Diario italiano
Il Rimino 166, anno XI
Ottobre 2009

13.10.2009
Smemorati illustri


Chi impedisce dialogo e pluralismo? Non certo l'opposizione

Aumentano ogni giorno di più gli illustri smemorati che predicano utilmente, ma che ancora più utilmente farebbero bene a ricordare "tutte" le cose della vita politica dei nostri giorni.

Giuseppe De Rita a ragione osserva sul "Corrierone" che "la vita è correlazione", è "un pluralismo dei punti di vista".

Sono sempre stato convinto, sin dai lontani giorni delle scuola pedagogica bolognese del prof. Giovanni Maria Bertin, che la vita nelle sue varie articolazioni debba basarsi sul dialogo. Ne ho scritto varie volte qui sopra. Scusate se mi ripeto.

Luglio 2007. Nel blog di Anna Masera appare un mio breve intervento, in cui sostengo che "occorre ripristinare le condizioni minime di un dialogo politico fra tutti i cittadini. E quindi fra tutti i politici, seguendo come unica stella la Costituzione repubblicana, come ci indicava" appunto il prof. Bertin.

Ottobre 2009. De Rita ha ragione. Però chi non vuole dialogare con "questa opposizione", è lo stesso capo del governo. Come la mettiamo dunque?

Non ci si venga a dire che domina "la prassi dell'antagonismo". Domina l'arroganza di chi non vuole riconoscere la dialettica politica, e definisce "coglioni" quelli che non votano per lui.

Oltre a scegliersi i fedelissimi, il cavaliere vuole anche costruire con le sue mani l'opposizione in maniera tale che essa non veda, non senta e non parli.
Chi è dunque che impedisce dialogo, pluralismo, correlazione?

Si chiede troppo agli illustri intellettuali come De Rita, sperando che arrivino alle giuste conclusioni che ci illustrano, però partendo dai veri dati di fatto?

A proposito di dati di fatto. Oggi Scalfari replica a Ferruccio De Bortoli il quale si era lamentato di non essere mai stato difeso da "Repubblica".
Scalfari colloca anche FDB nella categoria degli smemorati, quando ricorda che l'8 giugno 2003 trattò delle sue "misteriose dimissioni" dal "Corrierone".

Infine, non perché smemorato, ma appunto perché ha distribuito una meritata patente di smemoratezza a Berlusconi, va ricordato Giorgio Napolitano.
Tirato ripetutamente in ballo con fare sguaiato (rispetto beninteso al dettato costituzionale) dallo stesso cavaliere, Napolitano oggi ha detto che già da ministro volle essere "uomo delle istituzioni, non di parte".

Il problema più grave di questo governo è che vuole far tabula rasa del sistema delle istituzioni, cancellando quello vigente in Italia in base alla Costituzione.
Berlusconi ieri è stato chiaro: "Alla democrazia ghe pensi mi". Una chiarezza che rasenta l'oscenità politica perché vuol mandare in soffitta tutti i poteri costituzionali esistenti, da lui considerati nemici, ed impedimento alla sua azione di governo. Che gli è garantita benissimo dal largo consenso popolare che gli ha dato una maggioranza sicura. Ma che vuole di più?

Alla domanda non si può rispondere. Perché gli illustri commentatori ci accuserebbero di essere pericolosi e violenti antagonisti del potere. Di quel potere di cui gli stessi commentatori non registrano le infrazioni ai galatei costituzionali ed alle regole democratiche come quel ridicolo "ghe pensi mi".
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12.10.2009
Se Obama fosse qui


Negli Usa i comici sono considerati un "termometro del Paese" e non come da noi una minaccia alla democrazia

Negli Usa i "comici della notte" sono "il termometro del Paese". In Italia sono considerati pericolosi nemici del governo, i soliti comunisti da strapazzo.
I "comici della notte" americani non sono presi sottogamba dal loro presidente. Da noi talora sono licenziati, spesso e volentieri sono considerati dei mentecatti. E derisi, se non addirittura compatiti come razza inferiore.

Obama premio Nobel, scrive Alessandra Farkas sul "CorSera" di oggi, è stato il più grande regalo che quei comici americani potessero avere. Non soltanto loro, ma pure i vignettisti dei maggiori quotidiani degli Usa.

In Italia, ci vorrebbe un Obama. Così potremmo risparmiare penose tiritere. Ci scusi Ferruccio De Bortoli, un direttore che stimiamo.
Il suo editoriale sul "Corrierone" di oggi in risposta a Scalfari (che aveva controbattuto all'attacco dello stesso FDB contro "Repubblica"), ci conferma nella convinzione che in certo giornalismo odierno si faccia troppa ricerca dell'ago anche in mancanza del pagliaio.

