Questa informazione gratuita è
dedicata a tutti i Zappoli del mondo perché conoscano la
vera storia del cognome che è certamente unifamigliare,
cioè agli appartenenti in origine ad un'unica famiglia.
L'origine della maggior parte dei
cognomi italiani avviene a partire dal 1400.
Tutti gli Zappoli sono imparentati
tra loro e la grandissima parte di essi discende direttamente
da Domenico de' Giorgi detto Zapolo nato a Labante (vedi mappa)
comune di Castel d'Aiano provincia di Bologna alla fine del 1400.
Nell'elenco telefonico 1998 di Bologna,
ne esistono 74.
In origine avevano il cognome De'Giorgi
ed erano detti Zapolo
il soprannome divenne piano
piano unico cognome
da Zapolo a Zapoli a Zappoli
..
e deriverebbe da una storpiatura del nome Gianpaolo che scritto
con la "z " iniziale e detto in dialetto bolognese suonava
"Zanpol" di qui "Zapol" poi italianizzato
in "Zapolo"
. poi "Zapoli" infine "Zappoli"
.
niente a che fare con il noto strumento agricolo, zappa, (si potrebbe
supporre collegabile al mestiere di contadino).
Non esiste nessun legame tra il
cognome Zappoli ed il paese di Zappolino, comune di Castello di
Serravalle, provincia di Bologna vicino a Bazzano (vedi mappa)
a 20 km da Bologna.
Erano piccoli proprietari terrieri,
NON NOBILI, di povere terre dell'Appennino (altezza
500 MT. clima nord europeo continentale, la patata ed il mais
arrivano probabilmente solo verso il 1600, non agricoltura solo
boschi senza olivi), adatte a pecore e capre, che producevano
castagne per gli uomini e ghiande per i maiali; la terra buona
(arabile) di pianura era allora quasi tutta dei nobili e della
Chiesa.
Esistono quasi sempre per ciascuno
di essi (Zappoli) dei rogiti di compravendita e dei testamenti.
L'atto più antico trovato è stata una vendita-permuta
di terreni di Pellegrino detto Zapolo di Labante con rogito notaio
Davide Tonelli di Vergato (vedi mappa 35 km da Bologna) il 13/01/1552.
Lo stemma di famiglia con l'alberino
e la colomba è nei sigilli notarili (conservati all'Archivio
di Stato di Bologna numeri 58 e 87 dei notai Giovanni Pellegrino
Zappoli (che rogò dal 1746 al 1788) ed Andrea Zappoli (che
rogò dal 1769 al 1802) oltre a quello (uguale ai primi
due) disegnato con schizzo a penna da ignoto (presumibilmente
nel 1600) contenuto nel libro chiamato "Blasone bolognese"
e conservato all'Archivio di Stato di Bologna.