SUPEREROI SI NASCE

Rimetto (a posto la candela) in tavola l'argomento, dietro richiesta degli ultimi spettatori di questo blog morente. Nel frattempo aspetto risposte a quel vecchio post sugli illustratori.
PERCHE' SIAMO FAVOREVOLI AI MATRIMONI TRA CATTOLICI.
28 Febbraio, 2006 - 20:10 Marco Porro
Siamo completamente favorevoli al matrimonio tra
cattolici.Ci pare un'ingiustizia e un errore cercare di impedirlo.Il
cattolicesimo non è una malattia.I cattolici,nonostante a molti non piacciono o
possano sembrare strani,sono persone normali e devono possedere gli stessi
diritti della maggioranza,come fossero-per esempio-gli informatici o gli
omosessuali.Siamo coscienti che molti comportamenti e aspetti del carattere
delle persone cattoliche-come la loro attitudine a patologizzare il
sesso-possono sembrarci strani.Sappiamo che inoltre a volte potrebbero emergere
questioni di salute pubblica,come il loro pericoloso e deliberato rifiuto dei
preservativi.Sappiamo anche che molti dei loro costumi,come l'esibizione
pubblica di immagini di torturati,può dare fastidio a molti.Però questo,oltre
che essere più un'immagine mediatica che una realtà,non è una buona ragione per
impedire l'esercizio del matrimonio.Alcuni potrebbero argomentare che un
matrimonio tra cattolici non è un vero matrimonio,perchè per loro si tratta di
un rito e di un precetto religioso assunto davanti a Dio,anzichè di una unione
tra due persone.Inoltre,dato che i figli nati fuori dal matrimonio sono
pesantemente condannati dalla Chiesa,qualcuno potrebbe considerare che
permettere ai cattolici di sposarsi incrementerà il numero di matrimoni per via
di "quello che la gente mormora" o per la semplice ricerca di sesso(proibito
dalla loro religione fuori dal matrimonio),andando così ad aumentare i casi di
violenza familiare e famiglie problematiche.D'altra parte bisogna ricordare che
questo non riguarda solo le famiglie cattoliche e che-dato che non possiamo
metterci nella testa degli altri-non possiamo giudicare le loro
motivazioni.Infine,dire che non si dovrebbe chiamarlo matrimonio,ma in un'altra
maniera,non è che una forma,invero un pò meshina,di sviare il problema su
questini semantiche,del tutto fuori luogo.Anche se tra i cattolici un matrimonio
è un matrimonio e una famiglia è una famiglia!E con questa allusione alla
famiglia,passiamo all' altro tema incandescente,che speriamo non sia troppo
radicale:siamo favorevoli a che i cattolici adottino bambini.Qualcuno si potrà
scandalizzare.E' probabile che si risponda con un'affermazione del
tipo:"Cattolici che adottano bambini??I bambini potrebbero a loro volta
diventare cattolici!".A fronte di queste critiche,possiamo rispondere che è ben
vero che i bambini figli di cattolici hanno molte chances di diventare a loro
volta cattolici(a differenza degli omosessuali o degli informatici),ma abbiamo
già detto che i cattolici sono gente come tutti gli altri.Nonostante le opinioni
di qualcuno e alcuni indizi,non ci sono tuttavia prove che dimostrino che i
genitori cattolici siano meno preparati di altri a educare dei figli,nè che
l'ambiente religiosamente orientato di una casa cattolica abbia un'influenza
negativa sul bambino.Inoltre i tribunali per i minori esprimono pareri sulle
singole situazioni,ed è precisamente il loro compito determinare l' idoneità dei
possibili genitori adottivi.In definitiva,nonostante le opinioni di alcuni
settori,crediamo che bisognerebbe permettere ai cattolici di sposarsi e adottare
dei bambini.

18 Comments:
CrraaaAAAaa !!!
CraaaAAAA !!
CRAAAaaaa !!!!
L'Avvoltoio
Sembra più un corvo, comunque non sono un ornitologo.
C'è di peggio che essere semplici laici cattolici, ci sono persino preti, frati, monaci e, quasi incredibilmente, suore e monache (che recenti pubblicazioni scientifiche classificano come femmine umane, benchè la letteratura non sia univoca). Tolleranza!!!
co.....coccodè!!!!!!
Attenti che il pollo di questi tempi è molto più pericoloso di un avvoltoio!!:)
SE QUESTA E' LA NOSTRA CHIESA.....
Il cardinale ai vescovi: "Toni troppo accesi nella campagna elettorale"
Sull'Islam "rischi di indottrinamento se si insegna a scuola"
Ruini: "Attenti alla famiglia, no ai Pacs"
E punta il dito sulla crisi economica
"La Chiesa non si schiera ma dà indicazioni sui contenuti"
Camillo Ruini
ROMA - Grande attenzione alla vita umana e alla famiglia, solite critiche sui Pacs, correzione del tiro (sconfessato il cardinal Martino) sull'insegnamento della religione islamica nella scuola italiana ("pericoloso indottrinamento"). Il cardinale Camillo Ruini parla ai vescovi italiani riuniti nel Consiglio permanente e, come prevedibile, interviene sui temi della campagna elettorale nella quale "la Chiesa non si schiera, ma indica contenuti". Ruini sembra negativamente impressionato dai toni della campagna per le politiche: "toni accesi e molteplici terreni di polemica" e ribadisce che la Chiesa non fa alcuna "scelta di schieramento politico o di partito" ma ripropone agli elettori e ai futuri parlamentari "contenuti irrinunciabili".
No ai pacs. "Rispetto della vita umana dal concepimento al suo termine naturale" e "sostegno concreto alla famiglia legittima fondata sul matrimonio" evitando "di introdurre normative che ne comprometterebbero gravemente il valore e la funzione". A questi temi il cardinale Ruini chiede di prestare "speciale attenzione" e di usarli come "criterio di orientamento in rapporto ai programmi delle diverse forze politiche".
L'economia. Il leader dei vescovi entra anche nel merito di questioni economiche: "Le condizioni della nostra economia permangono purtroppo difficili, come mostrano la mancanza di crescita nel corso del 2005 e l'incremento del debito pubblico, anche se una certa ripresa è prevista per il 2006". Per questo il cardinale chiama a un "impegno forte e condiviso, senza il quale sarebbe arduo attenuare gli squilibri che affliggono da gran tempo il nostro Paese, penalizzando soprattutto il Meridione, in particolare sul versante cruciale dell'occupazione".
No alle intolleranze. Il cardinale Ruini ha ricordato l'assassinio di don Andrea Santoro, ucciso nella chiesa di Trabzon in Turchia, e ha ribadito che "l'intolleranza e la violenza non possono mai giustificarsi come risposta alle offese, poiché esse non sono risposte compatibili con i principi sacri della religione". Il prelato ha fatto sue le parole con le quali Benedetto XVI ha condannato le vignette su Maometto e le reazioni dei paesi islamici, "deplorando" le azioni di chi "approfiotta deliberatamente" dell'offesa ai sentimenti religiosi "per fomentare atti violenti, tanto più che ciò avviene a fini estranei alla religione".
Il Medioriente. Per Ruini, l'Autorità Palestinese deve riprendere "il percorso che deve condurre alla rinuncia alla lotta armata, al riconoscimento reciproco e alla coesistenza pacifica tra Stato d'Israele e popolo palestinese, dotato di proprie istituzioni democratiche e sovrane". Allo stesso tempo Israele deve rispettare il diritto internazionale perché "gli atti di forza, a cui si è fatto ricorso anche la scorsa settimana, non potranno certo facilitare questo cammino". Ruini ha espresso preoccupazione anche per le notizie dall'Iraq, dove "ancora molto si fatica per trovare una forma di equilibrio, coesistenza e collaborazione tra le diverse componenti della popolazione".
(20 marzo 2006)
The Passion :
la cattiva coscienza di Mel Gibson
The Passion è sicuramente un film di forte impatto emotivo: fa riflettere, discutere, arrabbiare, e questo è certamente un suo pregio. Uno dei pochi pregi, a dire il vero. Il film sulla passione di Cristo può essere visto e giudicato da due angolazioni: artistica e sociale. Normalmente, quando si esamina un'opera d'arte, non è necessario separare le due prospettive, poiché l'opera d'arte è un processo di comunicazione e in quanto tale necessita della dimensione sociale, ossia del ricevente del messaggio, e perché l'opera d'arte e l'artista sono riconosciuti tali dalla società: la loro “artisticità” non è intrinseca ma un atto valutativo. Ma in questo caso i due settori, sociale e tecnico-formale, si separano a causa di un errore, di una mancanza, alla base stessa del tessuto sociale che lo accoglie. Questa mancanza è la spaventosa ed inconsapevole (e in parte incolpevole), ignoranza del grande pubblico attorno alla figura del Cristo e alla storia del cristianesimo: gli spettatori non hanno strumenti culturali adeguati per valutare criticamente quanto hanno visto. La seconda ragione di questa separazione sta nelle spericolate dichiarazioni del regista attorno al suo prodotto, per cui il film rappresenterebbe la verità storica. Grave errore: se si fosse accontentato di lasciare esprimere al suo film quanto aveva da dire, ora avremmo un'obiezione in meno da muovergli, catalogando tutto ciò che c'è di falso o pretestuoso come legittima licenza artistica.
The Passion - Gesù cristo crocifisso
The Passion, che mostra le ultime 12 ore di vita terrena di Gesù, minuto per minuto, ferita per ferita, è una passione anche per lo spettatore e non per il coinvolgimento emotivo generato dalla visione delle sofferenze di Cristo, ma nel senso che 120 minuti di sangue, retorica e falsificazione storica, sono davvero troppo per l'intelligenza e il senso critico degli spettatori più attenti, non confortati neanche dalla regia, piuttosto convenzionale seppur tecnicamente di elevata qualità, e dall'interpretazione degli attori, alcuni dei quali, come Giovanni e la Maddalena/Bellucci, talmente inespressivi da risultare inutili nell'economia complessiva del film.
Per quanto riguarda l'aspetto tecnico-formale, quindi esulando per un attimo dalla polemica sociale e religiosa, il film nel suo complesso non sarebbe poi male. I primi minuti sono molto evocativi: Cristo è nell'orto del Getsemani con gli apostoli addormentati tra gli ulivi e prega Dio di sottrarlo alle sofferenze che lo attendono. I dialoghi in aramaico non disturbano affatto, anzi rendono più suggestiva la scena.
E' una splendida notte di luna piena e una sapiente illuminazione tramite giochi di luci azzurre ed ombre materiche, trasfigura la scena della preghiera nell'orto degli ulivi (episodio evangelico che per me rappresenta la passione più di ogni altro), rendendola emblematica della lotta interiore di Gesù, tra l'accettazione della volontà divina e i sentimenti umanissimi di paura e attaccamento alla vita. Accanto al Cristo inginocchiato appare Satana, nelle spoglie di un essere sessualmente ambiguo, alla Marilyn Manson, interpretato da un'inquietante Rosalinda Celentano. Da una sua narice s'intravede qualcosa di viscido, che si scopre essere un serpente quando dopo un istante lo si vede strisciare via verso Gesù da sotto il suo mantello (?). D'ora in poi questa oscura presenza comparirà nei momenti più sofferti della passione di Cristo, come simbolo non tanto velato, della tentazione di mollare tutto e disobbedire alla volontà divina. Ogni volta che nel film qualche personaggio, da Pietro a Giuda, a Gesù stesso, osa assecondare anche solo per un attimo la propria natura umana, si materializzano demoni e spiritelli oscillanti tra le verdi creature della ciclo apocalittico di Orvieto del Signorelli, e i più scontati luoghi comuni dei film horror. Nell'insieme però non stonano: Mel Gibson non fa che raccogliere la tradizione cristiana più arcaica - che in fondo è quella che tuttora viene divulgata in Chiesa nella lettura delle Scritture e nel catechismo impartito ai bambini - attingendo a piene mani sia da registi del passato che si sono cimentati sul medesimo difficile tema, sia dall'iconografia pittorica di area nordica, sia da una certa visione del cristianesimo pre-conciliare, alla quale il regista è restato fedele.
