FederigoNews   25-02-2003

Ecco il terzo numero di  FederigoNews, la news-letter di Federigo, il giornale degli Studenti del Liceo Scientifico Statale Enriques. Questa news-letter, inviata periodicamente, è nata con l’obiettivo di rendere Federigo più vicino ai suoi lettori, affiancando alla “tradizionale” versione cartacea, questa versione elettronica.

Se questa news-letter ti sembrerà interessante, ti chiediamo di iscriverti, qualora tu non l’abbia già fatto, e di invitare i tuoi amici ad iscriversi. Per riceverla, occorre semplicemente inviare un e-mail all’indirizzo: federigonews-subscribe@yahoogroups.com

Desideriamo inoltre invitarti a prendere parte alla redazione di questa news-letter e a inviarci all’indirizzo federigo@romascuola.net articoli, idee, pensieri, vignette riguardo i temi trattati in questa news-letter, o altri temi che vorrai proporre.


 

Sabato 15-2-2003: la manifestazione per la pace

raccontata dagli studenti in piazza

Anche a seguito dei precedenti numeri di FederigoNews, in cui abbiamo trattato l’argomento, abbiamo riscontrato molto interesse tra gli studenti riguardo la grande manifestazione per la pace di Sabato scorso, 15-2-2003. Abbiamo così deciso di dedicare uno spazio di questo nostro giornale elettronico a raccogliere testimonianze, esperienze, pensieri degli studenti che sono scesi in piazza. Oggi cominciamo con due brevi articoli, ma saremmo molto contenti di riceverne tanti: inviateceli all’indirizzo federigo@romascuola.net e li pubblicheremo.

Lotta per la pace

La manifestazione per la pace di sabato 15 febbraio a Roma, ha coinvolto più di tre milioni di persone occupando tutta la città. La capitale è stata invasa da fiumi di  persone che “combattevano” tutti per una stessa causa: evitare l’invasione americana dell’Iraq.

Tante sono state infatti le accuse rivolte a Bush e a Berlusconi (da alcuni considerato “il cane di Bush”), accusati di volere una guerra ingiustificata contro un intera popolazione pur di saldare i conti con Saddam che in passato era stato pure un burattino nelle mani degli americani nello scontro con l’Iran.

Le persone erano finalmente riunite per evitare una guerra, basata solo su questioni economiche e voluta essenzialmente per soggiogare uno dei maggiori Paesi produttori di petrolio, anche a costo di milioni di vittime innocenti.

Le ragioni per evitare una guerra sono tantissime e i manifestanti le hanno espresse chiaramente e pacificamente.

Ora la decisione spetta solamente ai governanti, sperando che rispettino i diritti di tutti gli uomini come la dichiarazione Onu del Dicembre 1948 prevede.

Rasha

Manifestazione per la pace a Roma

Il 15 febbraio 2003, tre milioni di persone da tutta Italia si sono riunite per la manifestazione nazionale per la pace. In seguito alle ultime notizie riguardanti l’imminente scontro tra Bush e Saddam, si è sentito il bisogno di gridare a tutto il mondo che la popolazione italiana, come altri stati, compresi gli Stati Uniti, non vogliono questa guerra. Alle 15.30, quando San Giovanni è già stracolma di persone e di bandiere arcobaleno, metà del corteo deve ancora arrivare da piazzale Ostiense. Alle 16.30 alcune frange del corteo partite fra le prime erano ancora ferme a piazza Esedra, presso la stazione Termini, e disperavano ormai di raggiungere per tempo piazza San Giovanni.

Durante la manifestazione si è anche presa la decisione di rincontrarsi sempre a Roma, il primo sabato dopo lo scoppio della guerra, per rimanifestare per la pace; sperando che non ce ne sia bisogno.

Marta


 

L’Enriques in visita al Santa Maria della Pietà

Un anno dopo la chiusura del manicomio si inaugura il Museo della Mente

“Li hanno liberati tutti”

