Le poesie del mese, raccolte da Tantris

(in circa due anni: si tratta di mesi lunghi!)

Indice:




Il sonetto della perduta speranza


Perdi o bonde e a esperança.
Volto pálido para casa.
A rua é inútil e nenhum auto
passaria sobre meu corpo.

Vou subir a ladeira lenta
em que os caminhos se fundem.
Todos eles conduzem ao
princípio do drama e da flora.

Não sei se estou sofrendo
ou se é alguém que se diverte
por que não? na noite escassa

com um insolúvel flautim.
Entretanto há muito tempo
nós gritamos: sim! ao eterno.

Ho perduto il tram e la speranza.
Pallido ritorno a casa
La strada è inutile perché nessun'auto
passerebbe sul mio corpo.

Mi accingo al pendio lento
in cui si fondono i cammini.
Tutti conducono
al principio del dramma e della flora.

Non so se sto soffrendo
o se qualcuno si diverte -
perché no? - nell'incerta notte

con un flauto inestinguibile
mentre da cosí tanto tempo
noi gridiamo sí! all'Eterno.

Carlos Drumond de Andrade


Pensieri mentre si annega





Let others quarrel above my grief
raven like wolves over a cache of meat
my grief is now the property of the state
long self-starved it is on relief
many of these with surfeit of happiness need it

the evening darkens with a sense of guilt
like a thunderstorm blackening the promontory
smearing the remembered headland of a life
with a child's scrawl of chaos against the night
the tourists wait with fatuous smiles of triumph
with bereaved arms upon the gossiping shore
having known the corpse they are for a moment
    great.

Lascia che altri litighino sul mio dolore
avidi come lupi su una preda di carne
i miei dolori, adesso, son tutti dello stato
che da tempo li ambiva per sollievo di molti
che hanno eccedenze in gioie,
    e quindi li richiedono
questa sera incupisce con senso di colpa
come una tempesta che abbruma i l promontorio
imbrattando la punta della memoria di una vita
con caotici scarabocchi infantili nella notte
i turisti attendono con fatui sorrisi trionfali
le braccia a lutto, sulla petulante spiaggia
visto il corpo, si sentono, per un momento,
    grandi.

Malcom Lowry



I CERI




Tou mellontos e meres stekont'emprostà mas
sa mia seirà kerakia anamena -
chrusà zesta kai zoerà kerakia.

'E perasmenes meres piso menoun,
mià thliberè grammè kerion sbysmenon;
tà piò kontà bgazoun kapnon akome,
katamaura kerià, kurtà, lyomena.

Dèn thelo nà tà blepo; mè lupei e morfé ton,
kai mè lypei to proto phos ton nà thymoumai.
'Empròs kyttazo t'avamena mou kerià.

Dèn thelo nà gyriso nà mè dio kai phrixo
tí gregora pou e skoteinè grammè makraivei,
tí gregora pou tà sbystà kerià plethaivoun.
I cari giorni del nostro futuro
stanno davanti a noi come dei ceri,
una teoria di ceri, accesi, color d'oro.

Restano indietro i giorni del passato,
una triste teoria di ceri spenti;
i piú vicini mandan fumo ancora,
ceri anneriti, contorti, disfatti.

Io non li voglio guardare, m'accora
il loro aspetto e m'è pena il ricordo
di loro prima luce. Io guardo avanti
verso i miei ceri accesi. E non mi voglio

voltare indietro, non voglio vedere
rabbrividendo, come, in un momento,
la linea dell'ombra si fa lunga,
come presto s'accrescono i ceri spenti.

Kostantinos Kavafis


Aprèslude




Tauchen mußt du können, mußt du lernen
einmal ist es Glück un einmal Schmach, -
gib nicht auf, du darfst dich nicht entfernen,
wenn der Stunde es an Licht gebrach.

Halten, Harren, einmal abgesunken,
einmal überströmt und einmal stumm,
seltsames Gesetz, es sind nicht Funken,
nicht alleine - sieh dich um:

Die Natur will ihre Kirschen machen,
selbst mit wenig Blüten im April
hält sie ihre Kernobstsachen
bis zu guten Jahren still.

Niemand weiß, wo sich die Keime nähren,
niemand, ob die Krone einmal blüht -
Halten, Harren, sich gewähren
Dunkeln, Altern, Aprèslude.
Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere, andartene non puoi
quando è mancata all'ora la sua luce.

Durare, aspettare, ora giù a fondo,
ora sommerso ed ora ammutolito,
strana legge, non sono faville,
non soltanto - guardati attorno:

la natura vuol fare le sue ciliegie
anche con pochi bocci in aprile
le sue merci di frutta le conserva
tacitamente fino agli anni buoni.

Nessuno sa dove si nutrono le gemme,
nessuno sa se mai la corolla fiorisca -
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, aprèslude.

