Capitolo 5
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Il primo figlio

Tania poteva parlare solo con sua cognata Anni della sua situazione, ma delle volte cerano anche delle discussioni giacché stava sempre con me, mia cognata la notte parlava nel sonno e io ne sentivo di tutti i colori.

Una volta dissi a mia cognata Anni, per fortuna mio marito non è come voi e meglio; Anni si sentì offesa e mi rispose è proprio tuo marito diverso da noi è peggio di quanto credi, Anni mi fece un mucchio d'elenchi, accusò suo fratello dicendo: per prima cosa è un puttaniere, poi non sa tenere moglie, ed è anche vagabondo, risposi io non è vero.

Ma lei ripeteva, vedi che non è capace di trovarsi un lavoro per conto suo? Io risposi siete voi che non volete, come mi aveva riferito mio marito Fobiola, non li date lo spazio d'essere libero per conto suo, Anni insisteva è lui non è colpa nostra, lui si è messo a piangere con nostro padre per restare, poi vedi che si è sposato ad un paese forestiero qui nessuno la voluto, allora io risposi ha è cosi! Prima ai detto che erano gli altri ragazzi non buoni ora è tuo fratello stai facendo due facce, non vi sopporto più io lavoro con voi e tutto il giorno e tutto appartiene a voi io non guadagno nulla.

Fobiola afferma che siete voi a non lasciarlo andare, Anni replicò noi abbiamo creduto che tu fossi capace di cambiarlo, ma io dissi io sono stufa di voi tutti e quando v'erra tuo fratello ne sentirà, io sono pronta per andarmene anche subito se potessi.

Quando è tornato mio marito mi rispose che non era vero nulla di ciò che diceva sua sorella, era solo per vendicarsi del fatto che non l'avevo portata al paese giacché era festa.

Era il primo S. Antonio "protettore" che io ero sposata, e lui al paese ed io in masseria con sua sorella, risposi io ora tu per fornirle la prova che sei capace di lavorare per conto tuo lascia e trovati un altro lavoro.

Fobiola non sapendo che bugia trovarmi mi disse resto qui per prendere il contratto d'affitto di questi terreni, perché sono i migliori, risposi io fra cento anni tu non sei l'unico figlio per pretendere.

Fobiola vedendomi insistere incominciò a gridare assicurando che era lui il padrone di fare quello che voleva, per non litigare gli risposi vedrò se è vero che sai badare alla tua famiglia, le parole di mia cognata mi avevano molto turbata e aperta gli occhi come sì sul dire.

Erano passati cinque mesi dal mio matrimonio si lavorava sempre, si zappava le fave il granturco, i pomodori, si toglieva l'erba nel grano, e tanti altri lavori, io continuavo a lavorare con Anni, ero incinta del primo figlio, mio marito non mi diceva nemmeno dove andava.

Solo una volta il mese lui ho suo padre mi portavano al paese con mezzi che potevano, per fortuna non avevo bisogno di nulla c'era il mio corredo, mio marito sì e no mi dava qualche centesimo.

Il mese di giugno vedevo mio marito solo di rado perché lui era impegnato con la mietitrice, erano gi anni 1954.

Io con Anni dopo si raccoglieva i fasci di grano, poi le spighe che cadevano per il campo, io alle mie condizioni facevo molta fatica per stare piegata tutta la giornata, il caldo faceva soffocare, la stanchezza che si accumulava, non c'era un albero per potersi riparare e prendere un po' di respiro, eravamo in una grand'estesa pianeggiante lungo il fiume Ofando, quel periodo c'era anche la malaria ed il mio fisico era abituato ad un'altra temperatura.

Anni era una ragazza abituata a quelle temperature, mentre io con quella temperatura e stando piegata nelle mie condizioni mi usciva il sangue dal naso, che perduro per parecchi giorni, mia cognata non si curava di me anzi sosteneva che lei mi faceva un favore per lavorare con me, ed io non potevo parlare a mio marito, se ero fortunata di vederlo m'impedivano di parlargli, cosi io fui costretta a lamentarmi con mio suocero, lui era sempre alla masseria senza far nulla con la scusa che aveva una gamba che gli faceva male.

Pensai è anche lui un padre mi capirà, e gli riferii il mio caso, lui si arrabbiò ricordando che io ero vagabonda e non volevo lavorare, poi mi desse cosa credi che cosi si guadagna il pane? Per poco non mi prese a schiaffi, rimasi sbalordita di quell'atteggiamento ed ebbi paura, erano degli incoscienti cosi continuai il lavoro finche ebbi degli svenimenti e forti dolori alla schiena accompagnati da vomito, solo cosi decisero di portarmi al paese, ebbero un po' di paura, i miei genitori non sapevano nulla della mia situazione.

Mentre eravamo per strada al paese io sentii di nuovo quella voce che mi desse, tu hai un brutto destino avrai sei figli, un figlio ti aiuterà ma non tanto, il resto l'ho faccio io……, io tra me dissi mio Dio… cosa sento, sarà la mia stanchezza.

Al paese era mia suocera che doveva decidere per tutto, chiamò l'Ostetrica per sapere le mie condizioni o per sapere di quanti mesi ero, l'Ostetrica assicurò che ero di sette mesi e non può ritornare in campagna è molto stanca e con la febbre, cosi rimasi al paese.

