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sinossi:
House of flesh
mannequins è la storia di Sebastian (Domiziano Arcangeli, che
insieme a Cristopharo e a Daniele Panizza, è anche coraggioso
produttore del film), uomo introverso e complessato che, in tenera
età, aveva subito numerosi soprusi psicologici inflittigli dal
padre, e che ora vive una vita di angosciosa solitudine, puntellata
da una morbosa ossessione per ‘il guardare’.
Guardare, attraverso gli occhi meccanici di videocamere e macchine
fotografiche, le più oscene e aberranti deformazioni della coscienza
umana: omicidi, torture, atti sessuali espliciti e altri insinuati,
ma ancora più sconci.
Gli occhi ingordi di Sebastian lo spingono sino all’omicidio, al
guardare qualcosa provocato proprio da lui che, finora, era sempre
stato spettatore passivo di tutte le paure videoregistrate.
La sua labile coscienza vacilla, ma non basta. Sebastian subisce il
colpo di grazia quando conosce Sarah (Irena A. Hoffman), sua nuova
vicina di casa.
L’incontro non è casuale, e i due si fondono pericolosamente: lei
rimarrà per sempre invischiata nel vortice perverso ingabbiato nella
videocamera di Sebastian, mentre quest’ultimo finirà preda delle
allucinazioni figliate dalle oscenità incamerate dai suoi occhi
voraci.
Oscenità che lo avevano portato, nella parte centrale del film, a
visitare la casa dei manichini di carne, un luogo da incubo, un po’
lunapark – freak show, un po’ bordello, dove le ossessioni del
fotografo prendevano corpo in assurdi performer (interpretati da
body artisti e attori hard), manichini di carne indaffarati ad
affliggere i loro corpi nudi con pratiche sessuali e violenze.
Manichini fattisi portavoce dei messaggi che il pubblico odierno
vuole ascoltare, abituato dalla spietatezza dei media.
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