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la
festa "ufficiale" |
Emma si racconta |
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Cap. 37 - Emma si racconta |
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Emma era già nel negozio
vicino al bancone che osservava le paste. Era vestita molto semplicemente
quasi dimessa; una mantellina di lana bianca buttata sulle spalle;
i capelli riuniti in una treccia portata di lato. "Buongiorno! Sono felice di trovarvi. Posso offrirvi una pasta e un latte?" "Grazie, volentieri. Sono anch'io felice di trovarvi" Si sedettero ad un tavolo lontano dalla porta e dal bancone, ma potevano vedere chi entrava ed usciva. Poco lontano una signora con un bambino faceva colazione. "Ho poco tempo. Volevo però che tu sapessi per non giudicarmi male... troppo male. Mi vedo con quel signore e questo mi permette di tenere al sicuro la mia famiglia. Lo so che non va bene ma la mia vita è stata tutta fuori dalle regole. Per cominciare non sono sposata con mio marito. E prima ho avuto un altro marito." "Ma non occorre che ti scusi e che tu mi racconti i fatti tuoi privati, privatissimi. Da parte mia non dirò niente. Ti prego lasciamo così." "No. Ho bisogno di parlare con qualcuno e non so perchè tu mi hai subito ispirato confidenza. Ascoltami, per favore." Vera sospirò; un disagio terribile la stava invadendo. "Dunque sai dove sono nata e che ero estremamente povera. Non mi piacevano i lavori dei campi così decisi di andare a servizio, ed avevo dodici anni, da una signora che aveva una villa fuori il borgo con molti possedimenti. Il figlio cominciò a ronzarmi intorno e a promettermi mari e monti: Me ne innamorai e cedetti e rimasi incinta. Appena la cosa si seppe mi cacciarono. Anche il carbonaio che stava tra il borgo e la fortezza e che vedevo quasi ogni giorno per la legna
e il carbone mi faceva la ronda e mi aveva chiesto di sposarlo;
era molto più vecchio di me ...ma in quelle condizioni
... dissi di sì e lo imbrogliai. Quando stavo per partorire
dissi che volevo andare a salutare dei parenti in città
... sai, dicevo, prima di non poterlo più fare .... In
città sgravai e feci credere che il disagio del viaggi
mi aveva fatto accelerare il parto. Fui ospitata da quelle suore
dove ti ho portata con Carlina! Era nata Anna. Ma la nascita
di quella piccina invece di portare gioia nella nostra casa,
ancora non so spiegarmi, portò il finimondo. Il carbonaio
era geloso e non la sopportava: cominciò a bere e a bere
e a picchiare e a picchiare sia me che la bambina. Così
un giorno che lui era andato in montagna a far carbone, ho fatto
su un fagotto di roba per me e per Anna e sono tornata in città
dalle suore. Ci sono stata due anni ed ho imparato a ricamare.
Ed è per via del ricamo che ho conosciuto la mamma del
mio attuale - diciamo - marito: aveva bisogno per fare il corredo
ad una sua nipote. Poi aveva bisogno per fare dei lavori di casa
e così sono andata ad abitare con lei ed il figlio. La
bambina , nonostante le suppliche delle suore o forse proprio
a causa di queste suppliche , non la volle " tra i piedi".
Anna rimase dalle suore.L' ho sempre vista poco. Anche ora; la vedo poco; per fortuna ha la sua vita che non è male. Mi arrivò la notizia che il carbonaio era morto a causa del gran bere e che si era ridotto alla miseria per cui ...niente eredità. Non andai al funerale anche perchè ero di nuovo incita del figlio della signora che mi ospitava. Successe il diavolo a quattro. Dovevi sentire come strillava, la signora ! " Se proprio non vuoi buttarlo, lo tirerò su io a modo mio e tu lontana, sparire!" Ma questa volta lui era dalla mia parte e dalla parte del figlio che portavo in grembo. Andammo ad abitare nella casa dove sei venuta. Era di lui gliela aveva lasciata il padre. E d'estate andavamo in una piccola ma deliziosa villa in campagna. Ora l'abbiamo dovuta vendere... agli ebrei non è consentito... ma lasciamo perdere. La sua mamma non volle vedere il nostro bel figlio ed io per rabbia mi sono messa a sfornarne altri tre! Scherzo! L'unico torto che faccio a mio marito è di non aver voluto che Anna venisse con noi. Ma non si può avere tutto dalla vita, non trovi?" Il negozio si stava riempiendo ed era tutto un via vai di gente. Vera si sentiva soffocare. "Non potremmo uscire e passeggiare un poco?" "Certo, se preferisci." Vera sperava che fuori l'amica lasciasse cadere il discorso, invece... "Non ci siamo ancora sposati. Questa situazione ora mi facilita la vita ma non più di tanto. E per questo, diciamo che mi arrangio... Mi trovi spregevole? Vorrei fare andare in Svizzera mio marito e sua madre. Lei non ne vuol sapere; lui traccheggia per via della madre e perché preferirebbe la Francia visto che ci ha abitato per studio. A parlare del diavolo.... senza accorgermene ti ho portata sotto casa di mia suocera. Abita al primo piano di quella torre storica. Tutti gli appartamenti sono di sua proprietà; o meglio lo erano . Li ha venduti. Ne ha due anche nel palazzo accanto: uno al terreno ed uno lassù sui tetti: vedessi che panorama! Saliamo a salutarla! Te la presento, dico che sei interessata all'appartamento." Vera non fece in tempo a protestare che già era stato suonato il campanello ed aperto il portone. La casa della suocera era molto grande; zeppa di mobili scuri ed imponenti, di tappeti, quadri e argenti. Le ricevette in un salottino con quattro poltrone intorno ad un pianoforte. Emanava un che di vecchio e duro. Si illuminò solo quando vennero al dunque del probabile acquisto. Dette la chiave alla nuora e le congedò senza nemmeno offrire qualcosa. Iniziarono dall'appartamento al terreno. Vera ebbe come un colpo di fulmine: quell'appartamento con il piccolo e delizioso cortile le piaceva da morire. Certo la vista che si godeva dall'ultimo piano era veramente incredibile ed unica! Ma a Vera piaceva quel cortiletto.... "Che dici lo compro?" "Ma sei matta! Per cosa." "Per quando vengo in città." "Ma vuoi mettere andare in quei begli alberghi, servite e riverite: Qui avresti da pulire, cucinare, lavare e le solite noie da donna, lascia perdere dammi retta." E Vera non ci pensò più. Ma l'appartamento lo comprò Giorgio! Le confessioni di Emma si ficcarono nella testa di Vera per giorni e giorni; fra l'altro le bruciava sempre di più di non essere stata altrettanto sincera. Evitò di incontrarla e non accompagnò più Carlina a i controlli.. Altre storie si affacciavano all'attenzione di Vera. |
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