Nosound

 

Lightdark

 

K-Scope

prog rock

 



Tre nomination agli Italian Prog Awards, candidati alla conquista del riconoscimento quale migliore registrazione e migliore album italiano, un contratto con la K-Scope - tempio dei maestri del prog rock contemporaneo e culla di Steve Wilson (loro convinto estimatore) e di alcune delle sue transmutazioni e transumanze musicali nei territori del cosiddetto rock progressivo... anche se alla K-Scope si preferisce parlare di "post progressive"! - e ciò che infondo più importa, tanti plausi e numerose attestazioni di stima da parte di critica e pubblica e una notorietà che si fa via via più diffusa, coinvolgendo anche gente meno taumaturgicamente invasata per il genere. Insomma hanno di che essere soddisfatti gli italianissimi (de Roma!) Nosound di Giancarlo Erra - già gestore del sito della nutrita community devota ai Porcupine Tree e "leader" dei Redshift, cover band ufficiosa o ufficiale che dir si voglia della blasonata band britannica di cui Steve Wilson è carismatico front man -, che da una one-man band ha assemblato coinvolgendo nel combo altri quattro validi musicisti così riuscendo a conferire maggiore completezza ad un sound tra l'iperbolico e l'allucinato già in parte espresso in un paio di album recanti la stessa sigla che hanno preceduto questo Lightdark. Del resto non ci meraviglia più di tanto il fatto che Roma abbia fatto da culla ad un siffatto progetto non solo per il fatto che i Porcupine Tree hanno sempre registrato un seguito di fedelissimi all'ombra del Cupolone, ma anche perchè è l'habitat ideale per dar vita ad un sound a suo modo inquieto e proiettato verso punti di fuga siderali, riflesso di una città con una miriade di problemi e dalle misure tanto sproporzianate da scardinare l'impostazione filosofica di Protagora con ineluttabili riflessi sul piano esizialmente esistenziale. Ben venga comunque che certi stati d'animo venga traslati in arte, come fanno egregiamente Erra & C., che sebbene parta dalle sonorità che sono valse a contraddistinguere i Porcupine Tree, da quelle sonorità prende in qualche maniera le distanze, differenziandosene (altrimenti che senso avrebbe dare alle stampe un disco clone, come molto spesso ancora si fa...?) aggiungendovi elementi che hanno il retrogusto del post-rock primordiale dei Bark Psychosis, della psichedelia degli indimenticabili Pink Floyd e della visionarietà di Brian Eno.

Un synth dal trembling schultziano, organi floydiani e un piano che suona melodie spezzate e fragili sembrano sussumere il punto di partenza concettuale del disco: una traccia breve, svolazzante, sempre sul punto di spezzarsi come l'innocenza di un pargolo dalla livrea tra l'aurale e il sospeso che accomunerebbe idealmente le farfalle e il fanciullino (entrambi archetipi dell'alter ego di Wilson secondo molti...) richiamati dal titolo. Bell'incipit prima di sfociare nel floydianismo puro della validissima Places Remained, che sebbene possa far essudare sangue dai padiglioni e riaprire ferite nella mente dell'ascoltatore, funge da propellente per le altre fasi del viaggio in sette tappe proposto dai Nosound, che prosegue nella riemersione di memorie non solo personali, ma principalmente musicali, visti i palesi riferimenti al "minimalismo" di David Sylvian. La voce - struggente l'interpretazione - che sembra scomparire in un progressivo fading out fino a confondersi col lucore limpido e rarefatto di archi e corni è simpaticamente ripresa nel libretto interno (e bravo il grafico!), in cui l'ultima strofa ("you came to me and asked why/I'm not with you if even you tried/I'm not with you every new day/I cannot say I can't explain/I felt constrained by your misplay"...sempre più avvalorati i nostri sospetti che il prog dei Porcupine Tree genera sensazioni bordeline!!! confrontate le oscure domande stampate su un vinile di un remix degli Astralasia di Voyage 34 stampato dalla Delerium per un riscontro immediato!!!) è ripetuta con inchiostri sempre più sbiaditi... Ha il sapore di un'appassionata e solipsistica "lettera d'amore" il cui siggillo non è mai stato spezzato e che non ha mai ricevuto risposta la splendida suite di From Silent To Noise, coinvolgente crescendo in cui i confini fra rock e prog vengono sfumati come due monticelli di polvere cosmica, spazzati via dall'intrecciarsi degli elementi sonanti con un apotente emotività intinta di una furente poesia distillata dalla spremitura cerebrale di rabbia e rancorosa reminescenza...e quando nell'apparente silenzio comincia ad insinuarsi la memoria, il primo è interrotto da rutilanti squarci sonori che sanno di esplosioni cosmiche via via fino alla fragorosa saturazione finale... davvero un bell'esemplare di composta maestosità lirica! Una presenza riconoscibile quella di Tim Bowness dei No-Man al microfono in Someone Starts To Fade Away in cui amplifica una struggente livrea lirica, "tragicizzata" da un piano riverberato al punto giusto da Erra e dal metronomico basso di Alessandro Luci. Sanno essere com/moventi gli effluvi sonici intersecati a liriche che sanno di Paradiso Perduto miltoniano che evaporano dalle levigate superfici "romantiche" di Kites, in cui ci appaiono perfetti gli innesti "silenti" con l'interpretazione vocalica del testo, che scivola fino alla reverie ambient di Lightdark, che chiude giocando sul cromatismo sonoro con luci e ombre con la stessa sapienza riposta nella fotografia per "visualizzare" i landscapes che farebbero da perfetta cornice e da corredo tutt'altro che d'appendice alle atmosfere evocate nell'opera. Ad ascolto ultimato viene spontaneo porsi una domanda: non sarà che gli allievi abbiano finalmente superato il loro maestro???



01.About Butterflies And Children
02.Places Remained
03.The Misplay
04.From Silence To Noise
05.Someone Starts To Fade Away
06.Kites
07.Lightdark

Pagina a cura di Vito Camarretta 20/10/2008