| 31 ottobre 2004 |
Oggi ho sentito in tv delle brevi dichiarazioni di Michail Gorbaciov. Il passato
leader sovietico delle riforme e della trasparenza si lamenta di ciò che è
accaduto dopo il crollo dell'Urss e la fine della guerra fredda.
Cioè del fatto che, mentre si sarebbe potuta riconvertire l'ipertrofica industria
degli armamenti, utilizzando queste risorse per sconfiggere la povertà e migliorare
il mondo, si preferisce continuare a produrre e consumare armi, ovvero si
fa la guerra.
Come non dargli ragione? Tra l'altro, mentre l'industria bellica sovietica è in
gran parte riconvertita, perché nel crollo queste industrie spesso sono state
semplicemente chiuse per mancanza di soldi, le industrie americane vincenti
hanno continuato a sfornare armi di tutti i tipi, che si vendono come il pane.
E l'industria bellica fa da traino a larghi settori dell'economia, dai
componenti elettronici alla meccanica di precisione, dai sistemi informatici
a quelli di telecomunicazione. Praticamente non c'è settore dell'economia che
non tragga vantaggio dalle commesse del Department of Defense.
La più grande economia di mercato del mondo è insomma al tempo stesso anche la più
grande economia statalizzata, dove l'improvvisa assenza di commesse militari da
parte del governo provocherebbe un tonfo a Wall Street di fronte al quale il 1929
sembrerebbe uno scherzetto.
La riconversione di queste industrie è dunque di capitale importanza per la
stabilità del mondo, perché per esse le guerre rischiano di apparire solo
come dei nuovi mercati dove vendere con profitto. Questi concetti stanno
ormai entrando nel patrimonio culturale collettivo degli stessi cittadini americani,
se è vero che sono usciti film e documentari in cui ci si chiede se è giusto
sterminare delle popolazioni solo per avere il tacchino di Natale nel piatto.
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| 30 ottobre 2004 |
Questa sera il noto terrorista saudita Bin Laden ha pensato bene di
apparire sugli schermi televisivi, con il vestito buono, con un discorso molto
diverso dai precedenti, dove la politica prende il sopravvento sulla minaccia
del terrore. La maggior parte dei commentatori sono rimasti basiti.
Cita addirittura uno dei brani di Fahrenheit 9/11, il documentario di
Michael Moore, quello in cui Bush rimane a leggere un libro ai bambini, senza
sapere come reagire alla notizia del grave attentato alle torri gemelle.
Tutto ciò è incredibile. A due giorni dalle elezioni presidenziali Usa chi ti
va a rispuntare dopo quasi tre anni? Lui! E dice cose sensate che persino Kerry
avrebbe potuto dire e cita pure i documentari.
Ragazzi che roba! Vuoi vedere che sono stato io ad essere troppo prudente e
Michael Moore ad avere ragione su tutta la linea? In effetti, un aiutino migliore
George W. Bush non avrebbe potuto averlo! Ora tutti penseranno
che Bin Laden preferisce Kerry e quindi è meglio votare per Bush...
Ed anche senza arrivare a ciò, la sola presenza televisiva di Bin Laden
ricorda ai cittadini americani i morti dell'undici settembre e provoca
una reazione d'ordine. E' tutto pazzesco, ma io spero ancora che vinca John F. Kerry!
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| 29 ottobre 2004 |
Oggi ho visto Fahrenheit 9/11, il documentario di Michael Moore su George Bush jr.,
le elezioni presidenziali Usa del 2000 e l'attentato dell'11 settembre 2001.
La notizie che mi hanno impressionato di più sono quelle relative alle relazioni
di affari, petroliferi, tra la famiglia di Bush e la famiglia saudita dei Bin Laden,
nonché quelle riguardanti i grandi guadagni ottenuti, dopo l'undici settembre, dalle imprese
belliche americane, comprese quelle con una grande partecipazione azionaria da parte dei sauditi.
C'è davvero di che riflettere! Certo, non si arriva all'assurdo di pensarla in maniera
totalmente dietrologica e credere che sia tutto un gioco di simulazione, ma c'è
qualcosa di profondamente immorale nel modo in cui oggi la vita umana viene utilizzata,
senza scrupoli di sorta, per far aumentare il valore di questa o quella grande azienda.
