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News dalla frontiera degli "ultimi"

Febbraio 2002

Francia: cristiani all'attacco del consumismo

"Vivere semplicemente, perché gli altri possano semplicemente vivere". Così la Comunità di Vita Cristiana (CVX) ha riassunto le proprie riflessioni sullo sviluppo sostenibile in un seminario nazionale tenuto in novembre a Parigi. Per i cristiani, corresponsabili della creazione, la semplicità è uno stile di vita da scegliere quotidianamente, in ogni atto di consumo: nella lotta contro l'"usa e getta", incoraggiando il riciclaggio, condividendo beni e servizi, praticando il commercio equo e trovando occasioni di sensibilizzazione sui problemi mondiali. Questa lotta al consumismo e allo spreco impone cambiamenti nell'ambito del lavoro e del
tempo libero. La fede dà la fiducia e la solidarietà per condividere concretamente le ricchezze del pianeta. Questi temi anticipano la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo sostenibile che si svolgerà in
agosto/settembre di quest'anno a Johannesburg, Sudafrica. Vedi <www.johannesburgsummit.org>

 

Novembre 2001

Messico: uccisa una collaboratrice della Compagnia di Gesù

Digna Ochoa, 37 anni, uno degli avvocati messicani più in vista nel campo dei diritti umani è stata uccisa nel suo ufficio il 18 ottobre. Digna aveva lavorato per molti anni al Centro per i Diritti umani dei gesuiti, il Pro-DH, che prende nome dal Beato Miguel Agustin Pro SJ, martirizzato nel 1927. I beneficiari più famosi del suo lavoro presso il Centro sono probabilmente Rodolfo Montiel e Teodoro Cabrera, contadini impegnati nella lotta contro il disboscamento indiscriminato dello Stato di Guerrero, in prigione dal maggio 1999 e considerati da Amnesty International "prigionieri di coscienza" (HL10801). Gli assassini della Ochoa le hanno sparato tre colpi a distanza ravvicinata. Vicino al corpo è stato trovato un biglietto anonimo indirizzato ai suoi colleghi del Centro Pro-DH: "Figli di puttana, se continuate succederà lo stesso a molti di voi. Uomo avvisato ...". Durante la Messa di suffragio di Digna, Edgar Cortez SJ, direttore del Centro Pro-DH, ha definito il suo omicidio "un segnale inquietante" del fatto che l'impunità continua a minare la giustizia in Messico nonostante le promesse di riforma dell'amministrazione Fox. Più volte minacciata di morte, nel 1999 Digna fu sequestrata per quattro ore e picchiata. Due mesi dopo fu nuovamente sequestrata nella sua abitazione per nove ore. Legata e bendata, subì un durissimo interrogatorio sui suoi colleghi e clienti, e sui loro ipotetici legami con gruppi della guerriglia. Ai sequestri non seguì alcun provvedimento giudiziario.
Digna Ochoa era una donna di grande spiritualità, che amava il silenzio e la riflessione. Difendeva senza paura chiunque subisse ingiustizie: militanti, ragazzi di strada, prigionieri politici, povera gente senza soldi, zapatisti. I casi importanti che seguiva attiravano spesso l'attenzione internazionale, in particolare quando i suoi clienti accusavano l'esercito e le forze dell'ordine messicane di averli torturati. "Tutto ciò che ha fatto per i fratelli più indifesi, il Signore lo considera fatto a sé -- ha affermato il Padre Generale della Compagnia di Gesù in un messaggio di condoglianze al Centro Pro-DH -- ed Egli saprà ricompensarla a piene mani per la sua costante dedizione fino al dono della vita". Dopo i sequestri del 1999, la Corte Inter-Americana per i Diritti Umani emanò una risoluzione che chiedeva al governo messicano di proteggere Digna Ochoa e altri difensori dei diritti umani. In risposta al suo assassinio e alle reiterate minacce, il Provinciale dei gesuiti messicani ha pubblicamente richiesto "piene garanzie per far sì che tutti coloro che difendono i diritti umani nel nostro Paese possano portare avanti il proprio lavoro secondo quanto stabilito dagli accordi internazionali firmati dal governo messicano"

Per un dialogo fra cristiani e musulmani, di Tom Michel SJ

Dopo gli attacchi terroristici di New York e Washington, restano speranze per il dialogo e la cooperazione fra cristiani e musulmani? Dopo l'11 settembre ho avuto molti contatti con musulmani, e ho sentito molti di loro esprimere il proprio parere sugli attacchi e sulle loro conseguenze. Vengono espressi punti di vista diversi, ma alcuni punti compaiono con frequenza. (1) Da parte musulmana, la condanna degli attacchi terroristici come violazioni dei precetti dell'Islam è stata universale. I musulmani condividono pienamente l'orrore suscitato in tutto il mondo e i sentimenti di compassione per le vittime. (2) In questa luce, le posizioni bellicose di alcuni politici e giornalisti che invocano una "crociata" contro l'Islam suonano irresponsabili e fuori luogo. Provocare migliaia di nuove vittime come risposta alle morti del WTC e del Pentagono è una misura che né cristiani né musulmani possono approvare. (3) Cristiani, musulmani e tutti coloro che si preoccupano della sacralità della vita umana devono riflettere insieme sul terrorismo. Che cos'è e da dove viene? Senza esaminarne con cura la natura e le origini, i popoli non possono sperare di diminuirne la violenza. Le azioni terroristiche nascono dalla percezione che il proprio gruppo subisce dei torti da parte di un nemico dominante. Molti musulmani provano rabbia nei confronti degli Stati Uniti perché questi usano la propria superiorità economica, militare e diplomatica per opprimere e terrorizzare i popoli musulmani. I più deboli ed estremisti entrano in organizzazioni come Al-Qa'ida alla ricerca di vendetta e punizione.
(4) La mentalità terrorista demonizza i nemici dipingendoli come costitutivamente malvagi, privi di qualità umane che li redimano, in modo da giustificare facilmente qualsiasi azione si intraprenda contro di loro. Proprio come alcuni musulmani hanno demonizzato il governo degli Stati Uniti, così alcuni politici occidentali sembrano demonizzare l'Islam, dipingendo i musulmani come irrimediabilmente estremisti, xenofobi, indicandoli come una minaccia per la civiltà moderna, nonostante che la stragrande maggioranza dei musulmani respinga e denunci la violenza contro innocenti. Cristiani e musulmani devono opporsi con forza alla demonizzazione, che giustifica tanto le azioni terroristiche quanto "una guerra fra culture" contro interi popoli. (5) Chiunque controlli i media, modella l'opinione pubblica. I media americani, intervistando famiglie delle vittime, sopravvissuti, testimoni, pompieri e poliziotti, hanno reso un servizio positivo, "dando un volto" alla tragedia, presentando gli attacchi terroristici come violenze inferte a persone in carne ed ossa, e non solo come atti politici. Ma ci si deve chiedere come mai le storie di un numero ancora più grande di vittime innocenti in Palestina, Bosnia e Cecenia non siano state raccontate e ricordate. [HL11002]
L'autore è Segretario per il Dialogo Interreligioso alla Curia Generalizia della Compagnia di Gesù a Roma <interrel@sjcuria.org>

Zambia: svendute sementi transgeniche

Le opinioni a riguardo sono molte, ma scarseggiano dati attendibili sui possibili rischi per la salute causati dai prodotti agricoli transgenici. Servono metodi e idee originali per indagare sulle differenze fra prodotti tradizionali e transgenici e sulla sicurezza delle tecniche genetiche utilizzate per il loro sviluppo. Finora il metodo adottato di preferenza dai produttori è stato quello di confrontare la composizione dei prodotti transgenici con quella dei prodotti tradizionali: quando non ci sono differenze significative, li si considera "sostanzialmente equivalenti" e i nuovi prodotti sono brevettati senza test su animali. Ma la "equivalenza sostanziale" non è un concetto scientifico e non ci sono regole giuridicamente vincolanti per determinarla. L'insufficienza di conoscenze sulle funzioni elementari del gene, sulla complessità dei meccanismi metabolici e sulle conseguenze ecologiche di modificazioni genetiche, per quanto modeste, rendono più difficile vendere sementi transgeniche nei Paesi sviluppati. Così questi vengono venduti sottocosto nei Paesi più poveri.
Paul Desmarais SJ del Kasisi Agricultural Training Centre (KATC) lavora da trent'anni con gli agricoltori dello Zambia. "Le conseguenze sui piccoli coltivatori saranno disastrose -- dice -- perché non potranno più usare le proprie sementi e diverranno totalmente dipendenti da multinazionali come la Monsanto". Un settore agricolo convenzionale sostenibile garantisce una maggiore sicurezza alimentare, mentre le biotecnologie rendono i piccoli coltivatori ancor più vulnerabili, in quanto essi vengono a dipendere da fattori esterni molto costosi (come la meccanizzazione e i fertilizzanti) che non si possono permettere. Il KATC insegna tecniche di agricoltura sostenibile alle comunità rurali, attraverso corsi di silvicoltura, allevamento, apicoltura, gestione dei pascoli, produzione casearia e uso della trazione animale, e migliorando le pratiche tradizionali.

