STORIA DELLA CHIESA DI SAN DOMENICO

 

La Chiesa di San Domenico  sorge a Messina sulla Circonvallazione, la nuova strada che durante la ricostruzione, dopo il terremoto del 1908, ha segnato i confini della città risorta.

mappa catastale in cui si rileva la posizione della Chiesa di San Domenico identificata dalla lettera A

Il sito dove si erge nella zona detta "Dazio" a ricordo della postazione daziaria che si trovava al vicino incrocio tra la via Palermo e la Circonvallazione e che segnava l'inizio della città fuori le mura. In queste aree nel 1800 circa avevano sede gran parte delle industrie locali che così allocate potevano usufruire dei vantaggi del portofranco. Nel 1879 fu abolita questa istituzione   e fu abbattuta la cinta muraria per dare spazio alle civili abitazioni, ma rimase la denominazione di "Dazio" nella individuazione di questo luogo ed ancora oggi si usa questo toponimo per identificare la zona.

In particolare il complesso architettonico che ha sostituito la precedente struttura baraccata si sviluppa ad angolo tra il Viale Regina Elena e la Via Alessandro Manzoni. L'attuale Chiesa con annesso convento occupa parte dell'isolato 522A pervenuto in proprietà all'Arcivescovato di Messina con atto di permuta del 9 aprile 1925.

mappa catastale del foglio 108 del comune di Messina risalente al 1930 circa

Qualche anno dopo la rimanente superficie di mq. 4540 veniva destinata alla costruzione del limitrofo Istituto della Madonna della Lettera delle Ancelle Riparatrici, tutto ciò ad opera di Monsignor Angelo Pajno che tanta parte ebbe nella ricostruzione di Messina  postbellica. Proprio Gli anni a cavallo del Novecento videro nella diocesi di Messina la fioritura di nuovi istituti religiosi come quello dei  Rogazionisti e Figlie del Divino Zelo, ad opera del Beato Annibale Maria di Francia proclamato Santo  da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e quello delle  Ancelle Riparatrici, fondate da Monsignor  Antonino Celona per il quale  è in corso il processo di beatificazione. Il catastrofico terremoto del 28 dicembre 1908 che provocò 80.000 vittime  contribuì notevolmente ad accrescere l'impegno della Chiesa locale verso quanti persero in quella infasuta circostanza  ogni cosa. La ricostruzione fu lenta e laboriosa. Essa cominciò sotto Mons. Letterio D'Arrigo e, dopo trent'anni, venne conclusa dal successore Angelo Pajno. Cattedrali, episcopi, seminari e centinaia di edifici di culto, istituti e conventi vennero restituiti alla diocesi o costruiti ex novo La ricostruzione spirituale e materiale da parte di Mons. Pajno, ebbe inizio nel dopoguerra con l'indizione di due missioni cittadine (1945 e 1948), con la Peregrinatio Mariae in tutta la diocesi (1948), e con la nuova consacrazione della risorta cattedrale (1947), elevata, per l'occasione, da Pio XII alla dignità di Basilica. La Chiesa anche prima di essere parrocchia è stata sempre gestita dai padri domenicani, tanto che un tempo tale sito era conosciuta come "A chiesa 'i Patri 'Rigu (Arrigo)" con il nome cioè del sacerdote domenicano che la portò in auge e ne fece il fulcro religioso della città di Messina.

 

 

 

Una lapide posta all'interno della Chiesa di San Domenico ricorda tali fatti e così recita:"S.E. Mons. Angelo Pajno Arcivescovo e Archimandrita che questo Tempio tra cento altri a Dio innalzò la Parrocchia Grata nel 50° del Suo Episcopato. A. D. 1959".

 

 

 

(Una rara immagine di S.E. Mons Angelo Pajno scattata nel 1959 durante i festeggiamenti del Giubileo Aureo del suo episcopato = 50 anni di sacerdozio)

 

 

 

La Chiesa in cemento armato fu costruita nel 1932 su progetto del sac. ing. Carmelo Umberto Angiolini in stile eclettico, o come egli stesso indicò nella relazione annessa al progetto "uno stile personale che non sapremmo classificare".

 

La facciata è caratterizzata da due imponenti pilastri che sorreggono il timpano triangolare che racchiuso nella sua sommità incornicia lo stemma dei domenicani. In basso è situato il portale d'ingresso sormontato da archi e sovrastato da un finestrato ripartito con colonne a tortiglioni e delimitato da una balconata in ferro battuto. Sulla sommità dell'acroterio situato sui pilastri esterni che delineano le navati laterali si ergono due statue in cemento a tutt'altezza, a sinistra è quella si San Tommaso d'Aquino, a destra quella di San Vincenzo Ferreri.

La pianta è a croce latina con tre navate e due ingressi, il pricipale dal Viale Regina Elena che immette nella navata centrale e l'altro sulla Via Manzoni che immette al transetto. un terzo ingresso era nel progetto sul alto opposto, ma poi fu chiuso per dare posto all'altare del sacro cuore e impedire uscite con il confinante Istituto delle Ancelle Riparatrici con cui nel tempo sono sorte ed appianate questioni relative agli esatti confini di una parte e dell'altra sui certi  diritti di confine, di affaccio ed uscite.  Le navate sono delimitate da filari di colonne marmoree sormontate da  capitelli compositi.

In fondo alla navata centrale, nel catino absidale si trova in alto un affresco di pregevole fattura del domenicano fra Angelico Spinillo realizzato negli anni '60 e raffigurante la partenza della flotta cristiana da Messina alla volta di Lepanto. Al centro vi è la Madonna del Rosario protettrice dell'esercito cristiano vittorioso tanto che fu detto: "Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit" ("Non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori").

