Fiabe Cinesi
 
FIABE E RACCONTI DALLA CINA
 
 
Yin e Yang
(una favola cinese, racconto e leggenda della Cina)
 
 
Chang E e suo marito Hou Yi, il prodigioso arciere, vivevano durante il regno del leggendario imperatore Yao (2000 a.C. circa).
Hou Yi era un valente membro della Guardia Imperiale che maneggiava un arco magico e scoccava frecce magiche.
Un giorno nel cielo apparvero dieci soli. La gente sulla terra non riusciva più sopportare il caldo e la siccità che ormai continuavano da diversi anni.
L’imperatore decise allora di chiamare Hou Yi ordinandogli di tirare ai soli in soprannumero per eliminarli dal cielo e soccorrere così la popolazione.
Facendo uso della sua abilità, Hou Yi ne abbattè nove lasciandone solo uno. La sua fama si diffuse, allora, fino giungere alla Regina Madre d’Occidente (Xi Wang Mu) nei lontani Monti Kunlun. Essa lo convocò al suo palazzo per ricompensarlo con la pillola dell’immortalità, ma avvertendolo così:
"Non devi mangiare la pillola immediatamente. Prima devi prepararti per 12 mesi con la preghiera e il digiuno".
Essendo un uomo diligente, egli prese a cuore il consiglio e iniziò i preparativi nascondendo, prima di tutto, a casa sua la pillola. Sfortunatamente fu chiamato d’improvviso per una missione urgente.
In sua assenza, la moglie Chang E notò una luce fioca e un dolce odore emanare da un angolo della stanza. Una volta presa la pillola nella mano, non riuscì a trattenersi dall’assaggiarla. Nel momento in cui la ingoiò la legge di gravità perse il suo potere su di lei. Poteva volare! Non molto tempo dopo sentì suo marito ritornare e terrorizzata volò fuori della finestra.
Arco e frecce in mano, Hou Yi la inseguì per mezzo cielo, ma un forte vento lo riportò a casa.
Chang E volò dritta sulla Luna , ma quando arrivò, ansimava così forte per lo sforzo compiuto, che sputò l’involucro della pillola, la quale si tramutò istantaneamente in un coniglio di giada, mentre Chang E divenne un rospo a tre zampe.
Da allora vive sulla luna respingendo le frecce magiche che il marito le tira.
Hou Yi si costruì un palazzo sul sole ed essi si vedono il quindicesimo giorno di ogni mese.
Chang E e Hou Yi, simboli, rispettivamente della luna e del sole, sono divenuti espressione di yin e yang, negativo e positivo, buio e luce, femminile e maschile, ossia della dualità che governa l’universo.
 
 
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Paradiso e inferno
(una favola cinese, fiaba della Cina)
 
 
Dopo una lunga e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell'aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un'occhiata anche all'inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt'intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà.
"Com'è possibile?" chiese il samurai alla sua guida.
"Con tutto quel ben di Dio davanti!"
"Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all'estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca"
Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa.

Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi.
Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
“Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai.
L’angelo sorrise:
“All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani.
Oggi.
 
 
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Xi Shi
(una favola cinese, racconto della Cina)
 