 

Ottobre 2001

A proposito dell'11 Settembre...

La difesa della libertà umana è possibile solo se intimamente legata alla misericordia e al perdono, espressioni sublimi dell'amore e unico fondamento delle decisioni umane che rendono veramente liberi. Gli attacchi terroristici di Washington e New York dell'11 settembre furono attacchi diretti contro la vita, cercavano non solo di colpire, ma di uccidere indiscriminatamente per creare la paura di vivere in libertà. Che cosa abbiamo fatto perché l'ingiustizia, la guerra e il terrorismo divenissero moneta corrente nella nostra civiltà il cui vanto è la libertà come autentica forma e sostanza della vita umana? Ognuno deve porsi la domanda. In primo luogo, gli americani, che possono trarre vantaggio dal terribile avvenimento per imparare qualcosa di se stessi e del mondo in cui vivono. Devono porsela anche i nemici degli Stati Uniti, quelli che se la sono sentiti di far festa, senza riconoscere il vero peso delle cause e degli effetti della tragedia. E tutti noi, come singoli e come popoli, poiché siamo parte di questo momento della storia umana. Gli autori diretti e coloro che li hanno protetti dovranno rispondere dei loro crimini.
Una risposta ispirata al perdono, la dimensione più divina dell'amore misericordioso, può essere il modo migliore non solo di difendere la libertà, ma anche di aprire una strada nuova e di liberazione nella storia umana. La giustizia e la libertà non si ottengono con la strategia dell'"occhio per occhio". È stato dimostrato altre volte nella storia sociale e nelle vicende personali, ma non riusciamo a imparare la lezione e torniamo ripetutamente a confidare in questa forma di reazione dinanzi agli eventi collettivi e ai conflitti interpersonali. Abbiamo prodotto una "cultura" della vendetta travestita da giustizia. La Giustizia del Dio della Vita, che numerosi invochiamo dinanzi ai fatti dell'11 settembre, inizia con l'abbraccio del perdono per aprire la via dell'amore che ricostruisce le persone e le civiltà. Sarà possibile, in quest'occasione, rompere il circolo vizioso del "dente per dente" per aprirci alla dinamica della libertà conquistata attraverso la giustizia che nasce dal perdono, dalla misericordia e dall'Amore? La porta di questo cammino è aperta, l'invito ad attraversarla è rivolto a ciascuno di noi, a tutti i popoli e tutte le culture del mondo. Facciamo il primo passo verso un cambiamento profondo in questo aspetto cruciale delle nostre culture e del nostro modo di reagire. "Occhio per occhio lascia tutti ciechi" (Gandhi).

 

Notizie del 20 Luglio

G8 Genova
Il summit degli otto Paesi più industrializzati del mondo (G8) si svolgerà a Genova tra il 20 e il 22 luglio. L'evento sta attirando l'attenzione di un variegato insieme di movimenti che contestano i modelli di sviluppo dominanti, i quali aggravano le disuguaglianze tra Paesi e tra persone e distruggono l'ambiente. In uno scenario mondiale segnato da profonde ingiustizie, i leader politici hanno una lettura della realtà politica ed economica che tiene conto quasi esclusivamente dei "grandi". I membri delle congregazioni religiose saranno presenti a Genova per richiamare l'attenzione del summit sui "piccoli". Impegnati in maniera esplicita sul tema del debito che schiaccia i Paesi poveri, sollevano anche tutte le grandi questioni della giustizia sociale, dal rispetto dell'ambiente ai diritti dei bambini sfruttati.
Gesuiti per la riduzione del debito e lo sviluppo (JDRAD) è una rete internazionale con lo scopo di portare la voce e il contributo della Compagnia laddove si dibattono i temi del debito e dello sviluppo. Insieme a circa 90 congregazioni religiose ed altre organizzazioni, JDRAD ha aderito al Manifesto-appello interreligioso per una Giustizia economica in favore dei Paesi impoveriti. Si tratta di un richiamo a intraprendere iniziative audaci per creare un'economia nuova. Il manifesto non trascura precise indicazioni operative come la cancellazione dell'intero debito dei Paesi poveri, la fine dei programmi di aggiustamento strutturale, la stipulazione di accordi commerciali internazionali vantaggiosi per le nazioni più povere. In unione con fratelli di altre fedi, i religiosi parteciperanno al corteo internazionale di sabato 21 luglio e vivranno due giorni di preghiera e digiuno nella chiesa francescana di Sant'Antonio a Boccadasse, a partire da venerdì 20 (ore 9.00). Sull'esempio dei conventi di clausura di Genova e di molte parrocchie e gruppi di varie parti del mondo, sarà possibile unirsi alla preghiera o inviare messaggi di solidarietà. "Voi non vi rassegnerete a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro", fu l'appello rivolto dal Papa ai giovani lo scorso anno. "Vi sforzerete con ogni energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti".

Perù: il terremoto distrugge... la solidarietà costruisce

Il 23 giugno, scosse telluriche di 6,9 gradi della scala Richter hanno colpito il Perù meridionale. Pochi mesi dopo El Salvador e Gujarat in India, un altro paese povero è vittima di un terremoto che lascia dietro di sé 124 morti e 210 mila senza tetto. I danni più gravi sono nei dipartimenti di Moquegua, Tacna e Arequipa, dove interi villaggi di contadini sono scomparsi, rasi al suolo da colline franate, e nella città di Moquegua, che un sisma aveva già distrutto 53 anni fa. Arequipa ha subito seri danni, Tacna è rimasta isolata alcuni giorni. In questa città i gesuiti lamentano la morte di una giovane catechista, mentre hanno subito danni materiali il Centro del Niño Trabajador e la scuola di Fe y Alegría, ma i 200 bambini ospiti del centro sono fortunatamente incolumi. "Malgrado tutto, le distruzioni non sono state gravi come in altre circostanze simili", scrive P. Carlos Cardó, gesuita peruviano che fu Provinciale e ora lavora a Roma. "Ciò dimostra che la nostra gente, compresi i poveri, si preoccupano di costruire le loro piccole case -- nei limiti delle possibilità -- con buone fondamenta, perché non crollino durante i terremoti che in questa zona sono frequenti". Oltre all'importante aiuto internazionale, la dimostrazione di solidarietà che più colpisce viene dai poveri di ogni parte del Perù, che stanno ancora offrendo abiti, cibo e denaro per aiutare chi ha perso tutto nel disastro. I primi soccorsi sono coordinati dal Gruppo Apostolico Regionale della Compagnia.

Congo: CVX vicina ai più disperati

La R. D. del Congo di fatto vive da anni una situazione di guerra e il tracollo dello stato. In questo contesto di grave difficoltà, la Comunità di Vita Cristiana (CVX), guidata dalla spiritualità ignaziana, cerca di seguire e servire Cristo nella realtà della vita di tutti i giorni. La CVX di Lubumbashi realizza sforzi comunitari di cooperazione per ottenere giustizia e pace e testimoniare la fede in maniera contro-culturale. Nel documento "La nostra missione comune", ispirato ai Decreti sulla Missione della 34 Congregazione Generale della Compagnia del 1995, membri della CVX si impegnano in modo esplicito a fare analisi serie e adottare atteggiamenti efficaci e responsabili contro la povertà e le sue cause. Ad esempio, nel 1994 CVX lanciò un progetto per aiutare contadini poveri congolesi ad aumentare la resa dei terreni, migliorando le tecniche di coltivazione e l'organizzazione del lavoro in comunità. Nonostante le enormi difficoltà incontrate, l'iniziativa ha migliorato considerevolmente lo sviluppo umano integrale di diciotto famiglie. Nella città di Lubumbashi da quasi dieci anni CVX svolge anche un'intensa opera di servizio nelle carceri, attraverso la gestione delle cucine e la cura di alcune malattie, oltre che nell'assistenza legale con attenzione ai diritti umani.

