RACCONTI
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IL DESIDERIO PIU' GRANDE

di Lisa


Micol si sentiva soffocare, era agitatissima e il caldo, che, come sempre, invadeva ogni angolo di spazio dietro le quinte, non la aiutava di certo a rilassarsi. Sentiva di essersi dimenticata i passi, nonostante li avesse provati e riprovati fino allo sfinimento insieme alle compagne, nel cortiletto sul retro del teatro, qualche minuto prima di salire nel retropalco. L'agitazione del saggio le giocava sempre quel brutto scherzo: la memoria, la sua memoria straordinaria, di cui le compagne di scuola approfittavano sempre durante le verifiche, scompariva improvvisamente ed i passi del balletto, che, fino a qualche minuto prima erano ben scolpiti nella sua mente, improvvisamente  scomparivano in un angolo buoi, per poi ricomparire a fine balletto, quando ormai i pasticci erano fatti e gli errori non si potevano riparare, oh, quanto avrebbe voluto essere capace di tornare indietro nel tempo, almeno di qualche minuto, ma, purtroppo, questo era impossibile...
 
Immersa in questi pensieri, Micol decise di avvicinarsi il più possibile alla porta, mentre aspettava il suo turno, per approfittare dell'aria fresca che entrava dalle scale ogni volta che giungeva un nuovo gruppo di ballerine. Una boccata d'aria fresca le avrebbe sicuramente fato bene... 
 
Purtroppo, c'erano troppe persone e Micol non riuscì ad avvicinarsi molto alla porta. Nella sfortuna, però, ebbe la fortuna di accorgersi di un angolino di spazio libero alll' estremità della panca dietro di lei. Si sedette, rassegnata a sopportare il caldo e si ricordò di colpo di avere in mano il ventaglio della nonna che le serviva per il pezzo di tango.
 
Mentre si faceva aria con il ventaglio, sentì qualcosa di morbido che le sfiorava la spalla destra. Si voltò da quella parte, pensando che fosse il tutù di quella bambina che le si era tanto affezionata e che voleva sempre sedersi in braccio a lei. Stava già aprendo la bocca per dirle di fare attenzione quando si sedeva per non rovinare il tutù, quando si accorse che di fianco a lei non c'era nessuna bambina e che la sua piccola amica era seduta per terra poco lontano a dire una filastrocca con le altre bimbe. Si guardò in giro confusa e vide uno scintillio bianco tra le pieghe della tenda davanti a lei. Lo scintillio scomparve subito e Micol pensò di aver immaginato tutto quanto.
 
Dopo pochi secondi, ebbe di nuovo la sensazione di essere sfiorata da qualcosa di morbido che pizzicava. Stavolta, però, quel qualcosa le sfiorava il ginocchio. Anche stavolta non stava passando nessuno e non si  era nemmeno seduta nessuna bambina. Micol, ancora più confusa, si chinò verso il ginocchio e vide brillare qualcosa sul tessuo delle collant, era lo stesso bagliore che le sembrava di aver visto prima tra le tende. Quella luce sembrò tremare e si trasformò in... una fatina.
 
Micol si pizzicò una guancia, pensando di sognare. La fatina era piccola e luminosa. Era pallida con le gote rosee, gli occhi azzurri frangiati da lunghe ciglia e i capelli dorati inanellati raccolti in uno chignon legato con un fiocco rosa che sembrava fatto di petali di fiori. Anche i suoi parevano fatti di fiori e foglie. Indossava una magliettina verde chiara con le maniche a sbuffo e i bordi ricamati di color rosa antico, come il tutù e ai piedi aveva delle scarpette rosa e verdi come la maglietta, molto simili alle mezze punte di Micol. Le sue ali,anch'esse rosa e coperte di polvere d'oro, sembravano fatte dello stesso tessuto dei tutù delle ballerine.
 
La fatina le parlò. "Lo so, pensi di sognare, ma io sono reale... Ho deciso di mostrarmi proprio a te e di aiutarti, perchè ti considero meritevole." Micol, che era rimasta senza fiato, si riprese e le chiese in un sussurro:"Perchè vuoi aiutare proprio me?"
 
