Gaetano Benedetti nasce a Catania il sette
luglio 1920.
Compie gli studi di medicina e neurologia presso l'università
della città natale.
L'insoddisfazione per la psichiatria italiana, prima della
"rivoluzione di Basaglia", portò Benedetti a progettare di
andare all'estero. Dalla sua autobiografia si legge che in quel
periodo "la storia di vita dei pazienti" non sembrava venir
presa in considerazione(1). Fu allora che, dopo la fine della
seconda guerra mondiale decise di trasferirsi a Zurigo, dove
compì la formazione sotto la guida di Manfred Bleuler
conseguendo la specializzazione in psichiatria. Successivamente
pensò di ritornare in Italia candidandosi a Roma per una "libera
docenza" presso una "Clinica delle Malattie nervose e mentali".
Il ritorno non ebbe poi più luogo in quanto, alla fine del 1956,
fu chiamato come Professore di Igiene mentale e psicoterapia
all'Università di Basilea. La sua attività terapeutica
incominciò a Burgholzli, dove avevano operato anche Eugen Bleuer
e C. G. Jung; qui incontrò e imparò a conoscere i pazienti
schizofrenici.
Alla fine dell'anno 1961 fu colpito da una grave malattia
neurologica che fece spostare, per qualche anno, il fuoco della
sua ricerca all'ambito della neurologia, neurofisiologia e
neuropsicologia, arrivando a sottolineare l'importanza di
quest'ultima con i libri Segno, simbolo e linguaggio e
Neuropsicologia.
Benedetti riconosce come suo secondo maestro, dopo M. Bleuler,
Medard Boss, sostenitore dell'analisi fenomenologica, da lui
imparò a prendere in considerazione profondamente il contenuto
fenomenologico delle dichiarazioni dei pazienti, non cadendo
nell'errore di ridurle in costrutti attinti dalla teoria,
trascurando, così, l'unicità della persona(2). Molti concetti
della fenomenologia non sono, però, accettati da Benedetti
soprattutto la negazione di un ordine simbolico nelle immagini e
del simbolico in generale, come anche quella che una parte della
nostra vita psichica sia inconscia.
Prese un'ulteriore specializzazione negli U.S.A. con la guida di
N. Rosen dal quale rimase profondamente colpito sia per
l'ottimismo, la capacità di partecipare dell'esperienza dei suoi
pazienti, sia per il coraggio delle sue interpretazioni. Il "
metodo Rosen" ha, però, lasciato poche tracce nella sua
successiva attività. Gli stimoli più importanti provengono dalla
conoscenza di C. G. Jung attraverso seminari e colloqui privati
dal quale l'Autore eredita l'ottimismo terapeutico (o, come
preferisce definire tale attitudine il suo allievo G. M. Ferlini,
una serenità terapeutica) ed il rispetto per il paziente...
Tra gli autori conosciuti a fondo da G. Benedetti rientrano
anche la Sechehaye, la quale con la teoria della "realizzazione
simbolica" ha fatto del simbolo il centro della sua
trattazione(3).
Gaetano Benedetti, come evidenzia Pier Giorgio Moriero, è da
annoverarsi tra i pionieri della presa in carico delle patologie
psicotiche gravi, soprattutto della schizofrenia, da una
prospettiva clinica psicoanalitica ed avvalendosi anche degli
apporti offerti dalla psichiatria fenomenologica(4).
Sin dall'epoca della sua emigrazione in Svizzera nel 1947 i
rapporti con l'Italia, anche accademici, gli sono stati sempre
molto a cuore, tanto che, con Pier Francesco Galli ha
contribuito alla creazione del Centro Milanese che oggi si
suddivide nella (SPP) "Scuola di Psicoterapia psicoanalitica" e
nella (ASP) "Associazione di studi psicoanalitici", riconosciute
in campo internazionale nel 1989 con la loro integrazione nell'International
Federation of Psychoanalytic Societies (IFPS).
Un'altra "fase dell'attività Italiana" è stata
caratterizzata dalla collaborazione con il Dott. Maurizio
Peciccia nella clinica psichiatrica di Perugia. Tale
collaborazione ha aperto la via dell'applicazione del modello di
psicoterapia di Benedetti anche ai gruppi, concretandosi nella
fondazione della Comunità Terapeutica "Sementera" nella quale
sono in corso dei programmi di terapia e di ricerca
scientifica(5). (cfr. p. 93)
I più importanti testi dell'autore sulla psicoterapia delle
psicosi, ed in particolare della schizofrenia, sono: Alienazione
e personazione nella psicoterapia della malattia mentale, del
1980; Paziente e terapeuta nell'esperienza psicotica, del 1991;
psicoterapia come sfida esistenziale, del 1992. Questi scritti
raccolgono le esperienze terapeutiche e l'insegnamento
costantemente svolti, dalla fine degli anni quaranta in Svizzera
e in U.S.A e dalla fine degli anni cinquanta, a Basilea ed a
Milano. Attualmente G. Benedetti vive a Basilea dove continua
incessantemente a lavorare come supervisore.
Note:
1) AA.VV., "Benedetti e Cremerius: il lungo viaggio... Le
autobiografie di due maestri della psicoanalisi", a cura di
Susanna Kuciukian, Franco Angeli, Milano 2000, p. 31 ss. "La
psichiatria deve occuparsi soltanto del cervello, sangue e
urina." Così si espresse un insegnante di neuropsichiatria in
risposta alla domanda di Benedetti, il quale chiedeva come mai i
malati psichiatrici venissero "affettivamente" trascurati.
2) AA.VV., "Benedetti e Cremerius: il lungo viaggio... Le
autobiografie di due maestri della psicoanalisi", a cura di
Susanna Kuciukian, Franco Angeli, Milano 2000.
"Noi siamo ospiti della storia della vita dei nostri pazienti,
non disponiamo di conoscenza di leggi psichiche naturali
rispetto alle quali i contenuti delle esperienze esistenziali
dei pazienti passerebbero, a senso, in secondo piano."
3) AA.VV., "Benedetti e Cremerius: il lungo viaggio... Le
autobiografie di
due maestri della psicoanalisi"; a cura di Susanna Kuciukian,
Franco Angeli, Milano, 2000, p. 42 "Anche con M. Sechehaye ebbi
un rapporto molto vivo. Successivamente, tuttavia, abbandonai la
sua teoria secondo la quale il simbolo terapeutico dovrebbe
soddisfare soltanto desideri istintuali (orali, aggressivi,
ecc.) non soddisfatti; penso piuttosto che determinante sia non
la realizzazione del desiderio istintuale nel simbolo, ma la
nascita del simbolo del Sé e della Dualità nell'incontro."
GAETANO BENEDETTI, "La psicoterapia come sfida esistenziale",
edizione italiana a cura di Giorgio Maria Ferlini, Cortina,
Milano, 1997, p. 1
"Da quasi cinquant'anni lavoro nel campo della psicoterapia
individuale. La mia concezione poggia su una sintesi di
fenomenologia, psicologia del profondo e configurazione
simbolica e ristrutturazione della psicopatologia"
5) AA.VV., "Benedetti e Cremerius: il lungo viaggio... Le
autobiografie di
due maestri della psicoanalisi", a cura di Susanna Kuciukian,
Franco Angeli, Milano, 2000. "Il contributo terapeutico di
Peciccia, la sua scoperta dell'importanza terapeutica del-
disegno speculare progressivo- mi ha permesso di inquadrare tale
metodo nel mio concetto tradizionale di terapia positivizzante e
creatrice di simboli."
Bibliografia