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CAVA - LAGO all'azienda agricola il  Pirocco nel comune di Broni

Abbiamo scritto alla Regione Lombardia, Provincia di Pavia. ai sindaci dell'Oltrepò Pavese Orientale, alle associazioni degli agricoltori, all'Azienda Acquedotti Oltrepò Pavese

Queste sono le nostre 0osservazioni:

Oggetto: Escavazione di un lago artificiale in Broni

 

Il WWF Oltrepò Pavese, con sede a Broni (PV) si permette di portare alla Vs. conoscenza un fatto che, se attuato, determinerebbe una tra le peggiori alterazioni e compromissioni del territorio dell’Oltrepò Pavese Orientale.

Esponiamo di seguito le numerosissime motivazioni che ci spingono a chiedere un vostro intervento affinché simile progetto sia cancellato.

L’Azienda Agricola Pirocco ha sede nella Cascina Pirocco in Broni è stata acquistata (da quanto ci è dato sapere) alla fine degli anni ’90 da un imprenditore agricolo proveniente dal bresciano che immediatamente ha richiesto di poter effettuare escavazioni su un bacino di circa 25 ha motivando come pescicoltura. Per motivi non saputi il primo progetto è stato abbandonato e ripresentato nel 2000 con un primo lotto di 5 ha ed ha chiesto l’inserimento in variante P.R.G. di un secondo di 27 ha di superficie.

Il Comune di Broni, dopo un rinvio della prima richiesta, ne ha data l’autorizzazione preliminare (pratica n. 7/00 - A.E. n. 21 del 30/05/02) e nel Consiglio del 16 febbraio 2002 ha approvato due delibere che autorizzano l’escavazione di milioni di mc. di materiale inerte (sabbia e ghiaietto pregiato), con la conseguente formazione di una enorme lago artificiale, presso l’azienda agricola "Pirocco", azienda famosa in Italia ed in Europa per la selezione di vacche da latte "Frisona Italiana".

In particolare l‘aspetto autorizzativi ha seguito questa procedura.

I lavori sono stati suddivisi, a nostro parere per opportunità di approvazione urbanistica e per evitare di sottostare alla normativa che prevede la disciplina regionale per la coltivazione delle sostanze minerali di cava (L.R. 8-8-98 n. 14 art. 1) con la conseguente procedura per la Valutazione di Impatto Ambientale (D.P.R. 12-4-96), in due stralci; il primo per circa 5 ettari, pari a 80 pertiche, che il Comune di Broni ha approvato lo scorso anno con autorizzazione edilizia n. 21 del 30 maggio 2001 (in base all’art. 35 della L.R. 8-8-98 n. 14). Nella seduta del 16/02 u.s. è stata approvata specifica convenzione per la vendita del materiale inerte e il versamento alle casse comunali dei relativi contributi per circa cinquecento milioni di lire.

La seconda parte del lago, pari a 27 ettari per circa 432 pertiche, è stata proposta come variante al P.R.G. adottato il 22 dicembre 2000 approvato dalla Giunta regionale e confermato definitivamente dal Comune di Broni sempre il 16/02, con finalità di pesca sportiva, ovviamente con relativo scavo e ulteriore versamento alle casse comunali di alcuni miliardi di lire.

Curiosamente, a prova della pretestuosità della proposta, si fa notare come già ora sono presenti adiacenti l’Azienda Pirocco due piccoli bacini, oltre ad un terzo di notevoli dimensioni posto 600 m più a nord, abbandonati, colmi di acqua di falda; non ci risulta siano utilizzati né come acquicoltura né come pesca sportiva.

Certamente questo è un fatto gravissimo per l’ambiente locale perché prevede una escavazione circa 500.000 mc. nel primo lotto e di circa 3.000.000 di mc. dal secondo per materiale costituito in gran parte da sabbia e ghiaia per una profondità di progetto di circa 12 m. dal livello campagna. L’estensione complessiva del lago sarà di circa 510-520 pertiche pari a 66 campi da calcio.

