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Nella zona dove si era trasferita
non ci abitavano italiani. Ma ci giravano: le donne facevano
le domestiche e gli uomini i manovali, i giardinieri o altri
lavori di fatica .
E si trovò isolata: gli italiani la trovavano troppo ricca
e con domestica; gli altri troppo povera e soprattutto italiana.
Quindi di basso ceto.
E Rodolfo, che andava a scuola con gli "altri", cominciò
a rifiutarsi di parlare italiano, a disprezzare gli italiani.
Ad essere arrogante con sua madre. Vera ne soffriva da morire.
Pensare che a lei e a Leone era sembrata un'idea grandiosa quella
di trasferirsi lì!
Frequentava
solo Abramo che era sempre attento, ma mai invadente. Per distrarsi,
ma anche per ripagarlo, si offrì di tenergli i conti.
Era diventata bravissima e lui le fece i complimenti.
Oltre all'ostruzionismo dei vicini, Vera aveva un altro cruccio.
Doveva decidersi a dire al figlio, a Ester e ad Abramo che era
incinta. Nonostante gli espedienti si cominciava a vedere.
Non sapeva da che parte cominciare. Se dirlo prima a Rodolfo
(come l'avrebbe presa?); prima ad Ester che l'aiutasse con Rodolfo;
o ad Abramo rispettato e ben voluto da tutti?
L'irlandese si era fatto vedere solo una volta, per fortuna,
scrisse Vera a caratteri cubitali. E lei, approfittò di
un momento che erano soli, per dirgli che quella famosa sera,
al ritorno a casa, aveva fatto l'amore anche con suo marito.
Non ci fu tempo per altre spiegazioni.
Ma una frase di lui, borbottata mentre saliva in macchina, la
lasciò di stucco.
"O sia in un verso o in un altro, possiamo sempre sposarci.
Io sono libero e voi pure."
Era quel "verso" che non aveva capito.
L'irlandese non era sposato. Si vociferava che fosse venuto in
America proprio per pene d'amore. Tutti ne parlavano così
per passatempo perché sembrava impossibile muoversi, andar
lontano per una cosa del genere. Laggiù ci si veniva per
fame o spirito di avventura.
L'irlandese le aveva anche detto che aveva imparato a scrivere,
a leggere e a fare di conto. Ci tenne a dire che era stata proprio
lei a fargli venire quell'idea. Lo disse due volte. Forse si
aspettava grandi complimenti... ma Vera aveva la testa altrove
e buttò là un vago "Bravo. Può farvi
comodo"
Le si presentò un'occasione
d'oro e la colse al volo.
Abramo si era fermato a cena; Ester aveva preparato qualcosa
di ebraico. Era raro che si fermasse.
Rodolfo riferì tutto eccitato che Fred, il suo amico preferito,
avrebbe avuto presto un fratellino o una sorellina.
Vera si accarezzò il ventre e disse con voce soave.
"Anche per te, qui dentro, c'è un fratellino o sorellina
in arrivo! Presto, molto presto! Vogliamo scegliere il nome?
Pensavo a Leone se è maschio e Marinella se è femmina."
Abramo ed Ester se ne stavano in disparte, silenziosi.
Rodolfo si fece rosso, rosso che pareva volesse scoppiare. E
in effetti scoppiò in un pianto dirotto e urlava in inglese.
"Non lo voglio! Non lo voglio. Voglio il mio babbo. E poi
Marinella è brutto, è un nome italiano."
Cominciò a prendere a pugni il ventre della madre. Vera
lo lasciò fare per un tempo che parve lunghissimo. Poi
gli mollò un terribile ceffone. Rodolfo si zittì
di colpo e si rifugiò nelle braccia di Ester.
Bianca spettrale, in piedi, Vera disse:
"Se è un maschio si chiamerà Leone: è
così che voleva il tuo babbo. Se femmina ti va bene Virginia?"
"Sì." Rispose con un lungo sospiro il bambino.
"Vieni qui. Accarezza il piccolo. Non dovrai dividere l'amore
che ho per te con chi sta per arrivare... io moltiplicherò
l'amore... fanno così i genitori... non lo sapevi? Via,
via che arrivano i nuovi aumenta l'amore."
"Ne arriveranno degli altri? Quanti? In casa di Armando
sono in sei... non c'è abbastanza mangiare. Sai Armando,
il giardiniere di Fred..."
"Non ce ne saranno altri... non c'è più il
babbo.... te lo prometto."
Il bambino aveva appoggiato il faccino alla pancia della mamma
e cominciò a far domande su domande... come si nasce... se il latte
è già dolce.....
Abramo fece un cenno a Ester che andò di là in
camera sua e tornò con un enorme fagotto.
Dentro c'era una culla.
"Sapevate?!"
Tutto procedeva benissimo
e andò dalla napoletana, come d'accordo, per un controllo.
E avvenne l'imprevisto.
Le si ruppero le acque e cominciarono le doglie. E sgravò,
quasi senza accorgersene, in casa dell'ostetrica aiutata da due
vicine di casa chiamate dalla finestra a gran voce.
Era nata Virginia.
Il primo a farle visita, visto la vicinanza, fu l'irlandese.
Era impacciato, con un fiore in mano e un camiciolino che si
era fatto dare da una italiana... gli avevano detto che portava
fortuna.
Guardava con insistenza la bambina; per ora era una neonata come
tanti. Vizzosa, rossiccia, senza capelli e con gli occhi chiusi.
Di peso giusto e con gran polmoni; con tutte le sue cosine a
posto, come le ebbe a dire l'ostetrica.
In bella calligrafia e con fiorellini torno, torno, Vera, riportò
sul diario la data, l'ora di nascita della bambina, il luogo
e il peso. |