Dello stesso fra Angelico Spinillo sono i medaglioni che lungo la parete laterale dell'abside rappresentano scene di vita e morte di San Domenico.

Il coro ligneo ha nella parte apicale dei quadrati con dei bassorilievi lignei che rappresentano la vita di Cristo e i misteri del Rosario. Si innestano e danno ritmo all'opera delle statuette anch'esse ligneee che raffigurano i due Papi autori di encicliche sul Rosario: Papa Leo XIII e Papa S. Pio V, i 4 santi e beati domenicani di Sicilia: B.B. Scammacca, S. Dominicus, S. Thomas e B.D. Spadafora.  L'opera contestuale agli affreschi è stata realizzata dalla ditta Giovanni Moroder di Ortisei nel 1964.

Sull'altare maggiore nel ciborio in legno opera contestuale al coro sottostante è posta la statua della Madonna del Rosario che da il nome alla Chiesa. Questa differisce in parte dal quadro della Madonna del Rosario di Pompei del Beato Bartolo Longo per la postura dei personaggi rappresentati, in pratica sono speculari.  Nel quadro  Gesù bambino è posto sul ginocchio sinistro  della Madonna e porge il Rosario a San Domenico, mentre la Madonna guarda e porge il Rosario a Santa Caterina da Siena. Nel gruppo marmoreo posto sull'altare maggiore della chiesa di San Domenico Gesù siede sul ginocchio sinistro di Maria e porge il Rosario a Santa Caterina mentre la Madonna lo porge a San Domenico.

Ai lati del ciborio l'organo, dal superbo e melodioso suono, composto da circa 50 canne, non tutte visibili, chiude ed incornicia l'insieme

Nel transetto sinistro, nella parte terminale si trova l'altare del Sacro Cuore di Gesù. In una nicchia al centro della composizione si trova la statua del Sacro Cuore, nell'affresco che lo contorna sono rappresentati degli angeli adoranti dipinti a tempera.

L'opera  la cui realizzazione risale al gennaio 1960  è di pregevole fattura e risulta donata dalle benefattrici sorelle Lilla e Graziella Centorrino come si legge in un riquadro in basso a sinistra.

In fondo alla navata di sinistra è stato posto un pregevole crocifisso, nella chiesa vi sono anche statue di Santi Domenicani, un San Giuseppe, una Vergine Addolorata.

Il soffitto è a cassettoni di forma quadrata molto semplici con al centro un tondo di stucco e colorati in giallo e azzurro.

Da antiche mappe della città di Messina (particellare borbonico del 1891-aggiornato al 1900) scopriamo che l’originaria chiesa di San Domenico era ubicata in un  sito completamente diverso, ma andiamo per gradi.

particellare borbonico del 1891 aggiornato al 1900

 Accanto all’Ospedale dei Templari c’era la Chiesa di San Marco dei Templari fondata dai cavalieri templari prima del 1096. Detta chiesa nel 1311 è stata  ceduta ai domenicani e riconvertita nel complesso del convento di San Domenico del quale facevano parte l’oratorio della Pace nel quale si riunivano i confrati omonimi che curavano la processione delle barette, dunque l’ubicazione era proprio accanto a quella che oggi è la chiesa Oratorio della Pace tra la via XXIV Maggio ed il Corso Cavour.  

 Restaurata prima del 1724, fu danneggiata con il terremoto del 1783 . Nuovamente restaurata fu incendiata nel 1848 durante la rivoluzione era infatti utilizzata come deposito di armi. Successivamente per un lungo periodo l’edificio  fu chiuso al culto e  venne utilizzato come deposito di agrumi.  Il convento venne espropriato nel 1866 e adibito ad uso convitto normale femminile Scuole professionali per  solo donne.  

 La Chiesa di San Domenico abbattuta con il terremoto del 1908 fu ricostruita nel 1932 in un sito diverso oltre le mura,  al Dazio come detto su progetto del sac ing. Sandro Angiolini. Per un periodo la chiesa tenne il titolo di Santa Maria del Graffeo (Lettera) di rito greco ortodosso in attesa del ritorno a Messina dopo il terremoto dei monaci basiliani che avevano la loro sede nella chiesa di san Nicolò dei greci ubicata sulla via Ferdinanda oggi via Garibaldi all’altezza della prefettura lato mare danneggiata dal terremoto. Tale chiesa era la sede del titolo di rito ortodosso. Invece l’archimandrita aveva la sua sede nella chiesa del SS Salvatore dei Greci ubicata nel sito dell’attuale museo ed espropriata assieme all’attiguo convento nel 1866 a causa delle leggi eversive (lo stato incorpora tutti i beni della chiesa.) e  riconvertita in Scuola per allievi della guardia di finanza. Distrutta dal sisma del 1908 l’area venne riadattata ad uso di Museo assieme all’attigua filanda Mellingof. Mentre il titolo della chiesa fu ripristinato nella ricostruita chiesa omonima che detiene anche il titolo di sede archimandritale (salesiani).  Il titolo di Santa Maria del Graffeo dalla chiesa di San Domenico passò a quello di San Francesco d’Assisi del villaggio San Licandro o Nicandro. Nel  1985 circa tale titolo del Graffeo  passò definitivamente alla Chiesa della SS Annunziata dei Catalani, sede attuale dei Cavalieri Templari. (Le informazioni sulla precedente ubicazione della Chiesa di San Domenico ci sono state fornite dallo storico Silvio Catalioto).  

 

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