IL FENOMENO WILLOWLAND

 

Tra l’agosto 2005 e l’aprile 2006 ho dedicato sangue e sudore per portare avanti un esperimento di comunicazione che ha coinvolto nuovi e vecchi amici del mio corso; il blog Willowland.

Ogni partecipante, attraverso questi intensi mesi di interazione, ha potuto constatare di persona i limiti e le possibilità di questo curioso fenomeno. Ne sono scaturite diatribe e conflitti che non avrei mai voluto accadessero, ma il risultato finale di tutto ciò è stato decisamente entusiasmante. L’aver cercato di far percepire questo contesto come un gioco non è servito a allentare le tensioni che si sono venute a creare durante alcune importanti discussioni. In verità la mia personale percezione è sempre stata quella di un gioco, una sorta di evoluzione creativa del GdR da noi giocato per anni.

Esistono peró diverse interpretazioni della parola gioco, e soprattutto diversi modi di porsi riguardo al gioco stesso. Una cosa che mi ha piú volte infastidito durante questo esperimento ricreativo è stato il fatto che, pur essendo stato io l’artefice e di conseguenza il padrone di casa dell’evento (quindi colui incaricato di dettarne le regole), ogniqualvolta che ho ribadito lo scopo ludico del fenomeno, alcuni partecipanti non hanno esitato a screditarne le intenzioni. Un po’ come in una partita di Ruolo dal Vivo in cui il master arma i partecipanti di spade di plastica e mazze di gommapiuma dichiarando fin dall’inizio che si tratta di un gioco, poi qualcuno si fa male e accusa il master del fatto che non si è mai trattato di un gioco.

Ma qui subentra il valore della parola gioco, e ci potremmo aggrovigliare dentro una ragnatela di congetture dalla quale non riusciremmo mai ad uscire.

Dato che era il Mio Gioco, puó avere una certa importanza conoscere il mio significato della parola Gioco, importante fattore della mia vita di ieri, di oggi e spero anche di domani. Gioco come Evoluzione, Scambievolezza, Creatività, Competizione al fine unico di migliorarsi e non di vincere, Disciplina nell’accettare le regole ed Elasticità nel trasformarle, Complicità con i propri compagni e Rispetto verso i concorrenti, Rischio di mettersi in gioco per valutare i propri limiti e quelli degli altri, Partecipazione, Scoperta. Insomma, il Gioco inteso come grande maestro di vita. In questa ottica il Gioco si trasforma in un utopico campo di socializzazione nel quale ogni conflitto diventa un’opportinitá per evolversi. Espressioni quali “mettersi in gioco” e “prenderla per gioco” diventano sintomatiche di questo tipo di pacifica visione. E’ una percezione idilliaca ed improbabile, ma ho sempre amato il paradosso che si nasconde dietro le mie utopiche credenze. Credere in un utopia è ingenuo, ma l’ingenuità è proprio alla base del gioco, è la componente che lascia campo al fattore Mistero.

Non credo nel Bene e nel Male, ma se esistessero il Male non giocherebbe mai. Farebbe sempre sul serio.

Mi approprio di un vecchio pezzo di Bennato che dice:

 

“…vai, vai e leggili tutti e impara quei libri a memoria

c’è scritto che i saggi e gli onesti son quelli che fanno la storia

fanno la guerra

la guerra è una cosa seria

buffoni e burattini non la faranno mai!”

 

Questo è in definitiva il prodotto di uno spezzone delle nostre vite, una grande testimonianza che desidero sia alla portata di tutti. Essenziale è infatti la possibilità di tornare a rivedersi, a riconsiderarsi e a ripensare agli eventi che ci hanno portato fin qui.

Il blog Willowland avrà sempre uno spazio nella rete, una finestra sulle nostre vite.

 

Willo, 30 gennaio 2007

 

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