 
La storia di Xi Shi è legata alle vicende degli stati di Wu e di Yue, all’epoca dei Tre Regni (221-263 d.C.). Quantunque avesse un viso bello come un fiore e bianco come la giada, Xi Shi dimostrò di avere la capacità, con uno sguardo, di conquistare una città e, con un altro, di impadronirsi d’uno stato. Fu un’eroina: vergognosa dell’onta portata al suo paese distrutto, non esitò, per vendicarsi, a usare il proprio corpo. Voleva che lo stato di Yue (Zhejiang), ove era nata e che era diventato vassallo dello stato di Wu, riconquistasse la sua indipendenza.
La storia dice che il re Ke Jian dello stato vassallo di Yue riunisse un giorno i suoi funzionari e domandasse loro quale mezzo avrebbero scelto per vendicarsi della vergogna subita con la conquista da parte di Wu.
"Vi sono sette mezzi per distruggerlo" rispose Wen Jiong. "Il primo è quello di dargli oggetti e monete perché il re e i suoi ministri siano contenti. Il secondo è quello di comprare i loro cereali, in maniera che non ne abbiano di riserva. Il terzo è di inviare colà leggiadre fanciulle perché possano stregare il re e farsi amare da lui". E continuò l’elenco.
Quindi Ke Jian prima inviò in dono a Fu Ji’ai, re di Wu, il migliore legname per costruire un belvedere, poi inviò il suo fedele funzionario Fan Li in tutto il regno per trovare le fanciulle più leggiadre e trasmetterne un elenco a corte. Dopo sei mesi aveva trovato fanciulle graziose, ma non di fascino tale che un loro sguardo conquistasse uno stato.
Alla fine, sulla Collina del Glicine, vide una ragazza intenta a lavare una stoffa di canapa.
La storia dice che la fanciulla emanasse odor di orchidea e che ancor più che bella si dimostrasse leale e intelligente, chiedendo senza paura a Fan Li perché, nonostante la vergogna dello stato di Yue non fosse ancora stata lavata, un ministro andasse a passeggio in luoghi sperduti dell’impero ad ammirare le bellezze del paesaggio.
Così Fan Li svelò il segreto della missione e Xi Shi, accompagnata da un’amica altrettanto bella e coraggiosa, andò a corte.
Per tre anni le giovanette vennero addestrate al canto e alla danza, impararono ad atteggiare il viso e a camminare con grazia, quindi furono inviate allo stato di Wu, dove infatti Xi Shi divenne la favorita, così amata dal re che, per evitarle i calori estivi, ordinò un giorno di costruire una reggia sulla baia di Dongding in soli dieci giorni.
Tutta la gente giovane dello stato di Wu dovette andare a lavorare alla costruzione della baia, per trovare materiale a sufficienza si demolirono templi, poi le case dei benestanti, infine quelle del popolo. I lavori agricoli furono ritardati e così quelli della tessitura, il popolo di Wu era ormai esasperato ma la reggia fu costruita.
Allora Ke Jian ordinò a Wen Jiong di andare nello stato di Wu e chiedere in prestito riso dai granai del regno, simulando una cattiva annata. Poiché lo stato di Wu in apparenza si era sempre dimostrato in pace, inviando a Wu il più pregiato legname e le più leggiadre fanciulle, il prestito fu concesso e l’anno dopo regolarmente restituito, ma con riso sottoposto a una corrente di vapore, di grana grossa all’apparenza ma non trapiantabile. Tale riso fu distribuito alla popolazione perché lo seminasse. Ma non germogliò nulla, causando, l’anno dopo, una grave carestia.
Intanto Fu Ji’ai fece guerra allo stato di Ci e la vinse; poi partì con l’intenzione di togliere allo stato di Jin la preminenza tra i regni alleati. Per Yue era il momento di attaccare, approfittando dell’assenza di Fu Ji’ai dal suo regno: lo fece ed ebbe la meglio e quando Fu Ji’ai fece ritorno nel suo stato per misurarsi contro i soldati di Ke Jian, ormai le sue truppe erano stremate.
La vendetta di Yue contro Wu era compiuta e Xi Shi poteva ritornare in patria, ma non aveva previsto di essere amata così devotamente da Fu Ji’ai e di sentirsi ora in dovere di ripagarne in qualche modo i benefici ricevuti.
Non aveva tralasciato di vendicare il suo paese ma ora ricambiava col suicidio i favori di quel sovrano nemico che l’aveva amata.
Questa storia di coraggio, di lealtà e amor patrio, che si trasforma infine in una storia d’amore, è una delle più toccanti tra quelle legate a personaggi femminili, e Xi Shi ne emerge come una delle più belle eroine della tradizione, donna d’orgoglio e di cuore.
 
 
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Sentito dire
di
Lieh Tzu
 
 
Il sapiente Lieh Tzu era povero e appariva denutrito in modo impressionante. Qualcuno ne parlò al primo ministro Cheng Tzu-yang:
"Lieh Tzu è un sapiente, ed è famoso. Se egli vive in miseria nello stato di Sua Signoria, non si crederà che Sua Signoria è ostile ai sapienti?"
Tzu-yang, senza perder tempo, mandò da Lieh Tzu un funzionario con una provvista di cibi. Lieh Tzu venne sulla soglia a ricevere il messaggero del ministro e gli s'inchinò profondamente ma rifiutò il dono con garbo. Il messaggero se ne andò. Lie Tzu rientrò in casa e vide sua moglie che si batteva il petto, fissandolo disperata.
"La tua umile moglie pensava che le famiglie degli uomini del Tao vivessero agiatamente" disse la donna." Ma ecco che, nella nostra miseria nera, il primo ministro ci onora con offerte di viveri, e tu le rifiuti. Oh, che sorte amara è la mia!"
Lieh Tzu disse a sua moglie:" Il primo ministro non mi conosce. Ha mandato i suoi doni per aver ascoltato dicerie di terzi; se un giorno dovesse condannarmi, lo farebbe ugualmente per sentito dire. Per questo ho rifiutato i suoi doni."
Un giorno, finalmente, il popolo spodestò Tzu-yang.
 