Gottfried Benn



Ho tanto sognato di te




J'ai tant rêvé de toi que tu perds ta réaliteé.
Est-il encore temps d'atteindre ce corps vivant et de baiser sur cette bouche la naissance de la voix qui m'est chère?
J'ai tant rêvé de toi que mes bras abitués,en étreignant ton ombre, à se croiser sur ma poitrine ne se plieraient pas au contour de ton corps, peut-être.
Et que, devant l'apparence réelle de ce qui me hante et me gouverne depuis des jours et des années, je deviendrais une ombre sans doute.
O balances sentimentales.
J'ai tant rêvé de toi qu'il n'est plus temps sans doute que je m'eveille. Je dors debout, le corps exposé à toutes les apparences de la vie et de l'amour et toi, la seule qui compte aujourd'hui pour moi, je pourrais moins toucher tonfront et tes lèvres que les premières lèvres et le premier front venus.
J'ai tant rêvé de toi, tant marché, parlé, couché avec ton fantôme qu'il ne me reste plus peut-être, et pourtant, qu'à être fantôme parmi les fantômes et plus ombre cent fois qui l'ombre qui se promène et se promènera allégrement sur le cadran solaire de ta vie.
Ho tanto sognato di te che la tua realtà svanisce.
È ancora tempo di raggiungere quel corpo vivo e di baciare su quella bocca la nascita della voce che mi è cara?
Ho tanto sognato di te che le mie braccia abituate, stringendo la tua ombra, ad incrociarsi sul mio petto non aderirebbero più al contorno del tuo corpo, forse.
E che dinnanzi all'apparenza reale di ciò che mi ossessiona e mi governa da giorni e anni, io diverrei certo un'ombra.
O bilance sentimentali.
Ho tanto sognato di te che non è più il momento di svegliarmi. Dormo in piedi, con il corpo esposto a tutte le apparenze della vita e dell'amore, e tu, la sola che conti oggi per me, potrei toccare meno la tua fronte e le tue labbra che le prime labbra e la prima fronte che incontro.
Ho tanto sognato di te, tanto camminato, parlato, dormito con il tuo fantasma che non mi resta più forse e tuttavia che essere fantasma tra i fantasmi e più ombra cento volte dell'ombra che vaga e vagherà vivida sul quadrante solare della tua vita.

Robert Desnos


Ringrazio Diorta per avermi segnalato e trascritto questa poesia, che dedico a E.



Specie quando il vento d'ottobre...




Especially when the October wind
with frosty fingers punishes my hair
caught by the crabbing sun I walk on fire.
and cast a shadow crab upon the land,
by the sea's side, hearing the noise of birds,
hearing the raven cough in winter sticks,
my busy heart who shudders as she talks
sheds the syllabic blood and drains her words.

Shut, too, in a tower of words, I mark
on the horizon walking like the trees
the wordy shapes of women, and the rows
of the star-gestured children in the park.
Some let me make you of the vowelled beeches,
some of the oaken voices, from the roots
of many a thorny shire tell your notes,
some let me make you of the water's speeches.
(...)

Specie quando il vento d'ottobre
con gelide dita punisce i miei capelli,
trafitto dal sole cammino sul fuoco
gettando sulla terra un granchio d'ombra,
udendo vocìo d'uccelli in riva al mare
e il corvo tossire sui rami invernali,
l'affaccendato cuore che trema al suo parlare
sparge il sillabico sangue e di lei assorbe le parole.

Chiuso, anch'io, in una torre di parole, segno
sull'orizzonte in cammino cime gli alberi
parlate forme di donna, e le fila dei fanciulli
nel parco che hanno gesti di stella.
Lasciami fare per te le vocali dei faggi,
le voci della quercia, dalle radici
di molti suoni dirti una spinosa contea,
lasciami fare per te i discorsi dell'acqua.
(...)

Dylan Thomas




Oloferne?



Attento. Non aprire.
                          Chi suona
e dice al vocafono il suo nome
non è lei veramente,
non è colei che credi
e per antica tenerezza
aspetti
             sempre
un poco trepidando
                          balsamo,
                                       diurna
iniezione di luce e vita
                          che a te
da te profusa
             ritorna con più gaudio

è una tenebrosa clitemnestra
                          tiene a malapena            
celata la mannaia
che si abbatterà sulla tua nuca
schiantando testa e scheletro,
devastando in se stessa
             il tuo sogno passato,
la tua fede, la tua carità.
Non aprire! Non aprire!

Ora che hai aperto dissanguati,
agonizzati come deve un uomo -
ma è più di quanto
             la sua animalità ricordi


Mario Luzi




Sono stanco




   Estar cansado tiene plumas,
tiene plumas graciosas como un loro;
plumas que, desde luego, nunca vuelan,
mas balbucean igual que loro.
   Estoy cansado de las casas
prontamente en ruinas sin un gesto;
Estoy cansado de las cosas,
con un latir de seta vueltas luego de espaldas.
   Estoy cansado de estar vivo,
aunque más cansado sería d estar muerto;
estoy cansado de estar cansado,
entre plumas ligeras sagazmente;
plumas de loro aquel tan familiar o triste,
el loro aquel del siempre estar cansado.
   Essere stanco ha piume,
ha piume graziose come un pappagallo;
piume che di certo non volan mai,
ma come un pappagallo balbettano.
   Sono stanco delle case
che subito crollano senza un cenno;
sono stanco delle cose,
con un frusciare di seta subito volte di spalle.
   Sono stanco d'esser vivo,
sebbene sarei più stanco d'esser morto;
Sono stanco d'essere stanco,
tra piume sagacemente leggere;
piume del pappagallo sì familiare o triste,
il pappagallo della perpetua stanchezza.

Luis Cernuda



Torna alla Home page