A 3846 metri d'altezza, inseriti nel
paesaggio di un altipiano desertico delle Ande, sono situati i resti
di un antico impero preincaico, avvolto da leggende e misteri,
probabilmente uno dei siti archeologici più controversi del mondo
Guardando i monumenti di Tiahuanaco, si rimane impressionati dalla
perfezione e dalla maestosità di queste costruzioni monolitiche che
da migliaia di anni resistono stoicamente al vento e al gelo.
La
parte più suggestiva di Tiahuanaco è il tempio di Kalasaya.
E' un
tempio aperto, elevato su una enorme piattaforma. Fondamenta, mura,
scalinate e arcate sono costituite da giganteschi blocchi
monolitici. Kalasaya fu probabilmente un osservatorio, poiché la sua
costruzione segue delle linee astronomiche.
Vi
si trovano tre importanti opere: il monolito di Ponce, quello del
sacerdote e la famosa Porta del Sole, arco massiccio tagliato da un
unico pezzo di andesite. Gli intagli sulla facciata costituiscono
l'espressione più elaborata dell'arte tiahuanaco.
Nel
XVI secolo il missionario Diego de Alcobaso scrisse: "Su una
piattaforma vidi una colonna di splendide statue, così reali da
sembrare vive. Uomini e donne, alcuni in piedi, altri seduti in pose
quotidiane. Alcune donne avevano bambini sulle ginocchia o sulle
spalle."
Oggi
la maggior parte di quelle statue purtroppo è scomparsa.
Nel suo centro si
trovano alcuni monoliti, di cui uno "barbuto". Un enigma per gli
archeologi, perché rappresenta una persona con barba folta, mentre è
risaputo che agli indios non cresce la barba.
LE ORIGINI
Fino ad oggi nessuno sa
spiegare l'origine di questo popolo, in grado di realizzare una
metropoli, su un arido altipiano sterile. Forse la risposta verrà
dalla esplorazione di un'altra città monolitica, oggi sommersa dalla
acque del Titicaca, di fronte a Puerto Acosta.
L'archeologo Arthur
Posnansky, che studiò Tiahuanaco per trenta anni, datò l'età della
città con 12.000 anni.
Una teoria coinvolge
navigatori celtici (spiegando così la barba del monolito), giunti
imponendosi agli indigeni. Altre teorie ancora più spinte, parlano
di continenti scomparsi e di culture prediluviane. Ma
finora nessuno è riuscito a strappare il segreto che si nasconde
dietro queste pietre e dietro la maschera piangente, scolpita sulla
Porta del Sole.
IL SITO
Tiahuanaco è un sito
archeologico esteso su 450.000 mq. e sembra presenti le tracce di
cinque città sovrapposte, più volte distrutte da terremoti. Si trova
a 30 Km dalle sponde del lago d’acqua dolce più grande del mondo: il
Titicaca, lungo 222 chilometri, largo 112, situato a 3.660 metri sul
livello del mare. Una striscia bianca formata dai depositi calcarei
di alghe in mostra sulle rocce circostanti e la presenza di creature
marine nelle sue acque - fra cui i cavallucci - testimoniano la sua
appartenenza al mare.
I MISTERI
Molti misteri e leggende circondano il lago. Si narra di dèi giunti
dal cielo sulle ali d’immensi "condor"; gli Indios raccontano di
quando i loro antenati volavano su grandi "piatti d’oro" mossi da
vibrazioni sonore. Al suono di una tromba furono trasportate le
enormi pietre usate per edificare, nell’arco di una sola notte, la
città (Cieza de Leon). Singolare che il suono emesso da strumenti a
fiato provocasse il crollo delle mura di un’altra città: Gerico.
E
strane storie riguardano una tromba, attribuita alla fanfara di
Tutankamon, esposta al Museo del Cairo. Il suono dei fiati egizi,
come quelli dei monaci tibetani, stando alle cronache di alcuni
esploratori, spostava mastodontici blocchi di granito. Così,
Tiahuanaco ci trasporta nel mondo della dea Orejona, dalla testa
conica e dalle grandi orecchie, giunta sul luogo a bordo di
un’astronave; un mondo surreale popolato da esseri palmati, dal
sangue più scuro, dai quali dicono di discendere gli Uros.