Magari bellica.
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| 25 ottobre 2004 |
Certo, ormai più che un diario degli eventi correnti, questo spazio sembra destinato
a divenire un libro di ricordi, ma credo che in fondo qualche interesse più generale
possa esserci ed allora ecco qui la storia dei telematici famosi.
Come già sapete, ho frequentato già dagli anni '80 Mc-Link, poi nel 1990-1994
Agorà Telematica ed infine di nuovo Mc-Link fino al 1999.
Questi sistemi erano ovviamente frequentati soprattutto da appassionati di informatica,
telematica e nuove tecnologie, ma non mancavano tra loro anche delle persone note
al grande pubblico per altri motivi.
Ad esempio, curiosando negli anni ottanta tra gli abbonati a Music Link (una parte di
MC-Link riservata ai professionisti del settore musicale) si notava l'abbonato
Renzo Arbore, mentre tra gli abbonati normali spiccava Valter Veltroni.
Renzo Arbore non l'ho mai incontrato per le vie della telematica e
non so cosa facesse, mentre Valter Veltroni, uno dei leader dei DS ed attuale sindaco di Roma,
a volte entrava nella conversazione in diretta (chat) per parlare soprattutto di calcio,
uno sport che ama molto.
In realtà una volta provai a scrivere una e-mail scherzosa ad Arbore, chiedendogli se per caso non
potesse presentarmi sua cugina (ovvero la Marisa Laurito di Quelli della notte), ma
non ottenni risposta.
Tra gli utenti di Agorà Telematica potevamo invece trovare:
C.Digiorgio - Claudia Di Giorgio, giornalista di Repubblica
S.Eco - Stefano Eco, figlio del semiologo e scrittore Umberto Eco
E.Ferrari - Enrico Ferrari, giornalista del mensile MC Microcomputer
P.Floresd'arcais - Paolo Flores D'Arcais, filosofo
P.Frajese - Paolo Frajese, giornalista del TG1 della Rai
G.Tedoldi - Giordano Tedoldi, di mestiere ignoto
L.Terni - Laura Terni, pubblicitaria
C.Testa - Chicco Testa, esponente dei DS
V.Zambardino - Vittorio Zambardino, giornalista sportivo di Repubblica
C'erano poi ovviamente iscritti molti membri del partito radicale come Roberto Cicciomessere,
Emma Bonino, Adelaide Aglietta, ecc.
Chicco Testa coordinava l'area di discussione chiamata Conferenza 2000 (e doveva
dunque godere della fiducia dei radicali che gestivano il sistema telematico),
dove si discuteva di nuove tecnologie ed ambiente. Curiosamente, a me che sostenevo
a spada tratta le energie rinnovabili, Testa sembrava molto tiepido su questi temi.
In seguito gli è stata affidata per qualche anno la presidenza dell'Enel...
Paolo Frajese fu conduttore del TG1 e poi corrispondente da Parigi, dove purtroppo morì
d'infarto qualche anno dopo.
Claudia Di Giorgio ha scritto per qualche tempo su Repubblica, sempre tu temi
scientifici e tecnologici e l'ho ritrovata tempo dopo anche in qualche numero del mensile
Le Scienze. Poi ne ho perso le tracce; probabilmente collabora ancora con questi ed altri
giornali.
Vittorio Zambardino gestiva anche lui alcune aree di discussione, ha poi fatto carriera
ed oggi dirige uno dei settori del suo gruppo editoriale. Via modem sembrava simpatico, ma pensò
bene di fare l'antipatico nei miei confronti, per fortuna senza conseguenze.
Enrico Maria Ferrari iniziò a collaborare con il quotidiano La Repubblica, che lo inviò a Mosca
per un reportage sulla nuova Russia. Apparve così un articolo in prima pagina in cui raccontava
di come si era perso nella metropolitana, aggiungendo una notizia che ha dell'incredibile:
a Mosca tutte le scritte sono in cirillico. Poi tornò a scrivere su MC Microcomputer e continuò a
collaborare con Repubblica ed altri giornali. Nel 2000 lo si rintraccia a New York, al seguito di
Emma Bonino, nel tentativo, credo e spero fallito, di offrire i servizi di Agorà Telematica alle
Nazioni Unite. Comunque potete scoprire tutto sul
suo sito.