con l’esperta guida Adriano Pallotta alla scoperta della psiche umana

Ciò che resta più impresso alla fine della visita è la scoperta, dopo i campi di concentramento, dei limiti che può raggiungere la crudeltà umana. Il visitatore viene emotivamente coinvolto toccando con mano luoghi ed oggetti che trasudano violenza ma soprattutto disperazione.  Ed è questo che il Museo della mente, realizzato in un padiglione dell’ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà, vuole testimoniare. Niente di costruito: solo la semplice messa in chiaro della vita di uno dei più grandi manicomi d’Europa. Luogo sorto come una “città esterna” organizzata per relegare migliaia di persone a vivere senza clamore la propria sofferenza, luogo di emarginazione anche fisico trovandosi alla sommità del colle Montemario, il manicomio era costituito da 43 padiglioni sistemati ai due lati di un asse centrale seguendo le regole della dura legge 180 che prevedeva la divisione dei pazienti e degli infermieri stessi per sesso. Sempre seguendo la legge Giolitti i malati venivano divisi non per patologia me per comportamento. L’età dei degenti variava dai bambini provenienti dal brefotrofio ai malati più anziani. L’iter di entrata dei pazienti prevedeva un periodo di osservazione di 30 giorni: se i medici non riscontavano nessuna patologia nel paziente questi veniva rilasciato, altrimenti iniziava il ricovero a tempo indeterminato. Il malato passava per la fagotteria, luogo in cui i pazienti venivano spogliati di tutti i loro averi, secondo una politica di spersonalizzazione degli individui, che in questo modo perdevano qualsiasi identità per assumere solo la veste di malato. Nel momento in cui una persona veniva ricoverata perdeva tutti i diritti civili e veniva iscritto al casellario giudiziario. Si cancellavano così tutte le speranze di un seppur remoto ma possibile rilascio, in quanto la persona era marchiata a vita da un certificato che attestava la sua degenza in manicomio.

Molti pazienti, pur non presentando alcun sintomo, erano costretti a rimanere all’interno dell’ospedale, se non c’era nessun parente che si prendesse la responsabilità di accoglierli. Ciò accadeva spesso e nel manicomio si creò una situazione di affollamento. Anni dopo si scoprì che tenere i pazienti quasi murati vivi causava un grave disturbo chiamato “sindrome da istituzione”. Alcuni anni prima della chiusura del manicomio si avviarono laboratori di pittura, di scrittura, di ceramica, di teatro e tanti altri che tendevano, appunto, ad un opera di deistituzionalizzazione. Il perno sul quale si basava la vita dell’ospedale erano gli 800 infermieri, costretti a sostenere turni anche di 72 ore. La loro preparazione era molto sommaria; i ragazzi erano attirati dal miraggio di un lavoro "sicuro", ma erano completamente all’oscuro di quale inferno si trovasse al capolinea del “35”, il numero del tram che portava all’ospedale, ormai diventato a Roma simbolo di pazzia. Anche per loro le regole erano rigidissime; l’orologio marcatempo era forse una delle più assurde: durante la notte, veniva imposto agli infermieri di firmare ogni quarto d’ora su uno spazio apposito. Il ruolo di caposala era affidato alle suore che con le loro superstizioni e mancando di una reale formazione scientifica contribuivano a trasformare di fatto il manicomio in un lager.

In un'altra area del museo sono esposti i reperti dei laboratori dove i medici sperimentavano le più assurde terapie quali l’elettroshok, la malarioterapia, il dosaggio eccessivo di insulina, tutte terapie d’urto poiché i medici pensavano che se il corpo fosse stato sottoposto a maltrattamenti continui avrebbe sopperito alle disfunzioni del cervello.

Un’altra parte della mostra è dedicata a dei percorsi interattivi attraverso i quali si può comprendere quanto possano essere diverse le percezioni che ognuno ha della realtà. Insomma un museo ancora in costruzione ma assolutamente da visitare che  vuole farci aprire gli occhi così da renderci conto che non bisogna andare fino in Germania per constatare a che livello può arrivare l’uomo.

28 Febbraio 1999: l’antico ospedale dei pazzerelli trova, dopo 451 anni di storia, la sua fine.

Ma fuori, per quegli stessi orrori, sarà davvero arrivata la fine?  


Altre news in breve…

I Treni della Morte

Prosegue la mobilitazione per la pace: No ai treni della morte!

Come avrete gia sentito dai telegiornali, l'Italia è percorsa da circa dieci giorni da treni carichi di armi, carri, infrastrutture militari, diretti tutti a Camp Darby, una base "Usa Free"(i Turchi invece si fanno pagare). Sembra di essere un campo di battaglia: la militarizzazione delle ferrovie decisa dal governo ricorda analoghe decisioni prese da un regime passato della nostra storia.

 

Continua il Cineforum del Progetto Cinema e Storia!

Dopo Orizzonti di gloria, Germania anno zero, La battaglia di Algeri, per il ciclo riservato alle quinte classi del nostro liceo e dedicato al tema della guerra, è arrivato il momento del "Dottor Stranamore" di Stanley Kubrick, feroce satira della guerra fredda.

Appuntamento: Giovedì 27 Febbraio ore 15.00 in centrale.

Non mancate! Imperdibile!

 

Bandiere della Pace

Vi segnaliamo il sito internet www.bandieredipace.org

Esponiamo le bandiere della pace alla finestra di casa, in macchina, a scuola!

Portiamo un fazzoletto bianco o con i colori della bandiera della pace legato al nostro zaino!

 


La Redazione di Federigo

 

N. B. Non è intenzione della redazione di Federigo recapitare questa news-letter a chi non desidera riceverla. Se ti trovi in questa condizione, inviaci un e-mail all’indirizzo federigo@romascuola.net, indicando nell’oggetto “FederigoNews: non desidero riceverla” e ti cancelleremo dalla lista di invio. Grazie.




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