Notizie del 24-6-01

Diremo no come Gandhi di Silvano Piovanelli, cardinale

Il tema della globalizzazione è sul banco di prova del mondo intero. È un argomento di formidabile difficoltà ed è posto con urgenza alla riflessione dei responsabili dei popoli e di tutti i politici. A seconda della soluzione, si decide un futuro diverso per l'umanità intera. C'è una globalizzazione che corrisponde al disegno di Dio sull'umanità. Dopo la Torre di Babele l'umanità divisa e dispersa è spinta da Dio in molti modi a ritornare una sola famiglia, secondo la profezia della Pentecoste. Per questo il quotidiano Avvenire poteva scrivere provocatoriamente quindici giorni fa: «Cattolici, il G8 è affar nostro!». Non era già scritto nella rivoluzionaria Enciclica del Papa Paolo VI Populorum progressio , quando ancora non circolava la parola globalizzazione?: «È un umanesimo plenario che bisogna promuovere. Che vuol dire questo, se non lo sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini?». Non sarebbe vera globalizzazione quella che escludesse, nell'uomo, o la dimensione
fisica o quella intellettuale o quella affettiva o quella spirituale. Non sarebbe vera globalizzazione quella che non abbracciasse, di proposito o di fatto, tutti i popoli e tutti gli uomini. Una vera globalizzazione non potrà non accettare le sfide dell'ecologia, della giustizia sociale, dell'etica. Nell'ecologia si tratta di garantire la salvaguardia del creato secondo le direttive e lo spirito dell'Assemblea ecumenica mondiale di Seul del 1990. La giustizia
socio-economica deve superare da una parte la rigidità del collettivismo e i suoi fallimenti storici e dall'altra gli egoismi miopi di un capitalismo assolutista e accentratore. L'etica, nei suoi rapporti con la politica, l'economia, la scienza, sceglie come metro l'uomo intero nella sua vita e nella sua dignità, in un quadro dove i cristiani ripropongono l'universalità dello specifico cristiano del Dio dell'amore. E' questa la globalizzazione che s'imporrà al vertice di Genova? Il cosiddetto «Popolo di Seattle» contesta la globalizzazione selvaggia e
senza regole che è attualmente in atto e che impone un modello di sviluppo radicalmente centrato sul consumismo, che pone come legge assoluta quella del mercato e trasforma la globalizzazione
in una unificazione della ricchezza del mondo in mano a pochi in grado di gestire ogni aspetto della vita, brevettandone le forme e determinandone il futuro. La situazione del mondo sembra dar ragione a coloro che, giornalisticamente, sono detti «tute bianche». Appena 400 plurimiliardari concentrano da soli nelle proprie mani più della metà della ricchezza totale destinata ai sei miliardi di abitanti del nostro pianeta. Il 20 per cento della popolazione mondiale è 60 volte più ricca dell'80 per cento della popolazione povera. E' vero: la miseria
è stata sempre presente nel mondo. Ma oggi una nuova barbarie si affaccia alle porte, guidata dal
potere mondiale e anonimo della grande finanza e da uno sviluppo biotecnologico posto a servizio solo o quasi
degli interessi materiali. Se il G8 vuole imporre un mondo unico, dove domina l'unica ideologia del
denaro e dei corpi, allora, per fedeltà al Vangelo, ci mettiamo dalla parte delle «tute bianche» e diciamo: «No» al G8! Ma diciamo «No» senza violenza, senza contrapposizioni frontali, senza integralismi. Diciamo «No», non
proponendo modelli di organizzazione politica, ma proclamando orizzonti valoriali. Il valore primo ed immediato per chiunque è l'uomo: tutto l'uomo e tutti gli uomini. L'umanesimo esclusivo, che rifiuti l'interezza della persona o non scelga la totalità degli uomini, è un umanesimo inumano. Il secondo valore, indispensabile per far
crescere le persone, è la partecipazione. Su temi che coinvolgono tutti occorre l'ascolto più ampio
possibile. Giovanni Paolo II, all'inizio del nuovo millennio dice alla sua Chiesa che è necessario fare nostra
l'antica sapienza che sapeva incoraggiare l'ascolto di tutti. La sapienza che suggeriva a San Benedetto
di dire all'Abate: «Spesso ad uno più giovane il Signore ispira un parere migliore»; e San Paolino da Nola esclamava: «Prendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio». La terza indicazione è quella del «Buon Samaritano»: non passare oltre chi ha bisogno, ma diventare prossimi di chi
non ha i beni indispensabili ad una vocazione umana fondamentale. Una politica rispettosa di ogni uomo e
della sua storia, che voglia un avvenire di pace e di progresso, sa che, per uscire dalle acque tempestose dei
conflitti e dalla crisi dei valori, bisogna cominciare dagli ultimi. Nella lettera apostolica a conclusione del
Giubileo Giovanni Paolo II ha scritto: «Bisogna governare con decisione i processi della globalizzazione economica in funzione della solidarietà e del rispetto dovuto a ciascuna persona umana». Infine, dopo un millennio di tante guerre, che è finito col sangue di due guerre mondiali e col trionfo e poi la crisi dei
totalitarismi ideologici, è indispensabile, per un cammino nuovo dell'umanità, il rifiuto della violenza. Non soltanto perché il fine non giustifica i mezzi, ma perché sarebbe davvero deprecabile che la violenza, pur intesa come intervento per aiutare i poveri e la loro liberazione, impedisse di fare tutti i passi possibili per un'inversione di tendenza e l'avvio di una fase nuova. Ai contestatori del G8 vorrei dire: avete fatto da amplificatore a problemi che vanno affrontati; continuate con le vostre iniziative a tenere desta l'attenzione e a spingere a soluzioni possibili; ma non impedite con la violenza che i problemi vengano affrontati e che chi ha ragione passi, a causa della violenza, dalla parte del torto. Perché non passare alla storia come coloro che, all'inizio del nuovo
millennio, hanno indicato con chiarezza la strada da percorrere? Non sarà possibile ricordare la lezione della non-violenza lasciataci da Gandhi? E noi cristiani, come possiamo dimenticare che il Signore Gesù ci ha consegnato la forza rivoluzionaria dell'amore, che si manifesta in chiunque realizza la propria vita con gli altri e per gli altri? Forse questo è uno di quegli «impossibili» per i quali occorre la fede quanto un granello di
senape e la preghiera che importuna anche Dio.
Silvano Piovanelli * cardinale 

Gamaica

Domenica 17 giugno, Martin Royackers SJ tenne l’omelia sulla violenza che squassa la Giamaica: 453 persone sono state uccise sull’isola dall’inizio dell’anno, fra cui 3 sacerdoti. «Questo potrebbe succedere anche a me. –
disse ai fedeli – In questo caso, voglio essere seppellito qui fra la mia gente».
Quattro giorni dopo, giovedì 21 mattina, il quarantunenne gesuita canadese è stato trovato riverso in una pozza di sangue, con una pallottola nel petto, nella veranda del suo ufficio presso la chiesa cattolica di S. Teresa, di
cui era responsabile, e che fa parte della più ampia parrocchia di S. Maria ad Annotto Bay, una piccola città nel nord-est della Giamaica. «Era completamente dedicato alla gente, come se non gli importasse di sé. Il cibo
o il vestito non contavano nulla per lui. Stava sempre con la gente». ha detto il diacono Fernando Pulle, collaboratore di P. Martin, in lacrime.

Insieme a Jim Webb SJ, Superiore Regionale della Giamaica, P. Martin era impegnato in un progetto di sviluppo che, fra le altre cose, cerca di favorire lo sfruttamento di terreni di proprietà governativa non coltivati
per la produzione di cibo. Il Progetto di Sviluppo Agricolo di St. Mary (The St Mary Rural Development Project – SMRDP) è un’iniziativa congiunta della gente del luogo, dei gesuiti canadesi e di CIDA (l’agenzia per l’aiuto allo sviluppo del governo del Canada). All’inizio di giugno, l’ufficio del SMRDP ricevette una telefonata che minacciava i due religiosi di morte. L’autore della chiamata mise in relazione le minacce con la richiesta presentata dal SMRDP al governo di concedere 60 acri di terra agli agricoltori locali. La polizia giamaicana, prontamente informata, consigliò loro di prenderle sul serio.