In virtù della suddivisione in due progetti distinti, per il primo lotto non è prevista alcuna V.I.A. e quindi l’azienda potrebbe iniziare i lavori appena ricevuta l’approvazione regionale alla convenzione già stipulata dal Comune di Broni.

Aldilà della procedura amministrativa, già per noi irregolare, sono da verificare a fondo anche gli aspetti che mostrano l’enorme danno ambientale che si vuole creare con simili opere e il WWF Sez. Oltrepò Pavese si permette di portare alla vostra conoscenza i gravissimi impatti che le opere previste creerebbero sul territorio circostante, le irregolarità e gli artifici anche contabili utilizzati per poterle aggirare ed approvare e viceversa le motivazioni che, a nostro parere, invaliderebbero tali autorizzazioni o vincolerebbero in modo più determinato l’imprenditore proponente e permetterebbero di determinare un impatto inferiore.

La superficie interessata ai lavori di scavo è enorme (come prima indicato, circa 32 ha complessivi), corrispondente a quelle di una media azienda agricola tipica dell’Oltrepò Pavese Orientale, si presenta come l’effettiva cancellazione di una quota rilevante di una unità produttiva di enorme pregio e valore agricolo (la superficie totale dell’Azienda Pirocco, la più estesa della zona, è di circa 135 ha.); in particolare si nota come il terreno oggetto di escavazione sia tra i più fertili del comprensorio, e riducendo di un quarto circa le dimensioni della proprietà, muterebbe negativamente la potenzialità e la fama nel comparto agricolo specialistico (allevamento di vacche Frisona Italiana) della Provincia di Pavia limitandone notevolmente le capacità operative (a quanto ci è dato sapere già ora l’azienda è costretta a completare le proprie necessità foraggiere con acquisti esterni non bastando la produzione interna per l’esiguità della superficie coltivata, ovviamente il problema si amplierebbe notevolmente se fossero eseguite queste trasformazioni fondiarie).

La suddivisione delle opere in due stralci è puramente e esplicitamente, come già ricordato, pretestuosa ai fini di evitare le istruttorie della V.I.A. e del Piano per la disciplina delle attività estrattive (Piano Cave) infatti i bacini sono adiacenti, separati da un setto di materiale arenaceo di pochi metri che non determina alcuna separazione ne idrologica ne morfologica; pertanto lo specifico ufficio preposto presso l’Assessorato alla Tutela Ambientale della Provincia di Pavia li dovrebbe valutare nel loro insieme.

Le opere sono state approvate dal Comune di Broni in base alla L.R. 8-8-98 n. 14 il quale prevede all’art. 36 c. 3 che "gli interventi finalizzati ad attuare bacini idrici per acquicoltura e pesca sportiva" siano esclusi dalle normative della legge ma soggetti ad autorizzazione regionale ai fini della sola commercializzazione del materiale estratto; continua indicando come la Giunta Regionale ne stabilisce i criteri e le modalità per il rilascio delle autorizzazioni.

In data 6-11-08 con D.G.R. N. VI/39420 sono stati stabiliti i previsti criteri nei quali si dice esplicitamente come sia necessario "individuare le caratteristiche distintive di tali attività autorizzate per riconoscerne la differenza con le attività estrattive, ed in secondo luogo, riconosciuto l’interesse principale nell’attività dichiarata per la quale vengono ad essere effettuati gli scavi" (che devono quindi risultare come attività accessoria e complementare) si provvede con determinate prescrizioni ad autorizzare la commercializzazione degli inerti in modo di non creare turbative di mercato.

A nostro parere, con simile procedura, l’azienda Pirocco ha indicato per opportunismo come "acquicoltura integrata e pesca sportiva" l’attività principale ma questo per evitare di confrontarsi con la normativa prevista e con gli altri imprenditori nella programmazione del Piano Cave Provinciale e di non sottostare all’indagine prevista per ampie trasformazioni del territorio; in realtà il fine evidente e identificabile facilmente è quello di ottenere la possibilità di escavazione e di commercializzazione degli inerti con enormi guadagni distruggendo nel contempo, con il massimo disinteresse, una vasta area agricola e compromettendo peraltro un rinomato allevamento bovino (magari in concorrenza con altri già in suo possesso nella zona di provenienza).

