Tania era perseguitata dalle ingiustizie avvenute nella vita,
era la penultima di sette figli, suo padre era un artigiano scalpellino pieno
di tante virtù, sapeva fare di tutto dal professore in letteratura al muratore,
mio padre era in società con sua sorella in una fabbrica di cemento e gesso per
costruzioni, nel periodo del dittatore Mussolini.
Il governo mise molte tasse di ricchezza degli immobili, un po’
truffato dal cognato e mio padre andarono in rovina, con la famiglia numerosa,
fu costretto a vendere tutto anche una metà della casa, dopo questa rovina il
governo di Mussolini cambio, la legge che le famiglie numerose erano assenti
dalle tasse di ricchezza degli immobili.
La madre di Tania
casalinga figlia di un ricco costruttore edile, una famiglia molto rispettata,
mentre la famiglia di mio padre erano meno conosciuti, la loro posizione era
mediocre.
Tania aveva solo due anni ricordandosi dei suoi tristi ricordi,
perché le sono rimasti impressi, dopo Tania sono nate due gemelle che a solo
sei mesi morirono di pertosse, ricordo che il giorno dei funerali si scateno un
temporale, ed era il periodo di primavera io che ero ancora piccola, mi sentii
trascurata.
Mia madre seduta davanti alle piccole bare bianche piangeva le
defunte, io vedendo ciò ho per altri miei motivi mi misi a piangere anch’io.
La zia Cristina cognata di mia madre e sorella di un sacerdote
che era il preside della scuola superiore, mi prese in braccio per non farmi
piangere prese dei confetti che si trovavano sparsi sulle piccole defunte
vestite da sposine, e me li misi in mano, dandomi ad altre ragazze conoscenti
le quale mi contusero fuori all’aperto, il temporale era cessato. Sotto le
grondaie cera una conca piena d’acqua piovana, mi avvicinai mettendo le mani
caddero i confetti uno solo era nella mia bocca, i confetti delle mie sorelle
defunte.
Verso sera si portarono le due piccole bare bianche una dietro
l’altra, ricordo d’averle seguite con l’o sguardo fisso fin quanto non si
vedevano più, mi sembrava tutto strano perché mia madre piangesse le sorelle e
trascurava gli altri, la sera quando si doveva andare a letto io dissi con mia
madre che bello, ora sono io la piccola, "risposta" non ti rallegrare,
io volevo solo un po’ di tenerezza e ne avevo il diritto, niente di tutto
questo.
Mia madre per non lasciarmi con le altre sorelle, mi portava con
lei in campagna, avevo solo due o tre anni, mi stancavo a camminare per uno o
due ore, e se non lo facevo, mi morsicava sulle braccia, delle volte ero
sfinita e mi buttavo ai lati della strada per terra, e mia madre insisteva
cammini, io una volta gli ho detto non sono io sono i piedi che non camminano
più e piangevo per paura che lei mi picchiasse ancora, per fortuna non lo fece
perché io ero già sfinita. Molte volte ho preso per strada anche temporali e
spaventi d’ogni genere.
Tania aveva raggiunto l’età dell’asilo ed era una bambina molto
provata d’ogni cosa, la scuola era gestita dalle suore, alcune di queste erano
molto cattive facevano particolarità e simpatia, o a chi li pagava di più
perché c’era la fame della guerra.
Le suore erano cattive con chi si addormentava con le braccia
sul banco, non si poteva andare in bagno se non si era l’oro simpatiche, si
mancava un po’ di pane e frutta dal paniere portato da casa, se io non stavo
bene di salute, non mi capivano, quando ci lasciavano dormire sul banco c’era
una suora con una lunga canna che picchiava sulla testa a chi voleva chiedere
qualcosa alla suora.
Una mattina decisi di non andare più all’asilo, mia madre
insistette, io piangevo e dicevo non voglio più andare dalle suore voglio
andare dalle maestre, la mamma con una fune bagnata in acqua mi picchiò, io
singhiozzando ripetevo non ci vado più, per mancare i colpi della fune
m’infilai sotto una sedia di paglia, come usciva un piedino lei mi picchiava,
con le mani tenevo la sedia stretta, mia madre cercava di strapparmi la sedia,
io ero molto spaventata e piangevo di dolore, dal pianto mi sentivo strozzare
le gola, poco distante abitava la zia Cristina la quale senti i miei gridi e
accorse in mio aiuto rimproverando mia madre, dicendo sei impazzita?
Prendendomi in braccio cercava di calmare il mio pianto, io
intanto singhiozzavo e mi mordevo la lingua, mi porto a casa sua, io per tutto
il giorno non potevo dormire, non volevo più tornare da mia madre, la zia mi
aspetto che mi fossi addormentata e mi consegno a mia madre.
Al mio risveglio c’era mia sorella Nina di dodici anni più di
me, era la maggiore delle figlie, in quel periodo mi sono ammalata, non mi
tenevo in piedi, mi caddero perfino i capelli non ho mai capito e saputo di che
malattia avevo sofferto.
Passo un anno e mia madre partorì il settimo figlio era una
femmina io avevo tre anni e due mesi, il parto fu in casa al piano di sopra
dove mia madre stava con delle altre donne, mentre io stavo sotto con un
braciere al centro della camera, ero seduta su una sedia stando ferma perché
cosi mi avevano ordinata, verso sera tutti se n’andarono via ed a me venne il
sonno sulla sedia cosi incominciai a vacillare, ad un tratto s’impigliarono i
tacchi delle scarpe nella sedia ed io caddi con le braccia nel braciere
scottandomi mi misi a gridare dal dolore, fu di nuovo la zia a soccorrermi
perché era con mia madre.
