Diario italiano
Il Rimino 165, anno XI
Settembre 2009

23.09.2009
Rispetto


"Una nuova era basata sul rispetto", propone Obama. Vale anche per noi?

"Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito". Questa è la "direzione nuova" che Obama ha suggerito dalla tribuna dell'Onu oggi pomeriggio.

Possiamo applicare l'invito di Obama anche alla situazione del nostro Paese? Dove l'offesa agli oppositori da parte del capo del governo e di qualche ministro, non è più l'eccezione alla regola, ma una regola costante.

Ce lo chiediamo nella speranza di non dovere leggere domani che Obama ha detto cose già suggerite a lui ed agli altri capi di governo stranieri dal premier Berlusconi.
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22.09.2009
Degrado italico


Parola del cardinal Bagnasco. Ma se è messo male lo Stato, anche la Chiesa... Parola del papa

Bagnasco dixit. In Italia c'è un "allarmante degrado" nel vivere civile. La Cei se ne è accorta dopo l'attacco a Dino Boffo per opera della cannoniera berlusconiana di Vittorio Feltri. Verrebbe da suggerire umilmente che la denuncia dell'eminenza arriva troppo tardi.

Il cardinale Bagnasco ha aggiunto un'osservazione inquietante: il discorso ecclesiastico rivolto all'Italia è fatto "in tutta trasparenza, e fuori da ogni logica mercantile".

Rovesciando il calzino, si constata amaramente che è una risposta molto dura a chi (il governo) pensava di mettere a tacere tutto sul caso Boffo, promettendo alla Chiesa mari e monti.

L'altro aspetto che si nasconde dietro il drammatico discorso di Bagnasco (si veda ad esempio il passo sulla "sobrietà" dei politici in sintonia con la nostra Costituzione), riguarda le tensioni interne alla Chiesa di Roma. Abbiamo avuto occasione il 10 settembre di ipotizzare "incendi curiali".

Da una parte c'è la Segreteria di Stato vaticana, dall'altra la Cei, hanno ricostruito poi gli esperti di cose religiose. Uno di loro, Sandro Magister, ieri ha addirittura ipotizzato la manina del direttore dell'Osservatore romano dietro un articolo contro Ruini. Quell'Osservatore Romano che nel settembre 2005 aveva accusato Romano Prodi di voler distruggere l'unità della famiglia.

Gli esperti dovranno spiegarci perché tanto tempo hanno impiegato gli eminentissimi a comprendere che il mercato delle vacche con il governo Berlusconi era qualcosa di cui vergognarsi. Sin dall'inizio.

Davanti alle parole di Bagnasco sul degrado dell'Italia, viene da chiedersi se non sia un po' grave che a denunciarlo sia un'autorità morale e non politica, proprio nel momento in cui chi fa opposizione è gratificato dal premier di essere "fieramente antitaliano".

Ci vorrà un altro discorso di un altro illustre esponente di Santa Romana Chiesa per spiegare al cavaliere che in una democrazia moderna l'opposizione fa opposizione e basta?

Circa gli "incendi curiali", un'ultima annotazione. Il 12 settembre è stato lo stesso papa a dire che all'interno della Chiesa ci sono uomini egoisti che pensano solo a se stessi, ai propri vantaggi, al successo, alla carriera, al potere, a se stessi trascurando gli altri, il prossimo. Ovvero il Vangelo.
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21.09.2009
In camera caritatis


Casa Letta è una specie di casa Vianello della politica. Lontano dagli occhi per una gestione padronale del partito

Dicevano i nostri vecchi, per alludere ad una cosa discussa senza darne alcuna pubblicità, che tutto era stato fatto "in camera caritatis".

Anche Fini e Berlusconi si sono incontrati "in camera caritatis". Presso casa Letta, divenuta una specie di "refugium peccatorum" lontano dagli occhi della democrazia e vicino al cuore degli interessati alle gestioni "proprietaria" della politica.

Narrano le cronache che casa Letta (una specie di casa Vianello della politica, senza offesa per il comico Raimondo e la signora Sandra Mondaini), ha nelle proprie stanze ospitato vari incontri importanti. A partire dal famoso "patto della crostata" sulle riforme istituzionali del giugno 1997.

I tempi intanto sono cambiati. L'advocatus fidei berlusconiano, Vittorio Feltri, ha sostituito alla crostata di Letta la prostata del presidente per difenderlo dalle cronache rosa dei cosiddetti festini. Dicendo che è impotente e che quindi certe cose non le può fare.

Il "patto della prostata" nasconde i problemi. E Fini nonostante tutto il recente clamore, ha portato il suo contributo negativo. Nessun dibattito pubblico. Un incontro appunto "in camera caritatis" che è agli antipodi di una concezione democratica della vita di un partito. Tutto va bene, signor marchese, si potrebbe canticchiare al presidente della Camera (caritatis) Fini.
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20.09.2009
Ucciso. Senza onori


Muratore laureato, 49 anni, suicida. Non avrà onori di Stato, il morto ammazzato dalla crisi

Ucciso dalla crisi. Ma si dice correttamente: "suicida". Aveva 49 anni, era un muratore laureato in matematica e fisica di Sora (Frosinone). Era rimasto da domani senza lavoro, con moglie e due figli a carico. Non avrà onori di Stato ai suoi funerali.