The Passion - Mel Gibson insieme a James Caviezel, nel ruolo di Gesù
Il primo tempo nell'insieme è positivo, anche se non mancano alcuni “scivoloni”. Il primo è la caduta rovinosa di Gesù da un ponte, dal quale penzola sorretto e al contempo straziato dalle catene, mentre i soldati lo conducono al Sinedrio: una scena non necessaria, in quel tipico stile hollywoodiano dove i momenti di suspense non devono mai mancare, anche quando si conosce perfettamente l'epilogo...
Il secondo è il favolistico flashback che mostra un Gesù falegname in splendida forma fisica e con i muscoli ben oliati, lavorare attorno ad un improbabile tavolo e discutere di arredamento con la madre (ma Gibson non aveva detto che il suo film rappresentava solo il vero storico?). Si tratta di una scena che avrebbe voluto essere commovente ma in realtà dall'effetto incongruente e approssimativo, nella quale la Madonna rimbrotta al figlio già adulto che deve lavarsi le mani prima di mangiare e ne riceve in cambio un affettuoso spruzzo d'acqua. D'ora in poi il rapporto con la madre sarà costante, costruito su sguardi e ricordi, su lacrime e sostegno morale reciproco. Peccato che sui vangeli di questo scambio di affettuosità tra madre e figlio non ve ne sia quasi traccia. Ma degli errori rispetto alle fonti parleremo in seguito; per ora è sufficiente rilevare che questa scena ha forse l'obiettivo di presentarci un Gesù umano e quindi rendere tanto più brutale la violenza che si abbatterà su di lui con inaudita virulenza nel secondo tempo (che si apre subito con toni foschi e brutali, neanche il tempo di riabituarsi al buio...).
La flagellazione è un delirio di sadica barbarie della durata di ben 20 minuti, che sembrano eterni: Cristo viene battuto con terribili e molteplici flagelli, ostentati con teatralità da guardie romane caratterizzate come tradizione vuole, ossia come beceri e nerboruti omacci che godono ad ogni colpo, ad ogni schizzo di sangue, ad ogni brandello di carne lacerata. Gibson esaspera i sermoni del venerdì santo, quando i preti ammoniscono i fedeli di non peccare, perché ogni nostro peccato rinnova quelle ferite. Ma lo fa anche qui riesumando i suoi ricordi di attore/regista di film d'azione, dove è necessario l'atto eroico, e così fa rialzare Cristo con orgoglioso atto di sfida dopo la prima grandinata di frustate. La brutalità e la violenza continuano sull'estenuante andata al Calvario, tra calci, sputi, spintoni e ingiurie, e culmina con una crocifissione macabra che sembra più una vivisezione, con tanto di primi piani sui chiodi che entrano nelle carni spezzando tendini ed ossa, producendo suoni insostenibili. Ormai Cristo è in croce agonizzante, alza lo sguardo al cielo invocando il perdono per i suoi carnefici. Non fa in tempo a pronunciare le famose parole, “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, che uno dei due ladroni compagni di sorte comincia ad inveire contro di lui. E allora accade qualcosa che avrebbe del comico se non fosse il contesto sbagliato: un corvaccio nero che sembra uscito da un film di Hitchcock plana pesantemente sulla croce del ladrone blasfemo e…gli cava un occhio con una beccata micidiale: per la serie, Dio perdona, Mel Gibson no. “La massima speranza che ho in me è che il messaggio di straordinario coraggio ed estremo sacrificio possa ispirare tolleranza, amore e perdono: è un messaggio di coraggio e sacrificio”, questo ha affermato il regista, ma nel suo film non c'è quasi traccia di tolleranza, amore e perdono.
Seguono le scene canoniche della morte, di Longino e della sua lancia, e dell'universo sconvolto dall'immane sacrilegio dell'uccisione del figlio di Dio. Tempesta, fulmini e terremoti sono innescati da una lacrimona divina che cade giù dal cielo: ma non era quella la sua volontà? Ormai tutto è compiuto, sussurra Cristo in punto di morte ed anche Gibson nel girare il film: la resurrezione, vero nucleo di significato della passione, viene liquidata con pochi istanti di pellicola, che certo non bastano a far passare un qualsiasi messaggio di speranza nello spettatore, inchiodato sulla poltrona da 120 minuti di efferatezze fisiche.
The Passion - Pilato e Gesù
Il secondo tempo quindi, a mio avviso è totalmente da bocciare anche sul piano formale poiché ripetitivo, banale, senza alcun elemento simbolico, annullato da una violenza materiale talmente ostentata da sconfinare nel macabro e, come qualcuno ha detto, nel pulp. Si è parlato di efficacia della violenza nel trasmettere il senso della sofferenza di Cristo nelle sue 12 ore di Passione, ma forse si dimentica che uno dei principi basilari dell'arte è quello di riuscire a dire molto con poco, un poco relativo naturalmente, ossia senza ripetizioni pleonastiche, senza sbattere tutto in faccia al ricevente, ma lasciando spazio all'immaginazione, evocando suggestioni e stati d'animo. Se la violenza in sé basta a giustificare la forza espressiva di un film, allora qualsiasi film horror o pulp ha lo stesso potenziale.
Si è detto anche che Mel Gibson si sia ispirato ai dipinti di Caravaggio, l'eccelso artista che visse a cavallo dei secoli XVI-XVII facendo scandalo al suo tempo per il realismo dei suoi dipinti sacri. Ma l'accostamento tra Michelangelo Merisi e il regista americano mi sembra davvero fuori luogo: nei dipinti di Caravaggio il realismo non è mai volgare e non perché non compaiano ferite, sangue e forti contrasti di luce e di ombra, ma perché in esso la realtà si fa veicolo del simbolo. In Passion il simbolo non ha spazio alcuno. La flagellazione e la crocifissione di Gibson non permettono allo spettatore di riflettere sulla vera sofferenza di Cristo, quella morale, la solitudine spirituale dell'incomprensione, la difficoltà di accettare un disegno divino che si serve della sua natura umana per far trionfare quella divina. Lo spettatore, invece, è tutto impegnato a resistere al disgusto di quella passione tutta fisica, dove le mille possibili sfumature psicologiche di Gesù - la precognizione, la paura, l'accettazione, le relazioni con i discepoli - non sono che accennate da flashback, aboliti tra l'altro dalle scene più strazianti. Lo spettatore non si immedesima con questo Cristo dilaniato, che parla una lingua morta che forse non era neanche la sua, con un occhio chiuso per la tumefazione dall'inizio del film (come si può esprimere saggezza e compassione con un occhio solo?). Questo perché nell'intenzione del regista non c'è l'induzione dell'immedesimazione ma del timore, come nella migliore tradizione oscurantista: dobbiamo uscire dalle sale cinematografiche con il terrore della punizione divina; contriti ed obbedienti, dobbiamo tornare nella chiese e invocare il perdono battendoci il petto, senza neanche chiederci perché. Dobbiamo tornare all'ovile come un gregge obbediente al pastore, dobbiamo desiderare un Dio terribile padre/padrone che ci sovrasta e ci domina anche quando non ne scorgiamo il senso e la logica, proprio come il Winston Smith di Orwell passò attraverso la tortura prima di ammettere che 2+2 fa 5 e provare amore per il Grande Fratello, con la “meravigliosa” sensazione di sicurezza che deriva dall'identificazione di un nemico da combattere.
Qui il nemico, il male assoluto, il diavolo, è la nostra natura umana - che è volontà, desiderio, sete di conoscenza - e conseguentemente tutti coloro che osano assecondarla o rivolgere lo sguardo ad altri cieli. E' rassicurante accettare un'autorità indiscutibile, perché allora si può smettere di soffrire la pena e la fatica del tentativo di comprensione con le sole proprie facoltà mentali (in fondo non era questo il peccato originale?), ci si può appoggiare a dogmi e schemi fissi: basta obbedire, compiacere la divinità e combattere chi non lo fa. Un messaggio integralista e guerrafondaio molto pericoloso di questi tempi, che ci riporta indietro di secoli, alla Controriforma dell'inquisizione e dei roghi, al “devi credere o morire”.
The Passion - Il Sommo Sacerdote Caifa
A Giordano Bruno, quando fu arso sul rogo in Campo de' Fiori, fu ingiunto di obbedire in nome di Cristo con torture spietate, ma egli non aveva commesso altro peccato che tentare di liberare il messaggio di Cristo e la Chiesa dalle menzogne e falsificazioni storiche sulle quali si è costruita. Le stesse usate da Gibson per realizzare il suo film. Al filosofo Cesare Giulio Vanini, frate dell'ordine carmelitano, andò anche peggio: nel 1619 fu condannato a morte dalla “Santa Inquisizione” per le sue idee eretiche. Negli istanti prima dell'esecuzione, le autorità ecclesiastiche tentarono di fargli rinnegare le sue idee “mostrandogli il crocefisso e rappresentandogli i sacri misteri dell'incarnazione e della mirabile passione di nostro Signore”. Ma poiché Vanini rifiutò di abiurare e di porgere la lingua affinché il boia gliela tagliasse come estremo segno del suo peccato, gli venne strappata con le tenaglie prima di essere bruciato vivo. A questa visione oscura e autoritaria della religione cristiana appartiene Mel Gibson e questo è il messaggio che ha voluto dare, usando la stessa retorica seicentesca dei “sacri misteri” e della “mirabile passione del Cristo”, ispirandosi in modo arbitrario ai vangeli, ed alle visioni di due suore del '600-'700 la spagnola Maria di Agreda e la francese Anne Catherine Emmerich ed alle loro farneticanti esaltazioni mistiche.
E qui comincia necessariamente la dissertazione sul secondo aspetto: quello storico-sociale. Se l'invenzione di particolari fantasiosi o astorici è una licenza poetica consentita a qualsiasi artista - poeta, pittore o regista che sia - non lo è più quando questo artista rilascia dichiarazioni di questo tipo:“Non credo che gli altri film abbiano colto la forza reale di questa storia. Voglio dire, ne avete mai visto qualcuno? O sono approssimativi nella storia, o hanno pessime colonne sonore, o le parrucche fuori posto... Questo film vuole mostrare la passione di Gesù Cristo proprio nel modo in cui è avvenuta”. “I critici che hanno problemi con me, in realtà non hanno un problema con me, ma con i quattro Vangeli”.
Partiamo da qui: la sceneggiatura, scritta nientemeno che dallo stesso Mr. Gibson e da un tal Benedict Fitzgerald. Il copione è frutto del libero adattamento dei passi relativi alla passione dei quattro vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Libero, nel senso che il regista/sceneggiatore ha preso una frase qua ed una là, giusto per mettere insieme la sua personale visione della cose, spacciandola poi per verità storica. Il fatto è che estrapolare passi dai quattro vangeli e ricucirli secondo la propria interpretazione è scorretto sia sul fronte filologico sia su quello morale. Il “taglia e cuci” del regista è talmente evidente da spingere la Conferenza episcopale americana a scrivere un documento per prendere posizione in materia di passione: “Chi tenta di utilizzare le quattro narrazioni della Passione alla lettera prendendo un passaggio da un vangelo e uno da un altro rischia di violare le integrità dei testi sacri”, si legge in una di queste istruzioni dove si avverte anche che in questo caso “non basta rispondere semplicemente che sta nella Bibbia”. Del resto sulla personale visione della religione cristiana di Gibson, si sa che è un noto integralista, contrario al messaggio di dialogo e tolleranza del Concilio Vaticano II e figlio di un fondamentalista antisemita che non crede che l'Olocausto sia realmente accaduto. Non mi dilungo sulle valenze antisemite del film, che a mio avviso non sono particolarmente evidenti, dal momento che gli ebrei vengono raffigurati ciechi e stolti quanto i romani smidollati e beceri.