Le altre sorelle erano state allontanate per timore che
sentivano mia madre partorire, io ero sempre malaticcia, una bambina mal
nutrita e bisognosa in tutto, con solo cinque anni mi mandò alle elementari
dove non ero brava, forse avevo bisogno di essere curata ero molto debole, in
classe mi appoggiavo sul banco e avevo sonno, nessuno mi capiva neanche la
maestra si accorgeva della mia debolezza.
Cosi io fui costretta a ripetere l’anno scolastico e quella
maestra mi odio per tutta l’elementare, disprezzandomi con le altre insegnanti,
con mia madre la quale poi a casa prendeva la fune, in classe la maestra
prendeva la bacchetta, mi sembrava che tutti volessero che io fossi sempre la
migliore seno erano botte, c’era molta miseria era la guerra mancava tutto meno
le botte.
Come ho già detto prima i miei genitori per le tasse vendettero
una parte della casa, la quale era composta, da un lato c’era una stanza con il
balcone che dava su un corso ben alberato, dove la domenica si vedeva il
passeggio dei ricchi o fortunati, dall’altra parte cerano due stanze le quali
davano sulla campagna con tanti alberi di castagne e amarene, questi terreni
erano coltivati da noi in affitto.
Nel periodo della guerra gli aerei passavano in gran formazione,
e qualche bomba è caduta poco distante dalla nostra abitazione, quando fu
l’armistizio con l’America, i Tedeschi che erano prima nostri alleati non
accettarono la nostra resa, cosi si sono sentiti traditi da noi Italiani.
Il nostro esercito comprese tutta l’Italia era disastrata, per
questo ci siamo arresi, ma i Tedeschi si vendicarono contro tutti uccidendo e
distruggendo quello che potevano, in Italia i pochi uomini che erano rimasti
formarono i Partigiani, i quali cercarono di difendere l’Italia dai massacri
che compivano i Tedeschi.
Gli Americani perseguitavano i Tedeschi per farli ritirare, con
i caccia li mitragliavano ed i Tedeschi di giorno si nascondevano sotto gli
alberi di castagne, ma i caccia Americani a bassa quota sfrecciavano intorno
agli alberi per cercare di mitragliare solo i soldati e non i civili.
Tania per paura dei mitragliamenti mi nascosi sotto il tavolo
della cucina e pregavo Gesù Cristo, mia madre rideva di me che pregavo, io
avevo sei anni ero ancora una bambina, un giorno dissi con mia madre chi ha
ucciso Gesù? Continuai a dire se ora Gesù fosse con me o avessi un pezzo del
suo vestito tutto era meglio, ma mia madre mi guardo sdegnata e non mi rispose.
Non sapevo ancora niente del vangelo mi erano uscite proprio
spontanee, dentro di me la prima volte che sentii una voce che disse, " Tu
celai a dosso il vestito di Gesù", ingenuamente mi guardai il mio vestito
che era un po’ sporco, e dissi magari, raccontai tutto a mia madre
stupidamente, la quale mi guardo e disse quasi, ed aggiunse sono stati gli
Ebrei che anno ucciso Gesù Cristo, allora io con rabbia affermai che
l’ammazzino tutti, e mia madre rispose e quello che stanno facendo.
Dopo sei anni di guerra mio fratello Rico, che era partito in
marina da volontario all’età de sedici anni, e si era sposato con un’Americana
che conobbe in quel periodo dopo l’Amnistia che le navi Italiane furono
condotte in America per proteggerle dai Tedeschi e per rifornirle, doveva
essere congedato con i gradi di Colonnello, ma lui rifiuto sia perché in Italia
cera molta povertà e non cera lavoro se non quello d’agricoltore, sia per
raggiungere la moglie in America.
In quel periodo cera una cattiva usanza quasi tutte le donne non
dovevano imparare i mestieri dei maschi, erano schiave della famiglia, si
doveva fare il possibile nei lavori di casa, onorare i genitori con serietà e
sacrifici senza uscire dai limiti, si dovevano adattare in tutto per mancanza
di possibilità.
Mia madre un po’ gelosa di noi figlie, "poiché lei era
stata unica figlia femmina in una famiglia di sei figli", si sentiva
infelice e faceva il possibile per augurarci una cattiva sorte, nello stesso
tempo mio padre era al contrario, non voleva che noi facessimo una vita in
agricoltura, e per questo delle volte tra loro si litigava e mia madre
rispondeva a mio padre non sono meglio di me, devono fare quello che dico io e
si devono sposare chi dico io.
Tutto
il materiale che potete visionare o scaricare è dei rispettivi proprietari. Si
prega di rispettarne il copyright: su ogni pagina c'è il preciso riferimento
all'autore.
Se volete distribuire su altri siti le pagine qui presenti si prega di
inoltrare una mail alla redazione. Inoltre non ci assumiamo
responsabilità di malfunzionamenti dovuti ad un cattivo uso dei suggerimenti o
consigli che trovate in questo sito. Si ricorda che è fatto divieto assoluto di
linkare materiale depositato in queste pagine. Per richieste particolari si
prega di contattarci.
Copyright 1999-2001.TopGan. All rights reserved