UN CITTA' PORTUALE
A 4.000 MT DI ALTEZZA
Al di là delle leggende
restano le ciclopiche rovine di una città portuale: cinque banchine,
moli e un canale diretto verso l’entroterra; il tutto a più di 4.000
metri sul livello del mare.
Nel 1967, per verificare la veridicità
dei racconti dei pescatori del Titicaca, secondo i quali nei periodi
di grande siccità era possibile toccare i tetti dei "palazzi
sommersi" sotto le acque del lago, furono organizzate alcune
spedizioni subacquee.
Sul fondo, immerse nella melma, i sub videro
poderose muraglie. Sotto costa rinvennero dighe, strade lastricate;
blocchi squadrati combacianti fra di loro con estrema precisione che
formavano una trentina di massicciate parallele, unite da una
costruzione a forma di mezzaluna.
Un grande porto con i suoi moli,
ove potevano attraccare centinaia di navi, fra cui, forse, anche
quella di un dio bianco, barbuto, giunto dal mare con una nave che
"si muoveva senza far uso di remi": Kon Tiki Viracocha, raffigurato
con un tridente come Nettuno.
LE PIETRE
Una città costruita con
pietre talmente grandi e pesanti dalle 100 alle 200 tonnellate
(alcune più di 400 tonnellate), da destituire di fondamento ogni
supposizione inerente il loro taglio, trasporto, nonché
collocazione, visto che le cave più vicine distano ben 60
chilometri.
Nel rileggere i
resoconti dei conquistadores spagnoli ci rendiamo conto, dallo
stupore che traspare, quali meraviglie contemplarono i loro occhi: "In un titanico
palazzo vi è una sala lunga 14 metri, larga sette, con grandi
portali e molte finestre. Gli indigeni dicono che è il tempio di
Viracocha, il creatore del mondo" (Cieza de Leon). "Tra le
costruzioni di Tiahuanaco c’è una piazza di 24 metri quadrati e su
uno dei suoi lati si stende una sala coperta lunga 14 metri. La
piazza e la sala consistono in un sol pezzo; si è scolpito questo
capolavoro nella roccia: si scorgono qui molte statue che presentano
uomini e donne in diversi atteggiamenti, sono così perfette da
crederle vive" (Diego D’Alcobada).
"C’è un palazzo
che è l’ottava meraviglia del mondo, con pietre lunghe 11 metri e
larghe cinque, lavorate in modo da incastrarsi l’una nell’altra,
senza vederne la connessione"
e, al centro, sorgeva
presumibilmente una piramide a gradoni. In base a calcoli
astronomici quell’area era un grosso calendario di pietra usato per
scandire il tempo, precisamente i mesi in un anno. Ciò che più
sorprendeva è che esso funzionava bene con una particolare
inclinazione dell’asse terrestre, corrispondente a quella che doveva
essere 15000 anni prima!
I DIPINTI
Sulle rovine di
Tiahuanaco campeggiano figure e simboli che alimentano insoluti
misteri. Nel 1920, Julio Tello scoprì dei vasi con raffigurati lama
a cinque dita, vissuti, per la scienza ufficiale, in una preistoria
molto remota.
Sulla Porta del Sole sono raffigurati un toxodonte e
un proboscidato che ricorda il "Cuvieronius", estinti entrambi
12.000 anni fa.
Il Prof. Arthur Posnansky notò che due punti di
osservazione nel recinto del Kalasasaya indicavano i solstizi
d’inverno e d’estate e, servendosi di una tavola astronomica,
dedusse che la costruzione risaliva al 15.000 a.C. Passò per
eccentrico fino a quando il Dr. Ralph Muller rielaborò i calcoli e
convenne che la data poteva essere il 4.000 o il 10.500 a.C. Su
questa data concordano anche Graham Hancock e l’astronomo Nel Steede.
LA PORTA DEL LEONE -
Magistrale progettazione
Il nome "Puma
Punku" o Porta del Leone, venne dato al tempo coloniale quando fu
trovata una scultura in pietra di un leone. Oggi la piramide Puma
Punku appare come una piccola collina piatta e consiste di tre
piattaforme sovrapposte le cui basi sono fatte di blocchi squadrati
di rossa arenaria. In cima alla piramide una depressione
quadrangolare suggerisce chiaramente il possibile sito di un tempio.
