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16.11.2008 web stats Feed RSS
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Da Gaetano Salvemini ad Eluana Englaro. 100 anni di oscurantismo clericale in Italia

La libertà non è il diritto di far quello che ci pare e piace passando sul corpo dei nostri vicini. La libertà tua limita la libertà mia. La libertà mia limita la libertà tua. Nelle società selvagge è il più forte che stabilisce la linea di divisione fra la sua libertà e quella del più debole, e la stabilisce dove arriva la sua forza: egli ha tutte le libertà e il debole non ha nessuna libertà. Rivendicare la propria libertà è facile. Rispettare la libertà altrui, questo è difficile. Eppure questa è la libertà.

La dottrina ufficiale della Chiesa cattolica non ha mai accettato la "libertà per tutti", la Chiesa cattolica ammette soltanto la "libertà per il bene", cioè per quello che le autorità della chiesa definiscono come "bene". Libertà di coscienza per tutti, libertà di culto per tutti, libertà di parola per tutti, libertà di stampa per tutti, libertà di insegnamento per tutti: queste "libertà per tutti" sono sempre state condannate da tutti i papi come libertà di male, di errore, di disordine, di anarchia, di immoralità. Per la Chiesa la "giusta libertà" del cittadino cattolico è paragonabile a quella che deve avere il cane che è tenuto al guinzaglio. Il cane è libero fin dove arriva il guinzaglio.

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Chi non è cattolico domanda alla propria coscienza individuale la soluzione di qualunque problema; può anche domandare l’opinione delle autorità della Chiesa, se appartiene ad una chiesa; ma non sente a priori nessun dovere di obbedire a quella opinione, se essa si troverà in contrasto col punto di vista che la propria coscienza individuale gli comanderà in ultima istanza di accettare. Ben diversa è la condizione del cattolico: suo obbligo è di obbedire al "magistero dottrinale" del pontefice e dei vescovi anche se la sua coscienza individuale lo ripugna. Gli è permesso, tutt’al più, di tacere e non contrastare, se non vuole cadere in peccato.

Il clericale disputa, insiste, condanna, minaccia con superbia e ferocia, non tanto sui problemi della condotta morale, quanto sulle basi dogmatiche della religione, Fuori di queste non c’è, secondo lui, vita morale. Chi non è clericale non è cattolico, chi non è cristiano non è religioso; chi non è religioso è immorale. Perciò chi non è clericale è un essere maligno e pericoloso alla società. Per il clericale esiste solo la certezza che, se non accettate i suoi dogmi, siete un’anima perduta. Essendo sicuro che la sua anima si salverà, si occupa di salvare le anime degli altri, presuntuoso, arrogante, invadente. Quanto alla scienza, faccia pure il suo comodo, finché non arriva al limitare del dogma; arrivato a quel punto, alto là.

Le autorità ecclesiastiche hanno il diritto di "consigliare" i fedeli, e magari condannarli al fuoco eterno, ma nell’altra vita. Se avessero la facoltà di imporre giuridicamente a fedeli e non fedeli i loro "consigli" e le loro condanne in questa vita, i loro consigli diventerebbero "leggi". I peccati diventerebbero delitti.

Si legge sull’Osservatore romano un articolo intitolato: "Per la libertà dall’errore". Badiamo bene non libertà dell’errore, ma dall’errore. Solo chi pretende di tenere chiusa l’ispirazione divina in un taschino, può pretendere di essere sicuramente libero dall’errore, e quindi può pretendere di obbligare i propri simili a liberarsi dall’errore secondo la ricetta a lui rivelata da un Dio che non erra mai. La certezza dell’infallibilità produce intolleranza giuridica. La modestia produce il rispetto delle opinioni altrui, cioè dell’errore altrui, cioè non la libertà dall’errore, ma la libertà dell’errore. L’Osservatore romano, beato lui, ha la certezza dell’infallibilità. Perciò non ammette la libertà dell’errore. Ammette la sola libertà dall’errore; negando la libertà dell’errore, distrugge la libertà.

Il clericale domanda libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale.

- Gaetano Salvemini

* Come si vede quest’articolo scritto quasi 60 anni fa, è di straordinaria attualità. La triste vicenda di Eluana Englaro è l’esempio più lampante di quanto, ancora oggi, sia forte e radicato certo estremismo clericale nel nostro paese. Estremismo fondato su di un pensiero fanatico ed intollerante. Vizio - che i clericali vogliono virtù - antico. Basti pensare a Pio XII (che adesso vogliono fare pure Santo...) che ebbe a dire "Che è dovere dei giudici non pronunziare sentenze di divorzio, anche se la legge civile fa obbligo di pronunciarle". E’ per questo che io odio l’intolleranza intrinseca a tutte le fedi. Io odio la stupidità.


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Ci sono 5 commenti all'articolo

corsaro rosso scrive: Un bel esempio di cultura laica

Ha detto Plutarco che ''l'anima non e' un vaso da riempire, ma un fuoco da suscitare''. Lo spirito non si educa, schiacciandolo sotto il peso dei dogmi religiosi. Per questo non possiamo non dirci Laici.

XXX scrive: Un giorno corsaro rosso...

posto' questi versetti ''satanici'' su questo blog... ''Bruceremo le chiese e gli altari! Bruceremo i palazzi e le regge! Con le budella dell'ultimo prete impiccheremo il padron! Rivoluzione sia, guerra alla societa', pittosto che vivere cosi', meglio morire per la liberta'. Fraterni saluti''. :-D

corsaro rosso scrive: @ XXX

Copione! :-P Spero che tu l'abbia imparata a memoria... ;-D

davide scrive: Anche se sono passati oltre sessant'anni

le parole di Salvemini sono in ampia parte attuali. Pero' su una decisione cosi' vitale come quella che sta prendendo il signor Englaro voglio esprimere un parere piu' sul fatto che sull'opinione della chiesa. Se dovessi (mai) trovarmi nelle condizioni di Eluana vorrei che i parenti, gli amici mi stessero vicino. Magari anche qualche sconosciuto di buon cuore. Ma questo non deve prescindere dalla mia volonta', soprattutto lo stato non puo' nergarmi la scelta tra l'essere accudito con dignita' o l'essere lasciato spegnere con serenita'. Di fronte ai tanti diritti civili di cui deve godere l' essere umano, lo stato non puo' rinviare le scelte, a partire dai pacs fino al testamento biologico e oltre, magari la dolce morte per i malati terminali. Come disse Indro Montanelli, piu' o meno, ''una nazione che approva la possibilita' di morire con dignita e'una nazione dove mi sentirei fiero di morire''. Era un italiano cent' anni avanti a tutti. L'unico uomo di destra che riesce ad essermi di esempio.

antonio scrive: cosa pensa una persona che

come il buon welby, vive (?) collegato ad una macchina, senza poter nemmeno parlare muovere un dito, a cui gli si nega anche il diritto di decidere della propria vita o della propria morte. se io domani scoprissi di essere avviato verso un fine terribile non so se avrei il coraggio di mettere fine alla mia vita,ma di sicuro ne avrei la prerogativa. invece noi dobbiamo inibire a queste persone anche quest'ultimo gesto di dignita' in nome della sacralita' della vita, omettendo di preoccuparci delle vite stroncate con le guerre, con le condanne a morte ecc. la veemenza che la chiesa ha usato nel caso welby prima e englaro poi, non lo riscontrata nella guerra in iraq (magari scomunicando il cattolicissimo bush) o nei casi di condanne a morte eseguite nel mondo e in particolare negli usa. per la chiesa tutti possono decidere della vita degli altri, tranne se stessi.

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