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Giuliana Parigi - La vera storia di Vèra

 

Leone, muore   L'attesa   Virginia

Cap. 11 - L'attesa

 
 


Mia cara, carissima, adorata, amata Vera,

sento che tutto mi sfugge dalle mani, che i sogni che dall'Italia mi hanno portato fino qui, così lontano, si inabissano, svaniscono, sbiadiscono... non li vedo più.... non li riconosco.
Non mi riconosco e non voglio arrivare ancora più in basso.
Tu sola sei rimasta reale, sei il mio unico sogno realizzato.
Ma non mi basta. So di ferirti mortalmente. Non te lo meriti.
Del resto non ho mai lottato al tuo fianco: lo hai fatto te anche per me e senza di me andrai più spedita. Porterai in alto il nostro Rodolfo. Non devo certo chiederti di averne cura. Sei una madre amorosa e premurosa. Tutto quello che deciderai per lui sarà senz'altro per il suo meglio.
Spero possiate tornare in Italia ricchi di onori e di soldi.
Non mi dimenticare e non mi odiare troppo, mia amata Vera. Ti bacio.
Bacia spesso, per me, nostro figlio.
Disponi come vuoi anche per questa lettera.
Ti abbraccio ancora e ancora e ancora.............
Anche di là sarò per sempre il tuo Leone.

 

E poi l'altro foglio. Che Vera non distrusse ma copiò ugualmente sul diario.


--Queste sono le mie volontà, in caso di morte.
Il notaio Tonelli, in Italia, ha tutte le disposizioni. Rivolgiti a lui per tutto.
Sono morte sia mia madre che mia sorella. Appena otto mesi fa: prima Adele e poi mia madre, di dolore.
Tonelli aveva il mio indirizzo in America. Scusa se non te ne avevo parlato.
Ho fatto vendere la casa della mia famiglia e comprare quel piccolo appezzamento di terra al crocicchio del tabernacolo di Sant'Antonio, che ci piaceva tanto. Ricordi? Volevamo farci la casa. Spero che questo succeda.
Tutto è a tuo nome. Ho provveduto anche a mettere a tuo nome, il podere Migliorini.
Quello che ti verrà dal podere verrà depositato nella Cassa Rurale e Artigiana dove c'è aperto un conto intestato a te. Vi avevo depositato dei soldi della vendita dei quadri.
Vendi i quadri che sono nel mio studio. Mi auguro che tutto possa servire per far studiare Rodolfo. Ci terrei tanto.

In fondo la data, la firma e la parola testamento. E come aggiunta l'indirizzo del notaio.

La prima cosa che vendette fu l'orologio dell'irlandese e comprò un medaglione: ci fece inserire una foto di Leone e, intrecciati, capelli di lui con i suoi.
Poi aspettò il ritorno di Ester con Rodolfo.
Si sarebbe rimboccata le maniche come le chiedeva Leone. Sarebbe andata avanti... ma come? Tentava di fare dei progetti, anche per tenere la mente occupata lontano da quella morte che non accettava, che le faceva male dentro, si sentiva tradita oppure in colpa, oppure vuota.....
Non lo sapeva nemmeno lei.
Dietro l'angolo, all'insaputa di Vera, la vita stava preparandole un'altra sorpresa.

Andò ad abitare nella casa che avevano visto tante e tante volte con Leone. Portò solo i due tappeti. Del resto anche quella casa era già arredata.
Alla vendita dei quadri avevano provveduto sia l'irlandese che Abramo. Vera era rimasta stupita come i quadri avessero acquistato un valore maggiore dopo la morte del "pittore maledetto".
La trovava una ingiustizia orribile nei confronti del suo Leone! Se le fosse stato possibile non li avrebbe venduti.
Ne tenne per sé solo uno: non lo appese, le faceva troppo dolore. La ritraeva pochi [ Giogio Kienerk - La vergognosa - 1898 ]giorni dopo le nozze. Lo mise nell'armadio dietro la pila della biancheria. Promise a Leone che lo avrebbe messo in bella vista nella casa in Italia.
Già perché cominciò sempre più spesso a scrivere su questo sogno. Ma voleva tornarci da gran signora!!!!! E nessuno avrebbe saputo di laggiù... nell'America.
Nel quaderno c'è anche una piantina della casa. Con l'annotazione entusiasta per il vano della lavanderia.
E sarà proprio in quel vano che Vera si sentirà male. Appena si riprende dallo svenimento si accorge di alcune piccole perdite di sangue. Solo allora si ricorda che le sue cose non le sono venute da un po' di tempo. Quanto? Troppi gli avvenimenti per star dietro a sé stessa.
Parte prima, con il trenino per andare a lavorare, e passa dalla Napoletana che fa da ostetrica.
"Sei incinta!"
"Non è possibile!|"
"Lo sei e di qualche tempo"
Vera prima rimase muta, poi cominciò a piangere sommessamente.
"Capisco. Nella tua situazione. Se vuoi possiamo provvedere... anche se sei in là con il tempo... potrebbe essere rischioso.... voglio dire lasciarci la pelle..."
"Non se ne parla nemmeno! Sono una cristiana anche se vo poco in chiesa. Nascerà anche questo o questa... a Dio piacendo me la caverò. Anche Leone..."
E cominciò a singhiozzare senza ritegno. A tratti imprecava contro la malasorte, a tratti si rivolgeva a tutti santi e morti del purgatorio perché le venissero in aiuto.
La Napoletana le fece un caffè forte.
Vera si ricompose, pagò e si avviò al lavoro.
Era presto. Meglio. Voleva affrontare subito la questione. Fra poco si sarebbe ben visto il suo stato, troppo faticoso e poi non le sembrava l'ambiente giusto. Doveva smettere.
La faccia dell'irlandese, appena glielo ebbe detto, si fece pallida e tirata. Badava a chiederle di quanto era, a che mese... pareva spaventato.
Fu d'accordo che subito da quella sera smettesse, stesse riguardata, si riposasse, si curasse.
All'ora della chiusura le fece trovare i soldi che le spettavano, che le venivano dalla società. Vera firmò un foglio. Poi si ritrovò in mano una somma extra di regalia... così avrebbe passato la gravidanza con maggior serenità... le andava dicendo l'irlandese in stato di agitazione.
"Vi ringrazio. Non vorrei accettare ma il mio stato... li serberò per il nascituro..."
"Grazie. Proprio questo volevo, ma guarda te, proprio questo, ma non sapevo come dirlo..."
"Dicendolo. Che c'è di strano? A proposito di regali: ho venduto l'orologio e ho comprato questo."
Vera mostrò il medaglione.
"E bene avete fatto. Del resto era vostro e potevate farne quel che vi piaceva. Bene. Vorrei sapere come vanno le cose. Posso venire a trovarvi?"
"Certo. Allora arrivederci."
"E se vi accompagnassi con la macchina invece che aspettare il trenino del mattino... in quello stato..."
"E' uno stato interessante, non di malattia! Però accetto volentieri. Troppi rimescolamenti di questi tempi. Mi sento stanca, stanca dentro. E poi è più sicuro per tutti questi soldi."
Lui non volle entrare in casa nemmeno per un caffè.
Mentre si spogliava, Vera, pensava alla stranezza di essersi parlati dandosi del voi! Con tono distaccato, professionale.
Poi pensò allo stato agitativo dell'irlandese e all'improvviso capì e si sentì gelare dentro.
Come aveva fatto a non pensarci!


 

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