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martedì, settembre 27, 2005

IL RICORSO ALLA PAURA (Noam Chomsky)


Il ricorso alla paura da parte dei sistemi di potere, al fine di disciplinare la popolazione in patria, ha lasciato una lunga e terribile traccia di massacri e di sofferenze, che viene pericolosamente ignorata. La storia recente ne fornisce molti esempi scioccanti.
La prima metà del XX secolo è stata testimone, forse, dei più tremendi crimini mai commessi dall’epoca delle invasioni mongole. I più selvaggi sono stati compiuti laddove la civiltà occidentale aveva raggiunto i suoi massimi splendori. La Germania era uno dei centri più importanti delle scienze, delle arti e della letteratura, della cultura umanistica e di altre memorabili imprese. Prima della Prima Guerra Mondiale, prima che l’isteria antitedesca fosse sbandierata in tutto l’Occidente, la Germania era stata considerata dagli studiosi di politica americani anche come un modello di democrazia, da essere imitato in Occidente. A metà degli anni 1930, la Germania fu portata in pochi anni a un livello di barbarie, che ha pochi termini di paragone. Questo era vero, nel modo più evidente, fra i settori più colti e raffinati della popolazione.
Nei suoi straordinari diari della sua vita di ebreo sotto il nazismo - scappato alle camere a gas quasi per miracolo - Victor Klemperer scrive queste parole a proposito di un amico professore tedesco, che aveva ammirato molto, ma che alla fine si era gettato nel mucchio: “Se un giorno la situazione fosse capovolta e il destino dei vinti fosse nelle mie mani, allora lascerei andare tutta la gente comune e anche qualcuno dei capi, che avrebbero forse potuto avere intenzioni onorevoli o non sapevano quello che facevano. Ma impiccherei tutti gli intellettuali e i professori tre piedi sopra gli altri, rimarrebbero appesi ai lampioni tanto a lungo quanto l’igiene lo consente”.
Le reazioni di Klemperer erano meritate e generalizzabili a gran parte della storia scritta.
Avvenimenti storici complessi hanno sempre molte cause. In questo caso un fattore decisivo è stata l’abile manipolazione della paura. La “gente comune” fu indotta a temere che una cospirazione “giudaico-bolscevica” si sarebbe impadronita del mondo, mettendo semplicemente in pericolo la sopravvivenza del popolo della Germania. Pertanto, furono necessarie, per “autodifesa”, misure estreme. Rispettabili intellettuali andarono oltre.
Quando le nubi tempestose del nazismo si accumularono sul paese nel 1935, Martin Heidegger descrisse la Germania come la nazione del mondo “maggiormente messa in pericolo”, stretta fra le “grandi tenaglie” di un furioso attacco contro la stessa civiltà, condotto nella sua forma più cruda dalla Russia e dall’America. Non solo la Germania sarebbe stata la prima vittima di questa tremenda forza barbarica, ma sarebbe stata responsabilità della Germania, “la più metafisica delle nazioni”, condurre la resistenza contro di essa. La Germania era collocata “al centro del mondo occidentale” e doveva proteggere la grande eredità della Grecia classica dall’“annichilimento”, contando sulle “nuove energie spirituali che si dischiudevano dal centro”. Le “energie spirituali” continuavano a dischiudersi secondo modalità che erano abbastanza evidenti, quando lanciava questo messaggio, al quale lui e altri autorevoli intellettuali continuarono a aderire.
Il parossismo della carneficina e dell’annichilimento non finirono con l’uso delle armi, che avrebbero potuto portare benissimo le specie viventi a fare una fine tremenda. Non si dovrebbe dimenticare che le armi per la distruzione delle specie viventi sono state create dai personaggi più brillanti, umani e altamente istruiti della civiltà moderna, che hanno lavorato in isolamento e che erano così incantati dalla bellezza del lavoro, al quale erano impegnati, che a quanto pare fecero pochissima attenzione alle sue conseguenze: le proteste più significative del mondo scientifico contro le armi nucleari iniziarono nei laboratori di Chicago, dopo che era terminato ogni loro ruolo nella creazione della bomba, non a Los Alamos, dove il lavoro raggiunse il suo macabro fine. Non proprio la fine.
La storia ufficiale dell’Aeronautica Militare degli USA riporta che, dopo il bombardamento di Nagasaki, quando era certa la sottomissione a una capitolazione incondizionata da parte del Giappone, il gen. Hap Arnold “ha voluto come il più grande finale possibile” un raid di 1000 aerei alla luce del giorno sulle città giapponesi indifese. L’ultimo bombardiere faceva ritorno alla sua base proprio nel momento in cui fu formalmente ricevuta la capitolazione incondizionata. Il capo dell’Aeronautica, gen. Carl Spaatz avrebbe preferito che il gran finale fosse un terzo attacco nucleare su Tokyo, ma fu dissuaso. Tokyo era “un misero obiettivo”, essendo stata già incenerita nella tempesta di fuoco, eseguita con cura a marzo, che aveva lasciato forse 100.000 corpi carbonizzati in uno dei peggiori crimini della storia.
Queste faccende sono rimaste fuori dai tribunali per crimini di guerra e, in gran parte, omesse dalla storia. Ora sono a mala pena conosciute al di fuori dei circoli di attivisti o di specialisti. Allora erano acclamate come un legittimo esercizio di autodifesa contro un nemico malvagio, che aveva raggiunto l’estremo livello d’infamia col bombardamento delle basi militari degli USA nelle loro colonie hawaiane e filippine.