Giordano Tedoldi si dava molte arie ed i suoi scritti sembravano provenire da una persona con
più anni di quelli da lui dichiarati. Sembrava puntare molto sulla scrittura, ritenendosi probabilmente
una promessa della letteratura. Dieci anni dopo ho trovato un libro, che devo ancora leggere, con
dentro un suo racconto. Tutti gli autori della raccolta sembrano essere considerati delle promesse
della letteratura...
Laura Terni diceva di fare la pubblicitaria, dichiarava con orgoglio di essere una delle poche
donne a fumare il sigaro e si vantava di andare a cena dal presidente. Nei chat usava
spesso il nomignolo Zara.
Eco (che risultava risiedere a New York), Flores D'Arcais e quasi tutti
gli altri abbonati, famosi o meno, leader radicali inclusi, non intervenivano
mai nelle discussioni pubbliche. In effetti Agorà era comoda, all'epoca, anche solo per mantenere i contatti via e-mail con
parenti ed amici o, più tardi, per avere accesso ad Internet.
A partecipare erano gli appassionati di telematica ed un curioso assortimento di personaggi
bizzarri, tra i quali va ricordato quello che sembrava a me il più originale di tutti: Adam Atkinson.
Egli diceva di essere nato in Australia (o Nuova Zelanda?) e di essere stato adottato da una famiglia poi
trasferitasi nel Regno unito. Dopo aver studiato matematica in una nota università inglese aveva vissuto
alcuni anni in Italia. Scriveva in un italiano perfetto ed utilizzava come soprannome Ghira impavida.
Professava un ateismo estremo (a me sembrava estremo) ed ovviamente scriveva in un ottimo inglese.
Curiosamente, visto il suo cognome che sembra svedese, sembra sia finito a lavorare in una grande
industria del settore delle telecomunicazioni, credo la Ericsson. Ancora più curiosamente, mi sembra
che criticasse spesso il sistema educativo svedese in quanto, secondo lui, troppo egualitario.
Si occupava anche di giochi, ovvero giochi da tavolo, tradizionali, tipici delle varie culture, ecc. e avevo
l'impressione che dovunque andasse trovasse le porte spalancate. Ad esempio sia Agorà che MC-Link lo
vedevano tra i loro collaboratori e scrisse articoli insieme al giornalista Dossena.
Dove sia finito proprio non lo so.
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| 20 ottobre 2004 |
Giorni fa sono passato per sbaglio non tanto lontano dalla sede dell'Istat
e così altri ricordi sono riaffiorati.
All'inizio, come è noto a chi ha letto gli altri ricordi, scrivevo programmi in
linguaggio Cobol e dovevo anche scrivere il JCL (job control language) per le
procedure in OS/VS1. Certo, ovviamente non ero ancora un esperto, ma me la cavavo
piuttosto bene, tanto da non capire come mai certe caratteristiche avanzate del JCL
non venissero usate, visto che erano così comode.
Ora, uno dei miei diagrammi procedurali (flow chart) fu totalmente storpiato, scrivendoci sopra,
da qualcuno che lavorava nel centro elaborazione dati e la cosa mi diede un po' fastidio, ma
neanche troppo, visto che comunque tutto funzionava bene.
Come ho scoperto anni dopo, quel diagramma fu conservato da una mia collega, con
la quale, va detto, non ho mai avuto niente a che fare, né per il lavoro, né sul piano
personale o sentimentale. Insomma, era una donna che consideravo simpatica e con cui al
massimo scambiavo dei convenevoli o discutevo brevemente della situazione climatica. Mai
uno screzio.
Bene, questa collega aveva conservato quel diagramma, rovinato a proposito da tutte le scritte
sovrapposte, e lo mostrava di tanto in tanto, anche vent'anni dopo, quando oltretutto la mia
esperienza era ben diversa, dicendo a delle persone che non
mi conoscevano bene: "Ecco come lavora Coletti!"
Che dire di questa storia? Perché lo faceva? Semplice invidia? Io proprio non lo so.
E' una cosa talmente assurda che non riesco neanche ad odiare questa tizia e preferirei
piuttosto, invece che perdere tempo con l'odio, capire come mai si sia comportata in questo modo.
