UNITA’ PASTORALE SAN FRANCESCO – SAN LORENZO

 

IL PROGETTO DELLA CASA DI ACCOGLIENZA

PER PERSONE SENZA DIMORA

 

 

La casa d’accoglienza di via Solari, che ha come soggetti coinvolti persone in difficoltà, la Fondazione diocesana ComunitàServizi (ex Fondazione Caritas), i servizi sociali e l’unità pastorale di S. Francesco da Paola e S. Lorenzo, vuole essere uno strumento efficace per aiutare le persone a recuperare la propria identità personale e sociale attraverso la riesplorazione della propria vita.

 

L’appartamento di via Solari si inserisce nell’accoglienza di secondo livello del più articolato progetto Crisalide, elaborato dalla Caritas e dalla Fondazione diocesane, per il recupero personale ed il reinserimento sociale di persone in emarginazione e senza dimora. Per accoglienza di secondo livello si intende l’inserimento a gradi diversi di responsabilità in strutture protette con la partecipazione dell’ospite ai servizi promossi dalla Fondazione (mensa, intrattenimento pomeridiano, laboratorio). E’ la cosiddetta fase di accompagnamento.

 

La prima caratteristica consiste nella presenza di un progetto sulla persona preventivamente concordato e che tiene conto del vissuto per tentare di dare una risposta positiva ai suoi problemi primari. Il piano di intervento è concordato con l’ospite e l’evoluzione del progetto è curata dalla Fondazione con il sostegno del Centro ascolto diocesano e insieme al servizio sociale di residenza dell’ospite. La seconda caratteristica è la dignità degli ambienti. Le persone senza dimora sperimentano una progressiva decomposizione e abbandono di sé il cui indicatore principale consiste nel restringimento e infine nell’abbandono delle relazioni con gli altri. E’ quindi fondamentale che il luogo ove la persona senza dimora deve progettare il suo cambiamento non dia un senso di precarietà.

 

Gli ospiti saranno persone in stato d’emarginazione, con assenza di dipendenza da stupefacenti e di disturbi psichici conclamati. Si accetteranno soltanto ospiti maggiorenni e dotati di autosufficienza fisica.

 

La Fondazione definisce con l’ospite un indicativo tempo di permanenza nella casa. Di norma non si possono sforare i due anni. La gestione di questa struttura, in ogni suo aspetto, ha come titolare la Fondazione diocesana, la quale, attraverso il suo “Servizio emergenza abitativa”, segue la vita della casa e in qualsiasi momento può porre inizio o porre fine alle accoglienze in corso. Le spese di conduzione della casa sono in parte a carico degli ospiti in rapporto al loro reddito.

 

La casa di via Solari a Savona è di proprietà della parrocchia di S. Francesco da Paola, ristrutturata dalla Fondazione diocesana con un finanziamento della Fondazione Ca.Ri.Ge. La struttura può accogliere quattro persone, con una superficie totale di circa 140 mq.: due camere doppie e una singola, cucina abitabile, salotto, due bagni. La Fondazione è la titolare del contratto di comodato con la parrocchia di S. Francesco. Salvo eccezioni concordate con il responsabile volontario, la casa aprirà tutte le sere alle ore 18 e chiuderà alle ore 8.

 

Il ruolo dei volontari nella casa di via Solari: In generale ai candidati volontari della casa si richiedono le seguenti caratteristiche: buon equilibrio personale, capacità di relazione personale, capacità di “stare bene con persone in difficoltà”, consapevolezza di poter imparare molto dalle persone ospiti.

Equipe: si pensa a circa 15 volontari (singoli, coppie, famiglie), dai quali dovrebbe uscire il responsabile del servizio.

Presenza serale: si chiede in modo continuativo la presenza di due volontari per sera con il coinvolgimento del singolo volontario almeno una volta la settimana. Il volontario, con l’aiuto di un ospite, reperirà il cibo serale presso il Centro diurno di solidarietà, si cenerà insieme nella casa e si starà con gli ospiti almeno fino alle ore 21.

Permanenza notturna: si chiede al volontario la permanenza notturna in periodi particolari in base alla situazione reale della casa e alla condizione degli ospiti.

Animazione festiva: nei giorni dove gli ospiti non hanno attività programmate (sabato, domenica e festività infrasettimanali) si ritiene importante una compagnia fatta di proposte di svago, di coinvolgimento parrocchiale.

Formazione: l’équipe dei volontari si incontra una volta al mese con un operatore della Fondazione diocesana per confrontarsi sulle situazioni e sulle problematiche emerse. L’équipe della Caritas che cura il volontariato nei servizi della Fondazione propone poi nel corso dell’anno alcuni incontri su tematiche che si vorrebbe approfondire. Questa proposta potrebbe coinvolgere i volontari anche di altri servizi diocesani. Nel corso dell’anno la Caritas propone alcuni appuntamenti di preghiera aperti a tutti coloro che operano nei servizi della Fondazione oggi esistenti.

 

IL CUORE DELLA CASA: LA RELAZIONE CON L’ALTRO

 

Ogni individuo cresce e si realizza nella sua personalità attraverso le relazioni umane. Questo discorso vale ancora di più per coloro che vogliamo aiutare all’interno di questa casa: i senza dimora. La relazione vitalizzante è il veicolo fondamentale per il recupero di queste persone scivolate verso una frammentazione della loro vita.

La relazione chiede tempo dedicato all’altro. Pochi volontari e non tanti: i nostri amici ospiti hanno bisogno di punti di riferimento e di coltivare le relazioni che iniziano con voi. Ciò richiede al volontario, se possibile, turni settimanali dalle 19 alle 21.

La relazione chiede occasioni significative con l’altro. Possibilità di vivere insieme l’esperienza della cena. Questo è l’unico servizio gestito dalla Fondazione dove si condivide il momento del pasto serale. La famiglia si riunisce e ci si conosce.

La relazione chiede reciprocità: non è una cosa a senso unico. Dalle persone in difficoltà si imparano tante cose, sono portatrici di valori. Dai volontari i nostri amici possono ricevere amore, amicizia.

La relazione chiede gratuità: non significa semplicemente non farsi pagare, ma vivere il desiderio del legame e quindi l’interesse per l’altro senza calcoli prestabiliti.

La relazione chiede strumenti per viverla sempre meglio: il percorso da fare insieme, altri momenti di formazione, il rapporto sincero tra voi volontari, il responsabile volontario della casa, l’operatore referente della Fondazione, i sacerdoti.

 

Per diventare volontario occorrerà almeno un colloquio tra il candidato e la Caritas diocesana. Chiamare allo 019.822677, chiedere di Mirko Novati e fissare un appuntamento. Scopo dell’incontro è: iniziare a conoscersi, verificare l’idoneità al servizio e in particolare l’assenza di elementi personali chiaramente contrari alle mansioni richieste. Inizierà poi un percorso di formazione “obbligatorio” composto da 3 o 4 incontri in date da stabilire, sentendo ogni singolo volontario. Il percorso sarà organizzato dall’équipe volontariato della Caritas diocesana; in seguito sarà scelto del nome da dare alla casa e sarà individuato un responsabile volontario della casa.

 

La casa d’accoglienza di via Solari entrerà in funzione prima della fine dell’anno 2002. Per ulteriori informazioni rivolgersi ai parroci o a Mirko Novati della Caritas.