Forse vale la pena tener presente che i bombardamenti giapponesi del dicembre 1941 - “la data che vivrà nell’infamia”, nelle squillanti parole di FDR (Franklin D. Roosevelt) -, secondo le dottrine dell’“autodifesa preventiva”, diffuse fra i leader di quelli che oggi si autodefiniscono “Stati illuminati” - gli USA e il loro cliente britannico - sarebbero più che giustificati. I leader giapponesi sapevano che dalle linee di produzione della Boeing uscivano le fortezze volanti B-17 e erano loro sicuramente note le discussioni pubbliche negli USA, che spiegavano come si sarebbero potute utilizzare per incenerire le moderne città giapponesi in una guerra di sterminio, decollando dalle basi hawaiane e filippine: “per bruciare il cuore industriale dell’Impero con bombardamenti incendiari su cumuli di bamboo brulicanti di formiche”, come aveva raccomandato il generale dell’Aeronautica in pensione, Chennault, nel 1940, una proposta che “aveva semplicemente estasiato” il presidente Roosevelt. Con tutta evidenza, questa sarebbe stata una giustificazione, per bombardare le basi nelle colonie USA, ben più valida di qualsiasi cosa abbiano evocato la coppia Bush-Blair e i loro soci nella loro applicazione della teoria della “guerra preventiva”, accettata, con riserve tattiche, dall’intero arco dell’opinione pubblica mainstream.
Il confronto, comunque, è improprio. Quelli, che abitano in cumuli di bamboo brulicanti di formiche, non hanno diritto di avere emozioni simili alla paura. Sentimenti del genere sono prerogativa solo degli “uomini ricchi, che abitano in pace nelle loro abitazioni”, nella retorica di Churchill, “le nazioni soddisfatte, che per sé non desiderano nulla di più di quanto hanno avuto”, e alle quali, pertanto, “deve essere affidato il governo del mondo”, se ci deve essere pace: un certo tipo di pace, in cui gli uomini ricchi devono essere liberi dalla paura.
Proprio come i ricchi devono essere messi al sicuro dalla paura è rivelato con una certa chiarezza dagli stimatissimi esperti delle nuove dottrine dell’“autodifesa preventiva” create dai potenti. Il contributo più importante e di una certa profondità storica è di uno dei più importanti storici contemporanei, John Lewis Gaddis dell’Università di Yale. Egli fa risalire la dottrina Bush al suo eroe intellettuale, il grande stratega John Quincy Adams. Nella parafrasi, che ne fa il New York Times, Gaddis “lascia intendere che l’impalcatura della lotta al terorismo di Bush avrebbe le sue radici nella nobile tradizione idealistica di John Quincy Adams e di Woodrow Wilson”.
Possiamo lasciare da parte la vergognosa storia di Wilson e risalire alle origini della nobile tradizione idealistica, che Adams sancì in un famoso Decreto, che giustificava la conquista della Florida da parte di Andrew Jackson nella prima guerra contro i Seminole nel 1818. La guerra era giustificata dall’autodifesa, sosteneva Adams. Gaddis è d’accordo a affermare che le sue motivazioni erano legittime preoccupazioni per la sicurezza. Nella versione di Gaddis, dopo che i britannici saccheggiarono Washington nel 1814, i leader USA riconobbero che “l’espansione era la strada per la sicurezza” e, perciò, conquistarono la Florida, una dottrina ora estesa da Bush al mondo intero, giustamente, sostiene.
Gaddis cita le fonti degli studiosi di destra, prima di tutte lo storico William Earl Weeks, ma trascura quello che dicono. Dando un’occhiata a quanto Gaddis trascura, si impara molto sui precedenti delle dottrine e dell’opinione generale oggi correnti. Weeks descrive con orrendo dettaglio quello che Jackson fece nell’“esibizione di strage e saccheggio conosciuta come Prima Guerra Seminole”, che era semplicemente un’altra fase del suo progetto di “rimozione o di eliminazione dal sudest dei nativi americani”, in atto di gran lunga prima del 1814. La Florida era un problema, sia perché non era stata ancora incorporata nell’espansione dell’impero americano, sia perché era un “rifugio per gli Indiani e per gli schiavi fuggiaschi ... in fuga dall’ira di Jackson o dalla schiavitù”.
Di fatto ci fu un attacco indiano, che Jackson e Adams utilizzarono come pretesto: le forze USA costrinsero una banda di Seminole a uscire dalle loro terre, uccidendone diversi e radendo al suolo il loro villaggio. I Seminole attuarono una rappresaglia, attaccando un battello di rifornimenti sotto comando militare. Cogliendo l’occasione, Jackson “iniziò una campagna di terrore, di devastazione e di intimidazione”, distruggendo villaggi e “fonti di cibo in un tentativo calcolato di provocare la fame nelle tribù, che trovarono rifugio dalla sua ira nelle paludi”. Le cose andarono avanti, portando al famoso Decreto di Adams, che approvava l’aggressione arbitraria di Jackson per stabilire in Florida “la sovranità di questa repubblica sull’odiosa base della violenza e del massacro”.
Questa sono le parole dell’ambasciatore spagnolo: “una descrizione dolorosamente precisa”, scrive Weeks. Adams “ha deliberatamente distorto la realtà, nascosto e mentito, sia al Congresso che al pubblico, circa gli obiettivi e la gestione della politica estera americana”, continua Weeks, violando in maniera grossolana quelli che proclamava essere i suoi principi morali, “difendendo implicitamente la rimozione degli indiani e la schiavitù”. I crimini di Jackson e di Adams “non furono che un preludio alla seconda guerra di sterminio contro (i Seminole)” , nella quale i rimanenti o fuggirono verso ovest, per ritardare il loro destino, “o furono uccisi o costretti a trovare rifugio nelle paludi della Florida”. Oggi, conclude Weeks, “i Seminole sopravvivono nella coscienza nazionale come la mascot dell?università statale della Florida”: un caso tipico e istruttivo...
...La struttura retorica poggia su tre pilastri (Weeks): “la presunzione della virtù morale unica degli Stati Uniti, la rivendicazione della loro missione per salvare il mondo” con la diffusione degli ideali da essi professati e dell’‘American way of life” e la fede in “un destino divinamente ordinato” della nazione. La struttura teologica tronca il dibattito ragionato e riduce le questioni politiche a una scelta fra il Bene e il Male, e quindi a contenere la minaccia alla democrazia. I critici possono essere liquidati come “antiamericani”, un concetto interessante, preso in prestito dal lessico del totalitarismo. E il popolo deve raggrupparsi sotto l’ombrello del potere, con la paura che il suo modo di vita e il suo destino siano sotto una minaccia incombente...