La notizia prendetela dal lato che volete. La storia insegna che nel 1929 in America molti furono i casi come i suoi.

La cronaca contemporanea registra un parallelismo che spaventa. Quell'uomo si uccide, e la notizia non gira molto. Al contrario delle frasi di un ministro che manda a morire ammazzati i suoi oppositori politici. Aggiungendo di volere "un'Italia gentile".

Scandalo nello scandalo, un ragionamento che dovrebbe riguardare lo Stato stesso, ed i suoi ministri. Questo Stato investe capitale per far laureare una persona in matematica e fisica, e poi la costringe a fare il muratore per sopravvivere a 49 anni.

Anche lui aveva scelto la sua strada dell'onore e della volontà. Non si chiamava fare la guerra, sognare di morire combattendo (come ci hanno spiegato in tv), ma soltanto fare scuola. Poi ha fatto case. Neanche quello gli hanno più permesso. Rimasto senza lavoro, si è sparato.

Non avrà funerali di Stato. Non ci saranno onoranze solenni con discorsi aulici, retorici, equilibrati perché ne va di mezzo anche la politica estera. Lo dimenticheranno presto, anzi lo hanno già dimenticato. Una storia, la sua, che non ha trovato ascolto. Una storia scomoda. Ma proprio per questo non da dimenticare.
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19.09.2009
Soliti famosi


Sono famosi e vincono la gara. Ma chissenefrega. La rivoluzione dei blog c'è stata, a dispetto di chi non ci crede

Internetriotta


Solo chi è già famoso sta in vetta alle classifiche dei blogger. La conclusione di Davide Frattini, in una nota apparsa sul "CorSera" di oggi, conferma che mai nulla di nuovo c'è sotto il sole.

Frattini rimanda ad una testata americana che si è chiesta se davvero si sia realizzata sul web la "democratizzazione" preannunciata.

Da vecchio inutile cronista (che mai si è illuso sul fatto che il potere lo mantiene saldamente chi lo ha, senza spartirlo con nessun altro che venga "da fuori"), ritengo che anche l'ultimo in classifica il quale possa esprimere liberamente un'opinione senza controlli superiori o censure preventive, è già un fatto concreto di democrazia.

Per cui sono ottimista. Il resto appartiene ai giochi economici. Più una testata è cliccata, ci hanno insegnato, più raccoglie pubblicità.

A chi scrive da vecchio inutile cronista, basta sapere che qualcuno non gli dà del fesso, in mezzo a tanti che s'agitano per primeggiare.

Frattini conclude: "Tanti parlano e pochi hanno la possibilità di farsi sentire". Il bello del web, è tutto in quel "tanti parlano". Senza blog, quanti di noi avrebbero potuto parlare?
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19.09.2009
Ai talebani le mine del Pil


L'indice del Pil non serve a nulla, ma resta un idolo dei politici

Spiega Luciano Gallino: "Sui limiti del Pil si discute da decenni". E ciononostante "quasi tutti i tentativi di mandare il Pil in soffitta non hanno finora avuto buon esito".

Esiste, aggiunge Gallino (su "Repubblica" di oggi) anche l'Isu, Indice di Sviluppo Umano. Ma non è mai stato preso in considerazione "nella predisposizione di concrete politiche pubbliche".

Dalla Francia arriva la proposta di Sarkozy di valutare "la misura delle prestazioni economiche e il progresso sociale" al posto del Pil.

Non sappiamo quando e come la proposta francese avrà uno sbocco. Per l'Italia possiamo constatare tristemente soltanto che nessuno ha imparato la lezione di Robert Kennedy (1968), citata da Gallino: a fare il dato del Pil concorrono anche le armi vendute e "i programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo di vendere giocattoli ai nostri figli".

Le mine italiane Tc6 sono quelle che i talebani preferiscono, s'è letto anche in questi giorni. Qualche esperto è in grado di indicarci quale incidenza quella che una volta si chiamava l'industria delle armi ha sul Pil nazionale? Perché vendiamo queste mine? E "come"? Speriamo che nessun fantasioso ministro confermi che anche quelle mine servono al nostro Pil.
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17.09.2009
Se Obama sapesse


Altro che America maleducata. Da noi è farabutto chi dissente. Ma "il Giornale" conforta: parola senza il veleno dell'opposizione

America maleducata, è il rimprovero che fa Obama agli States. Non si riferisce soltanto a quella frase rivoltagli dal repubblicano Joe Wilson nell'aula del Congresso: "Obama, bugiardo!".

Se Obama sapesse quello che succede in Italia, altro che Paese maleducato ci definirebbe! Il capo del governo infatti dà dei "farabutti" agli oppositori. Ha sostituito l'argomentazione dialettica con l'offesa diretta.