Ha ragione FDB nel richiamare Luigi Einaudi e nell'auspicare "una buona e corretta informazione".
Tale l'informazione può essere però, soltanto se non si considera chi scrive cose diverse da quelle del "Corrierone", un appartenente alla pattuglia che indossa una divisa e porta un elmetto.

FDB si smentisce nel suo fondo, ma lo fa con le migliori intenzioni "corrieresche", quando invoca come necessaria una "tregua".
Tregua tra un capo del governo che urla e sbraita da una parte. E dall'altra i giornali che debbono fare, aggiunge FDB "il proprio dovere, sino in fondo".

Ma questo "dovere" tocca soltanto a chi controbatte al presidente del Consiglio? I "suoi" giornali possono ovviamente seguitare a diffamare? Il caso del direttore di "Avvenire" è nato fra le pagine del "Giornale" di proprietà del fratello del presidente stesso. Ed allora?

(A proposito di "buona e corretta informazione". Enzo Costa su "l'Unità" propone che i sondaggi di Pagnoncelli non mirino soltanto alle opinioni delle persone ma anche alla loro informazione sui fatti. Ha ragione.)

FDB attacca, in una risposta di pagina 12, Scalfari per l'editoriale che considera "ingiusto ed insultante". FDB ricorda poi la condanna per quel termine "avvocaticchi" appiccicato ai legali del premier. Onore al merito.
Ma Scalfari è impensabile come un esagitato predicatore domenicale che mira a trascinare le folle. Il primo passo verso un'informazione "buona e corretta" non dovrebbe essere proprio quello di considerare lecito a chi la pensa diversamente di esprimere il proprio pensiero?

Il punto più caldo di Scalfari è quello in cui accusava il "Corriere" di essere "un giornale liberale ridotto a pietire un riconoscimento al merito dal peggior governo degli ultimi centocinquanta anni di storia patria, Mussolini escluso". E ad attaccare "Repubblica".

Scalfari aveva anche citato un editoriale di Barbara Spinelli di qualche settimana fa. Noi ricordiamo bene quello di maggio, sulla "mala informazione": "Il cittadino è molto male informato, e la mala informazione è una delle principali sciagure italiane".

FDB, come si è visto, cita Luigi Einaudi. Possiamo aggiungere che il grande scrittore e presidente della Repubblica chiamò una raccolta dei suoi scritti con il significativo titolo di "Prediche inutili"?
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11.10.2009
Diteglielo


Berlusconi "sogna": Pd comunista e Pubblica accusa con il cappello in mano

Diteglielo all'on. presidente del Consiglio che quelli del Pd, se fossero realmente come lui sostiene, gli stessi comunisti di una volta, allora il Pd sarebbe non a metà di un guado interminabile, ma già arrivato da qualche parte.

Diteglielo che il suo amico Putin è l'unico a cui può attribuire la qualifica di comunista. E che se non lo fa, è perché sarebbe preso a pernacchie dal coro del Bolscioi. Nonostante la fraterna frequentazione, con le memorabili appendici boccacesche circa il "lettone di Putin" destinato a passare nella storia futura d'Italia come simbolo libertino della nuova politica.

Stamani il cavaliere ha tenuto ai suoi fedelissimi un comizio da Fidel Castro, per la sua lunghezza. E' una nuova tappa verso quella che stamani Eugenio Scalfari definisce la pericolosa strada verso l'ultima spallata alla democrazia. Berlusconi va raccontando cose non rispondenti al vero circa la Corte costituzionale, circa il precedente verdetto sul "lodo Schifani" e la recente sentenza sul "lodo Alfano".

Scalfari commenta pure il "corsivo" del direttore del "Corrierone" di ieri, sottolineando l'aspetto che abbiamo segnalato ieri, l'attacco a "Repubblica" per difendersi da quello rivolto al foglio di via Solferino dal cavaliere.

Scrive Scalfari rivolto a De Bortoli: "... accusare noi d'una nefasta faziosità rivendicando a proprio favore titoli di merito verso il governo, questo è un doppio salto mortale che da te e dal tuo giornale francamente non mi aspettavo".

Scalfari ha ragione. De Bortoli ha sbagliato. Non ha attenuanti né giustificazioni. L'ora è grave ed i discorsi debbono essere seri. Altrimenti vale la storiella di quello che dà del cornuto ad un conoscente e si trova accusato di essere ubriaco: per cui facilmente può sostenere che a lui la mattina dopo la sbornia sarebbe passata.