SULL'ONDA DI QUESTO POST VI MANDO A QUESTO SITO:
http://www.granma.cu/espanol/2004/irak-horror/horror-4.html
TANTO PER RIMANERE IN TEMA.
COME SI ESPORTA NOI LA DEMOCRAZIA......
........LA PROSSIMA VOLTA MANDIAMOCI ROCCO IN IRAQ!!!

10 Comments:

Anonymous said...

Dare per scontato che i propri valori non siano "culturali" (ovvero convenzioni sociali, usanze) ed attribuire loro un valore "metaculturale" (dati da una figura potente, sia essa dio o figure simili) non è una scelta, ne una boria delle nazioni...

E' un processo naturale che ogni stato prima o poi assimila, quando raggiunge un vertice di potere.

Adesso è il turno degli Americani, semplicemente. Anche noi ci siamo passati, molti di noi vivono ancora in quello stato mentale di "sapere cosa è sempre Bene e cosa è sempre Male", rassicurante sensazione...

Ma la nostra cultura è in crisi,
e questo comporta almeno due aspetti: uno negativo (smarrimento, disorientamento, ricerca di sicurezza nei vecchi valori,
siano essi familiari o religiosi)
ma anche uno positivo: la perdita del "centro del mondo" ci permette di vedere i valori per quello che realmente sono: CONVENZIONI, per tanto rinnovabili, modificabili,
non assoluti e fissi...

