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[...] Rifiutò di inginocchiarsi davanti a Re Giorgio ma galantemente baciò la mano della regina. Il suo ritratto fu dipinto dal famoso pittore inglese George Romney. Era a suo agio nel bere tè dalle fragili tazzine di porcellana, ma poteva scagliare un tomahawk con una precisione letale. Si diplomò alla scuola indiana che dopo divenne Darmouth College, e tradusse la Bibbia nel linguaggio Mohawk, eppure poteva lasciare il Mohawk, da Forte Stanwix, vicino Rome, fino alle estreme regioni di Schenectady un cumulo di rovine. Fu uno dei più grandi indiani americani; avesse dato il suo appoggio all'esercito continentale in lotta il corso della storia americana sarebbe certamente cambiato. [...] La sua decisione di stare con la Gran Bretagna fu tragica per la Confederazione degli Irochesi (o Sei Nazioni, come fu chiamata). Quell'antica confederazione tenuta insieme dalla saggezza, dall'abilità in guerra e dalla diplomazia divenne irreversibilmente divisa quando fu deciso che ogni nazione sarebbe dovuta andare per la sua strada. In passato una dichiarazione di guerra doveva essere votata all'unanimità. Alcune nazioni come gli Oneida andarono con gli Americani, altre cercarono di rimanere neutrali o, come i Mohawk di Briant, combatterono per i Britannici. [...] Per sei anni guidò i suoi predoni indiani nel Mohawk, lasciando più e più volte la stupenda valle in un mare di fiamme mentre le campane d'allarme dei minuscoli forti risuonavano freneticamente. [...] Morì nella sua elegante casa a Grand River, nell'Ontario, il 24 novembre 1807, bisbigliando col suo ultimo respiro: "Abbiate pietà dei poveri Indiani."
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