Comunque questa donna mi fa molta pena.
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| 15 ottobre 2004 |
Oggi ho rinnovato la mia carta d'identità.
Nel modulo che si riempie bisogna scegliere se far inserire nel documento il proprio stato civile.
E io, non so perché, sul momento ho scelto di non apparire come celibe.
Poi bisogna indicare la professione ed ero indeciso se scrivere programmatore oppure più
semplicemente impiegato, anche se nel nostro sindacato aziendale ci definiamo quadri
(ma qui ho temuto che l'impiegato comunale mi dotasse di martello e chiodini...).
Alla fine ho optato per il più generico impiegato, ma è comunque stato tutto
inutile perché nel documento non è stato inserito nulla. Nessuna professione.
Oh beh... non è mica importante, ma vai a capire
perché non l'hanno inserito. E non ho potuto neanche dire nulla, perché il tizio mi ha dato il
documento e si è defilato all'istante, prima che potessi verificarlo.
A parte questo, comunque, gli uffici del sesto municipio sono gradevolmente accoglienti. Si prende
un numero per fare la fila e così si può rimanere ad aspettare stando comodamente seduti. Non c'è
neanche quel senso di vago squallore che aleggia in molti uffici pubblici: le pareti ed i soffitti
sono puliti e dipinti a colori vivaci ed il personale è cortese ed efficiente.
Se rispettassero anche i dettagli, sarebbe la perfezione.
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| 13 ottobre 2004 |
Vorrei oggi fare i miei complimenti ad un giornalista televisivo che forse molti, dal solo nome,
non riconosceranno: Luciano Onder.
Onder è un signore occhialuto e dalla fronte spaziosa, che tra le altre cose è anche vicedirettore del
TG2, ma che a me piace indicare come uno dei migliori giornalisti
scientifici che abbiamo nel nostro Paese.
A differenza di certi suoi colleghi, inclini al protagonismo, Onder non si sostituisce mai
allo scienziato che sta intervistando, ma pone domande semplici, chiare ed acute, che sono
un vero invito a nozze per chi poi risponde illustrando con altrettanta chiarezza gli studi
che sta svolgendo. Insomma, riesce a parlare di temi aventi una notevole complessità,
senza ricorrere mai a quegli eccessi di semplificazione che finirebbero per banalizzare o
persino ridicolizzare l'argomento in discussione.
Per chi volesse controllare, tutto ciò si verifica, soprattutto ma non solo, nel programma
televisivo Explora, in onda via satellite (in chiaro) su Rai Edu2.
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| 11 ottobre 2004 |
Per chi fosse rimasto stupito da quanto ho scritto il 24 settembre a proposito
del lungo periodo che ho trascorso all'Istat, sappiate che il mobbing è stato
solo l'esito di situazioni che negli anni precedenti, pur pieni di soddisfazioni, avevano
già suscitato in me delle forti perplessità.
Fui assunto a fine 1979 ed ero molto giovane e pieno di energie mentali (quelle fisiche
non sono mai state eccessive). Imparai subito molto bene il linguaggio Cobol ed i
sistemi operativi dei grandi calcolatori, i cosiddetti
mainframe della IBM (per la cronaca: Os/Vs1 e Vm/Cms). Dai primi mesi del 1980 ero
già lì che programmavo sui dati statistici o qualsiasi altra cosa ci dessero da fare.
Negli anni seguenti acquistavo per casa un piccolissimo elaboratore, un Commodore Vic-20,
poi un Commodore C-64 e intorno a metà anni '80 il primo PC vero e proprio, un XT.
Negli stessi anni i PC arrivavano anche in ufficio e così apprendevo anche i linguaggi Basic
e Dbase, il sistema Ms-Dos e l'assembler sia del mainframe (/370) che del PC (8086).
Fui in assoluto il primo utilizzatore di un PC/XT all'Istat, che fu assemblato a mano,
visto che lo avevano spedito smontato, con i chip da montare sulla mother board!
In seguito fui tra quelli che introdussero la grafica su computer all'Istat
(sistema GDDM) e che parteciparono ad un gruppo sperimentale sull'uso del linguaggio APL,
di cui divenni il massimo esperto locale. Negli stessi anni facevo anche dei corsi di inglese
al British Institute, pagati dall'ente, ed aggiungevo così questa lingua al francese, già
conosciuto da tempo.