Sul "Sole-24 Ore" di oggi un antico politico, Guido Compagna, racconta cronache parlamentari del 1993. Scoppiata tangentopoli, un leghista esibì il celebre cappio per impiccaggione alla Camera, mentre un ex psdi mostrò manette per un ex ministro della Sanità. Storie note, ma è sempre meglio ricordarle a chi è smemorato per scelta.

Compagna cita un Fini dell'epoca che definì "inamissibile"  lo scudo dell'immunità.
Oggi si ritorna indietro, Berlusconi rivuole quello scudo, ed aggiunge che la Pubblica accusa dei tribunali deve entrare con il cappello in mano e dando del lei al signor Giudice. Dire che questa è fantapolitica è poco. E' la strada che come sostiene Scalfari "può portare ad una catastrofe".
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10.10.2009
Via Solferino, covo soviet


De Bortoli risponde a Berlusconi ed attacca "Repubblica"

Parola di presidente del Consiglio, ieri: il "Corriere della Sera" si è trasformato ''da foglio conservatore della buona borghesia italiana a foglio di sinistra. Sentiamo la mancanza del Corriere che fu''.

Risposta, oggi, del direttore del "Corrierone" dalle sue stesse colonne: "Il Corriere non veste alcuna divisa e non indossa nessun elmetto. [...] Certo le notizie non le abbiamo mai nascoste. Mai".

Il direttore ne ha approfittato per attaccare la concorrenza: le notizie, non le abbiamo "neanche strumentalizzate e piegate alle esigenze di parte, come accade in quasi tutto il panorama editoriale. I fatti ormai non sono più separati dalle opinioni, sono al servizio delle opinioni". In un altro punto parla di "nemici, politici ed editoriali" del premier.

Il direttore del "Corriere della Sera" cita poi un episodio personale: ha perso l'appello contro due avvocati del premier ed è stato condannato per uno scritto del 2002.
Lo aveva chiuso con una battuta non piaciuta al Giudice, oltre che agli interessati: l'invito a Berlusconi affinchè mandasse "in ferie quegli onorevoli avvocaticchi preoccupati più per il loro onorario che per le sorti del Paese".

Il termine "avvocaticchi", era stato detto nella sentenza del 2004, è "gratuito" e "dispregiativo".

Non altrettanto è mai stato stabilito, circa il termine "coglioni" usato dal presidente del Consiglio per definire chi non vota per lui. In base forse all'aurea regola che si trovava nella cultura latina del I sec. d. C., secondo cui i "coglioni" non valgono "un c...".
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09.10.2009
Lezione Obama


Poniamo fine al triste e tristo spettacolo di questi giorni, signor presidente del Consiglio

Fuori etichetta, ma efficace la reazione del portavoce della Casa Bianca. Alle richieste dei giornalisti di commentare il Nobel per la pace assegnato ad Obama, ha detto soltanto: "Wow!".

Anche a noi italiani adesso dall'estero arrivano dei "Wow!". Ma per motivi opposti. Il "New York Times" ha scritto: "L'era Berlusconi è durata troppo a lungo, con troppi pochi risultati positivi".

Noi italiani non possiamo permetterci di scherzare sopra l'argomento. Ad Obama è stato assegnato il Nobel "per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli".

La motivazione accettiamola con grande umiltà, come lezione non imposta da nessuno, ma assunta da noi semplicemente per invitare chi ci governa a porre fine al triste e tristo spettacolo di questi giorni.

Per prima cosa, onorevole presidente del Consiglio dei ministri, trovi qualcuno che le dia una buona ripetizione privata sulla Costituzione e la sua storia. E comprenda che la lezioncina che i suoi seguaci ripetono ogni dieci minuti, e che hanno appreso da lei, sull'elezione da parte del popolo come giustificazione per avere sempre ragione, dimostra proprio che avete completamente torto.


Post scriptum. "Rispetto" è il titolo del post pubblicato lo scorso 23 settembre, quando Obama all'assemblea dell'Onu disse: "Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito".
Ci chiedevamo: "Possiamo applicare l'invito di Obama anche alla situazione del nostro Paese? Dove l'offesa agli oppositori da parte del capo del governo e di qualche ministro, non è più l'eccezione alla regola, ma una regola costante".

I fatti degli ultimi giorni hanno aggravato il quadro italiano. Quel "rispetto", per la sua mancanza nei comportamenti politici di Berlusconi, è diventato un grave problema politico del nostro Paese.
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08.10.2009
1993, tutti eguali


Come si tolse l'immunità ai deputati e senatori. 2003, Berlusconi contro i magistrati "golpisti"

A proposito della bocciatura del lodo Alfano, fra ieri ed oggi si è tanto parlato di quanto accaduto dopo Tangentopoli: ovvero l'abolizione dell'immunità parlamentare. Fatta in nome del principio che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Nei discorsi fra ieri ed oggi non sempre ci si è ricordati di questo particolare. Ecco che cosa avvenne.