P. Martin era nato il 14 novembre 1959. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1978, fu ordinato nel 1988 ed emise gli ultimi voti nel 1999. L’arcivescovo cattolico di Kingston, Mons. Edgerton Clarke, ha deplorato la perdita di un prete di grande valore, aggiungendo: «Nell’intera società si è perduta ogni stima e rispetto per la vita … più nessuno è sicuro».

 

Notizie del:10-3-01

India:

Il 26 gennaio un violento sisma ha provocato quasi 100 mila morti ed enormi distruzioni nel Gujarat, uno Stato dell'India nord occidentale. L'UNICEF ha stimato in 2,5 milioni il numero dei bambini coinvolti. Giovani studenti gesuiti, che prestano soccorso volontario nella zona più colpita, hanno trascorso alcuni giorni "visitando i villaggi per assistere le vittime e consolare gli afflitti." Ora le priorità sono fornire l'acqua e l'elettricità, seppellire i cadaveri, prevenire epidemie e riaprire le scuole. Al carico dei bisogni materiali e umani si aggiunge un regime politico di destra e un'atmosfera pesante tra le caste e gruppi religiosi. Queste intense "scosse di assestamento culturali" sono la sfida più grande per le ONG promosse dalla Compagnia. Nella capitale Ahmedabad, un'organizzazione-quadro di oltre 25 ONG comprende la St. Xavier Social Service Society (SXSSS) diretta da Cedric Prakash SJ. Questi tenta di impedire che gli aiuti vengano monopolizzati, deviati o bloccati e far sì che raggiungano gruppi di persone normalmente lasciate ai margini, come gli indù più poveri, i musulmani, i dalit o gli indigeni (tribali). Lo stesso P. Prakash fu maltrattato in un ospedale di Ahmedabad mentre distribuiva aiuti. Jimmy Dabhi SJ coordina Citizens' Initiative, un'associazione che lavora in una cinquantina di villaggi della regione di Bhachau e si interessa a quelli che vivono fuori mano. Per tutti l'impegno è di mantenere il tradizionale spirito indiano di tolleranza e imparzialità nell'assistenza, negli indennizzi per le perdite e nella ricostruzione.

Portogallo:

La parrocchia di S. Pedro Claver comprende un'area di Caparica, alla periferia orientale di Lisbona, dove hanno una difficile coesistenza famiglie della classe media, nomadi, africani e immigrati portoghesi provenienti dall'interno del Paese o rimpatriati dopo la decolonizzazione degli anni '70. I problemi sociali includono povertà e disoccupazione, violenza domestica e instabilità familiare. Nel 1999 il parroco gesuita è stato affiancato da un altro sacerdote e da uno scolastico, che vivono in un semplice appartamento di un grande caseggiato, dando vita alla prima comunità d'inserzione nella Provincia portoghese. La priorità è il lavoro con i bambini e i giovani in difficoltà, offrendo l'insegnamento della religione nella scuola locale e adattando gli esercizi ignaziani a giovani adulti e lavoratori. Alcuni studenti di famiglie facoltose, alunni del Collegio S. João de Brito, tenuto dai gesuiti nel centro della città, partecipano come volontari alle attività di sostegno e doposcuola.

Paraguay:

Il totale discredito in cui sono caduti i politici per la loro corruzione e incompetenza ha dato vita in Paraguay al Parlamento dei Giovani. Convocato per la prima volta da Francisco Oliva SJ nel 1999, il parlamento è alla sua terza legislatura. Nel mese di aprile più di un migliaio di giovani da ogni parte del Paese iniziano un anno di formazione al Centro per gli Studi Nazionali e all'Università Nazionale. I giovani che hanno partecipato almeno all'80 per cento delle sessioni, scritto una tesi e lavorato come volontari, raccolgono ciascuno le firme di cento persone di cui diventano rappresentanti e iniziano un lavoro di due anni come legislatori. Dopo sei mesi di lavoro nei consigli dipartimentali, i giovani parlamentari raggiungono la capitale Asunción e prendono posto nella Camera dei Deputati. "Se ora, mentre sono giovani, non influenzano la società, lo faranno in seguito come adulti," sostiene P. Oliva. "Noi speriamo che questo Parlamento dei Giovani abbia una dimensione latino-americana e già ne sogniamo uno intercontinentale."

El Salvador:

In El Salvador è avvenuta di nuovo una grande tragedia, il terremoto del 13 gennaio. Le scene sono spaventose: pianto e dolore inconsolabile per i morti, intere famiglie scomparse, "questa vicina ha perso cinque figli", "la casa ha sotterrato tutta una famiglia". Mentre i giorni passano e giungono notizie dall'interno, cresce la convinzione che la catastrofe sia stata persino superiore a ciò che si pensava. La maggior parte delle case distrutte erano di canne e fango, abitate da chi non può costruire con il cemento. I terremoti, come i cimiteri, rivelano l'iniqua disuguaglianza di una società e mostrano così la sua verità più profonda. Alcune tombe sono sontuose e spaziose, grandi mausolei con sculture di marmo. Altre, quasi senza nome e senza croce, si accumulano, restano anonime e sono la maggioranza. I terremoti ricordano i cimiteri e mettono tragicamente in scena la parabola di Gesù: "C'era un uomo ricco che tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco..." È illusorio fare appello alle norme di sicurezza richieste per la costruzione delle abitazioni, quando i poveri non hanno i mezzi per rispettarle. E, andando alla radice, è vergognoso che non si siano fornite alla maggioranza, nemmeno lontanamente, delle abitazioni degne, mentre proliferano edifici di lusso e le autostrade, gli hotel, gli aeroporti migliorano continuamente. Anche nel Salvador. (Da una riflessione del 16 gennaio)

Dal Messico:

E’ dal 22 dicembre che silenziosamente una delegazione del Consejo Indígena Popular de Oaxaca  Ricardo Flores Magón stà girando l’Europa per denunciare le violazioni dei diritti umani cui sono sottoposte le comunità indigene dello stato messicano di Oaxaca (ad ovest rispetto allo stato del Chiapas).

Malgrado la generale disattenzione in Italia dei mezzi di comunicazione e dei partiti politici (l’attenzione dei media spagnoli è stata invece forte) queste denuncie sembrano avere effetto …  tant’è che la risposta del governo locale di Oaxaca non ha tardato a farsi sentire.

E’ stato così che la polizia giudiziaria ha recentemente fatto visita alla casa di Raúl Gatica, uno dei due rappresentanti del Consejo che fanno parte della delegazione eureopa, pur sapendo che Raúl si trovava in Italia. Si sa che il governatore José Murat Casab ha fatto delle intimidazioni alla propria prassi politica

26-12-00

Messaggio di Giovanni Paolo II per la Giornata Mondiale della Pace 2001
Dialogo tra le culture per una civiltà dell'amore e della pace.

"All'inizio di un nuovo millennio, più viva si fa la speranza che i rapporti tra gli uomini siano sempre più ispirati all'ideale di una fraternità veramente universale. Senza la condivisione di questo ideale, la pace non potrà essere assicurata in modo stabile. Molti segnali inducono a pensare che questa convinzione stia emergendo con maggior forza nella coscienza dell'umanità. Il valore della fraternità è proclamato dalle grandi 'carte' dei diritti umani; è manifestato plasticamente da grandi istituzioni internazionali e, in particolare, dall'Organizzazione delle Nazioni Unite; è infine esigito, come mai prima d'ora, dal processo di globalizzazione che unisce in modo crescente i destini dell'economia, della cultura e della società. La stessa riflessione dei credenti, nelle diverse religioni, si fa più incline a sottolineare che il rapporto con l'unico Dio, Padre comune di tutti gli uomini, non può che favorire il sentirsi e il vivere da fratelli. Nella rivelazione di Dio in Cristo, questo principio è espresso con estrema radicalità: 'Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore' (1 Giovanni 4,8). Al tempo stesso, però, non ci si può nascondere che le luci appena evocate sono offuscate da vaste e dense ombre. L'umanità comincia questo nuovo tratto della sua storia con ferite ancora aperte, è provata in molte regioni da conflitti aspri e sanguinosi, conosce la fatica di una più difficile solidarietà nei rapporti tra uomini di differenti culture e civiltà, ormai sempre più vicine e interagenti sugli stessi territori. [...] Sono naturalmente lontano dal pensare che, su un problema come questo, si possano offrire soluzioni facili, pronte per l'uso. [...] Ma proprio per questo vedo l'utilità di una riflessione corale su questa problematica." (Il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace è disponibile su <www.vatican.va>)

 