Questo secondo punto ci può dare quella marcia in più per cambiare la nostra vita in meglio, per scegliere più liberamente le nostre strade da seguire ed i modi in cui percorrerle, senza paletti fissi dettati dal senso assoluto di "bene"

Come avevo già scritto, "la verità è ciò che funziona", ma questo è vero solo (cioè funziona solo se) i nostri valori non sono assoluti, infallibili, dettati da un Dio, legati rigidamente alla tradizione;
in questi casi "la verità è data",
è possibile solo seguirla o essere un eretico (o antiamericano!)

E' semplicemente troppo presto per aspettarsi da loro questa perdita del centro, SONO LORO IL CENTRO,
il nucleo attorno al quale ruota ogni discussione, affare o critica.

Il ricorso alla paura è un riflesso,
uno specchio che rimanda ad un problema più profondo, che è semplicemente il problema del potere: chi non ce l'ha lo ricerca in ogni modo, chi ce l'ha lo mantiene con ogni mezzo.

La paura è vera.
La paura FUNZIONA.
Perchè?
Domanda inutile, forse sarebbe meglio chiedersi COME, ed uscire noi stessi dalle nostre paure quotidiane (giustificate o no, poco importa) e affrontare i nostri mostri, non solo lanciando furiosamente d100 o d20,
ma costruendoci una vita libera dalla paura di sbagliare, dalla paura dell'altro, dalla paura del diverso.

Finchè ci sarà potere troverai in ogni mezzo del potere stesso la volontà di preservare il prprio potere! E' un giro di parole, ma non è una novità, non credete?

La Via d'uscita non esiste, ma esitono molti viottoli per ognuno di noi: basta percorrerli con coraggio e fiducia in se stessi, e vedrai che le loro ridicole (per noi) prese di posizione sul bene/male ti appariranno sotto una altra luce:
non ti faranno più incazzare, al massimo proverai un pò di compassione per la loro vita binaria

L'importante è che nessuno di noi cada in quella trappola mentale, in questo vortice senza uscita che è la paura mediatica. (grande macchina!)

Informarsi senza agire è come leggere il libretto di una medicina senza poi prenderla...un pò inutile, non credete? Forse sarebbe meglio informarsi di meno e vivere meglio ogni istante della nostra vita, specialmente quando le informazioni che ci arrivano sono cariche di negatività e sfiducia, che rischiano di sfinire la nostra sopportazione.
Non si tratta di "menefreghismo" si tratta di "sano egoismo", unico farmaco contro l'intossicazione emozionale da cattive notizie!

"FEAR! DARLING!
IT'S TIME, MY DEAR!
NEW ORDO IS COMING!
IT'S TIME FOR FEAR!"
- la ballata della paura -

Tom

28 settembre, 2005 18:31

 
Anonymous said...

Non nego di essere sempre stato affascianato dalla retorica di Chomsky, ecco perchè pubblico spesso su questo blog alcuni dei suoi articoli.
Ho letto tre o quattro libri di questo illustre intellettuale americano, e devo ammettere che "Capire Il Potere" è stato per me una torcia nell'oscurità.
Oltre 500 pagine di bombardamento informatico su cose mai sapute, studiate, percepite dalla società.
Da allora seguo attentamente i suoi articoli e i suoi interventi.
La cosa che mi colpisce sempre del suo modo di esporre certi fatti, è il suo distacco da questi. Come forse avete anche voi notato, Chomsky riporta fatti, citazioni, conclusioni che non sono proprio farina del suo sacco. Sono semplicemente fatti, parole, oggettività.
Ovviamente è filtrata dal suo "punto di vista", ma questo non si avverte, e ti aiuta a costruirti un proprio punto di vista, concreto, forte e incazzato, senza dubbio!!

Nei sui libri ci sono molti esempi come questi descritti nell'articolo. Paradossi che ti fanno letteralmente cadere le braccia.
Certo, possiamo anche semplicemente sbuffeggiare e dire "vabbè, lo sapevamo che il mondo è una merda....", e l'ho fatto anch'io, lo confesso. Purtroppo però questo atteggiamento non ha mai cambiato niente nella storia.