La fata le sorrise. "Per darti una risposta, ti devo raccontare la mia storia. Dunque, devi sapere che, quando un bambino ride per la prima volta, dalla sua risata nasca una fata e che la fata che nasce d aquella risatasarà sempre molto legata a quel bambino. Io, ad esempio, sono nata dalla risata di una splendida bambina: Odette. La mamma di Odette era una bravissima ballerina. Le raccontava spesso storie sulla danza e, appena fu abbastanza grande da andare a teatro, la portò a vedere il suo balletto preferito: Il lago dei cigni, la cui protagonista, Odette, le aveva ispirato il nome della figlia.
La piccina, affascinata dal balletto, sentì il desiderio di imparare a danzare anche lei come la ballerina protagonista.
La madre, felicissima, la iscrisse ad un corso di danza.Odette era bravissima, aveva una grazia naturale ed imparava tutto con facilità, tanto che, a circa 10 anni, entrò in un'accademia. Poco tempo dopo, però, cominciò ad avvertire un fortissimo dolore ad una gamba. I medici dell'ospedale in cui i suoi genitori la portarono le diagnosticarono una grave malattia delle ossa con pochissime speranze di guarigione. Nonostante i loro sforzi ed i sacrifici dei genitori che riuscirono a portarla in una clinica negli Stati Uniti, Odette non guarì; ora è quai completamente paralizzata. Io, vedendo la sua sofferenza,decisi di apparirle per consolarla. Lei mi fece promettere che sarei diventata la fata delle ballerine e che avrei aiutato tutte le bambine e le ragazze che, come lei, studiavano danza a realizzare il loro sogno. Fino a pochi giorni fa, ero una fata apprendista, ma ora,la regina delle fate ha deciso di assegnarmi ufficialmente l'incarico che desidero. Prima, però, devo superare un esame. Devo diventare la fata portafortuna di una ballerina per una settimana e, in base a  quello che farò per lei, la regina deciderà se promuovermi o farmi rimanere apprendista."
 
"Ma perchè hai scelto proprio me?" le chiese Micol "Perchè ho visto che ti impegni, ascolti la tua insegnante e sei gentile con le bimbe più piccole."-rispose lei- "Ma dimmi, hai qualche desiderio? Qualche desisderio riguardo alla danza" Micol rispose:"Non ho nessun desiderio in particolare, almeno per il momento" "Sei una ragazza molto particolare, non mi sarei aspettata che la mia protetta, vedendo apparire una fata, non avrebbe espresso desideri... Sento che tu meriti veramente un portafortuna..." "A dir la verità, avrei un piccolo grande sogno nel cassetto: diventare insegnante di danza, ma non so se puoi aiutarmi" "Non preoccuparti, io sono il tuo portafortuna, quindi ti aiuterò in qualsiasi cosa tu mi chieda..."
 
La fatina scomparve. Sul tutù di Micol rimase solo una piccola catenina dorata con appeso un pendente di strass che rappresentava un paio d'ali con incastonate all'interno delle punte. Micol lo nascose sotto l'elastico del tutù. in quel momento, si sentì picchiare su una spalla.Era Elisa,la bimba che le si era affezionata molto. Le strinse la mano con forza per farsi coraggio. Era giunto il momento, dovevano uscire tutte quante per la presentazione e anche lei aveva paura.
 
Sono passati ormai dieci anni da quel momento, Micol non ha mai più rivisto la fatina. La settimana successiva al saggio, un'amica di sua madre che lavora nella redazione del giornale della sua città l'ha invitata a nome del direttore del giornale a scrivere un articolo per uno speciale sulla danza e ad intervistare Alessandra Ferri, che si era recata in città. Micol ha accettato al settimo cielo: avrebbe visto dal vivo Alessandra Ferri, una delle più grandi étoile, il suo modello da quando aveva cominciato il corso di danza. La ballerina, non solo ha accettato di farsi intervistare, ma le ha anche dato molti consigli e le ha parlato di un'accademia da quelle parti. Micol è stata ammessa ed ora, dopo anni di studio, è tornata alla sua vecchia scuola, ma stavolta come insegnante. A tutte le bambine e ragazze che sembrano scoraggiarsi di fronte alle difficoltà ed ai sacrifici che la danza impone, racconta la storia di quello straordinario incontro e mostra il ricordo che la fatina le ha lasciato.

 

 

10 febbraio 2009

 


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