Honduras: un gesuita e la sua parrocchia premiati per i diritti umani

In ottobre il Commissariato per i Diritti Umani dell'Honduras ha assegnato l'annuale riconoscimento per i Diritti Umani a Peter Marchetti SJ e alla parrocchia di Tocoa nell'Honduras settentrionale. P. Marchetti è parroco di Tocoa e coordinatore della pastorale sociale nella diocesi di Trujillo. Opera per i diritti umani in tre campi:
- in seguito all'uragano Mitch, aiutò a organizzare la popolazione in comitati di villaggio che hanno gestito la distribuzione dei fondi di emergenza e di ricostruzione e fatto pressione sulle autorità perché mantenessero le loro promesse;
- sostiene il rilancio della riforma agraria in Honduras. Settecento famiglie di contadini poveri hanno occupato l'ex centro regionale di addestramento militare (CERM) degli eserciti dell'Honduras e degli USA a Trujillo. Questo terreno di proprietà pubblica era stato occupato illegalmente da "narcoganaderos" (allevatori coinvolti nel traffico di cocaina proveniente dalla Colombia). Nel conflitto è morto un allevatore e P. Marchetti ha ricevuto minacce di morte;
- nell'ambito della lotta contro l'impunità del governo e il suo coinvolgimento nel narcotraffico, P. Marchetti sostenne le indagini sull'omicidio di un candidato a sindaco di Tocoa, avvenuto tre anni fa, in cui erano implicati politici e impresari potenti. Si ripeterono allora le minacce di morte contro P. Marchetti, in quest'area estremamente violenta del Dipartimento costiero di Colón.

India: pozzi nella foresta

Le popolazioni tribali migranti vivono in condizioni assai precarie nelle foreste dell'India meridionale. Nello Stato dell'Andra Pradesh, i Gotti Koyas sono in aperto conflitto con le autorità locali. Anni fa questa popolazione occupò della terra in una zona di riserva forestale e recentemente ha trivellato pozzi in tre dei suoi insediamenti. Senza preavviso, alcuni ufficiali del Dipartimento forestale hanno distrutto i pozzi e dato fuoco ad alcuni insediamenti. I pozzi erano stati finanziati dalla Loyola Integrated Tribal Development Society (LITDS -- Progetto Loyola per lo sviluppo integrato degli indigeni), un progetto della Compagnia e di due Congregazioni di Sant'Anna. LITDS lavora in un centinaio di villaggi per promuovere l'istruzione, l'assistenza sanitaria e il miglioramento della condizione femminile. Nel campo dell'istruzione tenta in ogni modo di aiutare i bambini a frequentare con profitto le scuole statali, ma quando queste mancano gestisce in proprio delle scuole con un solo insegnante. Le attività sanitarie includono visite mediche regolari nei villaggi, organizzazione di dispensari mobili (medici e oculistici) gratuiti, distribuzione di cibo, programmi di formazione e lavoro in rete con operatori sanitari statali. LITDS incoraggia le donne ad organizzarsi in sangams (cooperative) per risparmiare denaro e creare un fondo di credito rotativo. Ma "tutto ciò che abbiamo descritto e fatto per questa gente è solo una goccia nel mare", secondo Peter Daniel SJ, che ha contribuito a portare questa vicenda di abuso di potere all'attenzione del pubblico e dei tribunali.

Albania: primo programma contro le droghe nei Balcani

È stato aperto in Albania il primo programma di recupero per giovani alcolizzati e tossicodipendenti: un centro di ascolto a Tirana e uno residenziale a Vaqarr. Si dà importanza al fatto che i giovani parlino di sé, in modo da aiutarli a trovare motivazioni per liberarsi dalla dipendenza. Gli incontri con i genitori sono momenti importanti per cercare di risolvere i problemi all'origine della tossicodipendenza e coinvolgere queste persone nel processo di educazione, recupero e reinserimento in società dei loro figli. In generale le famiglie (clan) albanesi si scandalizzano e vivono come una vergogna il nuovo fenomeno della droga, che era inesistente durante il regime comunista. Il centro, un progetto della comunità italiana "Emmanuel" e della missione della Compagnia in Albania, è unico nel suo genere nei Balcani ed è stato visitato e preso a modello per altri centri nella regione.

In Italia per il Congo: 16-12-2000

Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa di Pace Anch'io a Bukavu.

All'incontro erano presenti:
- Edo Patriarca, portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore
- Don Albino Bizzotto, Presidente di Beati i Costruttori di Pace
- Eugenio Melandri, Chiama l Africa
- Samuele Filippini, Ass. Papa Giovanni XXIII - Operazione Colomba

Tutti gli intervenuti hanno contribuito a chiarire le finalità dell'operazione. Questa rappresenterà una sfida pacifica al silenzio dell'informazione e delle istituzioni internazionali, affinchè non si
taccia più sulla grave situazione di crisi nella Repubblica Democratica del Congo e in particolare nella regione del Kivu, dove è in atto un vero e proprio sterminio della popolazione civile. Il conflitto in corso nella
R.D. del Congo coinvolge ben nove stati, ed è ormai definita la prima guerra mondiale d'Africa. Una guerra per i diamanti, l'oro e il controllo delle altre materie prime di cui è ricchissima la regione. Le guerre nella
zona dei Grandi Laghi, hanno causato in quattro anni ben 4 milioni di morti, eppure continuano a seminare vittime tra l'indifferenza generale. Nonostante la guerra e la chiusura degli aeroporti, tutti i giorni partono
regolarmente aerei carichi di oro e diamanti, depauperando il paese e impoverendo sempre di più la sua gente. "Fateci valere almeno come i nostri diamanti". Questa è la loro richiesta. L'ambasciatore italiano a Kinshasa, presente all'incontro, ha confermato la grave situazione di sofferenza della popolazione civile congolese sia sul
piano della sicurezza che su quello sanitario, economico e sociale.
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Durante la conferenza stampa sono state inoltre presentate le iniziative di sensibilizzazione con cui si cercherà, a partire dai prossimi giorni, di portare all'attenzione individuale e collettiva la drammatica situazione del Congo e di tutta l'Africa:

1. C'è troppo silenzio sul Congo, per favore, un minuto di rumore...". A partire dal 16/12/00 un  minuto di rumore tutti i giorni dalle ore 12.00 alle 12.01. Questo appello è rivolto a tutti coloro che si trovano almeno in coppia in qualsiasi luogo (scuola, ufficio, luogo di lavoro, autobus, metro, strada) perchè facciano rumore con qualsiasi oggetto - evitando qualsiasi cosa che possa arrecare danno a persone e cose - cercando di coinvolere i propri vicini, colleghi, amici, o semplicemente i passanti. Alla richiesta sulle motivazioni di questo gesto si può spiegare la situazione del Congo, distribuire materiali ecc. Questa idea riprende un'iniziativa simile lanciata nella stessa Bukavu dalla "Societé Civile", un vasto movimento di gruppi e associazioni che resiste, si auto-organizza, lancia appelli alle organizzazioni italiane ed europee. Nell'agosto del 1999, per 10 giorni consecutivi, tutti i cittadini di Bukavu allo scoccare del mezzogiorno hanno sospeso ogni attività per dieci minuti per far rumore con qualsiasi oggetto, urlando "vogliamo la pace".

2. Digiuno a catena
La proposta è che ogni giorno, dal 17 dicembre 2000 al 24 febbraio 2001 ci sia qualcuno che digiuna per l Africa. Può essere un digiuno totale o la rinuncia a un pasto. Vi chiediamo di scegliere uno o più giorni e di
segnalarlo alla segreteria del digiuno presso Ass. Solidarietà Muungano, strada Cavestro n°14/A 43030 Vicomero (PR) tel. 0521/314263 fax. 0521/314269 e-mail.muungano@libero.it , che periodicamente terrà informati i partecipanti sull andamento dell' iniziativa "Digiuno a catena per la pace in Africa". Perchè il digiuno? Per fare qualche passo nel mondo di quanti digiunano quotidianamente, non per scelta ma per necessità a motivo della guerra e dell' ingiustizia, e capire un po dal di dentro ciò che essi vivono. Per entrare in un percorso nonviolento di pacificazione, in cui la sofferenza non è inflitta ma assunta. Per rendere più lucida la nostra lettura di noi stessi e del mondo. Per renderci conto che è possibile vivere più sobriamente, affinché tutti abbiano il necessario e il mondo respiri. Per scavare nella nostra vita spazi di disponibilità e di ascolto.
Il digiuno di molti già di per sé può ampliare la notizia dell' iniziativa "Anch io a Bukavu" e soprattutto può estendere fra la gente la conoscenza della situazione drammatica della zona dei Grandi Laghi e dell Africa in
generale.

