

Un mare di
nebbia
Dopo il grande freddo di
dicembre 2001 e delle prime due decadi di gennaio 2002, la circolazione generale
sull'Italia cambia radicalmente. Gli ultimi dieci giorni di gennaio 2002 trascorrono
infatti con un promontorio anticiclonico africano che abbraccia la penisola italiana e che
apporta nebbie estese sulle pianure con annesse inversioni termiche. Andrea Zambelli e
Antonio Martini ce le hanno documentate con splendide fotografie.
(Fotografie a cura di Andrea Zambelli e Antonio Martini)
Supervisione e testi di Alessandro Bruscagin

L'analisi sinottica riportata qui sopra a cura del modello americano AVN è riferita alle ore 12Z di giovedì 31 gennaio 2002. Le grandi depressioni annesse al vortice semipermanente d'Islanda dominano alle latitudini settentrionali europee. Il resto del Continente, invece, è interessato da un anticiclone subtropicale di matrice africana che spinge il suo promontorio sul Mediterraneo. Una situazione del genere, in inverno, è apportatrice di tempo splendido e molto mite sulle alture, mentre viceversa nelle grandi pianure del Nord Italia ristagnano le nebbie e gli agenti inquinanti, e le temperature sono molto più basse rispetto alle montagne: si tratta del fenomeno dell'inversione termica. Tuttavia, come si evince dalla mappa qui sopra, una debole saccatura in quota sulla Francia, in avvicinamento all'Italia, determina proprio in quella giornata l'avvicinamento di una perturbazione.

La perturbazione è ben visibile dall'immagine da satellite qui sopra. Tuttavia, la grande estensione e forza del campo anticiclonico sul Mediterraneo impedisce al corpo nuvoloso di produrre fenomeni degni di nota. Al suo passaggio si noterà solamente una copertura nuvolosa più o meno compatta, che però non sarà in grado di produrre precipitazioni, se escludiamo qualche goccia di pioggia su Liguria ed alta Toscana. Gli abitanti della Pianura Padana non si accorgeranno praticamente di nulla: in quelle zone, infatti, insiste da giorni una cappa di nebbia che nella giornata del 30 gennaio si è alzata fungendo da copertura nuvolosa. E' al di sopra di questa "coperta" che scorre la perturbazione, totalmente invisibile agli abitanti delle pianure.

Ecco infatti una fotografia di Castelfranco Emilia (MO), scattata nel pomeriggio del 31 gennaio 2002 da Andrea Zambelli, che nel contempo precisa: "In pianura a Castelfranco il cielo è coperto con foschia, la visibilità è discreta. La copertura è dovuta alla nebbia in sollevamento. La temperatura è di + 6.0°C e l'umidità relativa è dell'85%".

Andrea Zambelli parte per l'Appennino Modenese con lo scopo di determinare lo spessore di questo strato nebbioso alto. Ecco che, giunto a circa 150 metri s.l.m., entra nella copertura nebbiosa.

A quota 400 metri, nell'Appennino modenese, la nebbia è veramente molto fitta. Ci si trova infatti nel mezzo dello strato inversionale nebbioso. La temperatura è sempre oscillante tra +5°C e +6°C, valori tutto sommato abbastanza miti per il periodo.

Ecco che, improvvisamente, alla quota di 600 metri Zambelli sbuca dalla nebbia, lasciandosela alle spalle. E' uscito dallo strato inversionale, e la temperatura è infatti balzata a ben +9°C. Da qui si può osservare il vero stato del cielo, oscurato al di sotto a causa della nebbia. Come vedete qui sopra, non splende il sole nemmeno qui: la debole perturbazione che sta interessando l'Italia, infatti, determina un copertura nuvolosa abbastanza compatta.

Il miglior spettacolo lo si può osservare da 700 metri di quota, con il mare di nebbia che ristagna al di sotto dell'osservatore. In pratica, lo strato nebbioso è risultato essere spesso circa 400 metri (valore notevole). Il suo limite inferiore è a circa 150 metri, mentre la sua sommità la si trova quasi a 600 metri.
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Ecco un'ultima eloquente fotografia del mare di nebbia scattata sempre da Andrea Zambelli sulle montagne modenesi.

La situazione, come detto, era molto simile su tutta la Pianura Padana. L'amico Antonio Martini di Venezia ha scattato altre foto che mettono in evidenza lo stesso identico fenomeno nella zona di Bassano del Grappa (VI). Martini, nella foto qui sopra, si trovava nella periferia del paese, ad una quota di circa 200 metri s.l.m. Come si nota sul pendio del monte, lo strato nebbioso aveva il suo limite inferiore a circa 300 metri.

Dopo aver percorso alcuni km immerso nella fitta nebbia stagnante, ecco che Antonio sbuca al di sopra del mare nebbioso, che si interrompe poco prima di raggiungere la quota di 800 metri. Notate nella foto sopra la cima del Monte Grappa (1780 metri s.l.m), leggermente imbiancata dalla nevicata di 7 giorni prima.

Per consigli e suggerimenti: meteoprospero@tin.it