The Passion - Il volto sfigurato di Gesù
Sull'arbitrio delle scelte testuali di Gibson basti ricordare ai lettori che il vangelo di Giovanni, dal quale eppure ha attinto a piene mani, sono presenti anche passi molto più clementi con gli ebrei e che in nessuno dei quattro vangeli sinottici si descrivono particolari così minuti delle torture inflitte a Cristo. Anzi, nell'economia generale dei racconti evangelici, gli evangelisti hanno dato ben poco spazio alla descrizione della passione. Anche riguardo il rapporto di Gesù con la madre, è evidente un messaggio paternalista frutto della particolare visione dell'autore (che ha ben sette figli…), visto che nei vangeli, non solo non c'è alcun cenno, ma addirittura Matteo racconta un episodio di senso inverso: “Mentre egli parlava alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti. Ed egli rispondendo a chi lo informava disse: chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: ecco mia madre ed ecco i miei fratelli, perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12, 46-50).
Il problema però non sta solo nella cattiva fede di Mel Gibson, che ha seguito i vangeli solo nei particolari consoni al suo modo di vedere la religione cristiana, ma nella capacità del pubblico di valutare criticamente il suo operato. Basta guardarsi intorno per constatare che la maggior parte delle persone hanno apprezzato il film, sostenendo che finalmente qualcuno ha mostrato loro proprio quello che accadde 2000 anni fa. The Passion, infatti, genera nello spettatore medio una sorta di volontà di espiazione tale, che anche solo pensare una critica appare blasfemia e complicità con i torturatori del Cristo/James Caviezel. Questa reazione è tanto più insopportabile se si pensa che è comune anche a persone abituate, per formazione e professione, al pensiero critico e all'indagine storica. Se obietti loro che probabilmente le cose non sono andate affatto così, ti rispondono che invece sì, lo sappiamo sin da bambini perché è quello che ti insegnano a messa. Ma costoro non pensano che la Chiesa ha scelto i quattro vangeli canonici tra diverse centinaia di narrazioni sulla vita e il messaggio di Cristo disponibili all'epoca. Quali sono stati i criteri di quella selezione? Probabilmente ragioni di opportunità, dal momento che la Chiesa è responsabile di una delle prime e più clamorose azioni di censura e falsificazione: il rogo sistematico di tutte le altre fonti su Gesù e l'etichetta di “apocrife” con la quale ha bollato quelle malauguratamente sopravvissute, tra cui il rivoluzionario Vangelo di Tommaso, scampato ai roghi poiché ritrovato solo in tempi recenti.
Forse i sostenitori della buona fede di Gibson, non sanno che il Vangelo di Giovanni, cioè una delle sue fonti principali è, per stessa ammissione di storici e teologici, una delle versioni più fantasiose e storicamente meno credibili della vita di Cristo. Forse non sanno che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha tolto o aggiunto riti, dogmi o messaggi rispetto al nucleo originario dell'insegnamento di Gesù, indicendo appositi concili. Forse non sanno che l'Italia vive un'anomalia culturale-religiosa nel mondo occidentale: la teologia storico-critica nel nostro paese è quasi totalmente bandita, gli unici a studiare e a divulgare la storia del cristianesimo sono omologati alla volontà della Chiesa (provate a diventare docente di Storia del Cristianesimo in Italia se non siete ossequiosi nei confronti della Santa Sede…). Ma nel mondo ci sono prestigiose università, come Tubinga in Germania, Harvard negli USA, che hanno prodotto e stanno tuttora producendo una mole impressionante di documenti e studi che rimettono tutto in discussione attorno alla figura di Gesù e alla Chiesa nata sul suo nome. Nel bel mezzo di tutta questa incertezza, nella quale storici di chiara fama si dibattono da secoli per discernere tra storia e leggenda, arriva Mel Gibson/Arma letale pretendendo di sapere come siano andate realmente le cose, con la benedizione del papa che lo ha accolto affettuosamente nei suoi appartamenti per complimentarsi con lui. Ben altra accoglienza è stata riservata dal Vaticano all'Ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, un film visionario, commovente, senza alcuna pretesta di verità storica, in quanto tratto da un romanzo di Kazantzakis.
The Passion - Gesù porta la croce
In definitiva, si può dire che The Passion è frutto del vissuto personale e delle credenze religiose del suo autore. La depressione, si sa, fa brutti scherzi: ci si ritrova a pensare che più nulla ha un senso e quando a farlo è un attore di successo è davvero dura. Mel Gibson ha dichiarato in un'intervista-confessione televisiva alla Abc, che l'idea di Passion gli è venuta 13 anni fa dopo aver superato, grazie alla lettura dei vangeli, una crisi in cui meditava il suicidio. Cavolo, se neanche la bellezza, i soldi e la fama riescono a riempire la vita, allora cosa può farlo? Ma certo, Dio, quel Dio appreso tra i banchi di scuola, da un padre antisemita e da una società benpensante che predica bene e razzola male; quel Dio al quale preferiva non pensare quando aveva la beata illusione che i suoi begli occhi blu e la disponibilità di frotte di donne avvenenti fossero un'efficace riempitivo. Quando la realtà materica stanca, vuol dire che è arrivata l'ora di ricercare quella spirituale. E si è disposti a tutto pur di credere di averla trovata. Così, mentre meditava il suicidio ripetendo mentalmente la celebre scena di Arma Letale, con la canna della pistola infilata in bocca e lo sguardo da ossesso, tutto ad un tratto dischiuse il cuore alla rivelazione: la fede è la via della salvezza. “O si pensa o si crede”, dice Schopenahuer, ma quando pensare fa troppo male, val bene la pena rinunciare. Nell'assenza di un senso, perché non abbracciare la via illogica e irrazionale della religione? Tanto, mancanza di senso per mancanza di senso…
Come spesso accade, però, i peccatori pentiti sono i più zelanti. Devastati dalla lotta manicheistica tra bene e male (i poverini ignorano che bene e male hanno in comune la stessa natura e sono essenziali l'uno per l'altro…), tra peccato e fede, infine, dopo essere approdati a quest'ultima vogliono salvare tutti, portandoli alla contrizione e al pentimento, infine al ravvedimento, facendo leva sul senso di colpa. E così Mel Gibson ha abbracciato la croce. La sua Passione di Cristo è un delirio di violenza, rivelatrice di una visione della religione cristiana e della vita a dir poco oscurantista, quantomeno nevrotica. E la benevola accoglienza del pubblico, pronto a scambiare per verità storica le nevrosi del suo autore, è il segno rivelatore che siamo ancora profondamente e, forse, irrimediabilmente addormentati.
INTRODUZIONE
Chi era Gesù Cristo?
Cosa ci rivela la storia?
Quanto c'è di vero nelle narrazioni note a noi tutti e cosa invece è stato ignobilmente travisato?
Da cosa nacque l'esigenza di dire menzogne?
Perché furono adottate solo alcune fonti ed altre invece sfacciatamente disconosciute?
Perché già la Chiesa primitiva ritenne necessario bandire e distruggere tanti utili documenti, sopprimendo irreparabilmente importantissime testimonianze?
Albrecht Durer Cristo come uomo disperato
Perché la naturale ricerca interiore individuale, e la gnosi, seppur apertamente incoraggiate da Gesù, [vedi Vangelo di San Tommaso] furono ostacolate in maniera così subdola e sottile, o male interpretate al punto di ritenerle “eresia”, causa di scomunica, atroci sofferenze, tortura, morte?
Quale forza arcana spinse la Chiesa, definita cristiana, ad uccidere in nome di Dio?
A massacrare uomini e donne considerati empi e pertanto indegni di vivere: miscredenti, agnostici, pagani, semplici scettici o addirittura alienati e minorati mentali fraintesi nella loro disgrazia?
A istituire la Santa Inquisizione e le Crociate, fino al punto di meritarsi la qualifica storica di “istituzione responsabile del maggior numero di morti”?
Perché i cosiddetti eretici furono perseguitati così ferocemente? Erano davvero così pericolosi al messaggio che Gesù di Nazareth voleva diffondere fra gli uomini di buona volontà? O viceversa erano spesso proprio loro a diffonderlo nell'accezione più consona?
E poi...
Come si giunse a promulgare l’infallibilità pontificia?
E perché il clero da sempre ripudia il confronto con la grande schiera di studiosi e teologi che, con buone ragioni, non gli riconoscono il titolo di intercessore prediletto presso Dio? Non sarebbe più corretto sedersi intorno ad un tavolo, discutere, rendere trasparenti quei principi stabiliti con criteri ritenuti, anche da moltissimi credenti, eccessivamente rigidi e misteriosi sia nella sostanza che nel concepimento, e a volte addirittura offensivi dell’intelligenza? Perché allora Santa Romana Chiesa si è sempre sottratta al confronto preferendo ripiegare nei comodi misteri della fede o nelle trincee degli inoppugnabili dogmi, da essa stessa esposti come incontestabili oggetti di fede e come verità fondamentali e indiscutibili?
Lo stesso Alan Watts, onesto ricercatore e attento studioso della storia, non si stancò mai di ricordare che gli astronomi del Vaticano, pur opponendosi in ogni modo alle teorie di Galileo Galilei — e proferendo i più bizzarri insulti all'umana intelligenza — rifiutarono sempre di guardare attraverso i suoi telescopi. Sarebbe stato senz'altro più corretto e ragionevole farlo, ma quella è la sacra regola ed è incontestabile. E non ci sembra affatto difficile capire perché.
Quale volontà c'è, veramente, sotto le linee guida della Chiesa in quanto Istituzione?
Quella volta alla verità e alla comprensione del senso di questa misteriosa esistenza, oppure alla mera, tenace conservazione dei poteri acquisiti?
E in ultimo la domanda delle domande: Gesù Cristo, il Nazareno, avrebbe condiviso ed accettato l'operato di questi ordini religiosi che sostengono di parlare a suo nome, di fare la sua volontà? Eppure egli stesso si scagliò furiosamente contro quei farisei ché allora si comportavano come gli alti ecclesiastici oggi!
Quante domande ancora potremmo rivolgerci...
Ma... ce ne siamo poste già abbastanza per riempire qualche migliaio di tomi.
Proviamo dunque a dare risposta a queste, procedendo con calma, un passo alla volta, con semplice volontà di Verità.
Vediamo innanzitutto cosa ci dice la ricerca storico-critica.
II
Iniziamo col ricordare che non pochi storici giunsero a mettere in dubbio persino l'esistenza stessa di Gesù.
In effetti siamo costretti ad ammettere che (se escludiamo il recente eccezionale rinvenimento archeologico dell'ossario che custodisce i resti di Giacomo il Giusto, fratello di Gesu`) la storia non offre testimonianze inoppugnabili utilizzabili per provare tale assunto.
Il Nuovo Testamento non è storicamente affidabile, ma costituisce attualmente l'unica fonte di notizie che l'uomo possiede intorno a Gesù.
Gli storici ci informano che la storiografia contemporanea a Gesù lo ignorò quasi completamente.