3. Sit-in di informazione e di sensibilizzazione nelle piazze Il 16, il 23 e il 30 dicembre tutti in piazza PER INFORMARE, SENSIBILIZZARE E... FARE RUMORE. Per coordinare luoghi e modalità contattare la segreteria all'e.mail rumore.bukavu@libero.it Oppure contattare telefonicamente l'Operazione Colomba al n° 0541 751498.
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Dal Congo: 15-12-200

1.700.000 morti in meno di due anni; un bambino su tre orfano; nove Stati africani coinvolti in un conflitto ormai degenerato in guerriglie locali; territori sconvolti dalle scorrerie di militari e paramilitari; popolazioni
allo stremo per fame; economia distrutta; linee telefoniche assenti da 25 anni; strade impraticabili; banche e università chiuse; ospedali senza medicine, questa è la Repubblica Democratica del Congo, in particolare la
regione del Kivu. Ma questa è anche la situazione di tanti paesi del continente africano, devastati da guerre interne endemiche e abbandonati dalle istituzioni internazionali, dove rimane solo l'impegno della società civile e delle chiese per supplire allo Stato che manca e per preservare la popolazione dalla tentazione dello scontro armato, resistendo con la nonviolenza ad una situazione di estrema violenza. Tutto avviene nell'indifferenza e nel
disinteresse generale. Da Bukavu (sud Kivu) è giunto un pressante appello da parte della Société
Civile formata dal coordinamento delle associazioni e delle chiese - per porre il problema della pace in Africa al centro dell' attenzione e dell' impegno della nostra società e di tutte le istituzioni. In Italia hanno subito risposto le Associazioni "Beati i Costruttori di Pace", "Papa Giovanni XXIII - Operazione Colomba" e "Chiama l'Africa", che hanno lanciato l iniziativa " Anch io a Bukavu impegnandosi a coinvolgere nel progetto il maggior numero di soggetti così da comporre una numerosa e autorevole delegazione.

 

SUDAN

13 dicembre 2000

La campagna italiana "SUDAN un popolo senza diritti" rende noto che con una lettera inviata ieri 12 dicembre all'Ambasciatore sudanese in Italia, haprotestato duramente contro gli arresti arbitrari che stanno avvenendo in
questi giorni che precedono le elezioni presidenziali a Khartoum. In particolare viene espressa amarezza per l'arresto dell'avvocato Ghazi Suleiman che da sempre è in prima linea nella difesa dei diritti umani ed è
particolarmente noto nel suo paese e all'estero per aver portato avanti la difesa in giudizio di alcuni oppositori al governo fondamentalista sudanese e a persone accusate di reati di opinione.

Ghazi Suleiman era stato ospitato in Italia nel mese di settembre dello scorso anno per prendere parte come relatore al Forum organizzato dalla Campagna Sudan a Milano sul ruolo della società civile nella difesa dei
diritti umani in Sudan. Lo stesso Suleiman aveva rappresentato il Sudan nella manifestazione dell'"ONU dei popoli" promossa dalla Tavola per la Pace a Perugia e nella marcia verso Assisi. La Campagna fa sapere che ha sollecitato anche i parlamentari più sensibili e il Ministero degli Affari Esteri a muovere i passi necessari per fare pressione sul governo sudanese affinché Suleiman e gli altri arrestati con
le stesse motivazioni possano tornare in libertà quanto prima. Da parte delle realtà che promuovono la Campagna (Pax Christi, Nigrizia, CESVI, ACLI, Caritas, Mani Tese, Amani, Raggio, Istituti Comboniani, Arci, Cuore Amico) si dà assicurazione che si continuerà a seguire con estrema attenzione gli avvenimenti e a denunciare ogni altra violazione dei diritti umani.

SUDAN un popolo senza diritti Campagna italiana per la pace e il rispetto dei diritti umani in Sudan
Via Porpora 26
20131 Milano - Italy
tel. 39-0229417030
fax. 39-0229531562
e-mail: campagna_sudan@hotmail.com
www.peacelink.it/sudan.html

Cause ed effetti dell'indebitamento: 26-11-00
E' noto che gli africani immersi in una povertà estrema superano ormai i 300 milioni di persone su una popolazione di circa 700 milioni. Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro coloro che tenteranno di sopravvivere con redditi al di sotto della soglia di povertà nelle regioni a sud del Sahara diventeranno entro il 2000 oltre la metà della popolazione. Intanto il debito dell'Africa è aumentato di 24 volte dal 1970 e nel 1996 ha superato il valore del reddito nazionale di tutti i paesi del continente. Per quasi tutti i paesi le cifre continuano ad aumentare, mentre nuovi prestiti vengono concessi non per soddisfare i bisogni della popolazione, ma per fare fronte agli impegni precedenti, in una spirale di cui non si intravede la fine. Analizzare l'incidenza del debito estero che grava sull'Africa è quindi assolutamente necessario per chi desideri comprendere le reali cause della attuale situazione nella maggior parte dei paesi africani e per chi cerchi linee di intervento in grado di offrire delle alternative ai processi apparentemente ineluttabili oggi in atto.

Argentina: 9-11-2000

Per la seconda volta in questo anno "giubilare", un frate di 73 anni, frate Antonio Puigjané, si trova in sciopero della fame. Insieme a lui 10 uomini e 3 donne si trovano, oggi, al loro 59° giorno di sciopero della fame.

Questi uomini e donne sono i Prigionieri Politici de La Tablada, militanti del "Movimento Todos por la Patria" (MTP), che il 23 gennaio del 1989 assaltarono la caserma del 3° Reggimento di Fanteria de La Tablada, nel tentativo disperato di frenare i militari fascisti, meglio conosciuti come "carapintadas", che stavano preparando l'ennesimo golpe militare contro il debole governo Alfonsín. In un eroico quanto diseguale combattimento, un gruppo di civili si scontrò contro 3600 effettivi della polizia e dell'esercito argentino. L'esercito argentino ricorse all'utilizzo di mezzi blindati ed al bombardamento della zona, con fosforo bianco (violando così la Convenzione di Ginevra, sottoscritta dallo stesso governo argentino). 28 furono i civili massacrati, 3 coloro che vennero fatti scomparire ed 11 gli uomini dell'esercito morti (la maggiorparte dei quali a conseguenza dei bombardamenti ordinati dai generali argentini).

La Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) della Organizzazione degli Stati Americani, sul caso ha emesso un rapporto  alla fine del mese di dicembre del 1997  in cui si sottolineano le molteplici arbitrarietà commesse durante il processo che si realizzò presso il Tribunale Federale di San Martín, tribunale che giudicò e condannò le persone detenute e che emise gli ordini di cattura per gli altri. Tra queste arbitrarietà la CIDH sottolinea la violazione del diritto alla difesa, dal momento che mancò la doppia istanza giudiziaria
(prevista dalla stessa Costituzione Argentina).

La CIDH  nel proprio rapporto sottolinea anche altre violazioni, come il fatto che 9 persone vennero assassinate dopo essere state arrestate e che tutti gli arrestati vennero sottoposti a torture, sulle quali per altro, non si è mai aperta nessun tipo di indagine giudiziaria.

Il 13 de luglio scorso i Prigionieri Politici de La Tablada hanno sospeso un primo sciopero della fame (dopo 46 giorni di sciopero della fame), sulla base della promessa di deputati e senatori argentini che il 3 agosto si sarebbe trattato il loro caso e che, sulla base delle raccomandazioni della CIDH, sarebbe stata loro concessa una seconda istanza giudiziaria, così come esige il Patto di San José della Costa Rica (patto sottoscritto dal governo argentino e presente nella stessa costituzione argentina dal 1994).

Il 12 Ottobre di fronte alla CIDH, il governo argentino si è limitato invece a rispondere che si stava studiando il caso, però senza che si ottenesse il quorum necessario di presenze, per affrontare il caso ed a nulla è servito per il momento un progetto di legge dello stesso Presidente della Repubblica.