Pur essendo così pieno di entusiasmo (rimanevo a volte ben oltre l'orario, senza che questo tempo
fosse pagato) ero sicuramente affetto da un eccesso di ingenuità verso i miei colleghi.
Ad esempio, prima di un concorso interno, dei colleghi mi chiesero di tener loro dei corsi
informali proprio sull'APL e io, fessacchiotto, li feci. Risultato: questi corsi non risultarono
mai nel mio fascicolo personale, mentre quei colleghi inserirono nei loro una pretesa conoscenza
anche di questo linguaggio. Ed il loro punteggio nei titoli aumentò...
Fui ingenuo anche quando mi proposero di passare, proprio in quanto esperto di APL, dal settore
specificamente informatico a quello della pianificazione, dove avrei dovuto realizzare e
poi gestire una procedura riguardante la gestione del bilancio interno dell'ente. L'incarico
era allettante, ma ho in seguito capito che, vista la definizione delle figure professionali e
la nuova definizione delle carriere, essere un informatico era divenuto improvvisamente
attraente per molti, specie per quelli che prima non volevano andare in questo settore
perché vi si lavorava troppo intensamente. Comunque realizzai davvero la procedura
di pianificazione e bilancio e la gestii poi per alcuni anni.
Un'altra cosa che accadeva a volte negli anni belli era essere avvicinati da qualche
collega che pregava esplicitamente di non darsi troppo da fare, o a volte l'indicazione
arrivava sotto forma di battuta un po' rancorosa o di osservazione fuori luogo. Ma immagino che
ciò sia normale in tutti gli ambienti di lavoro...
Quello che iniziò a non sembrarmi affatto normale, fu invece il modo con cui si rispose ad
altre mie proposte o iniziative. Ad esempio intorno al 1990 proposi di acquistare un
programma antivirus per i PC, che iniziavano ad essere diffusi e che presto sarebbero
stati collegati in rete locale. Bene, uno dei funzionari mi rise in faccia (letteralmente)
e fece persino dell'ironia medica sul nome del prodotto (PC-Cillin...).
E quando poi intorno al 1992 proposi di iniziare a studiare il sistema Linux (dico: nel
1992!), considerarono questa come una proposta eccentrica.
Verso il 1993 ero nel settore della formazione e tenni dei corsi introduttivi all'informatica
ad un gruppo di colleghi. Oltre a spiegare come è fatto un PC e cosa ci si può fare, dissi
anche che negli anni a venire ci sarebbe stata una convergenza di molti mezzi di comunicazione
ed elaborazione, a causa del passaggio ai metodi numerici (al digitale). Parlai anche
esplicitamente di televisione, dicendo che anch'essa sarebbe divenuta digitale, prima quella
satellitare e poi anche quella terrestre. Dicevo ciò sia perché dopo molti anni di informatica
ero ormai capace di un buon livello di sintesi della materia, sia perché badavo a tenermi
aggiornato sugli ultimi sviluppi (bastava leggere cosa dicevano quelli del MIT, ad esempio).
Ma queste tesi furono ritenute strambe e non mi fecero più tenere corsi!
Ci sono poi molti altri episodi che sarebbe veramente troppo lungo elencare, come un
programmatore esperto che non voleva credere che un CD contenesse davvero 650 MB di dati,
o quelli che ridevano se gli si diceva che un giorno avremmo visto la tv grazie ai
bit ed ai byte, ecc. ecc.
Ed alla fine mi trasferirono ad informatizzare un magazzino pulcioso, come sapete, cosa
che mi ha consentito di icrementare di molto le mie conoscenze informatiche, come se non bastassero
quelle che già avevo (linguaggi Pascal, C, Bash e poi Html e siti Web, sistema Linux, ecc.).
