EROICI TAORMINESI:TOLLERANZA E CONCORDIA CON GLI ARABI
 
UNA PAGINA DI STORIA : EROICI TAORMINESI
QUANDO I TAORMINESI ERANO EROI !
CONCORDIA E TOLLERANZA FRA MUSULMANI E CRISTIANI A TAORMINA.


Agli inizi dell’anno 800,un emiro arabo, Khafashia, dopo aver razziato tutto intorno a Taormina,pose d’assedio la città che era ben difesa come poche dai soldati bizantini.
L’emiro riuscì a corrompere alcuni cittadini- poi denunziati da Gregorio Cerameo-che,un tardo pomeriggio,fecero entrare da un passaggio segreto,una avanguardia musulmana che avrebbe dovuto aprire le porte al grosso delle truppe arabe.
I taorminesi accolsero l’avanguardia nel migliore dei modi,con cibo,vino,donnette e, mentre gli indisciplinati soldati si davano al sesso,furono fatti a pezzi dai taorminesi che buttarono i resti da sopra le mura nel campo saraceno.
Khafashia rinunziò a continuare l’assedio alla imprendibile Taormina.
Sino al 902 nessuno osò tentare di attaccare Taormina anche quando il resto della Sicilia era quasi tutta conquistata dai musulmani.!
Nell’878, dopo che da anni era caduta tutta la Sicilia occidentale e parte della orientale,caddero Messina, Rometta,e per ultima Siracusa e rimase solo Taormina ultimo lembo dell’impero romano d’oriente e ,qui,si erano trasferiti tutti gli esuli ricchi delle varie città conquistate dagli arabi.
Taormina era, quindi,la capitale siciliana dell’Impero, ricchissima, opulenta,ben difesa,ricca d’oro,di uomini e di mezzi.
Resistette a 14 anni di assedio di Abdullah,figlio di Ibrahim II,sinchè fu espugnata dallo stesso Ibrahim II,uno degli ultimi emiri aghlablti, emiro di Kairouan,in Tunisia,giunto apposta per conquistare l’indomita Taormina.
Il 17 luglio del 902 i taorminesi videro in rada decine e decine di navi arabe.Sbarcarono in migliaia i musulmani che agli ordini di Ibrahim si accamparono a Giardini..

LA PRIMA CADUTA DI TAORMINA DEL 1 AGOSTO DEL 902

A Taormina proprio l'imperatore LEONE aveva inviato non un esercito vero e proprio ma truppe appena sufficienti per creare un esiguo presidio, comandato da un certo Caramalo e da un certo Michele Characto ed aveva inoltre inviato il frate (in odore di santità) Elia di Castrogiovanni a infondere con le preghiere la resistenza.
I primi due erano degli inetti, i quali non sapevano o non potevano neppure mantenere la disciplina nelle truppe, il terzo invece fece del suo meglio; vecchio ed infermo, per quanto santo.
Per preparare gli animi alla resistenza ci voleva ben altro che le preghiere; mistico com'era ma sconfinante nelle stranezze, alla fine si prese anche gli scherni degli abitanti e dei pochi, sbandati e inetti soldati e premoniva la strage che avrebbero,di lì a poco,fatto gli arabi.Quando le navi arabe apparvero nella baia di Taormina il presidio di soldati bizantini,alla vista impaurito,scappò via mare rifugiandosi ad Amalfi ed a difendere l’ultimo baluardo siciliano rimasero solo i taorminesi eredi dei siculi e dei greci.