Tutti gli uomini del capo del governo sono stati mobilitati a smobilitare l'accusa: "Farabutto è attributo che riverbera assenza di acredine, di odio - velenosi sentimenti dei quali si nutre invece l’antiberlusconismo - nell’animo di Berlusconi (…). Farabutto lo si dà anche con benevolenza (…) e in certi casi con un sentore di ammirazione (…). Insomma, anche stavolta Silvio Berlusconi l’ha imbroccata". Firmato Paolo Granzotto, ne "il Giornale" di Milano e di Paolo Berlusconi.

Dove l'omelia feriale contiene anche questo passaggio: "E quando Berlusconi dice che ci sono troppi farabutti in politica, stampa e tv egli sa quel che dice (e se è per questo lo sappiamo bene anche noi che in quegli àmbiti la concentrazione di farabuttaggine ha superato il livello di guardia). Quel che s’intende sottolineare è che la scelta dell’attributo riverbera l’assenza di acredine, di odio - velenosi sentimenti dei quali si nutre invece l’antiberlusconismo - nell’animo di Berlusconi".

Insomma dobbiamo stare tutti tranquilli. Bisogna farlo sapere ad Obama e cercare che non gli traducano "farabutto" come offesa ai dissidenti.

Dobbiamo stare tranquilli anche per un altro piccolo fatto. L'Avvocatura dello Stato ha difeso il "lodo Alfano" come necessario alla tranquillità dell'Italia, che nel caso di un pronunciamento contrario alla legge dovrebbe sopportare "danni in gran parte irreparabili".

Dunque, anche l'Avvocatura dello Stato si è mossa per il bene dello Stato stesso. Per puro caso ne beneficerebbe Berlusconi. Il quale oggi è colpito, dice la stessa Avvocatura, dalla "disfunzione del sistema per un certo modo in cui oggi operano i media".

Insomma, occorre tutelare lo Stato, che nel caso specifico è Lui, Berlusconi, il cavaliere coraggioso costretto ogni giorno ad affrontare quei cattivoni del "sistema in cui oggi operano i media". Cattivoni? Pardon, farabutti.
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17.09.2009
I vezzi di Tremonti


Clamoroso errore del ministro Tremonti nella citazione del principio ideale della "rivoluzione americana": senza voto, nessuna tassa.

Tremonti si eccita citando. E' forse l'effetto di quelli che Giuliano Ferrara ha definito i suoi "vezzi cattedratici". Ma occhio a non citare a sproposito.
Intervistato il 15 settembre da Aldo Cazzullo per il "CorSera", il ministro ha detto che l'Italia è "fuori dal vincolo democratico fondamentale".
Il quale consisterebbe in questo aureo principio, "No taxation without rappresentation". Ovvero, nessuna tassa senza rappresentanza parlamentare (cioè senza diritto di voto).

1. Aspetto serio dell'errore di Tremonti. Quel principio fu affermato nelle colonie americane contro la politica fiscale inglese, a partire dal 1763.
I coloni dovevano pagare le tasse, ma non avevano alcuna rappresentanza politica. La protesta contro la corona inglese culmina il 16 dicembre 1773 nella rivolta di Boston, quando un carico di tè, trasportato da tre navi inglesi, è gettato in mare.

2. Aspetto comico (e quindi drammatico) dell'errore di Tremonti.
In Italia non abbiamo persone che non pagano le tasse ma non hanno rappresentanza. In Italia gli evasori fiscali godono di tutti i diritti. E spesso di molti onori. E pure di un trattamento di favore da parte del governo (leggasi, scudo fiscale al centro di gravi manovre in queste ore).
Agli evasori Tremonti associa anche l'illegalità e la criminalità. Opinioni legittime. Potrebbe esprimerle in Consiglio dei ministri, dove darsi da fare per cambiare la situazione.

Evasori, criminali, operatori di illegalità agiscono contro le persone che rispettano la legge, pagano le tasse e non tramano nell'ombra. Però evasori, criminali, operatori di illegalità non c'entrano nulla con l'aureo principio "No taxation without rappresentation".

Anzi in Italia succede che chi è nell'ombra dell'illegalità ha più potere del "semplice" cittadino (come un tempo dicevano i cronisti). Il quale paga le tasse e gode del diritto di voto. Il voto pesa molto poco nell'indirizzo del Paese, sic stantibus rebus. Lo constata pure Tremonti. Nell'illusione di risolvere i problemi della malavita con il federalismo fiscale. Come da sue parole a Cazzullo.

Non consola il fatto che nello stesso errore della citazione sia già inciampato addirittura il presidente del Consiglio in carica. Se tre indizi fanno una prova, due erranti non portano ad affermare una verità. Anche se siedono al governo del Paese.
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Anno XI, n. 165, Settembre 2009
Date created: 17.09.2009 - Last Update: 23.09.2009, 18:50/
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