La storia
Renato Fiacchini nasce a Roma il 30 settembre 1950. Suo padre Domenico è poliziotto, sua madre Ada casalinga. Ha tre sorelle e un fratello più piccolo. Studia dalle suore di Trinità dei Monti, ma si ferma alla terza media. A 14 anni si esibisce al Ciak di Roma e dal 65 è spesso al mitico Piper, frequentato tra gli altri da Patty Pravo, Loredana Bertè e Mia Martini, sue grandi amiche, da Gianni Boncompagni e da Renzo Arbore, che spesso lo ospitano nello studio di Bandiera gialla e da Don Lurio, che lo inserisce nel gruppo di ballo di Rita Pavone: il primo contratto discografico è nel 72 con la Rca. Lanno successivo pubblica lalbum desordioNo! Mamma no!. Il disco non và bene e lui ci riprova con Invenzioni nel 74. Con lalbum Trapezio comincia a farsi notare, ma il successo arriva con Zerofobia e soprattutto con Zerolandia. Nel 79 è una star: il singolo Il carrozzone e Erozero sono in vetta alle classifiche. Tregua e il doppio live Icaro lo traghettano negli anni 80 da protagonista. L album Tutti gli zeri del mondo seguito subito da La curva dellangelo” č l’ennesimo successo.. per non parlare poi dell'ultimo cd uscito il 7 Novembre 2003 " Cattura "...

In Italia fu una rivoluzione. Colorata, chiassosa, allegra, anticonformista, terribilmente sincera. Una rivoluzione che partiva dalla musica, ma che finiva per abbracciare i meandri più scabrosi della società. Una rivoluzione fatta di canzoni, ma anche di un modo diverso di comportarsi, di vestirsi, di pensare e di vivere. Alfiere ne fu un ragazzo di Roma, Renato Fiacchini: un nome che non diceva niente se al cognome non si sostituiva Zero. Zero, un cerchio, tutto e niente, lembrione, la luna, il mondo. Zero, il numero che non conta nulla, ma senza il quale non ci sarebbero le grosse cifre. Un nome darte che è una dichiarazione di intenti, di chi non è nessuno, di chi non ha niente da perdere, e per questo ha una disperata voglia di farcela. Di chi per arrivare è disposto a fare i più grandi sacrifici, a prendersi sberleffi e insulti, a suscitare ilarità e diffidenza, ma anche di chi non vuole e non può rinunciare a essere se stesso. E per Renato affermare se stesso ha sempre voluto dire stupire gli altri. Fin da quando, ragazzino, si cuciva gli abiti da solo e andava in giro per la sua città ricoperto di pizzi e di make-up. Nell Italia del 78, quel ragazzo truccato e <impaillettato>, riccioli neri e lunghi, calzamaglie aderentissime e tacchi alti, era come minimo stravagante. Se poi sculettava e cantava di mènage à trois cera tanto da far sobbalzare sulle poltrone dei salotti genitori e nonni. Lartista dello scandalo, fenomeno da baraccone, un travestito che imita David Bowie: erano soltanto alcune delle etichette che gli appiccicavano addosso. Ma che scivolavano sopra i suoi vestiti sgargianti di piume e di raso. Zero, a quel punto, non era più uno zero. Gli anni bui degli inizi, di una lunga gavetta nei localini della capitale, dei cambi dabito nelle cabine telefoniche per non scandalizzare il condominio di poliziotti dove viveva con la famiglia erano ormai lontani. Con Trapezio, nel 76, e ancor di più con Zerofobia, nel 77, Renato si afferma come personaggio. I ragazzi lo conoscono a memoria. Mi vendo, uno dei suoi primi successi pieni di provocazione,e cominciano ad affollare i suoi stravaganti spettacoli. Ma lanno del boom è il 1978 e lalbum è Zerolandia . Undici brani dalle sonorità accattivanti, in cui risuonano rock e tanghi, vecchi fox-trot e ironiche marcette. Parole diverse e originali, a volte crude, di immediata presa sui ragazzi che ancora non sono stati ribattezzati SORCINI ma che in Renato trovano un punto di riferimento, magari un po bizzarro ma autentico, ricco di valori universali come lamicizia e lamore. Zerolandia esce allinizio dellestate e subito esplode la febbre del Triangolo il 45 giri staziona per 14 settimane entro i primi cinque posti della classifica e conquista il 2°posto. Il 33 giri non è da meno, per due mesi è al 3°posto. Ma Zerolandia è un progetto a tutto tondo, preparato nei minimi particolari. Così il titolo dellalbum è destinato anche a dare il nome alletichetta discografica con la quale dora in poi Renato produce i suoi dischi. E Zerolandia diventa anche il nome dello spettacolo itinerante che lartista presenta in autunno, quello sotto il tendone da circo allestito per lui dai fratelli Togni. Uniniziativa costosissima che Renato finanzia con gli introiti delle serate estive, portando il suo cachet alle stelle: sette milioni a sera. Entrava in scena con un copricapo di piume e intonava Vivo, poi cantava La favola mia, e arrivato alla frase < Dietro questa maschera cè un uomo e tu lo sai> se lo toglieva e, mentre il tendone veniva giù dagli applausi, lui si accovacciava sul palcoscenico e si truccava lì, davanti al pubblico. La favola mia era anche il primo pezzo di Zerolandia, di sicuro uno dei più autobiografici delle sua preparazione. E il suo ritratto poeticizzato, limmagine di un ragazzo che aveva il sogno di far sognare gli altri: uomo, donna, clown, giullare, era tutto questo, ma soprattutto una persona che dietro la maschera si ritrovava, col coraggio di dire e fare tutto ciò che gli passava per la mente. La ricerca di una vera identità: è questo uno dei temi centrati dalla poetica di Zero. Un identità che paradossalmente, Renato trova dietro la maschera, sotto il trucco, indossando la sua seconda pelle. Un tema che ritorna anche in Io uguale io; lui sente il pericolo di perdersi e urlaIo, voglio unidentikit, carta e matita presto... Per trovare se stesso allora, è meglio affermare i propri principi, e Renato ne ha sempre avuti alcuni ben saldi; come la rinuncia alla droga di Uomo, no! in cui gli spacciatori diventano < sicari, vampiri>; oppure la difesa della natura contro i < sortilegi e stregonerie delluomo in Sogni di latta, una canzone ecologica, dove alla radioattività, ai satelliti che sfidano le stelle, ai fiori di plastica lui contrappone i sogni delluomo, ormai non più sogni doro ma poveri sogni di latta. Triangolo e Sbattiamoci due successi intrisi di ironia e ambiguità, ingredienti cari a Renato. Così, unappuntamento galante con una ragazza si trasforma in una serata a tre. Lui sulle prime non ci stà e grida Mollalo!. Poi ci prova e conclude col dissacrante la geometria non è un reato!. Sbattiamoci è ancora più esplicito, fin dal titolo. Renato come cantante dellanticonformismo sessuale quindi, fino alla masturbazione di Amaro Madleyin cui il protagonista sinnamora di un cartellone pubblicitario. Ma Renato č anche paladino dellamore che trionfa su tutto. In Sesso o Esse quel suo grido straziante < Vita, ho bisogno di vita> è in fondo laffermazione che il sesso da solo resta una < squallida idea!>
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