Sul lato esterno della sommità c’era un edificio di dimensioni
colossali, indubbiamente uno dei maggiori dell’architettura di
Tiahuanaco. Uno studio accurato di Puma Punku mostra un eccellente
esempio di complesso architettonico di magistrale progettazione.
Il
tempio consisteva di quattro immense piattaforme fatte di massicci
lastroni di arenaria, alcuni del peso di 130 tonnellate, tenuti
insieme con una speciale malta e morsetti metallici.
È stato appurato che
questi morsetti furono realizzati gettando metallo fuso nei solchi,
negli incavi scavati allo scopo nei blocchi di pietra adiacenti". E
ancora, il Moscoso: "La cultura di Tiahuanaco è indubbiamente una
delle più importanti nella regione andina e la sua influenza è
evidente in altri gruppi culturali posteriori. Fiorirono
architettura, produzioni artistiche in ceramica, sculture e metalli
preziosi. L’alto grado di perfezione raggiunto nella scienza
metallurgica permise di forgiare e amalgamare metalli. Il rame,
metallo principale, era usato comunemente allo stato nativo.
All’inizio limitatamente alla manifattura personale e negli oggetti
domestici, più tardi per ottenere il bronzo. Dato che per ricavare
quest’ultimo occorre seguire una procedura complicata si dimostra
l’alto grado della metallurgia raggiunto dalla cultura di Tiahuanaco".
Marcel Homet scrisse in merito all’uso di questi morsetti metallici:
"Gli immensi lastroni di pietra dei templi di Tiahuanaco sono
connessi, gli uni agli altri, a mezzo di arpioni metallici di cui si
è trovato l’uguale in un unico posto: in Mesopotamia,
nell’architettura dei palazzi Assiri". Homet fece rilevare, inoltre,
che anche gli dèi della pesca erano gli stessi adorati in
Mesopotamia dal 500 al 300 a.C.
Il prof. Moscoso afferma che nel Museo di Tihauanaco si troverebbero
esposti molti oggetti rinvenuti fra le rovine del sito archeologico,
tra cui molti morsetti metallici, dalla forma di una grossa "I", di
varie misure, da 15 a 150 centimetri.
I morsetti sono costituiti da una lega formata dalla fusione di
rame, ferro, silice e nickel. Quest’ultimo non si trova in Bolivia e
per ottenerlo occorre un forno ad elevata temperatura.
Graham Hancock scrive,
nel suo "Lo Specchio del Cielo", che un esame condotto con un
microscopio a scansione elettronica ha dimostrato come, in effetti,
il metallo venisse versato fuso nei canaletti predisposti allo
scopo. Ciò rendeva necessario l’uso di un forno portatile e quindi
un livello tecnologico di gran lunga superiore a quello immaginato.
Dal canto suo, il Prof. Escalante afferma: "Dal tempo antico la
cultura pre-ispanica conosceva come fondere il rame e più tardi
imparò a mescolarlo con altri metalli. Questo sviluppo tecnologico
rese possibile l’invenzione di attrezzi di metallo quali scalpelli,
stampi, punzoni, seghe, asce, ecc. permettendo di poter lavorare su
pietre e altri materiali e raggiungendo un grado sofisticato di
perfezione. Scavi archeologici hanno portato alla luce vestigia di
attrezzi fatti di vari tipi di metallo usati per lavorare le più
dure pietre e legni. Sono stati trovati anche molti aghi fini e
aguzzi, usati come strumenti capaci di perforare tanto materiali
duri, che eseguire delicati e rifiniti lavori. Altri attrezzi fatti
di metallo o leghe erano le seghe di rame usate in congiunzione con
varie sostanze abrasive per lavorare pietre e altri duri materiali".
A Ollantaytambo, in Perù, è stata trovata una pietra che appare
segata o con una sega di metallo, o con una sorta di corda abrasiva
o con un laser. La foto, scattata da Gene M. Phillips, è visibile
sul n. 22.1 di Ancient Skies. L’uso dei morsetti si riscontra nelle
pietre di Puma Punku, di Ollantytambo, di Angkor Vat e di Dendera;
provando che era l’uso comune di un’antica civiltà anteriore a
quelle conosciute.
