Dedicato a Valbo's... e con lui
a tutti i liberi pensatori...

"Quando ci saremo resi conto di essere schiavi...solo
allora avremo capito di essere diventati cittadini..."

ovvero

L'evoluzione da sudditi a cittadini

"E' necessario modificare il rapporto tra stato e cittadino in nome di un'etica della responsabilità che investa le strutture burocratiche e gli utenti che se ne servono"

Confesso di accogliere volentieri l'invito ad esprimere spunti, idee e proposte su tema tanto delicato, quanto spesso dimenticato ed aggirato, del rapporto fra stato e cittadini, in un'atmosfera socio-politica nella quale lo stile è spesso solo un "optional". Il tema si sviluppa su una domanda: noi italiani siamo realmente cittadini?
Possiamo tranquillamente affermare che il vero cittadino, responsabile, soggetto di diritti e di doveri, padrone di casa in casa propria (la democrazia dovrebbe essere la casa comune di tutti i cittadini), in questo paese non è ancora nato.

Ciò che è più grave è che la schiera di coloro che contano - intellettuali, operatori della cosiddetta informazione -, realmente interessati alla questione e a favorire la diffusione di un nuovo senso civico e coscienza dei propri poteri, non sembra certo essere aumentata.
Si può anzi rilevare che il cittadino, pur coccolato in tutte le campagne elettorali, risulta sempre più assente, anzi ridotto al ruolo di comparsa e ricondotto alla pallida condizione di suddito in quei tanti casi di rapporti con le amministrazioni e di servizi pubblici che noi siamo costretti ad intrattenere.
Secondo statistiche aggiornate, nell'arco di un anno un cittadino ricorre alla pubblica amministrazione, per la soluzione di problemi ordinari, almeno dieci volte, e per la soluzione di ciascuna di queste pratiche, lo stato impiega da 90 a 180 giorni.

La credibilità di uno stato e la fiducia dei cittadini si misurano e si alimentano con il buon governo ed i reciproci rapporti. Si può tranquillamente riconoscere che proprio sulle distorsioni di tale rapporto si è sviluppata la malapianta di Tangentopoli. Peccato però che il mondo dell'informazione, un pò troppo preso da quanto avviene nei palazzi del potere (a volte con l'occhio rivolto più ai pettegolezzi dei corridoi che alle aule), di tutto questo non mostri di accorgersi più di tanto.
Il risultato è la "palazzite", una strana malattia che continua a contagiare operatori politici ed operatori dell'informazione, rendendoli ciechi alla visione della vera problematica.

In questo quadro il cittadino rimane un convitato di pietra, chiamato di tanto in tanto ad applaudire il polemista o l'urlatore di turno nella piazza.
Ai nostri tempi, alla scuola - la tanto deprecata scuola del nozionismo- ci insegnavano, fin dalle elementari, una materia barbosa: l'educazione civica. Non capivo che era il primo rudimento di conoscenza idonea a formarci la coscienza civica; oggi con l'appiattimento culturale istituzionalizzato dai responsabili della pubblica istruzione, anche tali nozioni sono state abolite perchè il cittadino non deve sapere quali sono i suoi diritti ed i suoi doveri.
Eppure, se si alza lo sguardo oltre le Alpi, è facile come comprendere e perchè le democrazie contemporanee, alla ricerca di nuova linfa e nuovo vigore, abbiano riacceso, in modi e forme diverse, i riflettori sul cittadino.
E' stata la stessa crisi dello stato sociale, il peso dei disavanzi del debito pubblico a far aprire ai governanti più illuminati - progressisti o conservatori- piste del tipo "Put People First".

Mettere il cittadino in primo piano, restituendogli diritti e poteri.
Eppure anche i cittadini italiani, se adeguatamente sensibilizzati, sarebbero pronti ad uscire davvero dal lungo tunnel con un nuovo bagalio di diritti e di doveri e con una borsa degli attrezzi che permetta di utilizzare tale bagaglio.
Credo che non siano pochi quelli che non ne possono più di andare in giro a chiedere favori per ottenere ciò che gli spetterebbe di diritto.
Bisognerà pur chiedere ai cittadini italiani se e quanto amerebbero un sistema amministrativo che lavori meglio e costi meno, se amerebbero disporre di carte dei diritti e dei doveri semplici e leggibili corredate di strumenti adeguati per rendere effettivi ed azionabili i diritti.
Proseguendo tale via, anche gli stessi doveri cesserebbero di essere quello che spetta sempre agli altri, perchè il vigore di diritti davvero utilizzabili alleggerirebbe il peso degli stessi doveri.

Storiche carenze di senso civico, cultura dei favori dilagante, pochezze delle pubbliche amministrazioni, questi ed altri possono essere i guasti della nostra democrazia e noi tutti, seppure con differenti responsabilità, abbiamo favorito questo andazzo.
Mi pare però che su questa cosa ci sia stata una strana forma di silenzio degli innocenti.
La mia riflessione nasce prorpio da una miscela di passioni ed indignazione civile alimentata dall'osservazione continua di tali negativi fenomeni.
Stufo però di quella specie di urlocrazia dilagante, ove le ragioni sono di chi urla di più e non nascono dal buon senso,mescolata ad una forma fiera della vanità che porta al proscenio novelli urlatorie tanti acchiappatori d'aria, vorrei che fossero predisposti idonei strumenti a disposizione di chiunque, perchè ognuno possa contribuire al buon governo della casa comune.

Mi pare però che in questo meraviglioso e strano paese, quando si spegne la luce, un pò troppi, dagli addetti alle macchine a coloro che stanno nelle case, imprecano contro il buio.
Pochi pensano nel frattempo ad accendere una candela, a cercare l'interruttore o a riparare il guasto.
Eppure il contratto sociale si fonda su un patto per cui i governanti garantiscono la luce, fronteggiando silenziosamente i guasti con prontezza ed efficacia lavorando, quando serve, ad innovazioni radicali nelle centrali e nelle reti ed i cittadini, quando si fa improvvisamente buio, accendono una candela, ricordando che tante fiammelle messe insieme danno la luce.

Il mio intervento vuole essere una spinta ad una nuova etica delle responsabilità che deve caratterizzare sia chi rappresenta l'interesse pubblico, sia ognuno di noi cittadini ed invito tutti i liberi pensatori, se concordi con le mie idee, ad utilizzare le proprie risorse intellettive finalizzandole alla formazione del cittadino.
Un rinnovato stato dei diritti e dei doveri ha bisogno infatti di cittadini informati sui propri diritti, consapevoli dei propri doveri, pronti a combattere ed a chiamare all'adempimento dei propri doveri amministratori pubblici, assumendosi direttamente le responsabilità proprie del padrone di casa, in casa propria e degli unici legittimi detentori dello scettro in una democrazia.

Il valore di uno stato è, a lungo andare, il valore dei cittadini che lo compongono; basta con l'oscurantismo del Medio Evo, ma creiamo un nuovo Illuminismo, che lo dobbiamo ai nostri figli.


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