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Ritratti d'autore
Nonostante un esordio ingenuo e deludente, ciò che caratterizza la formazione Inglese, negli anni che vanno fra il 1970 e il 1976, è un inarrestabile progresso creativo, imperniato sulla figura dominante di Peter Gabriel, ma alimentato dalla classe nitida di tutti i musicisti. I Genesis compongono musica elegante ed onirica su tematiche narrative complesse, e per più di sei anni illuminano una folta schiera di adepti, sempre più esigenti. Il riscontro di pubblico è senza eguali, generoso anche quando la creatività artistica viene ad essere compromessa da scelte che ancora oggi appaiono incomprensibili, come l'uscita di Gabriel dal gruppo. Clamorosamente il successo commerciale dei singoli musicisti coincide con lo sfaldamento della band, anche andando oltre i reali meriti dei singoli componenti. L'insuccesso personale di Tony Banks, invece, appare inspiegabile almeno quanto la fortuna di Phil Collins, personaggio tanto abile alla batteria quanto nelle vesti di traghettatore di una musica sempre più orfana della sperimentazione e della complessità stilistica: un rinnego con censura di un passato radioso ed evidentemente scomodo. Notevole è stato anche l'impatto della band inglese sul pubblico italiano, che si fa trovare pronto, come sempre, a recepire il messaggio che vi giunge della madre Inghilterra. Proprio in Italia i Genesis riscuotono i primi segnali di un potenziale successo nei concerti ormai storici di Modena e Napoli. Nell'arena partenopea la teatralità del leader Gabriel non poteva non riscuotere l'ammirazione di un popolo per cui la vita stessa non è altro che una rappresentazione teatrale. In un panorama, come quello inglese, sempre più aperto ai cambiamenti ma ancora inadeguato ad una musica per la "mente", i Genesis arrivano senza far troppo rumore. Si diceva del deludente esordio con "From genesis to revelation" nel 1969 con temi comunque di difficile trattazione, come il vecchio Testamento, e un'età media di 16 anni! troppo poco se confrontato al fulminante ingresso nella scena progressive dei King Crimson con il leggendario "In the court of the crimson king", eppure non è mai stato messo in discussione lo spessore storico dei Genesis con la precoce maturità artistica del Re Cremisi. Del resto, in una tourneè del 1971, l'ancora acerba macchina Genesis viene chiamata a supportare i Van Der Graaf Generator e lo stesso Peter hammill dichiarò che dopo pochi concerti "era impossibile sul palco far meglio di loro". Quella dei Genesis è una scrittura raffinata, ricca di citazionismo letterario, spesso solenne e maestosa, a tratti divertente e sarcastica. Una musica totale insomma, inevitabilmente scenografica, i cui personaggi, immaginari o (sur)reali, le ambientazioni, fiabesche o metropolitane, "non esistono al di fuori delle cuffie dell' ascoltatore"... I primi tentativi artistici prendono forma nella scuola di musica Charterhouse a Londra, nella seconda metà degli anni sessanta, grazie a quattro ragazzi di famiglie benestanti, Peter Gabriel, Anthony Banks, Antony Phillips e Michael Rutherford. Ma prima di accettare da una sottoetichetta la veloce proposta di incidere il primo disco, alla batteria viene chiamato un certo Cris Stewart e si parte con "From Genesis to revelation". Non fu certo un successone ma i giovani muscisti ritentano l'anno dopo con il primo album maturo "Trespass", con alle spalle la Charisma, etichetta nata per lanciare nuova musica. I Genesis sembrano ormai catapultati nel circuito, ma a spezzare l'incantesimo ci pensa il chitarrista Phillips dichiarando a sorpresa di non riuscire a reggere emotivamente i concerti dal vivo. Il suo ritiro è inevitabile e getta nello sconforto la band, anche perchè l'ex guitarist aveva firmato molti dei primi successi del disco come "The knife" e, pare, avesse in cantiere quella che poi sarebbe stata "The musical box". Steve Hackett, letteralmente folgorato dalle esibizioni dei Genesis vi si propone come chitarrista invitando la band a casa sua. La sua è una preparazione essenzialmente rock in contrasto con le musiche medievali e barocche, ma la sua notevole strumentazione e tecnica convincono la formazione e reclutarlo. Manca solo un tassello, ovvero la sostituzione dell'inadeguato batterista; dopo diversi provini viene preso Phil Collins e con questa nuova compagine i Genesis partono per il successo mondiale. La storia della band può essere divisa in due periodi: il primo, l'era-Gabriel, rappresenta il momento glorioso, dall'ancora ruvido "Trespass" al sorprendente binomio "Nursery-Foxtrot", che beneficia dell'inserimento nella band del chitarrista Steve Hackett, fino al compimento dell'opera con "Selling England by the pound" e "The lamb lies down on broadway", capolavori impareggiabili, una sorta di punto di non ritorno. Il secondo periodo, orfano della creatività di Peter Gabriel, mantiene toni elevati soprattutto con "A trick of the tail", straordinariamente riconducibile, per spessore tecnico, ai fasti del passato, e se nel successivo "Wing and Wuthering" un Tony Banks con più libertà di azione intravede il più intenso ed elaborato album dei Genesis (a me non sembra!) è già evidente il cambiamento di rotta del suono Genesis. L'addio di Steve Hackett prima dell'uscita di "And then there were three" pone fine ai Genesis progressivi, ma spalanca le porte a quelli commerciali! E' una "progressiva involuzione musicale" portata avanti con arroganza ed invidiabile convinzione.
"Can you tell me where my country lies?" said the unifaun to his true love's eyes. "it lies with me!" cried the queen of maybe for her merchandise, he traded in his prize. Michele De Felice
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