|
|
Uscito nel 2007, Prodigiosa Macchina, è un progetto ambizioso e
sicuramente un prodotto di nicchia. L'autore è Mario Cottarelli, notevole
compositore e polistrumentista, figlio del progressive, genere dal quale
ha attinto per creare questo interssante disco.
Si tratta di un lavoro molto originale sia nella stesura dei testi, temi
molto attuali,sia nella composizione dei brani. Lo stile della scrittura
assume le forme di un dialogo aperto tra l'ascoltatore ed il compositore
attraverso il quale ci si interroga sul futuro di una società in costante
evoluzione. Certo, affrontare tematiche così attuali, così ardite,
richiede un grosso impegno,tuttavia l'autore riesce in maniera impeccabile
a concettualizzarne i contenuti tramutandoli in musica attraverso lo
strumento che più di tutti permette di farlo: il rock progressivo. Una
musica multiforme che evolve dalla sua intrinseca natura mutevole,che rompe
gli schemi della tradizione scoprendo sempre nuove forme e nuove
soluzioni. Ed ecco allora le continue variazioni di tempo, gli assoli di
tastiere, gli arpeggi di chitarra, le morbide melodie. Un mosaico
variegato e ricco, contaminato (ben venga!) dalle atmosfere ambient e
dall'uso dell'elettronica.
Il primo brano ,eponimo del disco, è una lunga suite della durata di ben
21 minuti in cui si medita sulle potenzialità del nostro cervello, molto
spesso frenate dalle barriere che ci vengono imposte dai pregiudizi della
società. La musica accompagna sapientemente la stesura narrativa del
testo,che a volte ammonisce (...c'è chi ha muri di marmo alti e
indistruttibili..), altre volte interroga mediante citazioni
filosofiche (...Il sapiente sapete chi è?E' proprio quello che sa di
non sapere...)
Le elaborate dissertazioni sono ben supportate da parti strumentali molto
incisive che mutano tra loro e che si aggangiano ripetutamente ad uno
stesso filo melodico. Particolarmente interessante a tal proposito, il
break al minuto 3:17. Cambia drasticamentel'atmosfera su tonalità dolci e
rilassate che mi ricordano molto i Genesis del periodo Foxtrot.
Il secondo brano, invece,"Il pensiero dominante", focalizza
l'attenzione sull'idea di una società in cui è possibile acquistare "...cultura
preconfezionata...",un mondo in cui ognuno sceglie il livello di
cultura che più gli si addice!
Anche quì emerge il grande lavoro del musicista, abile a fondere parti
strumentali a sezioni melodiche davvero riuscite. Ne esce fuori un pezzo
molto digeribile malgrado la complessità degli arrangiamenti, grazie
soprattutto al refrain centrale che trascina l'ascoltatore fino all'ultimo
brano,"I cori della via lattea", strumentale del disco.
L'ingresso corale pare presagire ad un viaggio nell'infinità dello spazio.
Ora le tastiere la fanno da padrona tra delicati arpeggi e repentini
slanci solistici. Il brano è molto bello ma non raggiunge mai l'infinito,
bloccato troppo spesso nei labirinti della base corale di cui si nutre. A
rubargli lo scettro di perla del disco è sicuramente il primo
brano:assolutamente un capolavoro!
››
Ritorna a [Recensioni
progressive]
|