I taorminesi non si scoraggiarono, anziché aspettare l’attacco musulmano, armati di tutto punto,dall’alto della rupe si scaraventarono nottetempo, sul nemico accampato a Gardini.
Il combattimento fu impetuoso da entrambe le parti e già i Saraceni incalzati, iniziavano a ripiegare, quando Ibrahim, entrato personalmente nella mischia con i suoi migliori uomini, rianimò le file, e insieme a loro si scagliò contro i taorminesi.
Allora scrive l'Amari i locali, senza la guida di un valido condottiero, si misero a fuggire in
modo disordinato, e i Musulmani ad inseguirli su per le vette dei monti ma poi si fermarono alla base della rocca quasi inaccessibile.
Ibrahim era impaziente di portare al macello quella popolazione che si era messa in salvo lassù in alto. Girando intorno alla costa, sparsi i suoi da ogni lato, scoprì un luogo dove ci si poteva arrampicare con le mani e piedi, e a furia di promettere premi mandò su per i dirupi un drappello di negri; questi superati lentamente i grossi ostacoli, giunti poi in cima,nottetempo,poggiarono delle scale alla “Porta dei Saraceni”,lasciata incustodita
I taorminesi rifugiati si sentirono tuonare alle spalle il grido “Allah Akbar”;loro credevano così inespugnabile il sito, che stanchi della sanguinosa giornata, mettendo solo qualche guardia nei luoghi accessibili ma non negli altri, si erano sbracati; solo quando alle spalle sentirono il grido di guerra dei nemici, si resero conto, ma troppo tardi, di essere in trappola. Quel pugno di schiavi li avrebbero potuto, invece, scaraventare giù dalle rupi a colpi di pietra, e sarebbero stati salvi.
Ibrahim udito dall'alto il grido di guerra dei suoi negri, salì poi senza contrasto sulla rocca, spezzò la Porta Catania e comandò uno spietato eccidio.
Era la Domenica, del 1 Agosto del 902.
Data storica, perché cadeva l'ultima roccaforte dell’Impero Romano in Sicilia.
Impadronitosi della città di Taormina, Ibrahim si mostrò spietato pure con questa; gli uomini validi furono tutti trucidati e con loro donne e bambini che non ritennero di portare nei loro harem in Tunisia.I pochi fuggiaschi furono inseguiti, i chierici non furono risparmiati; finita l'opera, alla città poi appiccarono il fuoco.Rubarono di tutto e Taormina,allora,era ricchissima d’oro grazie ai rifugiati di tutta la Sicilia.Distrussero tutte le costruzioni tranne il teatro antico,il ginnasio e parte del foro.Non si accorsero dell’esistenza dell’acquedotto. Fra le vittime della ferocia del condottiero musulmano il vescovo Procopio che,essendosi rifiutato di abiurare, ebbe mangiato il cuore dal feroce Ibrahim.
Poi Ibrahim verso fine di agosto,lasciò Taormina e marciò con tutte le sue forze su Messina e il 3 di settembre passò lo Stretto. Andava dicendo, che voleva conquistare tutta l'Italia e poi portare le sue armi fino a Costantinopoli. I superstiti taorminesi che erano fuggiti nelle campagne e sulla scogliera, ricostruirono la città con mura ancora più possenti e, per sessantanni,non subirono alcuna sconfitta. Taormina era bella,libera,ricca, indipendente,forte,inespugnabile.Faceva gola agli arabi che non riuscivano a concludere l’assedio,(assedio perfetto,neanche le mosche passavano però qualsiasi attacco alle mura risultava inutile).

