| Milena e Francesca Ciao a tutti, leggo sempre e con interesse sul NG, soprattutto per cercare di capire e di imparare, raramente intervengo. Sono la mamma di Francesca, 20 mesi, down. Qualcuno di voi ha chiesto a noi genitori di persone handicappate di esprimere quello che si prova e soprattutto di dire se accettiamo i nostri figli. Vorrei provare a spiegarlo, con la speranza di non innescare un vespaio di polemiche, ma di aiutare qualcuno di voi a capire ed imparare quelli che possono essere i nostri sentimenti in proposito. Qualcuno di voi ha avuto la presunzione di dire che un handicappato psichico non ha sentimenti e di conseguenza non ha stimoli sessuali, poi c'è chi ha avuto e chi ha, la presunzione di pensare che la propria sofferenza è più grande di quella di un altro, e c'è chi ha avuto la presunzione di giudicare il dolore di un genitore mentre cercava di poter interpretare il pensiero del proprio figlio cerebroleso. Io vi racconto la mia esperienza senza presunzioni e senza certezze. Vi racconto la mia storia e quella di Francesca. Non ho certezze e non ho verità, semplicemente credo che ognuno di noi siamo diversi dall'altro e ognuno di noi è unico nel genere umano. Siamo tutti diversi: disabili e non. C'è chi si accetta, chi non si accetta, chi grida, chi tace, chi piange e chi sorride. L'essere genitori è un ruolo che a molti di noi compete nella vita. E anche questo ruolo viene vissuto in un modo unico, sia che si sia genitori di persone "abili" sia che lo si sia di persone "disabili". Vorrei dire che l'essere genitori è soprattutto un dono della vita. Un dono straordinario. Certo, nessuno spera di diventare genitore di un bambino handicappato e quando ti ritrovi improvvisamente ed inaspettatamente, come nel mio caso specifico, madre di una bambina con handicap non è facile da accettare, soprattutto non è facile riconoscere il valore di questo dono inaspettato. Onestamente, e non me ne vergogno, vi dico che ho sperato che mia figlia morisse. Avevo paura della sua diversità, ma non l'avevo vista, non avevo fatto i conti con l'istinto materno e non conoscevo ancora, la ricchezza della diversità. Quando l'ho presa fra le braccia io l'ho amata subito, anche se non accettavo quello che aveva, non accettavo, egoisticamente, che fosse dovuto capitare a lei. Ho dovuto elaborare il lutto della bambina che io avevo idealizzato in nove mesi di attesa. Quella bambina non c'era, anzi non c'era mai stata. C'era Francesca ed era lei che io dovevo amare, crescere e accettare. C'è voluto un po' di tempo, perché i miei pregiudizi combattevano con l'amore che comunque sentivo di provare per lei e c'è voluto del tempo anche per perdonare me stessa, per scrollarmi di dosso un senso di colpa che provavo. Mi sentivo responsabile di aver causato a Francesca il suo handicap, di non averle potuto dare quello che avrei voluto. E vi garantisco che se avessi potuto scegliere, avrei voluto averlo io un handicap, perché io l'amavo e l'amo. Credo e so, che molti di voi, meglio di me, conosciate le difficoltà, le intolleranze, i pietismi, gli sguardi abbassati, la maleducazione e la non considerazione che molti hanno nei vostri confronti. Io conosco anche la paura che provo ogni volta che vi leggo sul NG, quando denunciate tutte queste ingiustizie. Queste ingiustizie mi spaventano, ma cerco di andare avanti e combatto per Francesca, mi arrabbio e grido ogni volta che viene considerata un "oggetto", ogni volta che mi scontro con l'ignoranza ed i pregiudizi, ogni volta che vien dato per scontato che lei essendo down è una ritardata mentale, quindi secondo alcuni difficilmente recuperabile e non meritevole di nulla. Non nascondo i problemi che ha Francesca e non li sottovaluto, ma lei è mia figlia ed ha il diritto di vivere la sua diversità nella società e non in un ghetto. Io per questo combatterò sempre. Non vi nascondo la paura del domani, di quello che sarà il suo futuro, di quello che potrebbe essere la sua vita se dovesse rimanere da sola. E non vi nascondo quanto può far male, leggere sul NG, che qualcuno di voi fa dei "distinguo": giustamente quel qualcuno non vuole essere compatito, non sopporta la pietà, cerca la dignità come persona e non come handicappato, cerca di migliorarsi, ma nello stesso tempo dice che i disabili psichici non hanno sentimenti, li considera vegetali e pone così lui stesso quella barriera che non vuole avere davanti a se. Aiutateci a capire, a sperare. Chiedete aiuto e se ne saremo capaci vi aiuteremo, vi ascolteremo. Concedeteci il tempo di imparare e imparate a vostra volta ad ascoltare noi. Lasciateci però, qualche volta, anche la libertà di soffrire. Il mistero e il dolore per l'handicap di Francesca, in un angolo del mio cuore, ci saranno sempre. Volevo un perché ed il perché non l'ho trovato. L'unica certezza è che amo Francesca, che ho accettato la sua diversità e che oggi mi sento migliore di ieri. E' Francesca e basta. Grazie a lei e grazie anche a tutti voi. Tutto qui. Milena mossette@tin.it |