Tale nostra convinzione la si può evincere anche dal fatto che è prevista una ridottissima produzione ittica di circa 60 tonnellate annue di pesce (dati di progetto) tra cui trote (che non riescono a vivere per l’intero ciclo di sviluppo nelle nostre lanche), carpe, barbi e tinche (senza alcun valore di mercato); le lavorazioni necessarie, di contro, prevedrebbero ingenti costi per l’aspirazione e la fornitura dell’acqua necessaria al riempimento del bacino, la loro continua movimentazione, ossigenazione, purificazione e rinnovo (prevista il 30.000 l al minuto o 15.768.000 mc all’anno – dati di progetto per il solo bacino iniziale di 500.000 mc), con relativa depurazione totale da tutte le sostanze di rifiuto, medicinali, pesticidi ed erbicidi necessari per un serio e legalmente corretto lavoro di acquicoltura integrato; senza conteggiare la produzione e le lavorazioni degli avannotti, produzione ed allevamento di fitoplancton e zooplancton; è facilmente intuibile che tutto questo porterebbe ad un utile ovviamente risibile se non addirittura negativo.

Ma, guarda caso, nel contempo si avrà un incasso di circa 30 miliardi di Lire (pari a 15.000.000 di Euro) per la sola escavazione e vendita degli inerti dell’intero bacino.

Seguendo tale esempio è plausibile, nel futuro, supporre che tutti gli coltivatori della zona, certi dell’approvazione immediata, avranno la possibilità (e il diritto) di fare identici lavori per avere con molta facilità immensi guadagni dalla vendita degli inerti senza più curarsi della produzione agricola.

Gli interventi idraulici in falda sono stati approvati sulla base del solo studio idrogeologico di parte, senza alcuna valutazione critica dello stesso (che presenta interpretazioni idrogeologiche a nostro parere volutamente errate) e senza verifiche specifica dei numerosi impatti sul territorio e dell’interazione con le falde acquifere (le stesse da cui pescano i pozzi dell’azienda acquedotti) ne valutazioni sull’eventuale pericolo di inquinamento delle stesse.

Sono comunque già stati effettuati diversi studi e ricerche sulle caratteristiche delle acque freatiche della zona e l’area in cui si trova la cascina Pirocco, posta tra i comuni di S. Cipriano Po ed Albaredo , è indicata, nello studio "Idrogeomorfologia e insediamenti a rischio ambientale" edito dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente, ente tecnico della Regione Lombardia, in caso di interventi sul territorio, ad altissimo rischio di inquinamento della falda. Altri documenti sono stati pubblicati dalla Facoltà di Scienze della Terra dell’Università di Pavia e tutti concordano nell’indicare la superficialità della prima falda e la estrema facilità di inquinamento delle poche falde sottostanti che raggiungono in questa zona, la profondità massima di 11-13 m. sotto le quali si trova del sedimento marino, mentre, paradossalmente, lo studio della azienda Pirocco non le rileva nemmeno la presenza.

Altro problema che si determinerà in caso di attuazione degli scavi sarà la forte riduzione delle acque che vengono attualmente prelevate dagli agricoltori limitrofi per le irrigazioni a pioggia nei mesi estivi, le uniche che permettono la sopravvivenza e lo sviluppo di determinate produzioni agricole nella zona (mais, pomodoro, patate, ortaggi), mentre a valle del lago, nel caso di impermeabilizzazione dei bacini, le acque sotterranee scompariranno, ma in caso di bacini liberi saranno estremamente inquinate per tutti i prodotti immessi per l’acquicoltura. In questo modo non si potrà più effettuare alcun prelievo per agricoltura, orti, altri bacini di pesca sportiva esistenti oltre naturalmente per eventuali pozzi di captazione di acqua potabile. Infine quando questa acqua di falda perverrà nel fiume Po (distante circa un chilometro) e contribuirà al già alto inquinamento presente nel fiume.