28 ottobre 1993, 71° anniversario della marcia su Roma. Il Senato vota in via definitiva la riforma dell'articolo 68 della Costituzione, abolendo l'immunità parlamentare.
Il mattino dopo su "La Stampa" si legge in un articolo di Enrico Singer: "A favore della riforma hanno votato i senatori di tutti i partiti, ad eccezione dei sette liberali che non erano soddisfatti della formulazione del nuovo articolo 68. Nessun voto contrario: un plebiscito, insomma. Adesso le inchieste giudiziarie che coinvolgono i parlamentari tra deputati e senatori gli inquisiti sono oltre 200 riceveranno un colpo d' acceleratore".

Il "Corriere della Sera" ha un articolo di Gianfranco Ballardin, dove troviamo questo passo: "D'ora in poi, i giudici potranno liberamente indagare nei confronti di qualsiasi parlamentare, come fanno nei confronti dei cittadini. Cade, infatti, il comodo scudo dell'autorizzazione a procedere, che in passato ha spesso permesso ai politici di sottrarsi alla giustizia. Per poter arrestare un parlamentare, invece, i giudici continueranno a chiedere l'autorizzazione della Camera a cui appartiene; autorizzazione che, in passato, veniva sistematicamente negata. Hanno votato a favore della riforma tutti i partiti tranne il Pli, che si e' astenuto".

Singer riportava anche gli illustri pareri dei presidenti di Senato e Camera: "Giovanni Spadolini ha detto che <questa legislatura ha acquisito grandi meriti e fra essi spicca la riforma costituzionale coronamento di una lunga battaglia seguita con ansia dall' opinione pubblica> e che <il Senato ha smentito tutte le voci interessate alla confusione e al discredito istituzionale>. Giorgio Napolitano ha parlato di <rasserenamento nei rapporti tra Parlamento e magistratura>".

Dieci anni dopo. Enrico Caiano scrive sul "Corriere della Sera" (3 maggio 2003) che Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, in una lettera al "Foglio" definisce quella riforma come una "brutalità decisionale" che ha portato "all'abolizione dell'immunità parlamentare varata con la Costituzione repubblicana dai padri fondatori dell'Italia moderna". Dando avvio alla marcia sul Palazzo della politica dei "magistrati politicizzati", accusati di "logica golpista".
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07.10.2009
Burqa modello Alfano


Il lodo serve a nascondere profili censurati del premier

Insomma questo "lodo Alfano" è stato confezionato per quattro persone che sono ai vertici dello Stato, o soltanto per una di loro, il capo del governo?
I suoi avvocati lo hanno detto in parole chiare: chi siede a palazzo Chigi deve dormire sonni tranquilli (con chi?).
Gli altri invece possono pure fare sogni agitati, perché soltanto Lui è il "primus super pares".
La frase ad effetto è dell'avv. Pecorella, mentre l'avv. Ghedini ha vivisezionato la dottrina costituzionale per concludere che "La legge è uguale per tutti, ma non lo è la sua applicazione".

Non è il caso di inchinarsi davanti al principe del foro Ghedini che vuol prenderci in giro. La forma è la sostanza. Ovvero se uguaglianza c'è nei principii teorici (forma), deve derivarne di conseguenza altrettanta uguaglianza nelle applicazioni pratiche (ovvero la sostanza).

La foga dell'avv. Pecorella teorizza una contraddizione comica ("primus super pares") rovesciando come un vecchio cappotto sdrucito l'aurea massima del "primus inter pares". Se non si temesse di offendere la memoria del principe Antonio De Curtis, si potrebbe pensare che sembra di assistere ad una scenetta del grande Totò.

Morale della favola (mentre scriviamo, alle 17:30, non sappiamo come si è pronunciata la Corte costituzionale), il lodo Alfano appare come un burqa fatto indossare al presidente del Consiglio per nascondere certi profili del personaggio non propriamente ben accetti da parte della Magistratura.

Contro Berlusconi ha appena parlato Montezemolo ("Non c'è complotto"). Bossi ha minacciato la rivoluzione in caso di bocciatura del lodo. Anche a nome di Fini ha detto di non volere nuove elezioni. Lui e Fini mirano non ai seggi ma al seggio più alto. Togliere la poltrona al cavaliere e fare, loro due, un nuovo governo di destra.
Ultim'ora. Il lodo Alfano bocciato dalla Corte Costituzionale (17:58)
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I post precedenti.
Diario italiano, indice.


Anno XI, n. 165, Settembre 2009
Date created: 07.10.2009 - Last Update: 13.10.2009, 18:21/
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