 
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La Truffa Dell'Argento
di
Yuan Mei
 
 
L'arte d'imbrogliare sta diventando sempre più ingegnosa. C'era un vecchio di Chinling che portò alcuni lingotti d'argento alla bottega del cambiavalute, sul ponte della Porta Settentrionale, con l'intenzione di scambiarli con monete di rame. Conversando del più e del meno, si fece un dovere d'incidere qua e là i lingotti per saggiarne il contenuto, finché un giovanotto entrò nella bottega. Con il più grande rispetto si rivolse al vecchio e gli disse: "Ho incontrato vostro figlio a Changchou, per certi affari che avevamo in comune, ed egli mi ha dato una lettera e alcuni lingotti d'argento per voi. Stavo entrando a casa vostra, quando per caso vi ho visto entrare qui." Il giovane porse al vecchio la lettera e l'argento, salutò e se ne andò.
Il vecchio aprì la lettera e disse al cambiavalute: "Non ci vedo abbastanza per leggere la lettera di mio figlio. Volete prendervi il disturbo di leggerla per me?" Il cambiavalute acconsentì. La lettera trattava di argomenti familiari e si concludeva con queste parole: "Ti mando dieci tael di argento fino, per le tue necessità domestiche."
Compiaciuto, il vecchio disse al cambiavalute: "Ora potete anche ridarmi il mio argento, senza darvi la pena di valutarlo. Secondo la lettera di mio figlio, i lingotti d'argento che mi ha mandato pesano esattamente dieci tael; dunque, cambiatemi queste in monete di rame." Il cambiavalute pose i nuovi lingotti sulla bilancia e vide che pesavano 11.3 tael. Immaginò che il figlio del vecchio fosse stato troppo indaffarato per pesarli al momento di mandare la lettera, e avesse scritto "dieci tael" per approssimazione. "Il vecchio non può pesarli lui stesso," ragionò fra sé " quindi posso ignorare l'errore e tenermi la differenza." Diede al vecchio novemila monete di rame, che era il cambio corrente di dieci tael di argento fino, e il vecchio si portò via il denaro.
Un altro cliente che si trovava nel negozio cominciò a ridacchiare.
"Ho l'impressione che siate stato imbrogliato, principale," disse." Quel vecchio è un artista nel falsificare l'argento, e da molti anni! L'ho notato quando entrava qui dentro, ma non ho avuto il coraggio di parlare mentre era ancora nel negozio."
Il cambiavalute tagliò a metà i lingotti, vide che dentro erano di piombo e andò su tutte le furie. Ringraziò il cliente e gli chiese l'indirizzo del vecchio.
"Vive a circa un miglio da qui," disse il cliente "avete tutto il tempo di raggiungerlo. Ma egli è un mio vicino, e se scopre che l'ho tradito si vendicherà in qualche modo. Quindi vi dirò dove trovarlo, ma lasciatemi fuori da questa storia." Il cambiavalute gli chiese di accompagnarlo. "Se mi condurrete nelle vicinanze e m'indicherete il posto, poi potrete andarvene e il vecchio non saprà mai chi mi ha messo sull'avviso."
L'uomo esitava ancora per paura di compromettersi, ma quando il cambiavalute gli offerse tre tael d'argento acconsentì, come se non avesse scelta.
Uscirono insieme per la porta di Han Hsi. Più avanti, in distanza, scorsero il vecchio che spendeva il suo denaro al banco di uno spaccio di vino e beveva in compagnia di altri uomini.
"Eccolo là, agguantatelo in fretta! Io me ne vado" disse l'uomo. Il cambiavalute irruppe nello spaccio, afferrò il vecchio e cominciò a picchiarlo.
"Sporco furfante! Mi avete dato dieci tael di piombo rivestito d'argento per novemila monete di rame!" Gli avventori si radunarono attorno. E il vecchio, imperturbabile, disse: "Io ho cambiato dieci tael d'argento mandati da mio figlio, e di certo non contenevano piombo. Ma poiché mi accusate di avervi dato argento fasullo, ebbene, mostratemelo." Il cambiavalute esibì il lingotto spaccato allora il vecchio sorrise. "Questo non è il mio" disse. "Io non ne avevo che dieci tael , e infatti voi mi deste in cambio novemila monete; ma questo argento fasullo ha l'aria di pesare più di dieci tael: quindi, non può essere quello che vi ho dato. Amici, il cambiavalute è venuto qui per truffarmi!"
Gli avventori dello spaccio andarono a cercare una bilancia, pesarono l'argento e videro che pesava davvero11.3 tael. Allora, indignati, aggredirono di massa il cambiavalute lo pestarono per bene.
Così per un istante di avidità, il cambiavalute cadde nella trappola del vecchio; e se ne tornò a casa tutto ammaccato, in preda alle fiamme del rancore.
 