La storia è stata cambiata dalle coincidenze!!
E le coincidenze sono avvenute perchè qualcuno, determinato e cazzuto, ha avuto il coraggio di fare certi gesti. Fermare un carro armato col proprio corpo, esprimere certe idee al costo della vita (MLKing), scendere in piazza e prendere le botte!!!
E queste persone hanno fatto quello che hanno fatto, perchè il loro orgoglio, anzi, il loro ONORE era stato messo in gioco da tutte quelle informazioni che erano riuscite a carpire, al di là degli scudi mediatici protettivi delle nostre società.

In parole povere, l'INFORMAZIONE VERA E DOLOROSA, rende CAZZUTI, ed è così che bisogna diventare se si vuole cambiare qualcosa.
Prima bisogna stare bene con noi stessi, giustamente, e sono daccordo col Tommy, ma una volta giunti lì, cerchiamo di diventare CAZZUTI!!!

Chomsky è in una posizione particolare. Si rende credibile perchè parla sempre male degli Intellettuali e delle politiche Israeliane, ed essendo un intellettuale ebreo, come fai a screditarlo?
Ma d'altra parte, che ci puole fare?
Non posso dargli torto quando critica gli intellettuali, perchè in effetti sono proprio loro ad avere le grandi responsabilità di cultura, comunicazione, esempio di una società.

Se leggete i libri di Chomsky, non ci sono solo terribili e apocalittiche visioni del mondo. C'è sempre un grande senso di positività.
Quando gli viene chiesto "Ma c'è speranza?"
Lui risponde: "Certo. Pensate che solo un secolo fa la donna non poteva votare, il negro era uno schiavo e il nativo americano non era neanche considerato "americano".
Da allora di passi avanti ne abbiamo fatti, quindi, se guardiamo al passato, non possiamo che migliorare. L'importante è impegnarci!!!"
E questa, vi confetto, è la parte di Chomsky che ammiro di più. La sua positività!!!

Tornando all'Impero Americano!
Bè, non è facile.
Al momento sto lavorando per un gruppo di americani, ed insieme ad un americano, un dolce balordo di nome Andrew.
Gente simpaticissima, tra l'altro molto distante da quella metà americana che ha votato Bush e vive nell'ignoranza.
C'è una cosa però che si avverte subito, dietro la loro disponibilità, gentilezza e semplicità (diciamo pure SUPERFICIALITA').
Si avverte la loro SICUREZZA.
Non so come spiegarlo, ma in qualche modo ostentano una superiorità a loro dovuta.
Rimando la vostra mente alle commedie americane degli anni '80, dove i belli attori americani, messi alle strette in paesi stranieri, esclamavano scandalizzati: "MA NON POTETE FARMI QUESTO! IO SONO AMERICANO!!"
E' esattamente quello che percepisco mentre lavoro con loro.
In qualche modo sembrano più importanti degli altri.
Non che me ne freghi un cazzo, ovviamente, ma è senza dubbio ciò che ostentano!!

Gli Imperi crollano alla fine, ma il botto che fanno non è indolore per coloro che gli appoggiano, vorrei ricordarlo!!!
La cultura americana è già in noi!!!
Il "cool hunting" ha già carpito le nostre menti, e se non saremo capaci di ritrovare la nostra vera cultura, che fine faremo???

Buonanotte adesso.
Potete anche rimanere seduti e guardare il vuoto dopo questo post, ma cerate di coltivare un po' sana CAZZUTAGGINE.
Quella CAZZUTAGGINE che ti fa fare certe scelte, magari a prima vista non troppo convenienti, e decisamente fuori moda, ma che alla fine forse faranno la nostra storia.
Basta poco, magari semplicemente ordinando un bicchiere di vino o una tassoni invece di una coca!!!

CIAO!!

WILLO

28 settembre, 2005 23:33

 
Anonymous said...

Concordo sul tuo elogio a Chomsky,
ho avuto modo di affrontarlo in "filosofia del linguaggio" e l'ho studiato con molto piacere.
Per altro stavo proprio finendo
il suo "linguaggio e libertà"!
Strane coincidenze, appunto...

Ma credo che quandi parli di "Mondo questo significhi poco, Willo...
Quale mondo? Quale cultura?
Quali abitanti? E dove?

L'unico mondo che ci è concesso cambiare E' IL NOSTRO, e non intendo con questo una vita da eremita:
i nostri comportamenti,
le parole che diciamo,
le frasi che preferiamo censurare,
i valori che appoggiamo,
le credenze che facciamo rimbalzare,
le idee che ospitiamo,
gli ideali che difendiamo,
Le azioni che sappiamo attuare,
le menzogne che siamo disposti o non siamo disposti a dire a noi stessi,
SONO QUESTE LE UNICHE COSE CHE POSSIAMO CAMBIARE...e non è poco!

