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Giuliana Parigi - La vera storia di Vèra

 

La "festa"   Appuntamenti   Segreti

Cap. 25 - Appuntamenti

 
 

"Correvamo nel buio lungo una strada che solo fino ad un certo punto conoscevo. Ogni tanto la mano di Cesare si posava dolce sulla mia gamba: non mi ritraevo e nemmeno assecondavo.
All'improvviso ha girato a destra; abbiamo lasciato la strada principale e ci siamo fermati quasi subito in uno spiazzo .Qualche passo e Cesare ha aperto un piccolo cancello. Di fronte, ma la vedevo male, una modesta costruzione. Era isolata da altri edifici da un prato e da un boschetto.

[ iuseppe asciaro - Paesaggio con figure - 1923 ]


Il fatto che entrando Cesare non trovasse dov'era la luce e accendesse un fiammifero dietro l'altro, mi ha fatto capire che quella casa, forse, apparteneva all'ometto buffo della festa .
Si entrava direttamente in un salotto con due vetrine in fondo, uno scrittoio su un lato, un ampio divano sull'altro. Una porta conduceva alla cucina: grande camino, acquaio in pietra, piattaia e madia. Vicino alla porta di ingresso una scala conduceva di sopra dove erano due camere e un gabinetto.
Faceva freddo e siamo ridiscesi nella cucina. Cesare si è messo a trafficare per accendere il camino. Io, con il soprabito addosso, me ne stavo rincantucciata sul divano con la testa vuota di pensieri; con il cuore ghiaccio come quella casa.
La legna non prendeva e Cesare si stava innervosendo; è venuto da me.
"Che hai?"
"Perché non ce ne andiamo?"
"Ma allora?" Cesare ha lasciato sospesa la fine della domanda. Poi, come se all'improvviso avesse avuto una visione folgorante, se ne è tornato di corsa alle camere.
"Vieni, presto!"Ha urlato dopo poco.
Sono salita di malavoglia, nonostante la voce allegra,suadente di lui che sembrava aver trovato chissà mai quale tesoro .
Il tesoro era una stufa che era riuscito ad accendere e che già mandava guizzi di luce e un abbraccio di tepore. Mi guidò ridendo e battendo le mani come un bambino verso il divano letto appoggiato alla parete: si stette lì un bel po', rinvoltati dentro una coperta che aveva trovato nell'armadio, a guardare le fiamme. Pareva fosse scesa in noi una grande pace ma poi, come quel fuoco, divampò la passione.
Rientrata in albergo non ho fatto che piangere; non sapevo se per le forti emozioni, per la rabbia verso me stessa o per la paura della nuova situazione."

Quando arrivò con Virginia alla villa, Rodolfo era già nella torretta a dipingere.
Vera si trovò combattuta tra la gioia di avere i figli a casa e l'impedimento che le portavano di non correre da Cesare o di telefonare liberamente.
Quei quattro giorni le sembrarono eterni!

Cesare la raggiunse in albergo; ma Vera non era sola. Virginia aveva ottenuto di essere accompagnata nel pomeriggio e di pranzare in albergo con la madre.
Si congedò subito, ma fece in tempo a bisbigliarle: - ho ancora la chiave -
Vera, sorpresa, nervosa e rossa non era certo pronta all'osservazione della figlia.
"Non mi piace quel fascista. E' un tuo amico? Che cosa ti ha detto?"
"Va tutto bene." Le disse cercando di dominare la voce e accarezzandola sugli splendidi capelli.
A differenza di Rodolfo, che pure in seguito frequenterà Cesare e sarà determinante per la sua vita, Virginia afferrò subito che fra "quei due", come li chiamava lei, c'era qualcosa… Qualcosa che non le piaceva per niente!

"Quella casa ci ha rivisto insieme."
Tutto qui . La frase è cerchiata di rosso. E di rosso saranno via, via cerchiate una specie di date e sigle che ci rimangono incomprensibili ma sicuramente si riferiscono agli incontri.
"Ho preso in affitto il villino degli Amerighi. Era diventato umiliante e imbarazzante quella casa "usata" da tanti! Possibile che il "mio demone" non le capisca queste cose? Questa storia della virilità fascista mi fa venire il vomito." (queste frasi sono cancellate ma ancora abbastanza leggibili).
In mezzo i soliti conti, progetti di adattamenti di stalle,acquisti, vendite. Notizie che riguardano i figli, la loro scuola o salute. E gesti di quella sua altalena.
"La tettoia dietro alla canonica è ultimata. Ci ho fatto portare la legna tagliata alla Vetta perché don Carlo la possa dare via via a chi ne avrà bisogno. Tra poco busserà l'inverno e quindi il freddo. Lo so bene io come si senta ancora di più il freddo a pancia vuota e con tante preoccupazioni in testa e sul cuore!"

Il notaio, con il quale aveva redatto tanti atti, la invitò al borgo per una festa. Vera entrò in confusione. Chi ci sarebbe stato, come doveva comportarsi, cosa si sapeva di lei, come vestirsi…… Ma non poteva dire di no.
Così trascinò Umile in città perché le indicasse i negozi dove andavano a vestirsi le vere signore e la consigliasse su cosa comprare.
Umile, raggiante per questo incarico di fiducia e intimità, ci racconta quella giornata su un quaderno che Vera le aveva regalato per tenere l'elenco del corredo.
Vi scriverà anche di cosa ha visto e vuol tenere segreto.


 

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