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zoom

Una delle prime evoluzioni della cinepresa, adottata fin dall'inizio sulle telecamere da studio, fu la torretta porta obiettivi, che permetteva di scegliere rapidamente quale obiettivo da usare tra quelli a disposizione, tipicamente un grandangolare, un "normale" e un teleobiettivo. L'obiettivo a focale variabile, divenuto di uso comune dalla metà degli anni sessanta, permette non solo di scegliere l'ampiezza del "campo visivo" più adatta per ogni inquadratura, ma anche di variarla con continuità realizzatando la cosiddetta zoomata, che è senz'altro uno degli elementi sintattici più evidenti del linguaggio cinematografico e televisivo.

Lo "zoom out" (allargamento dell'angolo di visuale ) permettere di includere nell'inquadratura nuovi elementi, di rivelare il contesto in cui si è svolta un'azione, segna il passaggio dal particolare al generale.

Lo "zoom in" segnala che stiamo concentrando la nostra attenzione su un soggetto, rivela i dettagli di un soggetto, indica il passaggio da un piano narrativo corale a uno più ristretto.

Anche se apparentemente simili e in molti casi di fatto equivalenti, è bene aver chiara la differenza tra zoom e carrellata in avvicinamento o allontanamento. Nel primo caso ingrandiamo o rimpiccioliamo un'immagine, nel secondo ci avviciniamo o ci allontaniamo dal soggetto e quindi cambiamo i rapporti prospettici tra questo e gli altri elementi dell'inquadratura (altri sogetti, sfondo )

Zoom: L'inquadratura iniziale è realizzata con una focale corta (grandangolo/wide), quella finale è realizzata con una focale lunga (teleobiettivo), i soggetti mantengono sempre le stesse dimensioni relative, risultano equidistanti dall'osservatore, se ne sottolinea la vicinanza.
Carrellata : Tutte le inquadrature sono realizzate con la stessa focale ( in questo caso corta ) i rapporti dimensionali tra soggetti cambiano nel corso della carrellata, se ne evidenzia la distanza, i soggetti che via via vengono esclusi assumono importanza prima di uscire dall'inquadratura.

Per quanto riguarda l'esecuzione, fermo restando che occorre acquisire familiarità con la levetta di comando dello zoom per controllare con precisione la velocità della zoomata, la cosa più importante è stabilire in anticipo l'inquadratura iniziale e quella finale in modo che la composizione di entrambe risulti ottimale e che ci si possa fermare sull'inquadratura finale senza incertezze. Questo è vero soprattutto nel caso dello zoom out, dove c'è il rischio, se non ci si ferma in tempo, di arrivare a includere nell'inquadratura elementi indesiderati.

Quando invece si esegue uno zoom-in, e non si usa l'autofocus, occorre verificare la messa a fuoco dell'inquadratura finale (posizione tele) prima di eseguire la zoomata. In caso contrario potrebbe capitare che l'inquadratura iniziale (grandangolo) risulti a fuoco e quella finale no. Ciò dipende dal fatto che la profondità di campo del grandangolo è molto maggiore di quella del teleobiettivo.

In genere l'esecuzione di una zoomata implica anche un movimento di panoramica, sia verticale che orizzontale, dato che difficilmente vi sarà coincidenza tra i centri dell'inquadratura iniziale e di quella finale. Soprattutto se la zoomata è lenta occorre studiarne il percorso in modo che tutte le inquadrature intermedie siano ben composte. In particolare occorre prestare attenzione agli elementi che via via entrano nell'inquadratura nel corso di uno zoom-out.


Per rendere più leggibile uno zoom out si può adottare l'accorgimento di far entrare i nuovi elementi dell'immagine solo da due (o tre) invece che da tutti i quattro bordi. Come mostrato nell' esempio, nell'eseguire lo zoom out, bisogna contemporaneamente eseguire un leggero movimento di panoramica verso destra e verso l'alto in modo da mantenere fissa la distanza tra il soggetto  e il bordo sinistro e mantenere i piedi "appoggiati" al bordo inferiore. In  tal modo alla fine della zoomata il soggetto si troverà sempre nell'angolo in basso a sinistra e, durante la zoomata, tutta l'attenzione dello spettatore sarà centrata sul cumulo alla sinistra dell'omino fino a quando (2) ne vengono evidenziate le dimensioni.


La zoomata descritta nell'immagine a fianco parte dall'inquadratura "1" che mostra un tratto di costa privo di elementi antropici, si allarga poi verso destra ( la camera esegue una panoramica orizzontale )  in modo che da sopra "entra" altro cielo, da sotto altro mare e da destra le case. Quando l'angolo in basso a destra  arriva a toccare la linea del bagnasciuga (2) si inserisce anche un movimento di panoramica verso il basso in modo che tale  angolo  risulti essere "l'origine"  della  linea obliqua  del bagnasciuga in tutte  le inquadrature intermedie tra la 2 e la 3.
Per eseguire correttamente il tratto tra la 1 e la 2 si porrà attenzione a mantenere la punta del promontorio appoggiata al bordo sinistro dell'inquadratura, mentre per esegure il tratto tra la 2 e la 3 si porrà attenzione a mantenere l'angolo in basso a destra coincidente col bagnasciuga.

In genere è bene evitare di eseguire più di un movimento di zoom nell'ambito della stessa scena, a meno che non si stia seguendo un'azione che per sua natura ha bisogno in momenti diversi di inquadrature più o meno ampie (ad es. una persona che parla seduta, si alza e va a una lavagna -zoom out-, scrive qualcosa -zoom in-, commenta ciò che ha scritto -zoom out-, torna a sedersi e continua a parlare -zoom in-).

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