STEFANO ZAMPIERI IL PASSO AL
DI LÀ
da: «Belfagor», a.XLV, n.2, marzo 1990
Maurice Blanchot, Il passo al di là, traduzione di Lino Gabellone, Genova, Marietti, 1989, pp. 118.
Non si può negare a Blanchot il merito d'aver introdotto nel mondo della critica letteraria un modello di scrittura complesso ma originale. Questo testo, del 1973, ne è una prova: frammenti di una riflessione teorica si alternano ai frammenti di un testo narrativo, la semplice cautela di un diverso carattere tipografico indica il passaggio da una dimensione al l'altra, un passaggio spesso pretestuoso perché ciò che è a tema, in ogni parola, in ogni pagina è il valore, e il destino, della scrittura stessa, dell'opera letteraria come tale.
Blanchot nomina questa come esperienza del « Neutro », in quanto spazio indeterminato del linguaggio, in cui non si danno né soggetto né oggetto ma un mormorio interminabile, privo di autorità e di ragione e privo soprattutto di parole chiave. Lo stesso Neutro è nominato nel testo in modo plurale: l'impossibile, l'oscuro, la notte, la differenza, il Fuori, l'assenza d'opera, il frammentario... Termini che tentano di nominare il momento di un impossibile « passo al di là », oltre il linguaggio stesso che si rivela invece l'inoltrepassabile.
Da questa impostazione in cui la scrittura critica prende se stessa e la propria validità per solo oggetto d'analisi, deriva la caratteristica oscurità del linguaggio di Blanchot, spesso sovraccarico, metaforico, fortemente estetizzante. E di qui anche la oggettiva difficoltà di rendere in traduzione tutte le sfumature di un testo che ama il gioco di parole, le assonanze, i richiami fra significati adiacenti e quindi nella versione italiana inevitabilmente (e nonostante il lavoro accurato del traduttore) perde non poco della sua suggestione. Vale tuttavia la pena di affrontare la fatica di una lettura non facile, almeno per poter apprezzare il lavoro di riflessione, ricchissimo, che vi è raccolto. Una riflessione che muovendo attraverso Hegel, Nietzsche, Heidegger, Bataille, Levinas, affronta la questione della letteratura secondo una direzione d'analisi da cui hanno preso le mosse alcuni fra i più noti pensatori francesi degli ultimi anni, Foucault, Derrida, Deleuze, ma anche scrittori come Edmond Jabés o Marguerite Duras, e che contiene perfino molti dei presupposti di quello che oggi viene chiamato «pensiero debole».
Per contattarmi s.zampi@libero.it