Salvador Dalì (1904-1989) "Crocifissione"
Tutta la letteratura non cristiana del I secolo non prese nemmeno in considerazione questo meraviglioso ma controverso personaggio e proprio alla luce di questa singolare osservazione alcuni sono arrivati a scrivere: «i paralitici camminavano, i ciechi vedevano e i morti resuscitavano, ma gli storici di Palestina, Grecia e Roma non ne ebbero notizia».
Questa affermazione potrà apparire senza dubbio irritante, e potrebbe anche ferire gli affetti che ognuno di noi nutre per Gesù, ma rappresenta nel contempo uno spunto che deve quantomeno esortarci a riflettere sulla gran quantità di incertezze che orbitano intorno alla mitica narrazione che tutti più o meno conosciamo.
Credo che proprio l'imponenza di queste astrattezze dovrebbe spingere ognuno di noi a ben ponderare sull'opportunità di proseguire il proprio traballante cammino spirituale e ad operare una scelta.
O credere ciecamente ed affidare la propria spiritualità a uomini che hanno la pretesa di ergersi a delegati del Cristo stesso e calcare con loro le secolari e suggestive impronte fideistiche, figlie di un probabile subconscio condizionamento culturale; oppure aprirsi ad una verità più umana e verosimile, maggiormente comprensibile e vicina alle percezioni della propria coscienza e inoltre quasi sempre avallata da indicazioni storiche a tutt'oggi incontrovertibili.
Per quanto mi riguarda non ho alcun dubbio, credo fermamente che Gesù sia realmente esistito e che sia stato il più grande ed illuminato fra gli uomini che la storia ci ha permesso di conoscere,
Al contrario invece, nutro consistenti dubbi sulla veracità delle informazioni e sulla autenticità del messaggio giunto sino ai nostri giorni, nonché sull'interpretazione delle scritture che gli organismi chiamati a questo delicatissimo compito hanno fornito durante i secoli alla maggioranza degli ignari credenti.
Il Cristo ci ha fatto dono di un meraviglioso messaggio e di un equilibratissimo insegnamento che però, a mio avviso, è stato troppo spesso falsificato nei suoi contenuti più profondi.
Purtroppo un amaro destino volle far nascere quel magistero in un contesto culturale ostile ed instabile che non ne permise la corretta trasmissione.
Ritengo doveroso peraltro ricordare che il messaggio cristiano fu tramandato sostanzialmente tramite discordanti tradizioni orali le quali produssero le molteplici ed inevitabili scuciture da sempre oggetto di studio di tutti gli esperti del settore.
Le diversità presenti in queste diverse tradizioni orali sfociarono ineluttabilmente nel mare di contraddizioni (mai prosciugato) in cui a tutt'oggi naviga ogni tipo di ricerca.
Una cosa però si rivela senz'altro certa: la rivelazione del Cristo è stata oggetto, nel corso dei secoli, di numerose manipolazioni spesso gravissime.
È stato del resto dimostrato più volte che già l'esegesi ecclesiastica del III e IV secolo occultò e stravolse citazioni bibliche evidentissime.
Anche il giovane Goethe non era evidentemente molto convinto se scriveva: «...non fu Gesù il fondatore della nostra religione, la quale fu invece costruita in suo nome da alcuni uomini d'ingegno, e la religione cristiana non è altro che una ragionevole istituzione politica» definendo dapprima una simulazione l'intera dottrina di Cristo e aggiungendo in una lettera del 1789: «...la favoletta sul Cristo è causa del fatto che il mondo potrà ancora esistere per 10.000 anni e nessuno ne verrà a capo, poiché è necessaria egual forza di conoscenza, di intelligenza, di finezza intellettuale tanto per difenderla che per confutarla».
III
Personalmente sin dall'adolescenza, dai tempi cioè in cui frequentavo oratori e gruppi scout, sentii crescere fortemente nel mio cuore il desiderio di trascendere gli oscuri ed enigmatici insegnamenti che venivano offerti dalla vicina parrocchia, nacque così in me quel qualcosa che poi divenne uno degli scopi principali della mia vita: riscoprire il senso della nostra esistenza ed il reale messaggio del Cristo enucleandone l'autentica essenza.
Oggi conscio della limitatezza degli insegnamenti cattolici, e dell'adulterazione che rende inattendibili la maggior parte di quelle scritture che giungono fin sopra le nostre scrivanie, mi scopro sempre più spesso attivo nell'esercizio della pratica meditativa.
Ritengo la meditazione, se effettuata in maniera irreprensibile e perfezionata fino al massimo dei livelli, in grado di proferire un'elevata conoscenza di tutte le cose, ivi compresa la corretta interpretazione delle sacre scritture.
La naturalissima pratica meditativa, purtroppo non molto consueta nella nostra cultura delle falsità, mi aiuta non poco nella ricerca delle Verità più sincere, essa mi offre percezioni veritiere e profonde che quasi sempre vanno a suffragare le conclusioni che invece emergono dai miei lunghi studi nel settore.
Purtroppo quasi tutti sin da bambini, veniamo condizionati molto profondamente da una cultura deviante, impariamo così, durante il corso della nostra esistenza, a mentire sistematicamente a noi stessi e quasi sempre in modo estremamente arguto.
In questo modo subentra gradualmente in noi, senza che ne siamo troppo coscienti, un sottile autoinganno e si innesca un circolo vizioso, fatto di false convinzioni, che ci trascina inevitabilmente nel suo mondo illusorio.
Arriviamo così ad avere un pensiero inautentico che ci costringe a vedere la realtà da dietro un velo; di conseguenza assumiamo comportamenti ipocriti e ci ritroviamo, inconsapevolmente, ad indossare quella brutta maschera che copre il nostro vero volto, e che ci nasconde persino a noi stessi.
È veramente esaltante invece, scoprire come la sublime pratica della meditazione, riesca a profondere in noi quelle pure intuizioni che si rivelano frequentemente vere e proprie rivelazioni, e che oserei dire, aprono spesso la strada verso alcune profondissime Verità.
Questo è il motivo per cui spesso e volentieri mi abbandono con gioia, a quella pura ed inconfondibile "voce del cuore" che Cristo stesso ci raccomandò più volte di ascoltare.
Ritengo giusto ricordare che una buona pratica meditativa può indurre un cambiamento radicale nel meccanismo della percezione, portando con sé quella gioia che deriva dall'essersi liberati dal pensiero illusorio ed ossessivo che sovente ci spinge a procedere controcorrente.
La meditazione può aprirci finalmente la strada, e guidare chiunque lo voglia, verso una nuovo e corretto atteggiamento, fino a vedere la realtà così come essa è realmente.
L'uomo di oggi del resto tende a porsi domande sempre più profonde e complesse e nessuno puo' più ignorare il gran numero di persone che tendono ad allontanarsi dai precetti cattolici, adducendo di non trovare in essi alcun riscontro alle domande, sempre più esigenti, riguardanti la realta' ultima dell'essere e lo scopo dell'esistenza umana.
IV
Una delle cose che non mi sono mai sentito di condividere delle varie Chiese sparse nel mondo è stata la loro pretesa di assolutezza:
Isaia (44, 6) ammonisce Israele: «Non c'è altro Dio all'infuori di Me», nel Nuovo Testamento ci sentiamo imporre (Phil. 2, 11): «Ogni lingua affermi apertamente che Gesù Cristo è il Signore» ed il Corano arriva addirittura a minacciarci: «Se qualcuno cerca una religione diversa dall'Islam... nell'aldilà sarà dei dannati» e così via.
Come muoversi allora, e come nutrire saggiamente la propria spiritualità, nel mare di affermazioni antitetiche che ci vengono somministrate da queste assolutistiche religioni?
Negli ultimi anni, ho dedicato moltissimo del mio tempo libero allo studio dei documenti relativi al buddhismo e al cristianesimo, siano essi riconosciuti dalla Chiesa cattolica o considerati apocrifi.
Cos'è emerso?
Cercherò di compiere un'ardua impresa: realizzare un "condensato ridotto di una sintesi abbreviata del riassunto" di ciò che altrimenti non mi sarebbe proprio possibile esporre. In questo modo rimango in sintonia con quanto riportato nel Vangelo attribuito a Giovanni quando dice: «Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere» (Giov. 21, 25).
Ma veniamo a noi. Per quanto riguarda i Vangeli osserviamo che non è possibile determinare con precisione le date della loro nascita, ho comunque notato che gli storici più qualificati collocano la prima stesura del Vangelo gnostico di Tommaso Apostolo(che la Chiesa Istituzionalizzata si ostina a disconoscere, ma che probabilmente è l'unico esempio di scritto riconducibile realmente ad un Apostolo di Gesù) e gli scritti di Paolo intorno all'anno 50, 'Marco' nel 70, 'Matteo' e 'Luca' alla fine degli anni 90 e 'Giovanni' invece non prima dell'anno 100.
Ora, se è vero che Gesù morì intorno all'anno 30 (e sappiamo che non vi è nessuna prova certa che dimostri questo, né tantomeno la Sua crocifissione), sorge spontaneo domandarsi: Perché si aspettò tutto quel tempo prima di trascrivere le parole annunciate dal Cristo? ed anche: Perché Cristo stesso o i suoi apostoli non scrissero nulla se era loro intenzione tramandare ai posteri la Parola di Verità?
Tentiamo un'analisi.
I maggiori esperti del settore sono concordi nell'affermare che nessuno osò scrivere nulla poiché nel messaggio del Cristo era chiara la profezia dell'imminente Fine dei Tempi.
Difatti gli Apostoli e la comunità cristiana primitiva si attendevano (probabilmente anche a causa della prima di una lunga serie di errate interpretazioni del messaggio di Gesù) la fine dei giorni da un momento all'altro, e forse proprio per questo motivo non sentirono il bisogno di trascrivere le Parole pronunciate da Gesù per le generazioni a venire.
D'altro canto chi è realmente convinto dell'imminente "Fine del Mondo" non si prodiga certo nell'arte di scrivere testi.
Riporto come avallo alle suddette considerazioni alcune autorevoli affermazioni di studiosi e teologi del settore.
Il teologo Bultmann sostiene: «Non è necessario spendere molte parole per affermare che Gesù s'ingannò sulla prossima fine del mondo», tale affermazione appare secondo me logica e comprensibile, soprattutto se analizziamo, ad esempio, i passi di Marco (Mc. 9,1; 1,15; 13,30), Matteo (Mt. 4,7; 10,7; 10,23; 16,28) e Luca (Lc. 11,51), senza la necessaria nonché doverosa decodificazione gnostica dell'insegnamento di Cristo.
Anche il teologo Heiler dichiara: «Oggi nessuno studioso serio e intellettualmente onesto può porre in discussione la chiara convinzione dei suoi seguaci intorno all'imminente venuta del Giudizio e della Fine dei Tempi» che concorda con quanto asserito dall'Arcivescovo Conrad Gröber: «...l'intera cristianità primitiva rimase delusa perché considerava imminente il ritorno del Signore, come attestano non solo singoli passi delle Epistole di S. Paolo, dei Santi Pietro e Giacomo e dell'Apocalisse, ma anche la produzione letteraria dei Padri apostolici e la vita della primitiva collettività cristiana» e con quanto ammesso dal teologo Harnack: «...la loro aspettativa è stata delusa: bisogna ammetterlo senza remore» ed infine con l'asserzione di H. J. Schoeps: «I discepoli di Gesù si attendevano certamente che con la sua morte avrebbe coinciso la concreta fine dei tempi. Il fatto che ciò non si sia verificato reca in sé la radicale delusione del movimento messianico che si richiamava a Gesù, ma certo non la fine della disperazione, della rassegnazione o del ridicolo».