Tra le tante conseguenze indotte è pure da ricordare come questo enorme bacino lacustre porterà certamente, come hanno già rilevato parecchi studi in località similari nelle vicinanze della città di Voghera, ad una variazione climatica per l’enorme processo evaporativo che si determinerà, portando conseguentemente ad una maggior presenza di nebbie durante la stagione invernale e di insetti in quella estiva. La proposta di procedere a irrorazioni di insetticidi specifici sulle sponde, oltre a risultare inutile per l’ampiezza del lago, porterebbe ad un ulteriore aumento dell’inquinamento di sostanze tossiche e cancerogene anche per l’uomo.

Quale ultimo aspetto senza voler dare a immaginare alcuna denuncia pretestuosa, vorremmo ricordare fatti risaputi e che i Sindaci del Vogherese e della Lomellina vivono quotidianamente con il territorio ridotto a gruviera dalle escavazioni effettuate nei decenni scorsi per procurarsi l’argilla necessaria alle industrie di laterizi e la sabbia per l’edilizia; molti di loro purtroppo, hanno dovuto subire la peggiore delle sorti ipotizzabili, sempre negata preventivamente ma puntualmente avveratosi, vedendo colmate queste brutte, inutili e fangose buche con milioni di metri cubi di rifiuti provenienti da tutta la Lombardia e dalle Regioni vicine e la creazione di discariche di R.S.U..

Per il futuro si prevedono soluzioni ancora peggiori perché si utilizzeranno le attuali cave a deposito delle ceneri, considerate rifiuti speciali pericolosi, provenienti dai numerosi inceneritori funzionanti, in costruzione o in progetto (Parona, Corteolona, Pieve Porto Morone, Voghera, S. Nazzaro de Burgondi, Casei Gerola, solo nella nostra Provincia ai quali bisognerà sommare quelli di Milano, Lodi e Piacenza, Alessandria).

Nonostante che per i loro comprensori le escavazioni e quindi le argille siano una fetta consistente dell’economia locale e significano il lavoro di centinaia di persone nelle fornaci e nelle industrie di laterizi, tutti gli enti locali e le associazioni di quelle zone (ultimo esempio Cascina Mare a Dorno con il vicino comune di Zinasco) devono affrontare questi problemi oramai come una grave emergenza da risolvere al più presto perché questi lavori hanno portato col tempo alla distruzione dell’ambiente e ad un aumento iperbolico delle patologie tumorali; mentre dei contributi versati dalle ditte nelle casse comunali non è rimasto altro che qualche computer o qualche marciapiede lastricato in piastrelle piuttosto che in asfalto; nelle nostre zone si scaverà e basta! Senza nessun beneficio per i cittadini; solo danni, strade distrutte, maggior inquinamento di polveri e di gas, falde inquinate, clima sempre più nebbioso, nuove malattie, discariche abusive o (se ciò ci potrà consolare) autorizzate.

La beffa finale è realizzata con il progetto di ripristino ambientale in cui si propone, in mancanza dell’attivazione della pescicoltura, un ripristino molto parziale, se non chiaramente impossibile, del paesaggio precedente con l’evidente proposito di evitare costi che l’azienda Pirocco non vuole sostenere o che l’amministrazione comunale non è in grado di coprire con la misera cauzione prevista nella convenzione.

La prima soluzione propone di adibire lo scavo a pesca sportiva (che novità!) colmandolo per 5,30 m. (non è precisato il materiale adoperato per il riempimento ma si suppone si utilizzeranno – come nella seconda soluzione – rifiuti speciali provenienti da demolizioni e similari) e ipotizzando un livello medio della superficie del bacino a circa 1,80 m sotto il piano campagna; questo sapendo dal progetto primitivo che il livello piezometrico della falda è posto mediamente a 3,70 m. sotto il piano campagna. Come pensano di portare il livello idrico da – 3,70 a – 1,80 ? Pompando acqua dalla falda o utilizzando l’acqua del vicino rile Bedo? O lasciano il livello a – 3,70, il comune di Broni è già consenziente dell’inadempienza?

