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L'orchestra,
che suonava in sordina, attaccò un famoso tango.
"Balliamo. E' la nostra occasione!"
"Tu sei matta!"
"E' vero. Ma balla o mi metto ad urlare davvero come una
pazza!!"
Conoscevano bene quella musica e il tango: alla fiera, in tempi
che le sembravano lontanissimi, l'avevano ballato insieme come
recita ed erano stati applauditi più volte.
Vera ci mise tutta la forza della disperazione; Leone, dal cuore
di artista, dopo due passi ci mise la passione che lo prendeva
per le cose belle.
E furono applauditi! Tutti erano in piedi e gridavano bravi...
bravi.
Si materializzò, di fronte a loro, ancora ansimanti per
il ballo ed euforici per gli applausi, il medico. Fece cenno
di far silenzio e li presentò.
"Sono due miei giovani ospiti. Pieni di talento. Lui è..."
si accorse di non sapere i nomi.
"Vera Malentacchi" fu svelta a presentarsi e far l'inchino.
Dette di gomito a Leone
"Leone Grassi" disse anche lui inchinandosi.
Il medico poi mostrò il dipinto con il suo ritratto e
Vera in veste di infermiera indicando chi era l'autore. Il dipinto
passò di mano in mano con elogi, gridolini, complimenti.....
La serata durò ancora a lungo e fu triste, sopratutto
per Leone, ritornare nelle caverne come chiamava Pietro
la loro stiva.
I giorni passavano. Nessuna
nuova occasione si presentava.
La guerra fra poveri che si svolgeva lì sotto, sempre
più infida e perversa, li stava mettendo alla prova; avevano
creduto in gesti di solidarietà. C'erano anche quelli,
ma dominavano le furbizie ed i soprusi. Ciò aveva creato
anche un clima di paura , sottomissione dei più deboli,
tracotanza dei più forti e tanta diffidenza.
Leone, però, aveva continuato come invaso dall'ispirazione
a dipingere e ammassare fra le pagine di un giornale il suo lavoro.
Pietro riferiva che della bellezza del suo ritratto, di sopra,
se ne parlava ancora.
Poi una mattina riportò che si preparavano alla festa
di metà traversata.
"Vuoi dire che è così tanto che siamo in viaggio?"
Disse incredula Vera
"Oppure che c'è altrettanto da patire" disse
funereo Leone
"Pietro, chi si occupa di preparare la festa? Cosa pensano
di fare?"
"Cosa te ne importa?" l'aggredì acidamente Leone
"Mi è venuta un'idea"
"Per carità, Vera!"
"Mi sembra uno dei marinai. Un graduato. E di cose ne hanno
in mente diverse, ma non so quali. Io suono, come sempre"
"Digli che io ho un'idea che farà divertire. Che
sono quella che ha ballato il tango. Vorrei parlargli"
"Ci proverò"
"Grazie"
E Vera cominciò ad aspettare con ansia.
Due giorni dopo la chiamarono
di sopra e costrinse Leone a seguirla con il primo disegno che
aveva fatto della serata del tango.
Raccontò di un gioco che veniva fatto alla festa per la
fiera di ferragosto; che lei sapeva guidarlo e animarlo. Come
premio, Leone, avrebbe messo il suo dipinto. Visto che il ritratto
era tanto piaciuto....
"Lei mi ha dato un'idea formidabile! Faremo un'asta con
questo dipinto. E' bello; può essere un ricordo di questa
traversata, ci sono ritratti diversi personaggi. Ci vanno pazzi"
"Vanno pazzi per il dipinto?" chiese incredulo Leone
"No. Per l'asta!"
"Ma cos'è l'asta? Io non so guidarla"
"Le insegnerò! Lei mi sembra sveglia, è giovane,
è bella, non è di loro... proprio quello che ci
vuole"
"Calma, signore. E' la mia ..." non sapeva, Leone,
se dire moglie, fidanzata, promessa sposa.
"Quanti soldi ci date" tagliò corto Vera
"Come quanti soldi? Quello che verrà fuori dall'asta!
Tutto. Noi non tratterremo niente. Venite andiamo nell'ufficio
e vi spiegherò. Poi ci metteremo d'accordo."
Rimasero tutto il giorno e mangiarono a pranzo e a cena insieme
alla servitù: a loro sembrò mangiare da re.
Vera, prima di dormire,
fece come sempre. Su un quaderno dalla copertina nera che le
aveva regalato la maestra Pallotta, scrisse di quel giorno. Era
un diario, ma lei non lo sapeva. Leone la prendeva in giro e
cercava sempre di andarci a mettere il naso: lo difendeva a calci
e pugni. Poi si abbracciavano. Era diventato un loro gioco. Quante
volte lo avrebbe rimpianto!
Avevano appena tre giorni per prepararsi.
Vera portò sempre Leone con la scusa, per lui che non
voleva seguirla e per l'organizzatore, che doveva fare degli
schizzi, degli studi.
Per la gran sera Vera si fece prestare una mantella nera dalle
lunghe frange e un curioso disegno turchese e alcuni gioielli
con la promessa di portare in cambio da mangiare. Studiò
una complicatissima pettinatura aiutata da diverse ragazze.
Aveva mal di stomaco e Leone era in preda al dubbio che qualcuno
potesse pagare per il suo dipinto, oltretutto, con quello strano
sistema che chiamavano asta.
Salirono con molto anticipo. |