Brasile: Plebiscito 4-11-2000
È giusta la politica del Fondo Monetario Internazionale (FMI)? Secondo il governo, SI. NO, secondo il parere di più di sei milioni di cittadini. Il Centro sociale (CIAS) di Brasilia ha contribuito ad organizzare in settembre un plebiscito nazionale sul debito estero. Le questioni sollevate erano tre: se il governo dovesse mantenere l'accordo attuale con il FMI; se si dovesse fare una verifica pubblica del debito estero (come previsto dalla Costituzione); infine, se si dovesse continuare ad usare gran parte dei fondi pubblici per pagare il debito interno. Nonostante la furiosa campagna lanciata dal governo contro questa iniziativa democratica, il plebiscito -- con il contributo di oltre 13.000 volontari -- ha avuto un successo al di là delle migliori aspettative. Ne è risultato un NO clamoroso agli interventi del FMI e un SI deciso ad un modello economico alternativo, basato sulla promozione umana. Il CIAS è membro di Jesuits for Debt Relief and Development (JDRAD, Gesuiti per la Remissione del Debito e lo Sviluppo) che ha membri in tutto il mondo. Il plebiscito era un'iniziativa nel quadro della Campagna del Giubileo 2000, promossa dalle Chiese cristiane

Burundi: Martire dei poveri 4-11-2000
Il 3 ottobre Antonio Bargiggia, 43 anni, è stato ucciso nella provincia di Gitega presso un posto di blocco stradale, il suo corpo è stato poi gettato fuori dall'auto che guidava e abbandonato sulla strada. Le motivazioni dell'omicidio non sono state accertate. Membro della comunità "Amici dei Poveri" di Milano, Fratello Antonio da vent'anni era missionario laico in Burundi e viveva a Buterere, a nord della capitale Bujumbura, dove era responsabile di un progetto del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS). La sua vita era tra i più poveri, i malati di AIDS, i carcerati e i profughi. Antonio ha dato una testimonianza di donazione completa nella vita spesa generosamente come nella tragica morte. Scrive di lui un amico: "La sua scomparsa è stata solo la morte di un corpo poiché lui era già 'morto' rispetto a molte cose per vivere nella pienezza dell'amore di Cristo. Si era fatto così povero tra i poveri da non possedere più neanche la propria vita, ma per essere una cosa sola col suo prossimo, cioè con Dio."

Repressione in Brasile: 25-10-2000

Negli ultimi mesi, il  governo brasiliano ha gravemente accentuato la propria azione contro il Mst (Movimento dei Senza Terra), scatenando contro di esso una vera e propria campagna di boicottaggio, di denigrazione, di più dura e estesa repressione.
Ne dà nuova e indubitabile testimonianza il documento del 25 ottobre sottoscritto da eminenti personalità del mondo civile e religioso brasiliano e da un assai ampio arco di forze poltiche, sindacali, sociali, culurali.
La riforma agraria, che il Mst reclama, è un obiettivo irrinunciabile per un paese civile e democratico ed è  legittimato dalla stessa Costituzione del Brasile.
La lotta del Mst per la giustizia, l'emancipazione, la solidarietà ha valore esemplare per quanti, nel mondo, denunciano e contrastano la crescente diseguaglianza che ferisce profondamente e priva di prospettive la famiglia umana.

Praga: 25/26/27-9-2000

15.000  IN PIAZZA A PRAGA PER CAMBIARE LE POLITICHE DELLA BANCA MONDIALE E DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
 

Grande successo oggi della manifestazione di protesta contro le politiche della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Un corteo pacifico e allegro, pieno di colori , con una babele di lingue e con la presenza di  tantissime associazioni del Nord e del Sud del mondo ha ribadito la richiesta di un processo di democratizzazione delle istituzioni globali. Il valore della protesta, oramai costante e diffusa,  e' sottolineato dallo stesso Presidente della Banca mondiale, James Wolfensohn, che al proposito ha dovuto riconoscere: "C'e' molto da imparare dai giovani che protestano, credo profondamente che molti di loro sollevano questioni legittime, ed apprezzo l'impegno di una nuova generazione a lottare contro la poverta'".Gli episodi di violenza ampiamente riportati dai media internazionali sono stati parimenti denunciati dagli organizzatori delle manifestazioni che si sono svolte a Praga. "E' un peccato ed un problema molto serio", dichiara Maurizio Meloni tra i promotori della "Rete di Lilliput, "che una manifestazione importante e pacifica come quella a cui abbiamo partecipato ieri sia stata rovinata dall'azione unilaterale di pochi che non hanno nulla a che vedere con l'organizzazione delle manifestazioni. Questa violenza non fermera' il lavoro continuo di conoscenza, analisi critica e proposta di migliaia di organizzazioni che si battono da decenni a livello internazionale per imbrigliare nella rete i signori della globalizzazione".

Dal Congo

SOS BUKAVU
APPELLO DALLA SOCIETA’ CIVILE:
"QUI CI STANNO DECAPITANDO"
 

E’ una di quelle notizie che non arrivano immediatamente sul circuito della grande informazione. E’ un triste ed ennesimo appello che è stato inviato alla campagna Chiama l’Africa dai rappresentanti del movimento Società Civile ancora in libertà di Bukavu (est della Repubblica democratica del Congo)

 "Ci stanno decapitando – affermano nella lettera - La situazione a Bukavu è ormai gravissima. C’è una tensione acuta. Si vive nella quotidiana emergenza e la vita dei civili congolesi che vivono nel Kivu, dove continuano a fronteggiarsi diverse fazioni in lotta per il controllo del territorio, è a serio rischio. Una guerra che in 22 mesi ha provocato 1.700.000 vittime, soprattutto tra i civili".

"Sabato 26 agosto, alle 21,45, a Bukavu – continua l’accorata testimonianza - l'esplosione di una bomba ha provocato otto morti e molte decine di feriti". In seguito a questo attentato, il movimento Societa Civile è stato decapitato con l'arresto di 4 operatori: Chirhalwirhwa Gervais, Bapolisi BAhuga Paulin, Muzalia Aloys e Mutijima Regine. Il presidente Kyalangilwa Josepoh, che si trova attualmente in Europa per la partecipazione ad un congresso a Vienna,  è ricercato.

Gli arrestati sono stati trasferiti prima al Comando generale a Goma e poi a Kisangani (mille chilometri a nord di Bukavu) con l’accusa di "spionaggio" e di "aver addebitato all’esercito rwandese la paternità dell’attentato". Conoscendo le condizioni di detenzione e le epidemie della regione dove sono stati trasferiti i prigionieri, si teme per la loro vita. La Società civile di Bukavu chiede  "l'intervento di governi, ambasciate e organismi di difesa dei diritti dell'uomo affinché si faccia pressione per la liberazione dei prigionieri e si apra un'inchiesta internazionale sui crimini di guerra che quotidianamente si commettono nella regione del sud Kivu".

 

In Italia è attualmente in corso "Anch’io a Bukavu", la campagna promossa da "Beati i costruttori di pace", "Chiama l’Africa" e "Papa Giovanni XXIII" che, per il 10 dicembre 2000 (52° anniversario della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo), propone un’Azione Internazionale Nonviolenta di Pace, un viaggio di denuncia, solidarietà e testimonianza di cittadini europei tra la popolazione del Kivu.

 Per informazioni  Tel 065430082 – Fax 065417425   

Chiama l'Africa
campagna nazionale di solidarietà con i popoli africani
http://www.agora.stm.it/chiamalafrica

 