Di conseguenza le persone che ci gravitano attorno saranno INFLUENZATE dal nostro agire,
che POTRA' cambiare anche la loro rappresentazione del mondo,
o anche NO, poco importa,
tutto contribuisce a raggiungere quella soglia, quel punto critico, da cui risulta impossibile frenare il mutamento, il limite da cui non si torna indietro.

Ecco che ri-acquistiamo grande importanza, ecco che il comune senso di impotenza davanti ai disastri venduti dai media con tanto fervore sembra svanire, lasciando posto ad una flebile, ma tenace speranza: questo mondo, il TUO, può cambiare.

E se cambia il TUO,
questo PUO' far cambiare anche il mondo di un altro, e cosi via,
in una catena che ci lega tutti,
di cui tutti siamo un anello,
a cui tutti partecipiamo,
volenti o no.

Il nostro mondo interiore deve essere studiato quanto l'esteriore,
o non ci sarà mai un cambiamento,
al massimo un RIASSESTAMENTO,
ma non una "rivoluzione mentale".

CAZZUTO per me significa questo,
non prendere le botte in piazza.

"Prendere le botte" significa "prendere le botte", significa aver sbagliato qualcosa in due,
in chi le piglia e in che le da.

CAZZUTO è chi riesce a SCEGLIERE, che è ben diverso da SCEGLIERE TRA ALCUNE OPZIONI o quale marca di latte comprare la mattina o quale canale vedere la sera...

SCEGLIERE è una CONQUISTA,
non un dato di fatto, non una condizione normale di partenza.

Scegliere significa consapevolezza,
e nessuno nasce consapevole, è una CONQUISTA moooooolto difficile.

Scegliere significa Etica,
non etica a buon mercato, figlia distorta di religioni ammuffite.

SCEGLIERE.

In primo luogo CHI essere,
COSA fare nella propria vita,
scegliere DOVE realizzare il nostro piccolo piano e sperare di campare abbastanza a lungo per attuarlo o tramandarlo a qualcuno.

Insomma, SCEGLIERE.
A ogni scelta REALE il Mondo cambia.

perchè come diceva un vecchio saggio

"Solo i pesci morti seguono SEMPRE
la corrente del fiume"

Aspetto la tua risposta, Willo,
e propongo a tutti un nuovo topic:

"CHI, COSA e DOVE
hai scelto di essere?"

Naaaa...cazzate da filosofi! ;))))

Tom

29 settembre, 2005 06:26

 
Anonymous said...

PS: la "sicurezza americana" che percepisci nei tuoi colleghi è proprio quello che intendevo con "METACULTURALE": E' certo, è dato,
è impossibile che non sia così,
è assoluto, che i loro valori
SIANO GIUSTI, SEMPRE e COMUNQUE.

Ogni cultura passa questa isteria di onnipontenza, che spesso genera intolleranza e frizioni:
ancorata al suo centro del mondo è SICURA dei propri valori e non è disposta ad ascoltare chi li mette in dubbio: NON POSSONO essere messi in dubbio, proprio perchè METACULTURALI, dati da una figura potente, sia esso il signore delle bestie, dio, satana, o un avatar!

Ti racconterò una storiella.

Una antica tribù nomade, tutte le volte che si spostava da un posto all'altro, si portava dietro un lungo palo, che poi avrebbero fissato nel nuovo accampamento per issare la tenda madre,
un palo tramandato da tempo,
il loro "centro del mondo",
il punto originale,
l'ombellico dove tornare,
IL LORO SENSO ESISTENZIALE.
Un giorno questo palo si ruppe.
La tribù si sedette attorno al palo, e SI LASCIO' MORIRE, convinti che il loro dio li avesse abbandonati o puniti per la loro arroganza.

E questo dice tutto, o forse nulla,
ma a me ha fatto pensare!

Tom

29 settembre, 2005 06:41

 
Anonymous said...

Ciao Tommy,
ciao a tutti quelli che hanno la pazienza di seguire questa conversazione.

Stasera devo ammettere che non ho tanto da dire, e poi sono un po' stanco......
....e forse anche un po' nostalgico.
In una serata solitaria (K&J sono in Olanda) in un piccolo paese vicino a Roma, mi sono ritrovato ad ascoltare dei vecchi pezzi di Califano, quindi potete immaginare l'umore.....
"....TAC, io mi accorgo che ci sei solo quando non ci sei, ed allora ti vorrei.....TAC!!"

