica, poi s'inserisce una chitarra elettrica distorta ai limiti del rumorismo dei Sonic Youth, poi si continua in direzione Pixies e nel ritornello si mescolano i tre elementi... capito?

È difficile scegliere una canzone sulle altre, dato che non c'è la solita porcata dei gruppi da Mtv una-canzone-buona-e-dieci-pietose-per-riempire-l'album, e non ci sono neanche canzonette dal ritornello devastante e dal verso assolutamente insipido, anzi, spesso il paradigma del pop verso-ritornello-verso non è affatto rispettato... direi che Margarita e la splendida ballad conclusiva Pulling Out My Hair sono le cose migliori. Oppure direi che Cracker Jack e Binded By You sono le cose migliori? Oppure... facciamo che è un mostro di album, và.

Quanto dà fastidio da uno a dieci lo spot della neo-sborrocillina tosse (quello con la tipa e il cane con il collo sdillabbrato)? Ai posteri l'ardua sentenza. 

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Popsickle [Single] - SeeThru Broadcasting, 2001

Lo so che è solo un singolo, per di più con due sole canzoni (entrambe inedite), ma è così fottutamente bella 'sta canzone che era necessario per la mia povera labile psiche dargli un dieci.

Questa è probabilmente l'unica canzone dei tipi che avete avuto la possibilità di conoscere abitando in Italia dato che il video è passato un paio di volte a All Music Alternative e a Mtv Brand:New, ai tempi del buon Massimo Coppola (adesso ci sta Silvestrin, bravo pure lui, mentre Coppola fa Pavlov, il finto reality show più bello del mondo, sempre su Empty V). Era con le marionette tipo Muppets, di rara cazzoneria, uno di quelli che fa piacere vedere.

No?

Bah.

N'arrispunni mai nuddu.

La canzone è una moderna Good Vibrations - e non sto affatto esagerando (un attimo. C'è un film  con Edwige Fenech su TRM. Riprendo tra poco) (Naaah, non si spoglia... ritorno su Controcampo). Come stavo dicendo prima che il mio pene m'interrompesse, è una eccezionale riedizione di Good Vibrations dei Beach Boys per il terzo millennio, con cambi di ritmo, armonie e merda varia... perfetto miscuglio delle influenze dei Mints... la chitarra di Matt Goad (penso che sia ancora lui il chitarrista solista... se non è lui è il cantante Allan Vest) è distorta a livelli da depravazione... Dio, come amo questa cosa... inoltre Pusher Girls è un'altra canzone eccezionale, superiore a molte canzoni del già ottimo debutto.

Non ho più un cazzo da dire.... erano solo due canzoni...

02/10/07:

Sta minchia è come Good Vibrations... ottima canzone pop rock, geniale e sghemba (termine da critico! termine da critico! qualcuno mi colpisca con una sbarra di ferro). E chi cazzo si ricorda di Pusher Girls dopo tutto sto tempo?

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Built On Squares - Pias America, 2003

Ottimi segnali di miglioramento, con l'aggiunta di un vibrafono e di un paio di fiati all'eclettico collettivo.

Le canzoni sono ancora gli sghembi (termine da critico! termine da fottuto critico!!), folli, malati schizzi di gio-gioia che erano tre anni prima, anche se stavolta hanno imparato ad utilizzare il ritornello appiccicoso come arma letale.. inoltre le canzoni diventano più efficaci quando non eccedono nelle armonie e lasciano più spazio alla nasale voce di Allan Vest.

Si riparte come in Dream That..., cioè con i violini di Black Cat Detector, veramente eccellente, si continua con le trombe di Brass Digger e si va avanti con... come cazzo lo spiego... avete presente quando si schioppettano le dita su una guancia tenendo la bocca aperta per fare uscire quel suono strano? Ecco, in Goldstar c'è quello, un fischietto, un rumore che sembra una frusta, violini e un beat hip-hop. Quanti persone ci tirerebbero fuori una canzone con questi elementi?

In sostanza, il disco è simile a Dream... anche se un po' più "rock" rispetto a quello che era più "pop" (lo sa solo Allah quanto odio queste parole, ma sarebbe davvero difficile spiegare quello che voglio dire senza), è le canzoni sono lievemente superiori al debutto.

Spero che questi ragazzuoli continuino quantomeno a sfornare materiale di questo livello... sperare in un successo commerciale è assurdo, mi rendo conto, ma... chi lo sa, intanto uno spera...

Commenti dei lettori

Doc <doktorfrankenstin@yahoo.it>
scusa, sai dove si può trovare a milano?
ho guardato sui vari cataloghi di ricordi, feltrinelli etc. ma hanno
solo the dream.
spero che tu mi possa aiutare.

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Mentos freshness, adesso anche al gusto di banana alla crema