Mancava poco per la nascita ed io non avevo ancora il corredino per il neonato, mia suocera che era la padrona di tutto fu costretta a comprare la stoffa per il corredo al bambino, io lo confezionai e ricamato con le mie mani.

Il primo anno in quella famiglia fu veramente terribile, quell'anno ci fu una magnifica raccolta, per il maggior guadagno, i miei suoceri comprarono altra roba per il corredo d'Anni e comprarono un motore agricolo per arare i terreni ma non lo pagarono tutto quindi fecero anche delle cambiali, anche la mia dote fu consumata dai miei suoceri, mio marito un po' alla volta prendeva dicendomi di non preoccuparmi che poi li avrebbe rimessi aggiungendo gli altri, io per non dimostrare egoismo, non dissi nulla perché davo fiducia a mio marito e gli dissi soltanto che era anche suo il pensiero almeno credevo.

In questi due mesi d'attesa per il parto dove io abitavo mancava tutto dalla luce all'acqua, per attingere l'acqua con i secchi dovevo fare una salita di più di vendi scale con il secchio pieno e una pancia che mi toccava le ginocchia, per mangiare avevo solo farina di grano, e pere io avevo lavorato insieme con mio marito, il guadagno era soltanto per i suoi famigliari.

Qualche vicino per curiosità chiese a mia suocera ora dovete dividere con vostra nuora, lei rispose mia nuora avrà quello che avanza a noi, vuol dire che non avrò nulla, tutto questo mi fu riferito dai vicini Anche mia sorella Osvalda sembrava pentita di avermi fatto conoscere Fobiola.

Avevo scritto a mia madre se poteva venire a farmi compagnia per il mio parto, e dieci giorni dopo mia madre venne da me, mi porto tanti regali per il neonato, e anche cose da mangiare.

Mia madre vedendo come io stavo come io vivevo disse meravigliata, "non mi aspettavo che tu vivessi in queste condizioni.".

Alla fine d'ottobre nacque un bambino che gli diedi il nome Rino, la sera subito mia madre aveva la febbre, chiamammo il dottore che ci disse che era febbre maltese, per me era un miracolo che mi ero salvata, forse perché ero giovane.

Il medico ordinò a mia madre di allontanarsi da me per il bambino, mio padre con una macchina si portò via la mamma, ed io non ebbi la fortuna di essere custodita, rimasi sola il giorno dopo la nascita del mio primo figlio, ed io non stavo tanto bene poiché il parto non fu tanto facile.

Mio marito non mi risparmiava neanche i giorni dopo il parto, il suo comportamento era come un animale, poi mi venne anche la febbre ed io ero sola dovevo lavare la roba, i pannolini del bimbo e acqua in casa non c'è nera.. "chi mi aiutò?" solo Dio!

Tutto l'inverno rimasi al paese e la casa era appena riscaldata con un braciere di carbonella, dove abitavo era in affitto composta di solo due camere con la copertura di tavole e subito cerano le tegole, senza elettricità perché mio marito diceva che non era necessaria visto che io ero sempre in campagna, per illuminare un po’ cera un lume a petrolio che la notte stava sempre al minimo perché il bambino piangeva sempre, forse dipendeva anche dal mio latte perché io non ero mai tranquilla.

Verso marzo Fobiola mancò dal paese per quasi un mese, mi aveva lasciata con solo due mille lire, non era un gran ché nel 1955 io dovevo comperare tutto anche per il piccolo che si ammalò di bronchite, io con poco latte, e il bambino non aveva abbastanza nutrimento, non cera mai carne, ne frutta, solo pasta fatta dalle mie mani.

Una mattina mi mancavano i fiammiferi per accendere il lume, ed io non avevo quindici lire per poterli comprare, ricordo benissimo il costo perché una sera decisi di andare da mia suocera per chiedere quindici lire, lei mi rispose nonne ho, ed io le risposi come faccio ora? Devo accendere il lume la notte, poi le dissi di avvisare mio marito che io avevo bisogno di soldi, lui sicuramente se lì e fatti dare da chi a fatto i lavori a conto terzi, mia suocera rispose; verrà tuo marito e ti porterà la "ionna" una parola volgare significava, e con le mani si teneva la pancia siccome era una donna molto grassa.

Io a quelle parole mi sono irritata e le dissi, lui se ne sta tranquillo non sa che ha una moglie e un figlio? Mia suocera più seccata di prima rispose, tu avevi due mille lire cosa ne hai fatto? Ha quel punto capii tutto, era lei che controllava tutto, non ebbi più pazienza e con collera le risposi tu aumenti la pancia e noi moriamo di fame, approfittatori, egoisti, voi fate i gradassi con il sudore degli altri, vi siete approfittati di me, della mia buona fede, della mia dote, siete degli avvoltoi, se a me viene la voglia di quello che tu mangi io non posso averlo e di più devo allattare, non pensi neanche a questo bambino? Che ha bisogno di tutto? Lei rispose solo che ne so della tua dote, io ripetei vigliacchi negate persino, con il rimanente avete pagato i mietitori ed indicai la zona e me ne tornai a casa.

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