Comunque voglio postare queste due righe dicendo che mi trovo abbastanza daccordo con il nostro filosofo. Il punto è che le mie scelte le ho già fatte, e sono cosciente di queste.
Sto bene, ho le mie idee, ho preso la mia strada e cerco di non essere condizionato da niente e da nessuno. OK, ce l'ho fatta....
....e poi?
Bè, raggiunta una certa conoscienza e coscienza, mi sembra che non rimanga altro da fare che agire.
Sono daccordo che un uomo fa già abbastanza quando riesce a fare certe scelte incondizionate, e sviluppa dei valori forti, ma può sempre fare di più.

Credo che il segreto sia nella comunicazione.
Il ragazzo che prende le botte in piazza crea comunque un notizia degna di attenzione. Le sue conseguenze sono ovviamente condizionate dal punto di vista dei Media che annunciano la notizia del linciaggio, ma comunque riportino questa news qualcosa succede.

Nel mio piccolo posso aprire un blog e postare gli articoli di Chomsky, e magari smuovere un po' di più quella decina di personaggi che conosco e che hanno più o meno il mio stesso punto di vista, ma forse non la stessa determinazione.

In fondo è solo un gioco di comunicazione.
La scelta di ognuno è legata alla conoscienza, e dunque l'informazione è il vero oro della nostra storia.

Informiamoci, comunichiamo, attraverso un blog, una serata al pub, un gesto sconsiderato ma di impatto, che risveglia le anime quiete e le menti anestetizzate dalla società.

E..... "TUTTO IL RESTO E' NOIA!!!"

WILLO

29 settembre, 2005 23:52

 
Enrico said...

Ma quanto siete prolissi ! :) Concordo con molte vostre idee, ma questi post sono davvero troppo lunghi per riuscire ad intaurare un dialogo su tutti i vari punti del discorso. Sembrano più dei lunghi monologhi da teatro. Per rispondere a tutti i punti esposti dalla dscussione tommy-Willo ci vorrebbero due giorni. Cercherò di essere più breve e rispondere direttamente al titolare del Blog.

Non conoscendo l'autore del brano riportato dal Willo, l'ho letto molto attentamente. Premetto che dovrei leggere i libri di questo "intelletuale" che disprezza gli intelletuali, per giudicarlo, ma da un giudizio decisamente superficiale non sono rimasto molto convinto delle analisi del suddetto Autore.

Chomsky sostiene che tra i più importanti fattori che hanno contribuito portarono al Nazismo c'e' il senso di Paura, paragonandolo poi al senso di Paura usato dai masmedia USA.

Sicuramente questo senso di paura, nella Germania è uno dei piu determinanti, ma non è a mio avviso IL fattore determinante.
Come è possibile che, proprio nel cuore della Europa, dove tra i '700 e '800 si sono alternati geni della filosofia, musica e letteratura potesse nascere il Nazismo ?

Il nostro intelletuale ci propone la teoria ormai diffusa quanto retrograda e datata, che sia stata la fobia Giudaico-Bolscevica a farla da padrone, dove viene identificato come fattore preponderante la naturale senso di superiorità Germanica ( non a caso l'autore è Israeliano ).

Il senso di superiorità germanica, che il Willo rivede nei colleghi americani, c'era effettivamente. Ma è stato usato in altro modo, non con la paura ma con l'intolleranza. Una nazione come la germania , piena del suo concetto di superiorità, su oltremodo umiliata dai patti di Versailes, pagando prezzo molto duro. Fu questo il cuneo primcipale sui cui si basò la propaganda nazista, non la paura. Quella venne dopo...

Io credo che la ragione sia un'altra, forse più dura da accettare, perche finirebbe per mettere in discussione tutta la cultura occidentale. Eventi terribili e disumani come il Nazismo sono una macabra conseguenza della cultura europea, dove in ogni paese le motivazioni delle Guerra ( o degli stermini) sono sempre state giustificate manipolato l'opinione pubblica, facendo ,delle volte presa sul senso di paura, altre volte sul Nazionalismo, oppure sfruttando abilmente la religione.

Non vedo analogie tra l'America di oggi e la Germania Nazista, solo molta paura, ma come dicevo prima non è un fattore determinante. Tanto piu che la Noncultura Americana( intesa come stile di vita) ha preso piede, ma non come al tempo ebbe consensi e favoritismo l'ultra Nazionalismo Germanico supportato da secoli di cultura vera.