Questo deve essere stato dunque il motivo per cui, con tutta probabilità, non fu scritta nemmeno una riga finché Gesù abitò il corpo fisico e per le due intere generazioni successive.
Ma allora chi ha scritto i Vangeli che conosciamo?
V
Ormai è diventata consuetudine citare i nomi di Marco, Matteo, Luca e Giovanni come autori dei Vangeli canonici senza fermarsi più di tanto a pensare che, fatta eccezione per le Epistole paoline autentiche, non si hanno certezze sull'autore di nessuno degli scritti neotestamentari. Ritengo la rinomanza di Wikenhauser sufficiente per avvalorare questo assunto, egli dice: «La Chiesa ha fatto passare questi libri come opera dei primi Apostoli e dei loro discepoli, gettando così le fondamenta della loro autorità. In realtà essi non derivano dall'attività di nessun apostolo. Neppure il pubblicano Matteo può essere l'autore del cosiddetto "Vangelo di Matteo", in quanto l'opera non venne composta in ebraico, secondo la tesi della più antica tradizione ecclesiastica (vescovo Papias), bensì in greco; e inoltre non può risalire a nessun testimone oculare. Questa è la posizione di quasi tutta l'esegesi biblica "non-cattolica", mentre la Chiesa cattolica attribuisce questo Vangelo all'apostolo Matteo; ma anche i suoi esegeti sono costretti ad ammettere che non si conosce nessuno che abbia mai visto il presunto originale in aramaico, tradotto poi in greco, e che non esistono tracce di alcun genere del testo aramaico né di sue citazioni».
Si è osservata peraltro, nelle successive generazioni cristiane, la tendenza a collocare tutto ciò che era possibile sotto il "manto protettivo" degli Apostoli, questo al fine di conferire ad ogni scrittura una maggiore autorevolezza. Infatti molti si convinsero che «...nel cristianesimo è consentito l'inganno in nome e in onore di Dio» tesi difesa e avvalorata da Paolo (Rom. 3, 7; Philip. 1, 15), da Giovanni Crisostomo e dall'eminente Origene che, come afferma K. Deschner: «...sostenne con ferma decisione la liceità dell'inganno e della menzogna come "strumenti di salvezza" e Dio stesso, secondo lui, potrebbe mentire per amore (Origene Cels. 4, 19)» il quale poi prosegue dicendo: «...come in tutta l'antichità, dunque, anche nel Cristianesimo il "pio imbroglio" fu lecito fin dal principio; così agli Apostoli Matteo e Giovanni vennero attribuiti a torto dei Vangeli; non solo, ma venne inventato di sana pianta anche un Vangelo "secondo i 12 Apostoli", in modo da ottenere i migliori attestati di credibilità, coinvolgendo tutta la santa congrega», opinione che Wikenhauser arricchisce così: «... al solo Pietro vennero attribuiti un Vangelo, un'Apocalisse, il Kerygma e due Epistole del Nuovo Testamento che oggi anche i teologi di parte cattolica considerano inautentiche e gli disconoscono...» anche perché Pietro, essendo quasi analfabeta, non avrebbe potuto esprimersi nel modo più assoluto in un greco così raffinato.
Nella "sacrosanta opera di limitazione nella divulgazione di erronee informazioni riguardanti la figura del Cristo" vorrei ora introdurre alcune informazioni riguardanti il Vangelo di Giovanni.
Da ormai più di 150 anni l'intera bibliografia critica non riconosce all'Apostolo Giovanni il cosiddetto "Quarto Vangelo" erroneamente ad egli attribuito.
Il primo a mettere in dubbio la paternità di Giovanni in relazione al Vangelo in questione, fu lo stesso S. Ireneo di Lione in (adv. haer. 3, 1, 1) sul finire del II secolo.
Ireneo... proprio lui, l'autore della «Confutazione e smascheramento della falsa gnosi» (citata spesso come Adversus haereses).
Successivamente (a partire dai teologi Karl Theophil Bretschneider, D. F. Strauß, F.C. Baur, passando per le conclusioni dei teologi David Friedrich e Ferdinand Christian per arrivare al frutto degli studi dei teologi Hirsch, Wikenhauser, Ackermann etc etc) è stato ampiamente dimostrato che il suddetto Vangelo fu "brillantemente ideato" «in vista di una determinata concezione dogmatica, senza alcun riguardo alla ricerca storica».
Questo scritto Evangelico ha dunque significati unicamente allegorici.
Il Vangelo di Giovanni non offre informazioni attendibili sulla predicazione di Gesù ma fornisce, per contro, utilissime informazioni che aiutano la comprensione degli sviluppi del Cristianesimo nei primi secoli.
Il teologo Ackermann scrive: «il Vangelo di Giovanni... è uno scritto dottrinale totalmente astorico», questa opinione trova conferma nelle conclusioni del teologo Hirsch: «...il Vangelo di Giovanni non fu composto dall'Apostolo Giovanni... è l'ovvio risultato di un'indagine non preconcetta, sul quale non può sorvolare nessuno storico serio e rispettoso della scientificità della ricerca. Fa semplicemente pena voler contrapporre degli espedienti apologetici all'evidenza dei fatti».
Anche il Vecchio Testamento, da quanto risulta a seguito degli studi effettuati su di esso, contiene false attribuzioni.
Il Pentateuco ad esempio (i cosiddetti Cinque Libri di Mosè) non può in alcun modo essere attribuito a Mosè (sempre ammesso che questo personaggio sia realmente esistito), ma da parte cattolica si continua ad insistere sulla sua paternità. Gran parte degli scritti attribuiti a Mosè, come altri che si è pensato fossero stati redatti da David o dal figlio Salomone, in realtà sono stati composti poco meno di un millennio più tardi da meno rinomati sacerdoti ebrei.
Ora, a te che leggi chiedo: in mezzo a tante incertezze, come può il cristiano identificare dei veri punti fermi, nel proprio percorso spirituale, se non dentro se stesso?
Come possiamo far scorrere sotto i nostri occhi le righe di un antico documento e credere ciecamente, per fede, senza fermarci a riflettere sul suo livello di attendibilità?
E soprattutto: come posso chiudere i miei occhi e avere fede, mentre così nitido, avverto dentro di me, quel chiaro segnale di ammonimento? Perché dovrei lasciare inascoltata la voce amica di quell'insostituibile coscienza, rivelatrice di falsi miti, che da sempre mi accompagna con i suoi saggi e preziosi consigli? Dimmi tu, per quale curioso motivo non dovrei prestarle ascolto?
E ancora: dopo ciò che la "coscienza" ci rivela, e dopo aver trovato conferma nelle conclusioni di moltissimi storici, come possiamo ancora credere che il messaggio evangelico non sia stato irrimediabilmente alterato?
VI
Il fatto stesso che fra la morte di Gesù e la stesura dei Vangeli siano intercorsi tutti quei decenni (per altri scritti addirittura secoli), non può esimerci dal farci pensare che il suo originale messaggio abbia subito gravissime e imperdonabili deformazioni.
Anche il fatto che l'insegnamento di Gesù fu tramandato oralmente per quasi un secolo, mi porta inevitabilmente a supporre che potrebbe aver subito gravi contaminazioni, che sia scaduto nella leggenda popolare, e che sia stato trascinato, in balia dell'esaltazione collettiva, in una sorta di esagerato desiderio di mitizzazione del personaggio. A mio avviso proprio questa idealizzazione ha scalzato in secondo piano la vera essenza gnostica dell'originale insegnamento di Cristo.
Non credo sia facile per nessuno, oggi come oggi, convincermi del contrario.
Del resto ogni tradizione trasmessa oralmente è destinata a subire nel corso del tempo adulterazioni e mutamenti; qualcuno potrebbe negare questo? Devote Eminenze cardinalizie diligentemente allineate durante il rituale. Il copricapo a cupola in feltro rosso e il cordone in seta con nodi, che corrispondono ai gradi della gerarchia ecclesiastica, ben li distinguono dagli ordini inferiori
La figura di Gesù fu sempre più idealizzata e ingigantita, ad essa si saldarono molte delle superstizioni tipiche della cultura primitiva cristiana, il suo annuncio si adattò, per dirla col teologo Leipoldt «non di rado ai bisogni e alle attese della comunità». Anche il teologo Knopf arrivò a concludere che «di Gesù si disse tutto il bene possibile» restando in sintonia con il pensiero di entrambi i teologi Pfannmüller e Hirsch convinti del fatto che la sua immagine venne già «modificata nei suoi tratti essenziali nei Vangeli in nostro possesso» e «fu fantasiosamente esaltata». Il teologo Jülicher ci conferma le analisi dei suoi colleghi quando asserisce che gli evangelisti recenziori non rivelarono nei loro scritti la figura di Gesù quale realmente fu ma «quale i bisogni dei fedeli desideravano che fosse».
Successivamente la Chiesa, credendo forse di ben operare, fece un grossolano errore quando decise di "stabilire il credo". Così nel processo di divinizzazione di Gesù, elaborò un dogma che introdusse nel canone. In questo dogma Gesù dovrà essere concepito come preesistente e identico a Dio.
Ma... su quali basi la Chiesa fondò questo dogma?
Per caso sulla definizione Figlio di Dio che di Gesù forniscono i sinottici attribuiti a Matteo e Luca?
Ma oggi tutti sanno che anche gli angeli vennero definiti in tal modo nel Vecchio Testamento e (dice Bauer) lo furono anche figure storiche come Pitagora, Platone, Augusto, Apollonio di Tiana e molti altri personaggi dell'antichità. Questo è il motivo per cui, come riporta il teologo Windisch: «...abbiamo appreso a ben distinguere tra il Figlio di Dio del Vangelo di Giovanni e della teologia sinottica, e l'Uomo Gesù, Maestro messianico, taumaturgo e profeta, quale viene delineato dagli strati più antichi della tradizione».
Dopotutto... tale era la voglia di divinizzare la figura dell'uomo Gesù, che portò gli evangelisti recenziori a marchiani errori.
Nelle proto-recensioni Evangeliche c'è ad esempio chi decise di far nascere Gesù a Nazareth (che secondo molti studiosi nemmeno esisteva a quell'epoca), e chi, per ragioni squisitamente profetico-bibliche, preferì Betlemme (città che diede le origini, già mille anni prima, al Re Davide).
Ma perché far nascere Gesù a Betlemme?
Probabilmente perché, secondo la profezia di Michea, nella discendenza di Davide si sarebbe realizzata la promessa di salvezza che il Signore aveva fatto a Israele fin dai tempi più antichi... (Mic 5,1 sgg) per questo il Messia fu chiamato "figlio di Davide" e come tale acclamato dalla folla..
In seguito ci fu chi Lo volle "nato senza peccato" e chi si affanno' invece ad inventare una discendenza che Lo collegasse allo stesso Davide.
In due ingenue genealogie, che vorrebbero legare artificiosamente Giuseppe e la *Nobiltà davidica*, gli antichi redattori si dimenticarono di far conciliare un particolare non poco spinoso (confusione che poi si pensò di risolvere proclamando un bel dogma): come poteva Gesù essere legato nel sangue alla "stirpe di Davide" (Giov. 7, 41) se suo Padre era lo Spirito Santo?
Che confusione ragazzi!
Nel Vangelo attribuito a Matteo, è infatti presente un albero genealogico che vorrebbe collegare Giuseppe a Davide tramite 42 generazioni; in quello attribuito a Luca troviamo invece un albero con nomi diversi e rami aggiunti, e le generazioni diventano così 56. Ma già sul nome del nonno di Gesù appaiono delle sconcertanti discordanze, secondo 'Matteo' si chiama «Giacobbe», 'Luca' invece sceglie per il Nobile Nonno un altro nome e così nella sua versione diventa «Elì».