La seconda soluzione (assolutamente irrealizzabile a dimostrazione della inaffidabilità del progetto nel suo complesso) propone il riempimento per 4,80 m. o 6,00 m. (non è chiaro perché sono esposte due misure diverse sullo stesso disegno) con rifiuti speciali da demolizioni ricoperti con 0,50 m. di terreno coltivo per poi utilizzare l’area come recupero all’attività agricola. Ma come è possibile ciò se naturalmente, come già indicato nella soluzione precedente e dichiarato dal loro geologo, l’acqua di falda raggiunge una quota di ben 1,80 m. superiore al livello previsto?

Tutto questo è stato presentato ed approvato dal Comune di Broni basandosi su un progetto inviato dal progettista dell’Azienda Pirocco che non ci risulta abbia alcuna competenza né universitaria né professionale nel campo idrogeologico, anche se, casualmente, è anche l’esperto ambientale nominato nella Commissione edilizia comunale a norma della L.r. n. 18/97; il tutto è stato ammesso da una Commissione Edilizia, altro organo in cui non è presente alcun tecnico esperto del settore, senza richiedere alcun studio geologico autonomo di confronto.

Entrando nell’aspetto legale dell’intervento di ripristino, in caso di mancata attuazione del progetto proposto, il WWF lo considera un atto riferibile alla normativa prevista dalla legge 349/86 art. 18 c. 1 e 8 che declamano:

"Qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l’ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l’autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato…"

"Il giudice, nella sentenza di condanna, dispone, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi a spese del responsabile". In quanto si confermerebbe come la supposta acquicoltura dichiarata sia una falsa finalità dei lavori ma emerge la sola volontà di estrarre inerti per la loro commercializzazione. Pertanto diviene vincolante il ristabilimento totale dell’aspetto precedente.

La specificità del caso non dovrebbe ricondurrei agli interventi di ripristino previsti dalla L.r. n. 14/98 in quanto non si tratta del ripristino di una cava regolarmente autorizzata e attuata, ma di un fatto doloso, di una situazione derivata da un atto ufficiale di proposito disatteso in cui l’attività di scavo dovrebbe essere secondaria rispetto al fine principale di acquicoltura, mancando questo, l’azione diviene dal principio illegale e perciò sanzionabile come tutta abusiva e sottoposta alla legge n. 349/86 (come ha sentenziato più volte la Cassazione). Nello specifico il Comune, a propria tutela, dovrebbe annullare la concessione o, in seconda istanza, richiedere una cauzione corrispondente all’effettivo costo di ripristino totale e primitivo del territorio con materiale identico a quello presente attualmente e non, come è stato approvato, per una quota minima e con rifiuti speciali, pari a circa un decimo degli effettivi costi prevedibili.

Quale aspetto non secondario facciamo notare come il confine sul lato Ovest del secondo bacino si trova a pochi metri dal rilevato dell’argine maestro di competenza del Magistrato per il Po al quale non è stato richiesto alcun parere di competenza. Fatto non secondario perché significa che la zona interessata risulta essere in realtà area golenale del fiume Po (tant’è vero che nel 1994 e nel 2000 parte dell’area è stata allagata dalla piena) e quindi ogni azione deve essere preventivamente valutata in modo specifico in quanto ricade nella normativa sia del T.U. 22/10/99 che della legge n. 183/89. Il livello del lago (sia il primo bacino che il secondo avranno per effetto dei vasi comunicanti necessariamente la stessa quota) risulterebbe, dai livelli piezometrici rilevati, sempre inferiore di circa 2,50 m. all’altezza della piena di riferimento del fiume Po (valore confermato dalla quota arginale superiore di circa 2,00 m. dal piano campagna e dal limite delle acque alluvionali raggiunto nel 1994 e nel 2000), verrebbe quindi ad essere tutto colmato dalle acque della alluvione (direttamente e/o per falda comune) e questa si espanderebbe per l’intera area scavata (sia del primo che del secondo lotto). Ciò creerebbe un ulteriore rischio per il territorio, per le costruzioni presenti, per la falda freatica e per le ipotetiche strutture di acquicoltura presenti che verrebbero distrutte. Nel contempo si potrebbe facilmente ipotizzare che anche la falda di subalveo del fiume Po venga ad essere interessata dagli scavi, in contrasto con quanto affermato nella relazione di progetto e espressamente vietata dalle leggi vigenti.

