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Giuliana Parigi - La vera storia di Vèra

 

L'imbarco   Il tango   L'imbarco

Cap. 5 - Il tango

 
 

L'orchestra, che suonava in sordina, attaccò un famoso tango.
"Balliamo. E' la nostra occasione!"
"Tu sei matta!"
"E' vero. Ma balla o mi metto ad urlare davvero come una pazza!!"
Conoscevano bene quella musica e il tango: alla fiera, in tempi che le sembravano lontanissimi, l'avevano ballato insieme come recita ed erano stati applauditi più volte.
Vera ci mise tutta la forza della disperazione; Leone, dal cuore di artista, dopo due passi ci mise la passione che lo prendeva per le cose belle.
E furono applauditi! Tutti erano in piedi e gridavano bravi... bravi.
Si materializzò, di fronte a loro, ancora ansimanti per il ballo ed euforici per gli applausi, il medico. Fece cenno di far silenzio e li presentò.
"Sono due miei giovani ospiti. Pieni di talento. Lui è..." si accorse di non sapere i nomi.
"Vera Malentacchi" fu svelta a presentarsi e far l'inchino. Dette di gomito a Leone
"Leone Grassi" disse anche lui inchinandosi.
Il medico poi mostrò il dipinto con il suo ritratto e Vera in veste di infermiera indicando chi era l'autore. Il dipinto passò di mano in mano con elogi, gridolini, complimenti.....
La serata durò ancora a lungo e fu triste, sopratutto per Leone, ritornare nelle caverne come chiamava Pietro la loro stiva.

I giorni passavano. Nessuna nuova occasione si presentava.
La guerra fra poveri che si svolgeva lì sotto, sempre più infida e perversa, li stava mettendo alla prova; avevano creduto in gesti di solidarietà. C'erano anche quelli, ma dominavano le furbizie ed i soprusi. Ciò aveva creato anche un clima di paura , sottomissione dei più deboli, tracotanza dei più forti e tanta diffidenza.
Leone, però, aveva continuato come invaso dall'ispirazione a dipingere e ammassare fra le pagine di un giornale il suo lavoro. Pietro riferiva che della bellezza del suo ritratto, di sopra, se ne parlava ancora.
Poi una mattina riportò che si preparavano alla festa di metà traversata.
"Vuoi dire che è così tanto che siamo in viaggio?" Disse incredula Vera
"Oppure che c'è altrettanto da patire" disse funereo Leone
"Pietro, chi si occupa di preparare la festa? Cosa pensano di fare?"
"Cosa te ne importa?" l'aggredì acidamente Leone
"Mi è venuta un'idea"
"Per carità, Vera!"
"Mi sembra uno dei marinai. Un graduato. E di cose ne hanno in mente diverse, ma non so quali. Io suono, come sempre"
"Digli che io ho un'idea che farà divertire. Che sono quella che ha ballato il tango. Vorrei parlargli"
"Ci proverò"
"Grazie"
E Vera cominciò ad aspettare con ansia.

Due giorni dopo la chiamarono di sopra e costrinse Leone a seguirla con il primo disegno che aveva fatto della serata del tango.
Raccontò di un gioco che veniva fatto alla festa per la fiera di ferragosto; che lei sapeva guidarlo e animarlo. Come premio, Leone, avrebbe messo il suo dipinto. Visto che il ritratto era tanto piaciuto....
"Lei mi ha dato un'idea formidabile! Faremo un'asta con questo dipinto. E' bello; può essere un ricordo di questa traversata, ci sono ritratti diversi personaggi. Ci vanno pazzi"
"Vanno pazzi per il dipinto?" chiese incredulo Leone
"No. Per l'asta!"
"Ma cos'è l'asta? Io non so guidarla"
"Le insegnerò! Lei mi sembra sveglia, è giovane, è bella, non è di loro... proprio quello che ci vuole"
"Calma, signore. E' la mia ..." non sapeva, Leone, se dire moglie, fidanzata, promessa sposa.
"Quanti soldi ci date" tagliò corto Vera
"Come quanti soldi? Quello che verrà fuori dall'asta! Tutto. Noi non tratterremo niente. Venite andiamo nell'ufficio e vi spiegherò. Poi ci metteremo d'accordo."
Rimasero tutto il giorno e mangiarono a pranzo e a cena insieme alla servitù: a loro sembrò mangiare da re.
Vera, prima di dormire, fece come sempre. Su un quaderno dalla copertina nera che le aveva regalato la maestra Pallotta, scrisse di quel giorno. Era un diario, ma lei non lo sapeva. Leone la prendeva in giro e cercava sempre di andarci a mettere il naso: lo difendeva a calci e pugni. Poi si abbracciavano. Era diventato un loro gioco. Quante volte lo avrebbe rimpianto!
Avevano appena tre giorni per prepararsi.
Vera portò sempre Leone con la scusa, per lui che non voleva seguirla e per l'organizzatore, che doveva fare degli schizzi, degli studi.
Per la gran sera Vera si fece prestare una mantella nera dalle lunghe frange e un curioso disegno turchese e alcuni gioielli con la promessa di portare in cambio da mangiare. Studiò una complicatissima pettinatura aiutata da diverse ragazze.
Aveva mal di stomaco e Leone era in preda al dubbio che qualcuno potesse pagare per il suo dipinto, oltretutto, con quello strano sistema che chiamavano asta.
Salirono con molto anticipo.


 

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