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Oasi  sul  Po

NEWS: I comuni interessati non hanno a tutt'oggi dato alcuna risposta

 
Arena Po il 30 dicembre 2001 ripresa dalla sponda sinistra (WM)

 Un parco locale di interesse sovracomunale nei comuni di Arena Po, Spessa Po, S. Zenone al Po

 

 


Premessa

Il corso del fiume Po, tra la confluenza con il Ticino ed a monte della città di Piacenza, presenta ancora numerose zone con pregevoli aspetti di naturalità e di presenza umana legata al corso d’acqua da un rapporto di rispetto e di adattamento positivo. In particolare nei pressi del ponte Alcide De Gasperi in provincia di Pavia, il Po corre in gran parte tra sponde naturali con andamento a meandri e presenza di numerose “lanche”. E’ desiderio di gran parte della popolazione locale e dei fruitori di poter mantenere questo alto pregio ambientale sia per la maggior attrazione e piacere che questo paesaggio sa offrire che per lasciare ai figli un territorio ancora a misura d’uomo senza un impatto tecnologico e strutturale che lo snaturi.

Descrizione dell’area

Il tratto del corso del fiume Po in provincia di Pavia interessato alla proposta è compreso nei comuni di Arena Po, Spessa Po, S. Zenone al Po; la zona è rappresentata nelle carte C.T.R. ai fogli B7d5 e B8d1. L’estensione della oasi è di circa 370,00 ha  mentre la fascia esterna copre un’area di 65,00 ha. L’area tutelata e valorizzata è costituita dalle ultime barre di sedimentazione del fiume depositate nel secolo scorso; a queste si collegano le fasce limitrofe con funzioni di raccordo al territorio circostante.

 

Morfologicamente non si riscontrano strutture geologiche del substrato tranne nella zona estrema ad Ovest, all’interno del letto emergente durante le fasi di minima portata, in cui si espongono delle rocce appartenenti alla formazione gessoso-solfifera del periodo Messiniano. Queste rocce costituiscono il dorso dell’anticlinale che collega la sezione più settentrionale dell’Appennino, che giunge sino alla città di Stradella, alle colline coeve di S. Colombano al Lambro. E’ interessante notare questa presenza che mostra l’evoluzione tettonica della Pianura Padana e l’andamento nel periodo Pliocenico del corso del fiume Po, che è riuscito a mantenere quasi invariato il suo andamento Ovest-Est. Nonostante questi sollevamenti il fiume ha eroso profondamente la struttura montuosa che si stava formando incidendola e separando la parte che attualmente è presso S. Colombano al Lambro dal complesso più corposo e articolato che sprofonda nei pressi di Stradella.

 

La vegetazione attecchita è costituita quasi esclusivamente da boschi di salice bianco sviluppatesi spontaneamente man mano che l’alveo di magra del fiume si spostava da una riva all’altra. Alcune piantumazioni di pioppi canadesi, immesse per scopi economici, si possono trovare nelle zone da più tempo formatesi. Purtroppo in alcuni casi questi terreni sono già stati alienati dal demanio agli agricoltori confinanti.

 

L’avifauna selvatica annovera quasi tutti gli uccelli tipici del fiume e delle lanche come gli Ardeidi quali la nitticora, l’airone bianco, l’airone grigio e i Rapaci come i falchi di palude, le poiane, le gallinelle d’acqua, gli svassi, le anatre selvatiche; sono presenti anche specie alloctone, come i cormorani e i gabbiani, attratte dalla ricchezza di pesci e di rifiuti scaricati abusivamente sulle rive. I mammiferi sono molto scarsi a causa dell’alternanza di alluvioni che non permettono la creazione di tane e ricoveri per le cucciolate. Sono state comunque avvistate delle volpi, dei piccoli roditori ed anche alcuni cinghiali provenienti dall’alto Appennino in cui sono stati immessi a scopi venatori.  Di particolare interesse è stato l’arrivo della nutria, roditore di grossa taglia originario del Sud-America, importato per la sua pelliccia e poi liberato in modo sconsiderato nei fiumi padani da allevatori con pochi scrupoli.

La presenza di insediamenti umani è quasi nulla, ma sono presenti numerose imbarcazioni, adattate a locali per picnic e scampagnate; di tanto in tanto sulle sponde del fiume sorgono alcune casette abusive, destinate ad essere abbattute dalla prima piena che le investirà. Diversi sono i punti in cui sono attraccati piccoli natanti: motoscafi di piccola dimensione, lance ed i caratteristici barcé.

Proposta di progetto

L’area di valorizzazione ambientale e turistica è suddivisa in tre zone.

 

Fascia Azzurra di tutela: posta nell’alveo di morbida del fiume, racchiude tutti gli spazi che attualmente vengono inondati dalle piene ordinarie e quelli limitrofi similari che presentano continuità di habitat. Questo territorio deve essere gestito nella maggior naturalità possibile per permettere la presenza di avifauna di fiume e di palude. Saranno tracciati sentieri e predisposte strutture per l’osservazione di animali, il tutto con l’opportuna cartografia e pannelli descrittivi. Impianti, necessariamente mobili, con servizi igienici, docce e ristoro. Eventuali aree da picnic con attrezzatura specifica.

 

Fascia Verde di rispetto: comprende le aree in alveo di piena ordinaria a cadenza decennale; mostra ambienti di minor pregio ambientale o già trasformati da coltivazioni e da altri interventi antropici. Saranno posizionati in questa zona i parcheggi ed eventuali impianti di assistenza ai fruitori dell’oasi. Potranno essere create aree e strutture per l’ormeggio e l’assistenza ai natanti purché si utilizzino mezzi compatibili con le finalità dell’area e con il P.A.I., e previa autorizzazione del comitato di gestione.