CRISTALLI DI
QUARZO
Dodicimila anni fa si
faceva largo uso in tutto il mondo di granito contenente cristalli
di quarzo.
Come gli antichi "Omphalos", ombelichi, ossia pietre
erette dagli Annunaki (esseri provenienti dal pianeta Nibiru, ndr.)
come semplici dispositivi di comunicazione, note nei miti come
"Pietre Parlanti", fatte anche di granito.
Il più antico
radioricevitore usava cristalli di quarzo, per cui il termine
"cristallo fisso". Oggi, in una semplicissima costruzione, i
cristalli fissi sono ancora venduti in forma di corredo e svolgono
benissimo la loro funzione.
Furono usate pietre di
granito per comunicazioni terrestri e interstellari con sistemi
simili a quelli di Carnac in Britannia? Perché furono usate grandi
pietre di granito nell’apice della Grande Piramide, sopra la Camera
del Re, chiamate "Pietre Parlanti"? Perché oggi vengono impiegati
molti cristalli, sia naturali che manufatti, in tutti i computer,
nelle attrezzature elettroniche e nei satelliti?
Qualcuno è dell’opinione che le idee di Nicola Tesla,
insieme agli studi dei cristalli, apriranno una nuova area di
ricerca e di tecnologia.
Nei testi antichi è
ampiamente descritto che i cristalli sono stati usati
dettagliatamente e che erano probabilmente, e lo potrebbero ancora
essere, un grande potente generatore di energia, nonché radiofonico.
LA MICA
Non
lontano da Teotihuacan si trova la piramide detta della mica,
poiché al suo interno sono stati rinvenuti due strati di tale
materiale di ben 27 centimetri quadrati, nascosti sotto un
pavimento, evidentemente con una precisa funzione.
La mica è un miscuglio di vari elementi quali potassio, alluminio,
ferro, magnesio, litio, manganese, titanio. La loro combinazione
origina vari tipi di mica. Quella rinvenuta proviene dal Brasile,
quindi chi ha costruito il tempio voleva proprio quel tipo. La mica
è usata come isolante termico ed elettrico e come moderatore nelle
reazioni nucleari. Quale era il suo effettivo uso a Teotihuacan?
Quale tipo di civiltà ne aveva bisogno?
INSPIEGABILI ARTEFATTI
Nel 1991-1993, cercatori
d’oro sul piccolo fiume Narada, lato est dei monti Urali, hanno
trovato insoliti oggetti per lo più lavorati a spirale.
Le loro
misure variano da un massimo di cm. 3 (81/2 pollice), fino ad un
incredibile mm. 0,003 (circa 1/10.000 di pollice).
Migliaia di questi inspiegabili artefatti sono stati rinvenuti in
vari luoghi vicino a tre fiumi: Narada, Kozhim e Balbanyo; oltre a
due più piccoli corsi d’acqua chiamati Vtvisty e Lapkhevozh, per lo
più depositati fra 3 e 12 metri.
Gli oggetti, a forma di spirale,
sono composti da vari metalli, la maggior parte dei più grandi sono
di rame, mentre i più piccoli e i piccolissimi sono di rari metalli
come il tungsteno e il molibdeno. Il tungsteno ha un peso atomico
alto e anche molto denso con un punto di fusione di 3410° C. (6100°
F). Viene impiegato principalmente per temperare acciai speciali e
in forma pura per i filamenti delle lampadine. Anche il molibdeno
ha un’alta densità e un rispettabile punto di fusione di 2650° C
(4740° F). Questo metallo è usato spesso per la tempra di acciai e
per dare loro proprietà anticorrosive, con applicazioni per alcune
parti di armi altamente poste sotto sforzo e per veicoli corazzati.
Tali oggetti sono stati investigati dall’Accademia delle Scienze
Russa di Syktyvka (capitale del Komi), di Mosca, di San Pietroburgo
e altri istituti scientifici ad Helsinki, in Finlandia.
Misurazioni esatte di questi oggetti, spesso microscopici, hanno
dimostrato che le dimensioni delle spirali sono le cosiddette
"sezioni dorate" nei rapporti, o "proporzioni Phi". Dal tempo
antico questa frazione è stata la regola "ferrea" in architettura e
geometria.