UN NO AL NEOLIBERISMO di Bartolomeo Sorge

Dal 30 novembre al 3 dicembre 1999 a Seattle (Usa) ha avuto luogo l'atteso Millennium Round, il vertice di fine millennio dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). I delegati dei 135 Stati membri dovevano trovare un accordo per liberalizzare il commercio, adeguandolo ai processi di globalizzazione. Tutti sapevano che sarebbe stato arduo ridurre le barriere tariffarie e superare il protezionismo in agricoltura, ma nessuno aveva previsto che la rabbia dei poveri e la rivolta della coscienza morale contro la logica del neoliberismo tecnologico avrebbero contribuito a far fallire l'incontro. Il primo scontro si è avuto a proposito dello sfruttamento infantile. La "clausola sociale", posta da Clinton, cioé la richiesta di embargo per quei Paesi che non eliminano il lavoro minorile, è apparsa sospetta. Come credere alla sincerità dei Paesi ricchi, quando affermano di guardare esclusivamente alla difesa dei diritti umani? Chi non sa che, per i ragazzi dei Paesi in via di sviluppo, l'alternativa a un misero lavoro non sono lo studio e la formazione, ma la delinquenza o la morte per fame? Rimane perciò il dubbio che i Paesi ricchi cercassero piuttosto un pretesto, sia per mantenere un po' più elevato il costo del lavoro nei Paesi terzi e neutralizzarne così la concorrenza, sia per poter continuare a imporre tranquillamente l'embargo contro Paesi ostili (come Cuba). Oltre tutto - si è fatto notare - spetta all'Ufficio Internazionale del Lavoro (e non alla Wto) tutelare le condizioni umane del lavoro, quindi combattere lo sfruttamento minorile e promuovere forme alternative di apprendistato. Il secondo scontro tra coscienza morale e logica neoliberista si è verificato in tema di commercio degli alimenti e di sostegno all'agricoltura. I manifestanti - provenienti da ogni parte del mondo e in rappresentanza delle più diverse organizzazioni ambientaliste, sindacali e del volontariato sociale - sono scesi rumorosamente in piazza, per denunciare la mancanza di garanzie effettive di fronte al progressivo estendersi dell'inquinamento ambientale e delle manipolazioni genetiche. Particolarmente forte è stata la contestazione contro i cosiddetti "cibi transgenici" e contro ogni forma d'intervento, tendente a modificare i geni vegetali e animali. Certo non sono mancati a Seattle gruppi estremisti, che hanno tentato di far degenerare la protesta in forme inaccettabili di violenza e nel rifiuto assoluto e ideologico della globalizzazione, che è ugualmente da rigettare. Tuttavia le ragioni di chi ha manifestato il proprio dissenso in modo civile e democratico restano meritevoli di considerazione. Lo sviluppo è un problema che riguarda tutti e non possono essere solo i ricchi a decidere; né esso si può ridurre in termini solo di mercato o monetari. I Paesi meno favoriti vanno piuttosto aiutati a essere i protagonisti del proprio sviluppo. Pertanto, il rifiuto dell'orientamento dell'economia generale in senso puramente neoliberista e la reazione della coscienza morale contro la cultura libertaria soggiacente - quali si sono manifestati a Seattle - vanno salutati come un segno di speranza. Di essi si dovrà tener conto per impostare diversamente il prossimo Round.

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La terza Conferenza ministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, Wto) si è conclusa con un fallimento. I quattro giorni di trattative (a Seattle, dal 30 novembre al 3 dicembre) non hanno prodotto un accordo globale com'era nelle intenzioni. Quello che doveva essere il Millennium Round si è così trasformato in un Millennium flop, in un grande fiasco. Di chi la colpa? Certamente della forte pressione operata dalla società civile. Una protesta senza precedenti che ha unito forze diversissime tra loro: dagli studenti agli ambientalisti, dai sindacalisti agli agricoltori. Ma la responsabilità maggiore del fallimento è forse da attribuire ai veti incrociati che hanno opposto i principali attori di questa tornata di trattative: Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Paesi in via di sviluppo (Pvs). I 135 membri del Wto dovevano esaminare e approvare 77 accordi, tutti aperti, cioè senza intese preventive. Sul tavolo c'erano questioni vitali: agricoltura, sicurezza alimentare, telecomunicazioni, dazi, lavoro, diritti d'autore. Temi che chiamavano in causa profonde trasformazioni dei sistemi economici sia dei Paesi industrializzati, sia del Paesi in via di sviluppo. E, per questo motivo, più difficili da accettare. Lo scontro, infatti, è stato durissimo e ha palesato forti divisioni. Vediamo in dettaglio i punti più controversi. Investimenti - L'Unione Europea chiedeva la completa liberalizzazione degli investimenti diretti. I Pvs si sono dichiarati contrari, nel timore di perdere il controllo sugli investimenti. Contrari anche gli Stati Uniti che temono di perdere il potere di embargo contro le nazioni loro ostili. Standard lavorativi - Gli Stati Uniti chiedevano che fossero fissati requisiti minimi, validi in tutto il mondo, per garantire eque condizioni di lavoro. Contro gli Usa si sono schierati i Pvs, che temono di perdere il vantaggio competitivo derivato dal basso costo della manodopera. Biotecnologie - La richiesta degli Stati Uniti di liberalizzare le biotecnologie è stata contrastata tanto dall'Unione Europea (che vuole mantenere la possibilità di respingere i prodotti manipolati geneticamente) quanto dai Pvs (che temono una crisi della loro agricoltura). Sovvenzioni all'export - Usa e Pvs vogliono abolirle per consentire ai loro prodotti di essere più competitivi sui mercati. L'Unione Europea si oppone, si è detta disponibile ad accettare solo una graduale riduzione. Su questi punti la trattativa si è arenata. Se e quando possa riprendere non è ancora dato a sapere. Per il momento l'unica certezza è una "tregua" con la quale i Paesi membri si impegnano a evitare qualsiasi azione che pregiudichi l'interesse altrui. Viste le tensioni esistenti, non litigare è già un evento.

POPOLI - P.za San Fedele 4, 20121 Milano
tel. 02/863521 - 86352223 - fax 86352224
e.mail: popoli@gesuiti.it

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In 50 mila per dire "no" alla globalizzazione

C'erano circa 50 mila persone per le strade di Seattle, sotto gli occhi increduli degli abitanti, che non vedevano una cosa simile dagli anni della contestazione. Presenti i più diversi settori della società civile internazionale: sindacati, associazioni di consumatori, ambientalisti, Ong, contadini, immigrati, indios e moltissimi altri. La "Dichiarazione della società civile internazionale contro il Millennium Round portava la firma di 1.386 organizzazioni. La stampa di tutto il mondo, nel complesso sorprendentemente benevola verso i manifestanti, ha seguito la vicenda mettendo naturalmente in primo piano gli scontri con la polizia e gli episodi di violenza, che hanno riguardato, in realtà, una piccola minoranza dei partecipanti. La mobilitazione è stata soprattutto pacifica, colorata e allegra, secondo un'agenda che ha visto non solo iniziative di piazza, ma l'organizzazione di un vero e proprio contro-vertice, strutturato in une serie fittissima di incontri, dibattiti e seminari e da una grande convention inaugurale nello stadio di Seattle. Qui si sono dati appuntamento, su iniziativa dei sindacati americani, decine di migliaia di persone, che hanno seguito gli interventi di alcuni sindacalisti e personaggi come Vandana Shiva e Lory Wallach di Public Citizen, entrambi applauditissimi, al pari di altri importanti relatori, come il leader dei pescatori indiani. Tutto ciò, mentre saltava definitivamente la cerimonia inaugurale del vertice, a causa del blocco stradale di un gruppo di manifestanti. Anche in Italia, come in molti altri Paesi del mondo, si sono svolte iniziative per dire "no" alle trattative di Seattle, attraverso l'impegno di svariate associazioni, gruppi e singoli in circa 60 città. E' stata questa la prima occasione di mobilitazione per la neonata Rete di Lilliput, un coordinamento di decine di gruppi, più o meno strutturati, in tutto il Paese, che condividono l'obiettivo comune di una chiara opposizione al Gulliver del sistema globale neoliberista, attraverso iniziative congiunte di lotta. L'idea, lanciata da Alex Zanotelli e Franco Gesualdi, nasce dall'esigenza di passare dalla semplice testimonianza, benché importante, a un'azione rilevante sul piano politico ed economico. I soggetti coinvolti provengono dalle esperienze più diverse, ma accomunati dal desiderio di lavorare per un diverso modello di convivenza. Il vertice di Seattle è fallito e la società civile ha vinto, soprattutto grazie alla decisa opposizione dei Paesi in via di sviluppo. Non è, certamente, una vittoria definitiva, poiché molte strade restano ancora aperte, a partire dal prossimo vertice di Ginevra. Ma è certo che dopo Seattle nulla sarà più come prima: sono molti ormai a sostenere che ci troviamo di fronte a un nuovo soggetto politico internazionale, che risponde alle esigenze di partecipazione dal basso, non già su temi limitati nel tempo e nello spazio, ma sulle grandi questioni della convivenza.
Roberto Cuda

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Il trascorrere del tempo è evidente. Soprattutto quando ci sono molte cose che accadono, abbiamo l'impressione che è passato tanto tempo e che questo trascorrere, non è soltanto un andarsene del tempo stesso, bensì un portarci appresso con esso. Per noi cristiani il tempo è una cosa più grande. Per i nordamericani, "time is money", invece per noi il tempo ha una dimensione di eternità. Non solamente perché il tempo, quello che chiamiamo vita, ci prepara ad entrare nella vita eterna, ma perché ogni momento storico nel quale viviamo ha questa dimensione d'eternità, perché nella nostra propria storia e in ogni momento che passa si gioca tutta la storia umana. Per questo ogni momento che passa è un tempo carico di grazia.»
don Samuel Ruiz Garcia