 

Punti di appoggio: comprendono tutti gli edifici, le aree e gli esercizi commerciali ed artigianali che, in accordo con il comitato di gestione dell’Oasi, attiveranno delle iniziative di appoggio e di servizio per i fruitori dell’area (ad esempio bar, ristoranti, agriturismo, negozi, aree di sosta…)

 

Altri interventi potranno essere attuati nelle zone dei comuni di Arena Po, Spessa Po e S. Zenone al Po in base alle iniziative ed ai finanziamenti che ogni amministrazione vorrà attivare, ma necessariamente secondo le linee programmatiche della costituzione dell’area e in accordo con il comitato di gestione. In entrambe le fasce tutte le opere dovranno comunque essere effettuate secondo i principi di rinaturazione e di salvaguardia della natura. Inoltre nella Fascia Verde di rispetto si dovrà porre particolare attenzione alle opere che garantiranno maggior sicurezza dei centri abitati. Tutte le aree che, a seguito di evoluzione naturale o di interventi di rinaturazione, dovessero acquisire le caratteristiche della Fascia Azzurra, saranno automaticamente incluse in questa fascia ed il Comune dovrà ufficializzare tale modificazione apportando la variante agli strumenti urbanistici.

Gestione dell’Oasi

L’area dovrà essere individuata a Parco Locale d’Interesse Sovracomunale  (PLIS) come previsto dalle leggi regionali  Lombardia:

·                    LR 30 novembre 1983 n. 86 

Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l'istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale (B.U.R.L. 2 dicembre 1983, n. 48, II° suppl. ord.)

·                    DGR 21 maggio 1999 n. 6/43150

Procedure per la gestione, la pianificazione e il riconoscimento dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale ai sensi dell’art. 34 della LR 86/83

 

I comuni di Arena Po, Spessa Po e S. Zenone al Po nei cui territori si trova l’area protetta, dovranno indicare nei loro strumenti urbanistici la destinazione a PLIS delle aree comprese nel progetto con i vincoli assegnati. I Comuni dovranno richiedere la concessione erariale senza scadenza alcuna per l’utilizzo di tutte le aree demaniali nel loro territorio e, in accordo con i proprietari, vincolare ad un uso programmato le zone di proprietà necessarie all’Oasi. La gestione dell’area deve essere affidata ad un ente autonomo con portafoglio, per garantire la copertura delle spese ordinarie e straordinarie ed evitare gli intoppi burocratici. La gestione dovrà essere totalmente autonoma dalle amministrazioni comunali di Arena Po, Spessa Po e S. Zenone al Po che comunque dovranno garantire un contributo annuale preventivo, da elargire proporzionatamente alla superficie ed alle possibilità di fruizione da parte dei suoi abitanti; si potrà usufruire anche di finanziamenti autonomi. L’organo gestore dovrà convocare, almeno una volta all’anno o su specifica richiesta, un incontro di programmazione con tutti i soggetti interessati, le associazioni ambientaliste locali riconosciute.

 

Per la struttura gestionale è opportuno riferirsi al Manuale “I Parchi Locali di Interesse Sovracomunale in Lombardia” edito dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente, ente di ricerca della Regione Lombardia.

In particolare:

·                    punto 2.5:        educazione ambientale

·                    punto 3.2.5:     normative gestionali 

·                    punto 3.2.6:     piani, programmi e regolamenti dei PLIS

·                    punto 3.3.2:     normativa faunistico-venatoria

·                    punto 3.3.3:     corsi d'acqua e fitodepurazione.

 

Per la definizione dell’ente gestore si deve fare riferimento all’allegato del DGR 21 maggio 1999       n. 6/43150 al punto 5.

 

Per la pianificazione ambientale si deve fare riferimento all’allegato del DGR 21 maggio 1999       n. 6/43150 al punto 6.5:

a) il  rilievo  delle  emergenze  geologiche  (geomorfologiche, idrologiche, litologiche ecc.), biologiche (zoologiche, floristiche, vegetazionali ecc.), paesaggistiche, storiche;

b) il rilievo della rete idrica naturale e artificiale, con particolare riferimento alle sorgenti;

c) l’analisi della viabilità a servizio dell’attività agricola e a servizio della fruizione del parco;

d) le modalità per la conservazione e/o il recupero degli ambienti naturali e seminaturali esistenti;

e) la salvaguardia degli ambiti e del paesaggio agricolo esistenti;

f) l’utilizzo  di  specie  vegetali  autoctone  con  preferenza  per  i genotipi locali;

g) le azioni per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio rurale, storico e architettonico, comprensivo delle aree di pertinenza;

h) il  recupero  dal  punto  di  vista  ambientale,  idrogeologico  ed eventualmente  ricreativo  delle  aree  degradate  o  soggette  a escavazione tramite interventi di rinaturazione;

i) la fruizione ricreativa, didattica e culturale;

j) la definizione di alcune aree per la sperimentazione funzionale dell’insegnamento scolastico;

k) il raccordo con le aree protette limitrofe attraverso la creazione e/o il mantenimento di corridoi ecologici e di percorsi di fruizione;

l) la  riqualificazione  e  la  riorganizzazione  delle  attrezzature sovracomunali esistenti con gli spazi verdi. Esso dovrà essere conforme agli strumenti urbanistici dei Comuni interessati e contenere altresì l’indicazione di massima delle fonti di finanziamento.

  

La natura è grande nelle grandi cose, ma è grandissima nelle piccole.

[B. de Saint Pierre]