 
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La Tigre Dietro La Volpe
di
Chan Kuo Ts'e
 
 
Una Tigre catturò una volpe. La volpe disse:" Non oserai mangiare me! Lassù in cielo gli dèi mi hanno eletta capo di tutti gli animali: tu violeresti il mandato divino, se facessi di me il tuo pasto. Se non mi credi, lascia che io cammini davanti e tu vienimi dietro: vedrai se c’è un solo animale che oserà rimanere dove si trova! " La tigre acconsentì e andò dietro alla volpe, tallonandola. Tutte le bestie che incontrarono fuggirono via.

Sbalordita,e convinte che la volpe fosse davvero il capo di tutti gli animali, la tigre se ne andò per la sua strada.
 
 
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La Scure Perduta
di
Lieh Tzu
 
 
Un uomo, che aveva perduto la scure, sospettò del figlio del vicino. Il ragazzo camminava come un ladro, aveva tutto l’aspetto di un ladro e parlava alla maniera dei ladri. Ma l’uomo ritrovò la sua scure mentre vangava nella valle, e la prima volta che rivide il figlio del suo vicino, il ragazzo camminava,appariva e parlava come un qualsiasi altro ragazzo.
 
 
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Il cavallo e il fiume
(una favola cinese, della Cina)
 
 
Un cavallino viveva nella stalla con la madre e non era mai uscito di casa, né si era mai allontanato dal suo fianco protettivo.
Un giorno la madre gli disse: "E' ora che tu esca e che impari a fare piccole commissioni per me. Porta questo sacchetto di grano al mulino!"
Con il sacco sulla groppa, contento di rendersi utile, il puledro si mise a galoppare verso il mulino.
Ma dopo un po' incontrò sul suo cammino un fiume gonfio d'acqua che fluiva gorgogliando.
"Che cosa devo fare? Potrò attraversare?"
Si fermò incerto sulla riva.
Non sapeva a chi chiedere consiglio.
Si guardò intorno e vide un vecchio bue che brucava lì accanto.

Il cavallino si avvicinò e gli chiese:
"Zio, posso attraversare il fiume?"
"Certo, l'acqua non è profonda, mi arriva appena a ginocchio, vai tranquillo".
Il cavallino si mise a galoppare verso il fiume, ma quando stava proprio sulla riva in procinto di attraversare, uno scoiattolo gli si avvicinò saltellando e gli disse tutto agitato: "Non passare, non passare! È pericoloso, rischi di annegare!"
"Ma il fiume è così profondo?" Chiese il cavallino confuso.
"Certo, un amico ieri è annegato" raccontò lo scoiattolo con voce mesta.
Il cavallino non sapeva più a chi credere e decise di tornare a casa per chiedere consiglio alla madre.
"Sono tornato perché l'acqua è molto profonda" disse imbarazzato "non posso attraversare il fiume".
"Sei sicuro? Io penso invece che l'acqua sia poco profonda"replicò la madre.
"E' quello che mi ha detto il vecchio bue, ma lo scoiattolo insiste nel dire che il fiume è pericoloso e che ieri è annegato un suo amico".
"Allora l'acqua è profonda o poco profonda? Prova a pensarci con la tua testa".
"Veramente non ci ho pensato".
"Figlio mio, non devi ascoltare i consigli senza riflettere con la tua testa. Puoi arrivarci da solo. Il bue è grande e grosso e pensa naturalmente che il fiume sia poco profondo, mentre lo scoiattolo è così piccolo che può annegare anche in una pozzanghera e pensa che sia molto profondo".
Dopo aver ascoltato le parole della madre, il cavallino si mise a galoppare verso il fiume sicuro di sé.
Quando lo scoiattolo lo vide con le zampe ormai dentro il fiume gli gridò:
"Allora hai deciso di annegare?"
"Voglio provare ad attraversare".
E il cavallino scoprì che l'acqua del fiume non era né poco profonda come aveva detto il bue, né troppo profonda come aveva detto lo scoiattolo
 
 
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