Sembra quasi di vedere l'affanno e le spasmodiche corse che fecero già all'epoca per cercare di correggere queste chiarissime ed imbarazzanti discrepanze, pensate che addirittura «...si giunse ad inserire, sic et sempliciter, l'albero di Matteo nel Vangelo di Luca» (Klostermann).
A questo punto mi si perdoni la curiosità, ma sorge spontanea una nuova domanda: se, come insegna l'Enciclica di Leone XIII "Providentissimus Deus", gli Evangelisti «esprimono con infallibile veridicità tutto ciò che Dio ha ordinato loro di scrivere e soltanto quello», domando: chi si è sbagliato?
Forse Dio?
Procedendo nello studio si può poi curiosamente notare come la divinità di Gesù diventi sempre più precoce e accresca man mano che la trascrittura dei Vangeli si allontana cronologicamente da Lui.
1. Marco (il più vecchio ed attendibile fra i Vangeli sinottici) introduce il concetto "Figlio di Dio" soltanto, e giustamente, dopo il suo battesimo.
2. Matteo (il secondo in ordine di tempo) dice che Gesù è generato divino dalla vergine Maria.
3. Luca (l'ultimo dei tre sinottici) fa venerare la divinità di Gesù già da Giovanni il Battista ancor prima di nascere.
Personalmente concordo con le analisi di quegli studiosi che fanno risolutamente notare come, per i primi seguaci di Gesù, egli non fosse considerato il "Divino Figlio di Dio" né tantomeno Dio.
Solo dopo aver ricevuto l' «Innocente Spiritualità» (per dirla con Pincherle), Gesù fu innalzato alla "comunione con l'Uno Vivente" e del resto il senso della vicenda del Cristo, a mio avviso, è proprio questo.
Se fosse realmente stato l'Unigenito Figlio di Dio dalla nascita, la ricezione dello Spirito Divino sarebbe stata senz'altro superflua e "Marco", nel Vangelo più antico, non lascia dubbi in proposito quando scrive: «e subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto» (Mc. 1, 12). Questo fa chiaramente intendere l'effetto che l'accoglimento della nuova spiritualità ebbe su di Lui e sul suo cammino spirituale. Ritengo importante comprendere e sottolineare, quanto reale fu la coincidenza fra l'illuminazione ricevuta e l'inizio della attività spirituale di Gesù.
Solo dopo aver ricevuto l'Illuminazione Gesù avvertì nitidamente la divinità insita nel suo essere (divinità presente in tutti noi esseri umani) e per questo motivo, il più antico degli Evangelisti solo dopo quel momento inizia a definirlo "Figlio di Dio".
Risulta estremamente chiaro come il senso del battesimo di Gesù fu completamente stravolto già a partire dal Vangelo di Matteo, il quale, aggrava la sua già scarsa attendibilità quando fa prima dire a Giovanni Battista di non essere degno di battezzare il "riconosciuto messia", e poi lo fa tornare sui suoi passi facendogli dire: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attendere un altro?», perché questa resistenza di Giovanni Battista nel voler comprendere la sua "divinità"? La questione fa assai riflettere...
Le molteplici critiche, nate a causa di questi incomprensibili eventi, e sollevate già all'epoca dei fatti, crearono non poco imbarazzo soprattutto nella Chiesa antica, al punto che Sant'Ignazio arrivò ad affermare che, col battesimo, il Signore, intendeva purificare l'acqua del Giordano, e pensate che mille anni più tardi Tommaso D'Aquino ancora condivideva quest'assurda teoria.
Ora, se, come vuole l'artificiosa dottrina cattolica, il battesimo serve a cancellare il peccato originale, che bisogno aveva Gesù nella sua presunta iniziale "impeccabile purezza" di riceverlo?
Il battesimo probabilmente voleva essere, secondo lo stesso Gesù, da intendere come un semplice invito alla "consapevolezza del peccato" e soprattutto del male, e proprio per questo motivo, secondo me, è assolutamente necessario essere adulti e ragionevolmente maturi per "riceverlo"..
VII
Ora però vorrei riprendere quei temi complessi e "scottanti" del processo di divinizzazione di Gesù e della sua misteriosa resurrezione.
Ai tempi di Gesù, la massa era abituata agli uomini divinizzati. Lo era talmente tanto che Petronio arrivò a scrivere: «Il nostro territorio pullula di presenze divine, a tal punto che si incontra più facilmente un dio che un uomo», questo pensiero già di per se ci offre un prezioso parametro di valutazione esaustivo e di facile comprensione, utilissimo per comprendere il contesto particolare di quel periodo storico.
Nel II secolo il numero delle divinità crebbe ancora di più, tanto che Celso (filosofo del II sec.) scrisse: «Molte persone anonime si aggirano dentro e fuori dei templi come volessero emettere responsi... ciascuna di esse è sempre pronta a dire: "Io sono un Dio", oppure "Figlio di Dio" o ancora "uno Spirito Divino"» (Origene - contra celsum 7, 9).
Non credo sia utile soffermarsi troppo nel dire che in mezzo a queste "divinità pretendenti", i ciarlatani erano senz'altro numerosi.
Probabilmente per i primi apologeti di Gesù la tentazione di fare di Lui una "divinità esclusiva", di fatto superiore a tutte le altre, era forte nonché estremamente necessaria.
Essi credevano che solo concependo ed esaltando al massimo la sua divinità potevano essere ascoltati e riscuotere credito fra la gente. In quel periodo le gesta di un uomo "normale" non avrebbero ricevuto la debita attenzione, bisognava che fosse un essere "speciale", "mitico".
Ma la natura divina non era ancora sufficiente, bisognava creare una netta distinzione con le altre divinità di quel periodo, era perciò indispensabile un altro grande prodigio.
Cosa fare?
Un evento miracoloso che avrebbe potuto contribuire ad accrescere il prestigio di questo uomo meraviglioso, poteva essere rappresentato dalla sua resurrezione, ma anche questo evento era un fenomeno altrettanto frequente a quei tempi, ed infatti lo stesso Origene cita in proposito: «Questo miracolo non arreca ai pagani nulla di nuovo e ad essi non può apparire scandaloso» (Origene - contra celsum 2, 16).
Il "fenomeno" della resurrezione, come il miracolo della resuscitazione dai morti era molto diffuso a quell'epoca. Il mito del dio che soffre, muore e poi risorge, era tipico della maggior parte delle religioni misteriche dell'antichità. Lo stesso 'Matteo' non sembra scorgere nella resurrezione di Gesù l'unicità di un vero portento, e riduce sensibilmente la straordinarietà del fenomeno facendo intendere che sarebbe addirittura sufficiente una discreta mancia per convincere i guardiani del sepolcro a smentirlo.
In queste mie analisi non voglio considerare le teorie (comunque interessanti e degne di nota) elaborate da vari studiosi, i quali hanno ipotizzato una messinscena dei seguaci di Gesù ingegnata con il fine di favorire la sua fuga. Secondo questi studiosi questa fuga, molto ben architettata, generò in seguito il mito della resurrezione. Molte di queste ipotesi trovano riscontro in numerosi documenti, riscoperti recentemente, che vedono Gesù "riparare" in estremo oriente e rimanervi fino al decesso avvenuto in età avanzatissima.
Ritengo peraltro giusto ricordare che in periodi storici precedenti le narrazioni evangeliche, molti resuscitarono dai morti e fra questi troviamo:
#-- il Dio mesopotamico Tammuz, il quale moriva l'inverno per risorgere in primavera (il culto del dio-pastore Tammuz, strettamente legato alla famosa dea Ishtar e conosciuto anche come Inanna-Dumuzi, risale a prima del 3000 a.C.. Esso fiorì dapprima nella terra dei Sumeri, e verso il 1000 a.C. entrò nel pantheon cananeo.
Si osserva che nel sec. VI a.C. il biblico profeta Ezechiele (8,14), rimproverò le donne di Gerusalemme che piangevano la morte di Tammuz, questo particolare ci rammenta che il culto di questo dio-pastore, il quale scendeva agli inferi per poi risorgerne, era penetrato anche in Israele, trovando anche lì numerosi seguaci)
#-- l'egiziano Osiride (questo dio antichissimo, a differenza degli altri, morì per mano del fratello Seth e il suo corpo venne gettato nel Nilo. Osiride risorse il terzo giorno ed ebbe un figlio dalla sorella-sposa Iside, Horus, il quale lo vendicò uccidendo lo zio assassino)
#-- il tracio Dioniso: (in breve, l'umano Dioniso nacque dalla mortale Semele e realizzò un'evasione dalla condizione umana diventando un dio. Anche Dioniso venne ucciso, ma il suo cuore rimase vivo, così egli risuscitò divenendo immortale. Il suo mito offrì in seguito agli uomini la prospettiva di una natura divina).
Di Dioniso (forse uno dei "personaggi" più interessanti e dal quale potrebbero essere scaturite forti influenze verso l'ambiente cristiano) e dei misteri dionisiaci si sa per certo che erano ben conosciuti sia in Palestina che nello stesso Impero Romano già da prima del XIII sec. a.C. Molte e curiose sono le similitudini con il mito cristiano: una volta defunto Dioniso (uomo che divenne dio), discese negli inferi, ma dopo alcuni giorni tornò sulla terra. Proprio per questa sua capacità di tornare alla vita fu venerato nell'antichità come "dio liberatore". Il culto di cui questo uomo-dio era oggetto, offriva ai suoi adepti la speranza di una vita ultraterrena resa possibile proprio dal suo divino intervento e si richiamava infatti ad un aspetto fondamentale: alla morte seguiva la resurrezione.
Altra curiosa corrispondenza si nota nel rituale che prevedeva l' omofagia (un rito che consisteva nella consumazione della carne e del sangue di un animale, identificato appunto con Dioniso stesso), come segno di unione mistica con il corpo ed il sangue del dio. Ulteriore e singolare correlazione era che per poter essere ammessi al culto dionisiaco era necessario essere battezzati, introdotti al tempio e sottoposti ad un rigido digiuno. Questo dio inoltre, era strettamente connesso con i cicli vitali della natura, alla quale venivano legati appunto il concetto di resurrezione (primavera) e di morte (autunno) proprio come manifestazione della morte e della resurrezione di Dioniso stesso. Desta poi una discreta curiosità anche il vedere come questo dio fu strettamente legato agli stessi simboli (vite, ariete e melograno) con cui l'iconografia cristiana spesso riconobbe Gesù. Termino qui la parentesi sul dio Dioniso trascrivendo un frammento del Greek Myths di Robert Graves: "... Dioniso, anche detto «colui che è nato due volte»... una volta affermato il suo culto in tutto il mondo, ascese al cielo, e ora siede alla destra di Zeus come uno dei Dodici Grandi . . . . "
#-- il siriano Adone (anche questa divinità di origine semitica, risorgeva annualmente "stimolato" da un culto caratterizzato da sofferenza e passione, la sua resurrezione non rappresentava ancora un "mistero", ma ne costituì probabilmente l'embrione).
#-- il traco-frigio Sabazio, dal quale tralaltro la cristianità ereditò la cosiddetta "benedizione latina" (la mano levata con le prime tre dita aperte e le altre due chiuse).
#-- il frigio Attis, il quale rinuncia al mondo in vista di una salvezza oltremondana ed il cui corpo risorgendo, diventa incorruttibile (anche nel suo culto misterico - passato dall'Asia Minore in Grecia e presente a Roma già nel 205 a.C. - troviamo passione, flagellazione, morte, rinascita...)