LA SECONDA CADUTA DI TAORMINA IL 24 DICEMBRE 962

Le ostilità musulmane, cessate con i Bizantini nel 960 nella Sicilia Occidentale, furono iniziate due anni dopo contro i siciliani della Val di Noto e del Val Demone, che Ahmed, figlio di Hasan,voleva rendere schiavi.
Nel maggio del 962 Ahmed con un esercito di Musulmani di Sicilia e d'Africa marciò contro Taormina, i cui abitanti, consapevoli delle intenzioni del nemico (nonostante il triste ricordo di sessanta anni prima) con un coraggio da leoni, si prepararono e difendere.
Ahmed si convinse che militarmente era impossibile prendere Taormina anche se questa era circondata via mare e via terra.
I saraceni controllavano il fiume Alcantara e il torrente Sirina,quindi,l’acqua.
Ahmed non si dava pace come i taorminesi potessero resistere senza acqua e non pioveva quasi mai.Ma un diluvio venne giù e una frana mise a nudo la condotta idrica romana che dal monte Ziretto finisce nel serbatoio di Giafari.I saraceni se ne accorsero e la tagliarono.Ma i taorminesi resistettero ancora e l’assedio durò ancora per tutta l’estate torrida e tutto l’autunno.
La resa,fu condizionata alla vita dei taorminesi e a non distruggere i loro monumenti e le mura ed avvenne la notte di Natale, il 24 dicembre; i beni dei vinti furono incamerati nel fisco e nella città fu posto un presidio di qualche centinaio di uomini che costituì il primo nucleo fisso della colonia musulmana.
I saraceni rinforzarono le mura della città rendendola ancora più imprendibile,costruirono una torre di guardia ,nucleo primiero dell’attuale Palazzo Corvaja e cambiarono il nome alla città.La chiamarono Almoetia,per ingraziarsi il califfo Al Moez.Gli storici arabi la chiamarono Tabermin.
Ma il califfo Al Moez,subdorò l’infedeltà dell’emiro Hassan ed ordinò la distruzione totale di quanto era rimasto in possesso dell’emiro,e,quindi,mandò delle truppe che rasero al suolo Taormina, soprattutto i monumenti dell’età greco-romano riducendola un ammasso di rovine.
La città fu abbandonata nel fuoco e nelle ceneri da chiunque!
Non era rimasta una sola casa.
Ma i taorminesi,dalle colline,vi ritornarono e si misero a ricostruire Al Moethia!
Ripararono la cinta muraria esterna,ne costruirono una più interna.La città non potè essere costruita sulle macerie della vecchia,troppe macerie e,quindi,fu spostata più a sud,fra la torre centrale e Porta Catania.
Furono costruiti bei palazzi da Porta Catania,alla Torre Centrale a via Fazzello "secondo un gusto gotico-arabo-rinacimentale"(cit..Dillon).Grandi opere ad Almoetia divenuta l'Eldorado siciliana.(cit.B.Ragno)
I taorminesi che si erano sparsi sino a Canicattì,esportando lì la devozione per il patrono San Pancrazio, tornarono nella loro rupe antica che divenne un autentico paradiso,con ville e palazzi circondati da giardini con vasche d'acqua secondo il costume arabo.
Per oltre cento anni Almoetia rifiorì nella pace e nella concordia fra musulmani e cristiani che costruivano tante chiese,che diventava sede di conventi cristiani nella tolleranza dei musulmani che pregavano in grandi spazi aperti non avendo voluto costruire alcuna moschea,che seppellivano i propri morti in un loro cimitero,fuori le mura,rivolto ad Oriente.Taormina divenne nuovamente ricca ed opulenta.Gli arabi insegnarono nuove tecniche agricole,nuove arti costruttive e tante altre cose.Taormina non subì più attacchi,era sede dell’Arcivescovado di rito greco-ortodosso e splendeva, ambita come sempre.
Ma il conte Ruggero,che,con l'aiuto di mercenari ed avventurieri, aveva conquistato tutta la Sicilia,non poteva tenersi una spina nel fianco che era l’indipendenza e l’autonomia di Al Moethia incredibilmente governata da cristiani e musulmani nella pace e nella prosperità .

LA TERZA CADUTA DI TAORMINA NEL 1078.

Poco tempo dopo l'impresa di Trapani, Ruggero venne a patti con altri importanti territori come Castronovo e agli ultimi di Febbraio del 1078 spinse il suoi uomini contro la forte Taormina, che, non potendosi prendere d'assalto, fu circondata da torri di legno e da trincee.
Cinque mesi durò l'assedio, alla fine gli abitanti, tormentati dalla fame e dalla sete, capitolarono nell'agosto.Le gesta dei taorminesi furono di tale eticità da ispirare poeti e cantastorie. Alla resa di Taormina seguì quella di alcuni castelli, quei pochi che ancora restavano in mano ai Musulmani in Val di Demona.
Ruggero completò le distruzioni fatte cento anni prima a Taormina.Il vescovo Teofane Cerameo cercò di blandire Ruggero con omelie. Ma fu tutto inutile. Ruggero non rispettò neppure la comunità cristiana taorminese che aveva convissuto nella concordia con quella musulmana per oltre cento anni,esempio di concordia e di tolleranza unica per quei tempi!Ruggero tolse l’arcivescovado a Taormina che trasferì a Troina che era divenuta capitale del suo regno quando a Palermo c’era Roberto.
Taormina,così,ricevette da Ruggero il Normanno il suo colpo di grazia,perse il suo valore strategico.Il teatro antico,l’agorà,il ginnasio furono delle cave di pietra per la truppa normanna costituita da mercenari delle nazioni del nord e da ebrei che vi si stabilirono. Almoetia si richiamò Tauromenium…