Una cosa che non ho scritto prima è che nell'ultimo periodo provai a mettermi in part-time
al 50% (cioè lavoravo la metà delle ore e prendevo mezzo stipendio). Essere in questa condizione
era il requisito per poter svolgere un'altra attività ed infatti aprii una ditta individuale
con lo scopo di realizzare programmi e siti Web per le aziende. Di affari, in circa 18 mesi, ne
feci pochissimi, ma dovetti imparare anche il linguaggio Visual C++ per programmare
sotto Windows e, indovinate un po', anche questo sarà essenziale nel vincere il concorso
nell'ente in cui lavoro ora (per la cronaca: sono arrivato terzo su qualche migliaio
di informatici partecipanti).
Capirete ora che quando leggo sul giornale che oggi l'Italia è meno competitiva del
Botswana io mi metto a ridere, perché, da quello che ho visto, dalla mentalità
arretrata e feudale che ho visto all'opera, implicante un autentico capovolgimento dei valori su cui
una società dovrebbe basarsi, è già tanto che siamo davanti al Burundi!
Ma per fortuna non tutti i posti sono uguali e nel nuovo lavoro la logica è
non meno intricata, ma fondamentalmente corretta (non reversed) nel valutare
le persone e le azioni e tutto ciò mi è di grande conforto.
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| 9 ottobre 2004 |
Altri ricordi che riaffiorano.
Grosso modo dal 1990 al 1994 ho frquentato il sistema telematico denominato
Agorà Telematica, all'epoca diretto da Roberto Cicciomessere e quindi
collegato esplicitamente al Partito Radicale. Frequentare, telematicamente,
questo luogo non implicava certo essere di quel partito e neanche condividerne
le idee.
Molto più semplicemente la BBS che frequentavo precedentemente, Mc-Link, era
diventata a pagamento, mentre Agorà era gratuita. E in effetti da quelle parti
c'erano sì i radicali, ma anche tanta altra gente che, come me, non aveva niente
a che fare con loro. E il mio giudizio sui radicali, che era in partenza
negativo, dopo quattro anni di frequentazione telematica si trasformò
in drasticamente negativo.
Dalla metà degli anni '80, inoltre, avevo anche l'hobby della radio, che in quel
periodo si concretizzava nell'ascolto delle emittenti internazionali sulle
onde corte, per ascoltare altri paesi e fare pratica con le lingue estere.
All'epoca i satelliti televisivi non c'erano!
Ma veniamo al punto: nel 1991 si verifica un golpe contro Gorbaciov
nell'Unione Sovietica e improvvisamente tutte le speranze di cambiamento
sembrano finite. Arrivano notizie confuse e non si sa bene cosa stia accadendo.
Così accendo la mia brava radio (per i curiosi: uno Yaesu FRG-7700 acquistato
nel 1984 e che gode ancora ottima salute) e sintonizzo Radio Mosca, che manda
notiziari in inglese ed in francese.
Con mia grande sorpresa scopro che le notizie sono tutte a favore di Gorbaciov e di Eltsin.
Com'è possibile che i golpisti non abbiano ancora il controllo della principale emittente radio del paese?
Di solito, nei colpi di Stato, la prima cosa che si occupa sono proprio le emittenti
radiofoniche e televisive. E' chiaro quindi che i golpisti non stanno avendo successo,
è chiaro che il golpe sta fallendo.
La cosa divertente è che, mentre io ascolto Radio Mosca che in francese parla benissimo
di Eltsin e delle sue azioni, sul televisore che ho davanti il responsabile del settore
esteri di un grande quotidiano italiano sta spiegando come mai il golpe è riuscito e
quali saranno le conseguenze di questo evento.
Fu allora naturale prendere carta e penna... ops! voglio dire tastiera e modem e
scrivere un messaggio su Agorà Telematica, in cui raccontavo a tutti cosa avevo appena
ascoltato ed esprimevo la mia valutazione sul fatto che il golpe fosse fallito. In quel momento nessuno,
in Italia, diceva o scriveva cose simili (e si suppone dunque che non possedessero una
radio per le onde corte).
Passò pochissimo e fu evidente a tutti che le cose stavano proprio così. Per fortuna.
Così, nel mio piccolo, ho provato la soddisfazione dello scoop!
Il mio messaggio dovrebbe essere ancora lì, sempre che non sia stato cancellato o modificato
nel contenuto o nel mittente, visto che, lo si ricordi sempre, i gestori di un qualsiasi
sistema informatico o telematico hanno sempre il completo controllo su tutti i dati in loro
possesso.
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