Altrettanto degne di nota sono peraltro le seguenti parole che appartengono alla tradizione Indù sulla nascita del dio Krishna (una tradizione di mille anni più vecchia del Vangelo), sta poi a voi elaborare le debite riflessioni:
«...la volontà dei Deva fu compiuta; tu concepisti nella purezza del cuore e dell'amore divino. Vergine e madre, salve! Nascerà da te un figlio e sarà il Salvatore del mondo. Ma fuggi, poiché il re Kansa ti cerca per farti morire col tenero frutto che rechi nel seno. I nostri fratelli ti guideranno dai pastori, che stanno alle falde del monte Meru... ivi darai al mondo il figlio divino...» (E.Shurè, I grandi Iniziati, Bari, 1941)
Anche Apollonio di Tiana risorse, si presentò a due dei suoi discepoli, e li invitò a toccare la sua mano al fine di sincerarli dell'evento ultraterreno.
A dir poco curiose sembrano inoltre alcune corrispondenze temporali che intercorrono tra i "trapassi" e le "resurrezioni" di queste figure immortali: Osiride ad esempio risorge il terzo giorno, Attis nel quarto.
Risulta altresì sorprendente quanto riportato da Leipoldt (riscontrabile anche in alcuni scritti, da egli citati in nota, di M. Bruckner, Staerck e W. Bauer): «...appaiono sorprendenti alcune analogie fra il culto cristiano e la resurrezione di Mel-Marduk, la principale divinità di Babilonia, creatore del mondo, dio della saggezza, dell'arte medica e dell'esorcismo, redentore inviato dal Padre, suscitatore dei defunti, signore dei signori, re dei re e buon pastore. Come il Cristo della Bibbia, Bel-Marduk fu arrestato, processato, condannato a morte, fustigato e giustiziato insieme a un malfattore, mentre un altro delinquente viene lasciato libero. Una donna asciugò il sangue del dio, fluito da una ferita inferta da un colpo di lancia e anche lui discese negli inferi per liberarne i prigionieri, la sua tomba fu ben nota agli antichi».
Tutto questo dimostra quanto fosse diffusa nelle varie mitologie la discesa agli inferi ed il successivo ritorno.
Dioniso, Teseo, Attis, Eracle (Ercole), Orfeo, Bel, Marduk, Tammuz, Ishtar (Inanna, Astarte, Anath, Ashera, Anahita), Osiride, Apollonio di Tiana, Adone, Zagreo, Enea, Sabazio, Horus, Chuchulain, Gwydion, Amathaon, Ogier le Danois, sono solo alcuni dei numerosi nomi che si palesano a chi affronta studi relativamente approfonditi...
Last, but not least: Asclepio (Esculapio), Mitra (Mithras, Helios*, Apollo), Zoroastro (Zaratustra, legato ad Ahura Mazda), Pitagora, Iside... etc etc etc
Mi auguro che ogni credente sincero rifletta profondamente su questo importante aspetto. Nell'arco della storia la figura di Gesù è stata caricata di troppi miti; ora necessita di un minuzioso lavoro di ripulitura che restituisca a Lui dignità e rispetto, e all'uomo moderno il sacrosanto diritto alla correttezza informativa. Onestà storiografica vuole che entri in funzione il famoso ed irreprensibile "rasoio di Occam".
*«Quel che c'era di bello e di sublime nel mito del Sole venne fatto
proprio dal Cristianesimo: Helios divenne Cristo».
(Il teologo Carl Schneider, Geistesgeschichte, I, 258)
Tornando alla descrizione della Resurrezione presente sulle narrazioni evangeliche , tutta la teologia storico-critica non esita nel porre l'accento sul fatto che in essa le contraddizioni sono talmente pacchiane e numerose da offuscarne seriamente il credito.
Argomentando sul mistero della Resurrezione il teologo Grass scrive: «...tutti i resoconti hanno un marcato carattere leggendario... il contributo storico agli eventi è scarso e discutibile» e il teologo Heiler implementa dicendo: «...contraddizioni su contraddizioni» mentre il teologo Von Campenhausen esprime così il suo "fastidio": «...fra tutte le notizie a noi pervenute, non se ne trovano due che concordino fra loro» ritenendo inoltre che «...la versione dei fatti fornita da Matteo rigurgita di incongruenze e di assurdità. Tale spiacevole impressione sarebbe attenuata, se si decidesse di ignorare completamente i racconti più recenti di Matteo, Luca e Giovanni attenendosi esclusivamente, ma con la necessaria cautela, al più antico Marco».
Anche Goethe palesa chiaramente i suoi sospetti quando negli Epigrammi Veneziani scrive: «Il sepolcro è spalancato: che grandioso miracolo, il Signore è risorto! Chi ci crede! Furfanti, lo avete portato già via!».
VIII
Non mi sento di prescindere completamente la reincarnazione dal mio credo. Ripeto: queste mie considerazioni intendono solo commentare alcune conclusioni a cui la critica storica e quella razionalista sono giunte, e vogliono servire come semplici spunti di riflessione su cui riflettere, con il fine di migliorare la comprensione di questa enigmatica vicenda.
Potrei anche credere alla resurrezione di Gesù, la ritengo cosa verosimile, ma non miracolistica; non riesco a scorgere in questo fenomeno alcunché di straordinario o di particolarmente significativo per il cammino spirituale di ognuno di noi.
Sicuramente questo mio pensiero sembrerà più vicino al panteismo e a molte filosofie di tipo orientale; molte discipline dell'estremo oriente infatti sono spesso vere e proprie "scuole di pensiero" che non scorgono in fenomeni quali la resurrezione nulla di venerabile o di utile ai fini escatologici; in esse fenomeni come la trasmigrazione, la metempsicosi e la reincarnazione portano ad individuare, in un individuo come Gesù, unicamente un'anima evolutissima, perfettamente consapevole delle Verità superiori, giunta sino a noi per aiutarci nel cammino di conoscenza.
Gesù era indubbiamente molto progredito ed aveva raggiunto uno stato avanzatissimo nel proprio percorso evolutivo; egli dimostrò nelle parole e nei fatti di essere altamente consapevole, e di Conoscere bene le potenzialità presenti nell'essere umano, potenzialità a cui Lui aveva indubbiamente pieno e libero accesso.
Quello che voglio dire è che non vedo quale beneficio possa scaturire dall'atto del prostrarsi ai piedi del Cristo perché Egli è miracolosamente risorto nella carne, o perché ha resuscitato Lazzaro o ancora perché ha camminato sulle acque; io non riesco a basare su questi fenomeni la mia fede o il mio credo, lo troverei assurdo ed incomprensibile, e forse addirittura offensivo nei suoi confronti. Gesù crocifisso
Ci sono dei Guru che riescono a compiere imprese impensabili, molto simili a quelle compiute da Gesù; dovrei considerare anche loro come "divini, unigeniti Figli di Dio", prostrarmi ai loro piedi e fondare una religione per ognuno di essi?
Certamente no! Il mio interesse non procede in quella direzione...
Ringrazio certamente questi grandi "iniziati" per gli enormi sforzi che essi ininterrottamente compiono per il bene dell'intera umanità. I risultati a cui essi sono giunti sono senz'altro utili per palesare alla massa le possibilità, latenti in ogni essere umano, di poter trascendere i limiti del proprio corpo-mente, di invalidare i fuorvianti condizionamenti culturali e religiosi, di svincolarsi da convinzioni acquisite così distanti dall'autenticità, di enucleare la propria essenza più pura, ma non possono andare oltre: la Consapevolezza non è trasmissibile. Si può trasmettere un credo, una cultura, le personali o collettive convinzioni, non certo la Consapevolezza!
Spero vivamente di non essere frainteso per ciò che sto scrivendo e vorrei ricordare che ammiro ed amo infinitamente Gesù, per tutto ciò che Egli ha detto e fatto, per ciò che ha rivelato, per le sue Verità di Vita, per il suo inimitabile esempio, per la sua ferma ribellione al potere stantio, non per gli incomprensibili misteri con cui è stata sagacemente avvolta la sua figura.
Amo Gesù per le sue continue esortazioni (tuttora inascoltate) a condividere ogni bene terreno da buoni fratelli e a non accumulare inutilmente beni sulla terra, per i suoi inviti all'amore reciproco, per i suoi ammonimenti a non cadere in preda alle false illusioni e a cercare in se stessi consapevolmente la Verità e il Padre, non certo per gli strabilianti fenomeni narrati in alcune scritture.
Se amassi Gesù Cristo per i misteriosi fenomeni di cui sono piene diverse narrazioni e su di essi basassi la mia fede, (ad es. verginità, resurrezione, miracoli, annunci angelici, etc etc) mi sembrerebbe di essere come un Bukaua che adora il suo Totem o come un indigeno che adora il suo sciamano.
Ritengo molto più importante cercare di imitare il suo esempio, comprendere l'essenza della sua Parola e farne tesoro.
Moltissimi precetti del culto cristiano, per contro, sembrano invece essere orientati ancor'oggi verso un'insignificante ritualità, come se fossero rimasti ancorati al torpore spirituale dei tempi di Mosè, proprio quel torpore che Gesù con tanta tenacia cercò di rimuovere in ognuno dei suoi seguaci.
Molti credenti cristiani difatti rimangono arenati nell'azione cultuale e non procedono affatto verso un percorso di ricerca interiore che porta alla *conoscenza* (ma non per questo possono essere colpevolizzati). Essi vengono spesso "addestrati" a celebrare e basare la propria innata spiritualità imperniandola esclusivamente su cerimoniali e liturgie, si trovano così inconsapevolmente a seguire meccanicamente, e spesso per tutta la vita, un'insignificante sequenza di azioni prestabilite che nulla hanno a che vedere con l'essenza e gli obiettivi degli insegnamenti di Gesù.
Queste ritualità formano una sorta di vuoto nello Spirito e non aiutano a comprendere realmente il nucleo del messaggio cristiano.
* Gesù disse: - Conoscerete la Verita' ed essa vi fara' liberi.
* Gesù disse: - Colui che conosce tutto, ma ignora se stesso, è privo di ogni cosa.
* Gesù disse: - Colui che cerca troverà, e a colui che bussa sarà aperto.
* Gesù disse: - Molti si soffermano fuori della porta, ma soltanto i solitari entreranno.
* Gesù disse: Maledetti i Farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame.
* Gesù disse: - I farisei e gli scribi hanno ricevuto le chiavi della conoscenza, ma essi le hanno nascoste: non hanno saputo entrare essi stessi, né hanno lasciato entrare quelli che lo desideravano. Ma voi siate astuti come i serpenti e puri come le colombe.
* Gesù disse: Beati quelli che sono stati perseguitati nei cuori: sono loro quelli che sono arrivati a conoscere veramente il Padre...
* Gesù disse: Se esprimerete quanto avete dentro di voi, quello che avete vi salverà. Se non lo avete dentro di voi, quello che non avete vi perderà
IX
Sia chiaro a tutti che questo mio lavoro di ricerca storica non è teso ad infangare la virtuosa immagine di Jesus Christus, né a sminuirla, al contrario ciò che ho veramente a cuore è spogliare la Sua figura da alcune secolari ed inutili zavorre.
Questi "pesanti fardelli" che caratterizzano fortemente gran parte del credo cristiano, appesantiscono ed offuscano l'essenza dell'autentico proclama di Cristo offendendolo spesso grandemente.
Molti oscuri tratti, frutto di fantasiose elucubrazioni di astuti esegeti, avevano a mio avviso il chiaro intento di confondere il credente ed orientarlo, sin dalle origini, verso quella che considero una nefasta mediazione ecclesiastica che alla fine conduce ad un epilogo lacunoso ed incomprensibile.