Il lato Nord-Est confina direttamente con il Comune di San Cipriano Po ma non consta esistano accordi di programmazione territoriale con suddetta Amministrazione.

Aspetto particolarmente ipocrita, incongruo e incomprensibile è il comportamento della Amministrazione comunale di Broni. Ricordiamo infatti, la fortissima reazione contraria, quasi una sollevazione popolare, alla proposta di creare una cava a Zenevredo delle dimensioni di circa 700.000 mc. (lo scavo del Pirocco dovrebbe essere complessivamente cinque volte tanto) con manifestazioni cui ha partecipato con gli altri comuni della zona, dei rappresentanti politici dei diversi partiti, dei parlamentari pavesi e padani, degli imprenditori agricoli e viticoltori, di Assessori e Sindaci di tutto l’Oltrepò Pavese Orientale contro quella devastazione del territorio. Ora il problema si presenta moltiplicato diverse volte con un pari ampliamento dei danni con il parere positivo e l’appoggio incondizionato degli stessi amministratori.

Identico e altrettanto prezioso intervento si attenderebbe dall’associazione Comuni dell’Oltrepò Pavese Orientale che si è battuta recentemente contro la prevista discarica di R.S.U. prevista in una cava della località Ganaghello in Provincia di Piacenza.

La ulteriore proposta estremamente scorretta, inserita nella convenzione che il Comune di Broni ha stipulato, è quella di convogliare gli autocarri per il trasporto degli inerti verso Albaredo Arnaboldi e Campospinoso, imponendo a questi comuni ed i loro cittadini (tra cui gli ospiti della casa di riposo Fondazione Porta Spinola Arnaboldi in Albaredo) di subire la devastazione delle strade, traffico intenso e pericoloso su strade di minime dimensioni, aumento iperbolico del rumore, delle polveri e dell’inquinamento da scarichi di motore su persone già deboli per l’età avanzata o comunque cittadini che hanno scelto queste località per l’aria pulita, pura e silenzio.

Comprendiamo (ma non giustifichiamo affatto) come agli amministratori bronesi possa essere utile disporre di centinaia di milioni per numerosi anni a venire; ma ne vale la pena valutando tutte le gravissime e irreparabili conseguenze sull’ambiente e approvando tali ambiguità e ipocrisie?

Noi non accettiamo che si possa distruggere un territorio e creare danni enormi alla agricoltura e agli agricoltori, al clima, al paesaggio, alle acque di falda e superficiali, all’aria per opere precarie e addirittura inutili alla popolazione (ma certamente proficue per i proprietari terrieri).

Pensiamo che anche voi condividiate le nostre preoccupazioni sui pericoli che corre questo territorio con la cancellazione delle superfici agricole, la formazione di cave e discariche, l’inquinamento e l’impoverimento delle falde, e certamente crediate nella sua conservazione positiva fornendone una miglior immagine con prodotti tipici, agricoltura di pregio, acqua pulita, aria senza fetori di rifiuti, paesaggi naturali.

Grazie per l’attenzione.

WWF Sez. Oltrepò Pavese

Il responsabile

Gilberto Pacchiarotti

Allegati: estratto Carta Tecnica Regionale con evidenziati i due bacini autorizzati.