La sua utilità sta nel fatto che se una certa lunghezza è divisa in
due usando questo rapporto, il rapporto dell’originale lunghezza
del pezzo più grande è lo stesso di quella che intercorre fra il
più grande pezzo e il più piccolo. Appare da molte sottigliezze che
simili oggetti sono ovviamente il prodotto di una inspiegabile e
avanzata tecnologia. Rimarchevoli le loro somiglianze con elementi
usati in congegni miniaturizzati nella nostra recentissima
tecnologia, chiamati "nano macchine". Tale tecnologia è da noi
ancora nella sua infanzia, ma alcuni ingegneri stanno pensando ad
applicazioni che sembrano essere fantascienza.
Gli
scienziati immaginano di poter costruire microsonde impiegabili in
medicina, per eseguire operazioni all’interno di vasi sanguigni,
non possibili con le odierne tecniche chirurgiche.
Tutti i test condotti per datare gli oggetti ritrovati danno una
età variabile fra i 20.000 e i 318.000 anni, dipende dalla
profondità e dalla situazione dei siti.
Ma anche si trattasse solo di 2.000 o di 20.000 anni, siamo di
fronte all’inevitabile domanda: chi, fra tutti i popoli del mondo
era a quel tempo capace di creare qualche oggetto di micro
filigrana finissima, qualcosa che la nostra tecnologia solo adesso
è in grado di acquisire? La stessa che eresse e orientò verso le
stelle i templi di Angkor Vat, Giza e Tiahuanaco?
Proprio in quest’ultimo sito si trova una piramide circondata da un
alone di mistero non ancora del tutto svelato: l’Akapana, della
quale rimane un tumulo di terra con un cratere al centro, frutto
del lavoro dei cercatori di tesori.
Originariamente al posto di quella grossa buca, a 18 metri
d’altezza, si trovava un pozzo centrale a forma di croce. Secondo
gli archeologi il pozzo alimentava una serie di canali interni,
attraverso i quali l’acqua raggiungeva ogni livello della piramide.
Un complesso sistema di tubazioni faceva sì che l’acqua scendesse a
cascata lungo tutti i gradini della costruzione.
Peter Kolosimo accennò, forse leggendo i resoconti di Homet, ad un
passaggio sotterraneo ostruito dalle rovine che conduceva ad una
camera sotterranea. Oggi, l’archeologo Osvaldo Rivera,
dell’Istituto Boliviano di Archeologia, afferma di essere vicino
all’entrata della stanza sotterranea, che sarebbe indicata sotto la
figura di Viracocha scolpita sulla "Porta del Sole", un monolito di
un unico blocco ritenuto da Posnansky e da Alexandr Kasanzev, la
rappresentazione di un calendario ove sono segnati i solstizi.
La figura del dio poggia su una piramide a gradini al cui interno
si vede, in profondità, la raffigurazione di una stanza accessibile
attraverso ben otto corridoi. Secondo Hancock la figura sembra
l’icona di un computer. Forse non è molto in errore. L’antica
lingua Aymara possiede una struttura talmente semplice da poter
essere tradotta in linguaggio informatico. Coincidenze?
Rapido il
collegamento con Giza. Entrambi i siti risalgono a 12.000 anni fa e
si ergono su una serie di camere sotterranee ove sembra sia
custodito il messaggio di un’antica civiltà.
Le rovine sparse disordinatamente di Tiahuanaco, come se un
violento terremoto le avesse scomposte, non sono sufficienti a
stabilire verso quali stelle erano orientate; ma, secondo Hancock,
12.000 anni fa, contrapposta alla costellazione del Leone visibile
a Giza, vi era quella dell’Acquario. Questa la si potrebbe
ritrovare nei motivi acquatici del Kalasasaya, nei canali che
portavano acqua alla piramide di Akapana. Forse proprio tale
costruzione era la rappresentazione della costellazione in Terra.
Infine, gli oggetti rinvenuti fra le rovine destano molte
perplessità: bicchieri, tazze, cucchiai, piatti d’oro. Solo alla
fine del 1.500 compaiono in Europa piatti e posate. Quale tipo di
civiltà ne faceva uso a Tiahuanaco? E quando?