Alcune interpretazioni hanno adulterato la Parola di Cristo al punto da rendere inintelligibile gran parte del suo meraviglioso annuncio ed hanno allontanato molti credenti da quel sentiero che Egli indicò e invitò a seguire.
Secondo me a differenza di allora, l'uomo di oggi, può però "districare la matassa", egli è in grado di liberarsi dall'ignoranza e dalle secolari superstizioni, che sempre hanno reso opaco ed enigmatico il vero *progetto* di Gesù Cristo; chi ama veramente Gesù ha il dovere di penetrare il reale senso di quel progetto per riscattarlo e ad aiutare finalmente l'umanità a metterlo in pratica.
Gesù non desidera essere adorato inconsapevolmente, non vuole essere creduto in funzione dei miracoli che ha compiuto, oppure a causa della sua natura divina esclusiva che lo situa come "unigenito Figlio di Dio", o ancora per la sua resurrezione fisica.
Egli ha effuso un appello nel quale invita tutti al rispetto e all'amore reciproco, ci ha ricordato che siamo transeunti, di passaggio, ha voluto renderci consapevoli che il Padre è in ognuno di noi e che noi tutti siamo nel Padre.
Il suo grido richiama con risolutezza ognuno di noi a ricercare Dio in se stessi, alla divinità che ci è propria; ci invita ad evolvere seguendo quel percorso che Lui stesso ci mostrò.
Il suo meraviglioso appello non richiede erudizione né lunghi studi, è stato infuso nei nostri cuori ed è straordinariamente semplice ed attuabile.
Proviamo con tutte le forze a comprendere il vero senso del suo annunzio e non continuiamo ad offenderlo dedicandoci solo a vuote ed insignificanti ritualità, apriamo i nostri cuori ed ascoltiamo il suo incessante grido.
Inumazione e resurrezione
Per quanto concerne l'inumazione di Gesù, nei documenti attualmente a disposizione sono riscontrabili molteplici incongruenze.
Purtroppo la Chiesa delle origini decise di incenerire tonnellate di documenti considerati da essa "eretici", con l'intento di eliminare ogni traccia delle accesissime e scomode controversie teologiche. Se ciò non fosse accaduto forse oggi avremmo potuto delineare un quadro più chiaro degli eventi, e del reale proclama di Cristo, ma la paura delle correnti gnostiche era grande, e i "Padri della Chiesa" preferirono far "tabula rasa" per eliminarne ogni traccia.
La Chiesa Cristiana ha sempre temuto grandemente la gnosi, sin dai primi secoli, e non abbandonò mai la presa contro chiunque fosse considerato nemico delle verità indiscusse da essa proclamate, accanendosi, a volte anche molto crudelmente, contro chiunque si opponesse ai suoi dogmi (se potessimo interrogare ad esempio Priscilliano e Asclepio il marcionita - fra i primi a pagare con la vita la propria eresia - e trarre preziose testimonianze dalla lunga schiera di esiliati, respinti, rinnegati, giustiziati, condannati, torturati o riammessi (per abiura o per capovolgimenti di potere) fra cui Ario, Ermogene, Nestorio, Cirillo d'Alessandria, Pràssea, Valentino, Gioviniano, Sabellio, Ipazia, Severo d'Antiochia, Aezio di Antiochia, Elipando di Toledo, Elvidio, Marcione, Montano, Mani, Pelagio, Novaziano, Donato, Maggiorino, Melezio, Epigone, Paolo di Samosata, Apollinare di Laodicea, Diodoro di Tarso, Teodoro di Mopsuestia, Memnone di Efeso, Eutiche di Costantinopoli, Atanasio, Marcello d'Ancira, Fotino di Sirmio, Eudossio d'Antiochia, Macedonio di Costantinopoli, Ulfila il goto, Origene, Clemente d'Alessandria, Decio, Valeriano, Aerio, monaco Enrico, Eunomio di Cizico, Arnaldo da Brescia, Gherardo Segarelli, Fra‘ Dolcino, Giulio Cesare Vanini, Giordano Bruno, Pietro Carnesecchi, Còla di Rienzo, Paolo Sarpi, Girolamo Savonarola, Giovanna d'Arco, Galileo Galilei, Ferrante Pallavicino, Gerardo da Borgo San Donnino, Michele Serveto, Giovanni Tommaso Campanella, Daniel Papebrochius, Pierre de Bruys, Enrico di Losanna, Clement Marot, John Oldcastle, Matteo Gribaldi Mofa, Giorgio Siculo, aderenti o seguaci di Catari, Albigesi, Ariani, Valdesi, Francescani dissidenti, hussiti, Templari e moltissimi altri, ci renderemmo conto della ferocia con cui la Chiesa si scagliò nel perseguitarli).
L'uomo secondo la Chiesa, non deve arrivare a conoscere direttamente Dio, altrimenti verrebbe meno il senso della mediazione ecclesiastica.
Eppure Gesù ci invitò con estrema chiarezza ad intraprendere la via gnostica!
(Vedi Vangelo di Tommaso Apostolo). La Chiesa non aveva alcun diritto di distruggere quegli importantissimi documenti! Ma non vorrei perdermi nel campo delle congetture; desidero invece proseguire con le osservazioni sulle incongruenze Evangeliche relative all'inumazione e alla resurrezione di Cristo.
Nella sua narrazione "Marco" cita di tre donne che si recano al sepolcro per andare ad imbalsamare il corpo con oli aromatici, nella domenica successiva al suo trapasso e già a tal proposito si può osservare che in "Marco" le donne si procurano i balsami il giorno successivo al sabato, mentre in "Luca" si parla di giorno precedente (cfr. Mc. 16,1 con Lc. 23,56).
"Matteo" -- che scrive vari decenni dopo "Marco", ricalcando le sue orme -- corregge la distrazione del confratello, il quale nel suo scritto non aveva considerato un particolare assolutamente non trascurabile: un periodo di tre giorni fra il trapasso e l'imbalsamazione erano sicuramente eccessivi, poiché con la temperatura tipica di quei luoghi, il processo di decomposizione sarebbe già iniziato.
"Matteo" nella sua successiva narrazione, decide allora di far inumare ben prima il corpo da Giuseppe di Arimatea (anche Giovanni opta per questa scelta, ma vi aggrega anche Nicodemo) e manda le donne — che secondo lui sono due e non tre — la domenica, a fare una semplice visita al sepolcro (Mt. 28,1).
Nella racconto di "Marco" le tre donne disubbidiscono al "giovane con veste bianca" che trovano seduto accanto all'uscita del sepolcro. Questi gli ordina di annunciare l'evento della resurrezione ma esse, per paura, disattendono questa disposizione e rimangono in silenzio (Mc. 16, 7-8).
Nella novella di "Matteo" invece le due donne corrono con gioia a dare l'annunzio ai discepoli (Mt. 28,8).
Nella descrizione offerta da "Luca" le tre donne — in questo caso sono tre ma con nomi differenti da quelli che fornisce "Marco"— annunziano tutto agli Undici e a tutti gli altri (Lc. 24,9).
Nell'ultimo Vangelo in ordine cronologico, si reca al sepolcro una sola donna, la quale accortasi della pietra ribaltata corre a rivelarlo, ma solamente a Pietro e Giovanni.
Un altro particolare bizzarro è poi quello dell'incontro con gli esseri angelici.
Per "Marco" l'angelo è "nel" sepolcro; per "Matteo" si trova "davanti", seduto sulla pietra; in "Luca" inizialmente non c'è, ma poco dopo ne appaiono due; secondo "Giovanni" sono sempre due come in "Luca", ma stanno già sul posto in attesa della donna.
A questo punto a chi dobbiamo credere? E a cosa?
Da chi è stato inumato il corpo di Cristo? E quando?
Quante erano le donne e quanti gli angeli?
Cos'è vero e cos'è inventato?
X
Quando risorse Gesù? A chi apparve? Dove?
Anche su questo punto le contraddizioni sono notevolissime.
Uno o due angeli (dipende dalla narrazione), annunciò a diverse persone (anche questo cambia in relazione alla narrazione che scegliamo di leggere), che Gesù era risorto nella carne. Un gran numero di documenti della proto-letteratura cristiana non contemplano affatto questo evento.
Cosa succede se prendiamo per buone le testimonianze offerte dai canonici?.
Dobbiamo ricordare che secondo una antica legge ebraica per poter considerare un evento autentico occorreva la testimonianza di almeno due o tre persone (vedi V Libro di Mosè Deut. 19, 15; Giov. 8, 17; 2Cor. 13, 1; 1Tim. 5, 19). Gli Evangelisti recenziori decisero allora di trovare, per convalidare la testimonianza, il maggior numero di testimoni possibile. Spaziando fra i documenti e citando solo i personaggi maggiormente conosciuti, noteremo allora che secondo alcuni Gesù apparve per primo a Maria Maddalena, per altri a Giacomo, per certuni a Nicodemo e a detta di certaltri a Sua Madre. Michelangelo Buonarroti (1475 - 1564) Giudizio Universale (particolare Cristo ÷ Vergine)
Ma cosa riferiscono a tal proposito i cosiddetti canonici?
Pur prendendo sul serio l'epilogo (chiaramente non autentico) di "Marco" e la narrazione dell'ultra-centenario "Giovanni" Apostolo saremmo portati a credere che Gesù apparve a Maria di Magdala (Mc. 16,9 e Giov. 20,11), ma invece "Matteo" parla di "due Marie" (Mt. 28, 9) e "Luca" di due discepoli sulla via di Emmaus (Lc. 24,13). E ancora, perché "Matteo" e "Marco" individuano nella Galilea il luogo di apparizione del Gesù redivivo e "Luca" invece vicino a Gerusalemme? (Mc.16,7 e 14,28; Mt.28,16 e Lc.24,13; nonché Atti 1,3).
..... continua ......
pagina in lavorazione, ultimo aggiornamento: Marzo 2006
chiedo umilmente perdono per i numerosi "orrori" di ortografia, grammatica e sintassi nonché per eventuali inesattezze presenti su queste pagine le quali, ricordo, non hanno "pretese intellettuali" né tantomeno carattere di "ufficialità" o "attributi di incontestabilità"; chiunque abbracci questo fascinoso settore sa bene che si opera esclusivamente nel campo delle ipotesi.
Con queste pagine voglio semplicemente esporre una mia intima e personalissima esposizione del "caso Gesù".
Grazie per essere arrivati sin qui
Aetos
prima stesura febbraio "99
ultimo aggiornam. Marzo 2006
O tommi...ma almeno firmati...
Stai spammando tutto questo post con questi scritti...e basta!
Inoltre come credi che si riesca a leggere tutto? Alla terza pagina già vedo i mostri...mi vien da vomitare...ma un pò di sintesi no...è?
Poi sti simil copia-incolla sono davvero autocastranti...ma chi vuoi che si metta a leggere sti papiri per rispondere a migliaia di parole...
Uno espone un documento, mette una personale opinione ed aspetta un confronto. Questo è un deliberato abuso di parole che non permettono confronto.
Sono contento di parlare...partiamo però da un argomento e da un pensiero personale.
Una cosa per volta.
Così rimarrai l'unico a leggere e a commentare...ti scrivi e ti commenti, ti fai autocritica e pure gli anonimi...
No sense
Matteo
Cacchio, mi erano sfuggiti questi 17 comments....
...
...e rivedo Matte!!!!
Che bello, pensavo di averti perso!!!
Dai forza, che magari facciamo risuscitare questo MOSTRO!!!
Willo:)
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