TURISMO IN SICILIA CON IL B&B

 
sito curato da catanese vito  
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Il carretto siciliano, rappresenta l' immagine folcloristica della Sicilia. Non vi è cartolina di saluti , dove ,  agli immancabili fichidindia, non vi sia anche il carretto siciliano. Molte sono le versioni di questo carretto, che varia da provincia a provincia, sia per gli intagli che per la pittura. Per ogni carretto, vi sono due versioni, la versione "povera" e la versione "aristocratica". La
versione"povera", che è la meno conosciuta,si differenzia da quella "aristocratica" per la quasi totale mancanza di pitture e colori, ma  mantiene la caratteristica degli intagli effettuati con le sgorbie a mano libera, in modo prettamente artigianale. Questo carretto era il più diffuso, perché veniva utilizzato per il trasporto di persone, sementi, e di attrezzi agricoli. Questo sito vuole essere un modo, un po' superficiale, di far conoscere i tipi di carretto siciliano,e specialmente il carretto povero,che tutti si guardano bene dal
pubblicare sulle cartoline di saluti, perché deteriorerebbe l'immagine della Sicilia. Comunque il carretto più usato era proprio questo, ed adempiva al proprio dovere in modo encomiabile, senza pitture e fronzoli aggiuntivi. Spero in un prossimo futuro di ampliare questo sito con una carrellata d'immagini di carretti siciliani  divisi per provincia con le relative caratteristiche. Per adesso mi limito a dei cenni di carattere generale,come la costruzione ed il materiale impiegato. La costruzione di un carretto, era opera di diversi artigiani, che lavoravano assieme, dividendosi le varie fasi del
lavoro, ed a volte ,impiegavano più di due mesi, per completare la
 messa in opera del carro. Solo alcuni di loro erano degli esperti nella costruzione delle Ruote,che era la parte più importante del mezzo,assieme al bilanciamento  delle aste,che non dovevano appesantire ulteriormente l'animale che lo  trainava. Per la costruzione del carro,si utilizzavano diversi tipi di legname. Ma in genere si utilizzava il frassino per i raggi delle ruote e per i pioli,mentre per il mozzo e la corona si utilizzava il noce. Le fiancate erano costruite in abete ben stagionato, mentre il  "tavolato"(il fondo del cassone) era costruito in legno di pioppo,il quale essendo molto fibroso e dolce si prestava molto bene al trasporto di pietre,e ne assorbiva i colpi durante il carico ed il trasporto senza subirne conseguenze. Le stanghe erano costruite,nella maggior  parte dei casi, in legno di faggio che sostituiva  a volte il pioppo anche nei "tavolati". Il carretto povero  strutturalmente era simile a quello aristocratico,ma la lavorazione era limitata al minimo indispensabile.
 Questo carro utilizzato dai contadini per trasportare pietre, attrezzi da lavoro, persone e tutto ciò che era necessario nei  lavori dei campi,era privo di qualsiasi pittura o affreschi. Purtroppo allora i contadini non avevano i soldi per acquistare il carro, e spesso lo compravano a credito pagandolo in parte con merce di scambio, come il frumento e l'olio, perciò si guardavano bene
  di allungare il debito con intagli e  affreschi,che spesso raddoppiavano la spesa. Qualche artigiano per dargli un aspetto più dignitoso,sulle stanghe intagliava dei motivi floreali,
 e sulla parte alta dei laterali creava degli intagli ad "unghia"con le sgorbie cave,
a mano libera mentre, le ruote erano lasciate grezze con i raggi quadrati,pieni di imperfezioni,perché lavorati a mano libera con l'ascia e con la raspa,come la ruota del carro in figura. I carretti erano allora l'immagine economica di chi li possedeva La versione
"aristocratica", uguale alla versione povera solo nella struttura , era caratterizzata da affreschi sulle fiancate e sul portello posteriore,che nella maggior parte dei casi raffiguravano le gesta dei Paladini di Francia, ed in special modo quelli di Orlando e Rinaldo. Questo carretto che fa bella mostra di sè sulle cartoline di saluti veniva usato nelle feste paesane e negli sposalizi. Il tema delle immagini dipinti sui carri variava da provincia a provincia, e
mentre a Palermo e Catania con le rispettive zone limitrofe il tema dominante era la rappresentazione dei Paladini, nel Trapanese ed a Castellammare principalmente,si soleva dipingere i laterali con affreschi che rappresentavano i Santi,e la Madonna in particolare. Nel Trapanese una cosa che avevano quasi tutti i carri in comune, era l'immagine di un cane con un osso in bocca con su scritto" crepi l'invidia", dipinto sul portellone posteriore. In qualche carretto costruito a Castelvetrano (TP), sulla fiancata spiccava l'immagine di S.Giorgio che uccide il drago. Con questa immagine si voleva scacciare la sfortuna che spesso si presentava sotto forma della rottura dell'asse,cosa alquanto pericolosa e temuta da tutti. Le ruote del carretto rappresentavano il lavoro più impegnativo. Il diametro delle ruote nel Trapanese è di circa un metro e mezzo, mentre in
quello di altre province è sensibilmente più piccolo. La circonferenza è costituita da sei corone,mentre i raggi a sezione quadrata sono dodici (due per corona). All'interno del mozzo è alloggiata la bronzina in qui penetra il fuso. La bronzina è costituita da circa il 70% di rame e da 30% di stagno. La fase più delicata che può compromettere la costruzione della ruota,è la cerchionatura. Il diametro della ruota è leggermente superiore a quello del cerchione,per avere una perfetta aderenza. Affinché la ruota entri nel cerchione l'artigiano prepara a terra un cerchio di pietre su cui appoggia il cerchione,attorno alle pietre sistema dei pezzettini di
legno che accende, in modo che questo fuoco vada a riscaldare il cerchione,il quale per il calore si dilata. Ora arriva il momento più delicato nella costruzione della ruota. Almeno tre operai con le mazze,con colpi sincronizzati ed equidistanti fanno entrare la ruota nel cerchione,nel più breve tempo possibile,affinché il ferro quasi rosso del cerchione non bruci il legno della ruota rovinandolo irrimediabilmente. Una volta entrata la ruota nel cerchione,si raffredda con getti di acqua affinché il ferro si contragga ottenendo un'ottima aderenza.