Analizzando la storia, il buon Chomsky e tutti noi dovremmo riflettere su cio che accadde nel primo decennio del '900 sulle motivazioni dell'Isolazionismo della Repubblica di Weimar e del conseguente antagonismo con Gran bratagna, Francia e Russia.

Allora si che il paragone calzerebbe, con l'America di oggi. Infatti come al tempo oggi gli USA stanno chiudendo in un isolazionismo preoccupante, che non fa altro che dare linfa vitale alle menzogne di Bush e combricola, suffragando le sue malsana teorie che l'America sia l'ultimo baluardo delle libertà umana.

Willo, mi dispiace smontare l'autore che che per te è stato una fiaccola nel buio.
Ma il testo che hai riportato scritto dall'Intelletuale Chosky è una analisi faziosa e scontata che ognuno di noi con un minimo di pazienza nozionistica potrebbe scoprire nei libri di storia.

Infatti NON esiste una nazione del odiosamente definito "occidente civilizzato" che non abbia brasatato allegramente altre culture per i propri fini personali, mascherando i massacri con meravigliosi ideali di pace, uguglianza e fratellanza.

Mi dispiace ma anche in questo, gli americani, non hanno fatto altro che copiare da cose gia viste, come fanno d'altronde con qualsiasi cosa che vedono e gli piace.

Vogliamo fare qualcosa? Io dico che la ricetta boicottiamo la cocacola e sventoliamo bandierine della pace e incazziamoci è ridicola.

Se non vogliamo che l'America di oggi si chiuda in se stessa, e degeneri il qualcosa di incontrollabile e pericoloso, cerchiamo il dialogo, non prendiamo le distanze da tutto quello che ci fa schifo dell'America... Invece prendiamo le distanze dai pietosi girotondi forcaioli del nostro belpaese,altrimenti daremo ulteriore arma a Bush... L'arma della paura , prima che i cittadini americani, dopo essere terrorizzati da qualche povero pastore afaghano, vengano terrorizzati anche da noi...

Enrico

ps: scusate sono stato anche io prolisso :P



Dice bene Tommy, adesso è il turno della America

06 ottobre, 2005 17:54

 
lo stregone cromato said...

si dice che mirko sia in grado di scrivere meglio di te...ovviamente in italiano...e trallaltro dopo due intere bottiglie di cannonau. sarà vero?
mah! se però lo fosse, non sarebbe un gran complimento.. oppure mirko ci ha sempre preso per le chiappe...il che è possibile
un'altra teoria è emersa: " e se mirko fosse un alieno? allora saremmo noi in difetto. questo però non giustifica la sintassi del tuo scritto."
morte agli alieni!!!! mortal kombat!
un tale ha detto che sostenere un ideale è sempre meglio che nascondersi dietro un dito o delle insulse frasi bricolage. si fa molta più fatica a impegnarsi attivamente ( ovvero muovendo il sedere) che stando dietro ad una cattedra/scrivania a formulare giudizi traballanti.
libertà non è star sopra un albero, libertà non è uno stato libero{...}la libertà è partecipazione!
mirko potrebbe dire che da un fiore nasce un frutto..ma non so davvero quale frutto...ma soprattutto a quale albero si riferisca...soprattutto...mah...
mirko for peace..mirko for gulty... mirko noi siamo con te per i tuoi arresti domiciliari!!
w le arance meccaniche!

22 ottobre, 2005 17:40

 
Anonymous said...

Riaccendo il pc adesso,
sono mesi che non frequento il blog,
ma mi darò da fare,
è gonfiato come un soufflè!
Bravo Willo!

Tom

PS: il post sopra non è mio.

05 novembre, 2005 02:14

 
Willo said...

Il BLOG gonfio ha un virus tremendo, e una domanda su tutte: "CHI E' LO STREGONE CROMATO???"

09 novembre, 2005 20:48

 
Anonymous said...

Ma è un Blog o è la TALPA?!?!! °-°

INDIZI/PAROLE CHIAVE
cannonau
mortal kombat!
mirko for peace...
mirko for gulty
w le arance meccaniche!
17:40

E' un pomeridiano, ama mortal kombat, usa espressioni inglesi, conosce il cannonau di Enrico...

CHI E' LO STREGONE CROMATO?
Invia un Sms al numero di mirko (costo del servizio: la tua anima+iva) per dire chi secondo te è lo stregone cromato. Se indovini riceverai l'ultima foto porno del nostro amato Baba in formato A1.

INVIA IL TUO SMS, COSA ASPETTI?

Tom

09 novembre, 2005 21:19

 

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